L’ordinanza sul decoro mette sullo stesso piano il senso estetico con il senso etico e morale

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E come se una bottiglia di birra potesse essere paragonata ad una persona umana

Ma nello stesso tempo restiamo sconcertati per il comportamento del sindaco e della citta’ sul silenzio e la poca compassione per il clochard russo morto in via S.Euplio

Catania – L’ordinanza contestata del Sindaco appena insediato rischia di confondere profondamente quello che dovrebbe essere l’aspetto del decoro estetico con quello del decoro etico e morale a cui ogni amministrazione pubblica democratica e civile dovrebbe puntare affinchè la città dalla stessa amministrata faccia un enorme salto verso l’imprescindibile qualità della vita in senso civico e sociale nei riguardi di ogni cittadino e di ogni persona che in essa vive ( e non sopravvive!).

Nello stesso tempo e prima della stessa ordinanza, giustamente contestata anche in quanto poco sensata e ancora meno attuabile in quanto mette sullo stesso piano l’uso degli alcolici con la inderogabile dignità di persona umana, ci saremmo aspettati dal Sindaco che dicesse una sola parola di compassione nei confronti del clochard trovato morto in via S. Euplio e contemporaneamente una levata di scudi e proteste contro tale tragedia disumana, che peraltro si sarebbe forse potuta evitare, di un uomo abbandonato dalle istituzioni pubbliche , ma non solo!

Ci riferiamo ad Adrian, clochard russo di 56 anni, trovato senza vita il 20 giugno sul suo ‘letto’ di cartone sul marciapiede della galleria di via S. Euplio accanto al suo cane con cui condivideva la sua esistenza ( oggi adottato spontaneamente da un altro clochard asiatico) . Un grave episodio di ordinaria inciviltà ed ipocrisia, così come tanti altri già avvenuti, catanesi e non, e passati nel silenzio assoluto o quasi, che chi amministra pro-tempore questa città forse da tempo considera fatale come se si trattasse di una sorta di scontata e ineluttabile routine a cui gli indigenti, i clochard, i barboni, ovvero i senza un vero tetto e non solo, sarebbero condannati di fatto senza appello e senza alcun diritto di cittadinanza non degno di uno “ Stato di diritto”, come quello in cui viviamo, che invece dovrebbe rappresentare le fondamenta della nostra civile società occidentale!

Quale e quanta responsabilità- afferma Alfio Lisi portavoce di Free Green Sicilia – avrebbero le istituzioni pubbliche, ad iniziare dai Sindaci e Prefetti, nei confronti delle persone senza una tetto e senza un reddito per poter sopravvivere dignitosamente e che vivono all’addiaccio in ogni periodo dell’anno? Se leggiamo i principi che sono il fulcro della nostra Costituzione (art. 38: «Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. (…) Ai compiti previsti da questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.» possiamo affermare senza ombra di dubbio che qualche responsabilità c’è l’hanno, eccome! Tale principio costituzionale è stato esteso ad ogni essere umano dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1955, che all’art. 3 enuncia il «diritto alla vita», all’art. 22 il «diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.» ed all’art. 23, nn. 1 e 3, assieme al diritto al lavoro, anche quello alla «protezione contro la disoccupazione» e ad una remunerazione che assicuri, anche alla famiglia, «una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale».

Siamo quindi di fronte a norme che non possono essere derogate per scelta politico-amministrativa, e nemmeno legislativa ordinaria, ma solo con modifiche costituzionali e di accordi internazionali. L’ordinamento italiano delega i compiti di assistenza sociale a vari organi ed istituti, ed in particolare ai Comuni, che ne diventano così garanti obbligati in proprio, cioè con i propri mezzi finanziari e strutturali, sia nei confronti della legge che delle persone che hanno diritto alle assistenze.

Dunque se il volontariato e le solidarietà personali meritano ovviamente ogni riconoscenza per quello che riescono fare (ed invece rischiano pure di essere criminalizzati!), la pubblica amministrazione ha obblighi di assistenza primari ben precisi, e la si deve obbligare a rispettarli anche sotto il profilo delle responsabilità civili e penali senza sconti per nessuno. Anche in quanto l’assistenza sociale è obbligo di legge primario ed inderogabile per la pubblica amministrazione che vi é delegata.
Per tali aspetti normativi può costituire abuso d’ufficio il comportamento dei pubblici amministratori, nella fattispecie comunali, i quali violano gli obblighi assistenziali di legge sottraendovi, a beneficio di attività secondarie o non obbligatorie, risorse finanziarie ed operative in danno ingiusto e grave agli aventi diritto nonché ingiusto vantaggio proprio e di terzi.

Free Green Sicilia nel fare l’ennesimo accorato appello (mai percepito) alle Istituzioni pubbliche affinchè il denaro pubblico non venga sprecato per iniziative inutili o futili che peraltro non lasciano alcuna traccia nello strato culturale e umano della città, che considera alla stregua di un crimine contro l’umanità e la povertà dilagante (ovvero contro quella massa di famiglie e individui, e anziani lasciati soli, che sono ridotti alla miseria anche nella nostra città, costretti a vivere all’addiaccio rischiando di morire senza alcuna assistenza e fare giornalmente la fila nelle poche mense gestite da associazioni e volontari), presenterà un esposto alla Procura della Repubblica in merito al clochard morto sotto la galleria di via S. Euplio affinchè possano essere chiarite le varie ed eventuali responsabilità da parte, in primis, delle Istituzioni pubbliche.