Salvatore Arcieri morto per l’amianto

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L’O.N.A.:intrapresa battaglia legale e civile

Roma – Mesotelioma pleurico: questa la diagnosi di morte per Salvatore Arcieri, Arturo per gli amici e familiari, stroncato a 68 anni dal cancro killer, quello che raramente perdona, contratto per esposizione all’amianto avvenuta decenni prima, durante il servizio di leva prestato in Marina. 

A parlarne, accorata, è Laura Arcieri che, a seguito del decesso del padre, avvenuto nel 2009,  ha intrapreso una battaglia legale, penale e civile, con l’assistenza dell’ONA, l’Osservatorio Nazionale Amianto.

“Ho visto mio padre sempre più debilitato a causa di una malattia terribile. I suoi polmoni si riempivano di acqua, che veniva aspirata ma si riformava continuamente. Mio padre era diventato anoressico. Non mangiava ma restava un uomo forte, anche nella malattia. Vederlo deperire giorno per giorno è stata una sofferenza difficile da accettare, che ci portiamo ancora dentro”.

Salvatore Arcieri era un motorista esperto, ben voluto, perbene. Dopo il servizio militare, rimase imbarcato, a lavorare, purtroppo proprio nella corvetta Milito, una delle navi attualmente inserite nella black list della Marina per la forte presenza di amianto. Successivamente passò alla corvetta Chimera, poi fu congedato e lavorò anche nella zona industriale di Siracusa. Un uomo ricercato per l’esperienza nel suo lavoro, che purtroppo gli costò cara, ovvero la perdita della sua stessa vita, a decenni di distanza. 

Il caso di Salvatore Arcieri, come quello di Michelangelo Blanco, morto per esposizione ad amianto presumibilmente contratta sul luogo di lavoro, ovvero l’ufficio elettorale del Comune di Siracusa (per entrambe le morti sono in corso delle battaglie legali con l’assistenza dell’ONA), sono casi emblematici di morti premature che si potevano evitare, con una seria sensibilizzazione e presa di coscienza del rischio amianto. Perché di amianto si muore. L’amianto e’ tuttora presente in tantissimi edifici pubblici e privati. Se non si interviene subito esso continuerà a mietere vittime ed avere terribili conseguenze in termini di nuovi ammalati e decessi. È dunque un’emergenza sociale, oltre che sanitaria e giudiziaria. Molta strada ci attende, ma l’obiettivo è la totale rimozione del rischio amianto, specialmente nel devastato territorio siciliano. Continueremo la battaglia. Dobbiamo farlo per Salvatore, per Michelangelo, per le tante vittime, morti ed ammalati a causa del cancro killer. Che almeno la loro testimonianza possa servire ad evitare altro dolore ed altra sofferenza. 

C.P.