Lo strano caso del voto degli italiani all’estero

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Palermo – Partiamo dalla fine, cioè dai risultati del voto degli italiani all’estero. Poi ne analizzeremo la tragicomicità strutturale. PD 5 seggi alla Camera, 2 seggi al Senato. Centrodestra 3, 2. M5S 1, nessuno. Maie 1, 1. Usei 1, 1. +Europa 1, nessuno.

Il Maie, Movimento Associativo Italiani all’Estero, è stato fondato in Argentina nel 2007 da Ricardo Antonio Merlo.

Ha sostenuto i governi Renzi e Gentiloni, facendo gruppo con l’ALA di Denis Verdini. L’Usei, Unione Sudamericani emigrati italiani, è stata fondata da Eugenio Sangregorio, imprenditore calabrese emigrato in Argentina.

Cerchiamo adesso di chiarire, con la massima crudezza, i profili normativi, le critiche e le inascoltate quanto logiche e razionali soluzioni della vicenda.

Il diritto al voto dei cittadini italiani residenti all’estero è previsto negli articoli 48, 56 e 57 della Costituzione del 1 gennaio 1948.

Condizioni basilari sono la registrazione della residenza all’estero e l’iscrizione all’AIRE, Anagrafe degli italiani residenti all’estero.

Il voto è rimasto a lungo però esprimibile solo con il ritorno fisico per votare in Italia. Cosa che lo ha di fatto impedito. Nel 1979 viene disciplinato più favorevolmente per i cittadini all’estero il voto per le elezioni al Parlamento Europeo, che può essere espresso anche nel Paese di residenza. Resta però intatta la vergogna della pratica impossibilità di partecipare alle elezioni politiche nazionali. Dopo aspri conflitti ideologici la legge 27 dicembre 2001 n. 459, fortemente voluta dal parlamentare Mirko Tramaglia (che nel 1988 aveva fatto approvare la legge 470 del 27 ottobre sull’Anagrafe e censimento degli italiani all’estero), disciplina il voto per corrispondenza degli italiani all’estero, istituendo la Circoscrizione Estero per le sole elezioni del Parlamento Italiano, che elegge 12 deputati e 6 senatori, numeri assai sbilanciati in difetto rispetto ai votanti in Italia.

Da quel momento sono aumentate, di molto, la partecipazione al voto e le polemiche.

La Circoscrizione è divisa in 4 ripartizioni. La Ripartizione Europa, che elegge 5 deputati e 2 senatori, la Ripartizione America meridionale che elegge 4 deputati e due senatori, la Ripartizione America Settentrionale e centrale che elegge 2 deputati e 1 senatore, la Ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide che elegge 1 deputato ed 1 senatore.

Al 31 dicembre 2016 i cittadini italiani residenti all’estero sono 4.973.942.

Il procedimento elettorale è il seguente. I Consolati e le Ambasciate stampano le schede e le inviano per posta agli aventi diritto, che le votano e le rispediscono per posta ai Consolati. Da qui sono trasmesse, con plico diplomatico, in Italia per il conteggio. Il voto avviene con la possibilità di esprimere una preferenza. In pratica però, nei due itinerari postali, è possibile l’intrusione.

Di fatto esistono le seguenti discrasie: minore rappresentanza riconosciuta ai cittadini all’estero rispetto al peso elettorale esercitato da quelli residenti in Italia; elevato numero di schede che risultano non valide; casi acclarati di irregolarità nella gestione delle schede, inclusi episodi di compravendita e furti di schede e di smistamenti postali irregolari che favoriscono frodi elettorali e voti falsi. Sono stati riscontrati casi di scatoli di schede abbandonate per strada, da chiunque trafugabili e votabili.

Altre accuse riguardano pure l’operato di grossi patronati e sindacati italiani con sede all’estero, che opererebbero come collettori di schede a favore di singoli candidati o di singoli partiti.

Tutto ciò avrebbe trovato parziale conferma nelle elezioni politiche del 2018. Al vergognoso ritardo nello scrutinio delle schede provenienti dall’estero, causato dalle insufficienze organizzative del Centro di Castelnuovo di Porto, vicino Roma, sede dello scrutinio, si sono infatti aggiunti sospetti su alcune schede provenienti da Germania, Svizzera, Canada e San Marino.

Ciò ha causato nel passato contestazioni formali espresse da immacolati statisti (in realtà favorevoli alla abolizione dello ius sanguinis come principio di cittadinanza) perché il voto non risulta così conforme ai requisiti posti dalla Costituzione su un voto personale, segreto e libero. E quindi deve, ideologicamente, essere abolito del tutto. In realtà sarebbe possibile una semplicissima soluzione: una norma, se necessario anche costituzionale, che in un solo articolo preveda che il voto debba essere espresso in seggi elettorali costituiti direttamente presso ambasciate e consolati italiani all’estero. Andranno così a votare i cittadini realmente interessati ed il voto sarà inappuntabile, tanto quanto in Italia. Ma questo facilissimo singolo articolo di legge è troppo ostile alla intelligenza ed alla stessa comprensione di una classe politica sempre disinteressata ai principi dell’etica e della verità. E’ molto meglio continuare a fare polemica. Deve essere peraltro ricordato come nel 2006 i voti di cinque senatori eletti all’estero assicurarono la maggioranza dei seggi all’Unione di Prodi. Il 21 febbraio del 2018, a pochi giorni dal voto, la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile un ricorso contro il voto degli italiani all’estero.

Giovanni Paterna