Sicilia “quale futuro’”

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Palermo – Questa Italia in quale direzione andrà e questa Sicilia che fine farà? Domande apparentemente normali e banali, ma che risultano essere di forte attualità viste le condizioni in cui tutti ci troviamo. La povertà della gente è palpabile, e lo si nota dagli sguardi che a volte sembrano spenti, pensieri che vanno spesso a come si devono gestire quei pochi soldi. La vita sembra fatta solo di rinunce e di come resistere per sopravvivere.

I giovani del nostro “BEL PAESE”, sono molto disillusi, il futuro è nero che ormai decidono di andare via, molti genitori preventivamente fanno studiare ai propri figli lingue straniere, da poter poi utilizzare per andare a lavorare in altri paesi.

Laureati spesso specializzati che in Italia trovano lavoro, se così può essere chiamato quel precariato che futuro non ne garantisce, e molti così stanchi di aspettare sono costretti a trasferirsi altrove, e spesso come occasioni di lavoro trovano lavori sicuramente onesti e dignitosi come fare il lavapiatti, genitori che magari hanno fatto tanti sacrifici, e vedono alla fine i propri figli espatriati e magari lavapiatti.

La Sicilia è, in Europa, la regione con il più alto tasso di persone a rischio povertà: il 41,8 per cento. Nell’Isola un terzo dei giovani tra 15 – 24 anni (il 31,9 per cento) non studia né lavora (Neet) e una bimba nata in Sicilia nel 2016 ha una speranza di vita di due-tre anni in meno di una bambina nata altrove.

Sono i dati di una ricerca sull’attuazione in Sicilia del Sia (Sostegno all’inclusione attiva), la misura contro la povertà adottata nel Paese nel 2016 e che, da quest’anno, ha ceduto il passo al Rei (il Reddito d’inclusione), figlio del confronto tra Governo nazionale e Alleanza contro la povertà, la rete che nel Paese collega 37 tra associazioni, sindacati, enti e movimenti del terzo settore.

arduino@gdmed.it                                       

Francesco Paolo Arduino