Una volta c’era l’ipocondria

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Vi sarà sicuramente capitato, almeno una volta nella vita, di conoscere qualcuno che avesse preoccupazioni, che avete reputato esagerate, sul proprio stato di salute…o magari voi stessi, avete da qualche tempo cominciato a sviluppare la costante ansia di avere contratto qualche oscura malattia…in queste circostanze avete definito o voi stessi siete stati chiamati da qualcuno ipocondriaci.

L’ipocondria è la convinzione esagerata di aver sviluppato una grave malattia. Essa si fonda su tre principali paure: la paura di ammalarsi, la paura di soffrire e la paura di morire. Le condizioni mediche frequentemente più temute sono: problematiche cardiovascolari (come infarto, trombosi..), problematiche cerebrovascolari (ictus), patologie oncologiche (ad esempio tumori, malattie del sangue..) e sindromi neurodegenerative (come Morbo di Alzheimer, Parkinson, Sclerosi Laterale Amiotrofica..). Ciascuna di tali condizioni mediche si accompagna a specifiche preoccupazioni quali ad esempio: la non autosufficienza, il costante bisogno di cure, la necessità di trattamenti invasivi, l’imprevedibilità e l’esito incerto.

Il termine ipocondria è di origine greca: hypochondrios significa “sotto lo sterno e le arcate costali”. I greci collegavano il concetto di ipocondria ad uno squilibrio delle passioni causato da una particolare disfunzione degli ipocondri. Essi erano cioè convinti che i disturbi emozionali fossero causati da una disfunzione degli organi addominali; solo più tardi il termine cominciò ad essere usato in tutt’altra accezione.

Nell’ultima versione del Manuale Diagnostico e Statistico dell’American Psychiatric Association (DSM V), il termine ipocondria è sparito dal linguaggio medico e psichiatrico, ma i suoi criteri sono comunque rintracciabili ancora oggi con le diciture “Disturbo da sintomi somatici” e “Disturbo da ansia connessa allo stato di salute”. Tra i sintomi annoverati vi sono:

  • La preoccupazione sproporzionata di avere o di poter sviluppare una grave malattia (spesso accompagnata da sintomi somatici). Ad esempio potrebbe capitare di avvertire una certa stanchezza e di convincersi che si tratti delle prime avvisaglie di un cancro; o di essersi sottoposti ad accertamenti medici con esito negativo ma di pensare che ci sia stato un errore.

  • Un intenso stato di ansia associato alla propria condizione di salute. Spesso l’ansia sale in conseguenza a notizie lette o ascoltate sulla salute o sulla morte improvvisa di qualcuno. Tale ansia tende ad essere invasiva e ad influenzare parte della giornata demotivando la persona durante le sue attività quotidiane.

  • La messa in atto di comportamenti di attivazione o di evitamento correlati alla salute. L’atteggiamento tipico è rappresentato dal bisogno di esercitare un controllo sul proprio corpo alla ricerca di sintomi, attraverso ripetuti esami e approfondimenti medici; oppure vengono attivamente evitate informazioni e rifiutati esami e visite specialistiche.

  • Un eccessivo dispendio di energie e di tempo diretti sulle questioni riguardanti la salute. La paura di malattia è spesso costante durante la giornata e potrebbe protrarsi anche per mesi (almeno 6) divenendo persistente e più intensa nei momenti di maggiore stress.

  • La preoccupazione di malattia non è correlata ad un altro disturbo medico o psicologico.

Quando la paura diventa ansia per le malattie

La paura è una sensazione antica, un meccanismo di reazione di fronte ad una situazione di pericolo. Essa mette in moto, nel nostro organismo, una grande quantità di meccanismi fisiologici, alcuni dei quali sono visibili (come il pallore del viso, il tremore..) altri invisibili (ad esempio la variazione della pressione sanguigna, il rilascio di adrenalina..). La situazione di pericolo che attiva la paura non sempre è reale e presente, talvolta può semplicemente trattarsi di una fantasia, di un ricordo o della previsione che qualcosa di negativo stia per accadere. Quando la paura viene attivata dalla sensazione di un pericolo immaginario, può verificarsi un’alterazione della percezione della realtà con conseguenze molto importanti sia a livello interpretativo che interattivo-esperienziale. La paura dunque, in quanto emozione primaria, influisce in modo determinante sulla personalità poichè essa è in grado di modificare i processi di pensiero, l’ideazione e la creatività individuale.

Il concetto di ansia di malattia (o ipocondria, come una volta veniva definito) si intreccia inevitabilmente con quello di paura, in quanto esso rappresenta una forma particolare di rapporto io-mondo caratterizzato da un’amplificazione progressiva del valore che riveste la malattia. Esso cioè si fonda sulla perdita del vissuto di integrità tra soma e psiche e conduce e riduce attenzione e affettività a limitate forme di auto-osservazione, sentimento e/o convinzione di malattia. Chi soffre di ansia per le malattie dunque ha paura ed il suo corpo diventa pertanto problematico.

