Nasce la giunta di governo, sono grandi i problemi

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Palermo – E’ nata il 30 novembre la Giunta di Governo Musumeci, che si avvia ad affrontare uno dei periodi più bui e con maggiori incognite del secondo dopoguerra. Vediamone la composizione. Nello Musumeci Presidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao Vice Presidente ed assessore all’Economia, Edy Bandiera Agricoltura e Pesca Mediterranea, Vincenzo Figuccia Energia e Servizi di Pubblica Utilità, Bernadette Grasso Autonomie locali e Funzione pubblica, Sandro Pappalardo Turismo, Sport e Spettacolo, Ruggero Razza Salute, Totò Cordaro Territorio e Ambiente, Marco Falcone Mobilità e Infrastruttura, Mariella Ippolito Lavoro, Famiglia e Politiche sociali, Roberto Lagalla Istruzione e Formazione, Vittorio Sgarbi Beni Culturali e Identità Siciliana, Mimmo Turano Attività produttive.

Ricapitoliamo per partiti. Forza Italia: Armao, Falcone, Bandiera, Grasso (ritenuto vicino alla Prestigiacomo) e Sgarbi. Popolari Autonomisti: Lagalla, Cordaro (vicino a Saverio Romano) ed Ippolito (vicino a Raffaele Lombardo). UDC: Turano (Cesa) e Figuccia. Diventerà bellissima: Razza, Fratelli d’Italia Pappalardo.

Il rifiuto di Paolo Inglese, docente universitario di Agrobiocoltura generale a divenire assessore all’Agricoltura per Forza Italia, che per questo ha la nostra simpatia, dovrebbe avere definitivamente confermato come non esistano assessori tecnici: gli assessori sono solo e soltanto politici, anche se fossero da tecnici travestiti. Ciò dovrebbe più correttamente definire il ruolo di Armao, dell’ex rettore Lagalla (più fortunato dell’attuale rettore Micari), e di Sgarbi, che potrebbe (ma non è certo) dimettersi per partecipare alle elezioni nazionali.

Nel frattempo esplodono i problemi, tanto di gestione quanto di politica, che si intrecciano tra essi. Scaduta la, ulteriore, deroga alla possibilità di uso debordante i limiti di legge per gli impianti di biostabilizzazione, diviene impossibile lo smaltimento in discarica dei rifiuti. Diversamente rifiuti nelle strade di quarantasette comuni. Occorre una nuova immediata deroga ministeriale. Altra questione nasce dalla pratica impossibilità di approvare il bilancio da parte dell’ARS entro la fine dell’anno. Cosa che potrebbe condurre al blocco della spesa. C’è poi il problema della ridiscussione degli accordi finanziari presi da Crocetta con lo Stato, che non sono considerati esaltanti. Urge l’accelerazione di spesa dei fondi europei. L’Ance segnala la devastante crisi dell’edilizia e le troppe gare bandite e mai effettuate. La Pesca siciliana non viene tutelata. Quindi le esternazioni di Sgarbi, che non conferma il previsto abbandono della carica, anche nel caso in cui venisse eletto senatore: sembrerebbe che se non diventasse ministro resterebbe anche assessore. Ciò metterebbe in crisi complicate strategie ed accordi già presi per sostituirlo all’interno di Forza Italia.

Divertenti alcuni profili che hanno preceduto la costituzione della giunta. La delega ai Rifiuti, da tutti appunto rifiutata, va a Figuccia solo perché è l’ultimo segnalato in ordine cronologico dai partiti, sembra il gioco del cerino. Lagalla desidera la Sanità ma Nello gli preferisce il delfino Razza. E in effetti Musumeci, politico ed amministratore di lungo corso, mai chiacchierato o inquisito, sembra riuscire almeno in questa fase ad arginare eccessivi “entusiasmi” dei partiti che lo hanno sostenuto. E nomina Maria Mattarella, figlia di Piersanti e nipote del Presidente della Repubblica, Segretario generale di Palazzo d’Orleans in sostituzione di Patrizia Monterosso. E si permette pure di iniziare a porre mano ad una sacrosanta mega rotazione dei dirigenti generali della Regione. Nel frattempo la Sicilia continua a perdere, nell’ignavia generale, altri pezzi: la politica nazionale chiude la sede di Palermo dell’Agenzia dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità, che resta solo a Roma e a Reggio Calabria, città notoriamente più grande e popolosa della capitale della Sicilia. E ciò accade anche se il maggior numero di sequestri e confische in Italia, ed il loro valore economico, viene disposto ed attuato in Sicilia. Al gioco non si sottraggono le banche, e Unicredit vende il Credito su Pegno, che aveva storicamente lenito ed aiutato popolo e media borghesia siciliana ed era autentico patrimonio di quella che fu la gloriosa Cassa Centrale di Risparmio Vittorio Emanuele per le Provincie Siciliane (sfortunatamente divenuta Sicilcassa spa), ad una casa d’aste austriaca. E nessuno capisce, o vuole capirne, le conseguenze economiche e sociali. E chiudiamo con la tragicomica ipocrisia della politica nazionale. Prima delle elezioni regionali Giancarlo Cancelleri e Claudio Fava avevano consegnato una lista di 17 nomi di possibili incandidabili alla Commissione Nazionale Antimafia presieduta da Rosy Bindi. In risposta la Commissione aveva annunciato che i suoi lavori sarebbero stati conclusi ovviamente dopo le elezioni. E’ giusto. Il 29 novembre finalmente l’atteso responso. Nel corso di una seduta plenaria della Commissione sono stati finalmente resi noti gli esiti del lavoro impeccabilmente ed indefessamente svolto. Ecco il grande annuncio. Sono 7 gli impresentabili per le elezioni del 5 novembre. 6 in Sicilia ed uno ad Ostia. Ma i loro nomi sono secretati, ovviamente in nome della trasparenza. E poi ci si stupisce che più della metà degli italiani non credano più alla politica. E adesso, mentre la Lega Nord non ha avuto assessori e minaccia di lasciare la maggioranza, si profila la battaglia per la Presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana. Ma questa è un’altra storia.

Giovanni Paterna