Il corpo malato

Il corpo di chi soffre di ansia per le malattie o di disturbo da sintomi somatici, è vissuto come non-integro e danneggiato; esso rappresenta il centro dell’attenzione e il cerchio entro il quale la persona si muove e vive.

Egli è quasi sempre convinto che si tratti di un disturbo del corpo anche quando riferisce sensazioni o timori che sembrano riguardare più la salute

Dott.ssa Caterina Occhipinti Psicologa

mentale che quella fisica. Il nucleo essenziale risiede nel concetto di corpo che diventa problematico.

Per comprendere tale vissuto esperienziale A. Tatossian fa una distinzione interessante tra ZUTT (identificabile nel concetto tedesco di aussenleib) ossia “corpo esterno” e WULFF (affine al concetto tedesco di innenleib) “corpo interno”. Mentre il “corpo esterno” è il corpo come presenza e come potere dell’apparire, il “corpo interno” è un corpo pesante, un supporto inavvertito ma costante della vita umana; l’ansia di malattia riguarda essenzialmente il corpo interno.

Il trauma di non essere creduto

Una delle preoccupazioni principali che affliggono persone con ansia di malattia è quella di non essere creduti. In realtà lo stato psicologico di chi vive nella paura di ammalarsi o di aver contratto una malattia è molto grave, in quanto crea una condizione di abbassamento delle difese immunitarie e può generare delle somatizzazioni reali. Inoltre, dato che non esistono farmaci per l’ipocondria in quanto tale, il paziente aumenta la propria certezza di non essere creduto dal medico di fiducia. Per tale ragione l’obiettivo principale di lavoro in trattamento è spesso diretto a far ristabilire un contatto diretto tra il paziente, il proprio corpo e le sensazioni ad esso associate. Tuttavia, pazienti con caratteristiche ipocondriache intraprendono con grandi difficoltà un percorso terapeutico di supporto psicologico. Per tale ragione risulta spesso più efficace la cooperazione sinergica con figure differenti, quali ad esempio l’invio del medico di base o quello di un familiare. Il disagio percepito dalla persona è del tutto reale, dunque né fittizio né simulato. Esso spesso può avere conseguenze affettive, cognitive, comportamentali e fisiche.

Le cause

Quando si parla di cause, nel caso dell’ansia di malattie, va considerata l’ipotesi multifattoriale, ossia la considerazione che possano intervenire più fattori nell’insorgere del problema. Uno dei fattori sicuramente più rilenti è quello di origine educativa e familiare. Crescere infatti in un ambiente familiare in cui viene trasmessa la paura per le malattie o un’ansia eccessiva per la salute, tende a favorire lo sviluppo di percezioni ipocondriache. Un altro aspetto di non inferiore rilevanza può essere dovuto ad esperienze vissute accanto ad amici o parenti che hanno affrontato periodi di gravi malattie, con la conseguenza di generare una parziale perdita di fiducia nei confronti del proprio corpo, percepito come debole e vulnerabile. Infine, ma non per ordine di importanza, va considerato il rapporto medico-paziente, spesso oasi di dubbi e fraintendimenti, l’effetto web generato dai motori di ricerca attraverso i quali “ci sentiamo tutti un po’ medici”.

Sul piano psicodinamico, l’ansia di malattia è sintomo della presenza di rabbia e conflitti inconsci che, invece di essere diretti verso persone e situazioni che le causano, vengono trattenute e poi rimosse generando ansia con caratteristiche ipocondriache.

Talvolta, l’acutizzarsi del disturbo può essere connesso anche all’incapacità di elaborare e esprimere emozioni negative come rabbia, dolore, impotenza.. Inoltre la sintomatologia, associata all’ansia di malattia, nasconde spesso il desiderio inconscio di ricevere attenzioni ed accudimento.

LO SAPEVI CHE…

  • Sta emergendo tra le nuove generazioni ed in particolare tra i più giovani una nuova manifestazione digitale definita “cybercondria”. Si tratta di una forma di ansia e compulsione nel ricercare nel web informazioni attinenti a sintomi e malattie. Il cybercondriaco tenderebbe cioè ad autodiagnosticarsi la malattia preferendo consultare la rete prima ancora del medico.

  • Secondo i dati di una ricerca Censis, i cybercondriaci sulla rete sarebbero circa il 32% della popolazione totale, con un’incidenza maggiore negli Stati Uniti d’America.

Per approfondire

Uno dei testi teatrali più famosi e più rappresentativi sul tema dell’ipocondria è il libro di Moliére “il malato immaginario” che fu, oltretutto, l’ultima commedia messa in scena dall’autore (che alla sua quarta replica ebbe un malore mentre recitava e morì qualche ora dopo).

Se invece non amate il teatro, potete dedicarvi alla visione della commedia del cinema francese “Supercondriaco: ridere fa bene alla salute” (regia Dany Boom, 2014) dove il protagonista è un quarantenne scapolo e senza amici che vive spesso fuori dal contesto sociale a causa della sua pronunciata ipocondria.

Dott.ssa Caterina Occhipinti