Cresce in modo insufficiente la consapevolezza del pericolo plastica

0
148

 

Palermo – I dati sono terrificanti. Secondo l’OCSE la produzione mondiale della plastica aumenta del 4 per cento ogni anno e ne viene riciclato solo il 15 per cento nell’intero pianeta. Migliore, ma non sufficiente, il dato europeo che si colloca al 30 per cento. Si ritiene che comunque una svolta nelle consapevolezze – tuttora insufficienti – sia stata la Missione Spaziale Magistra del 2011, durata oltre cinque mesi. Con la partecipazione dell’astronauta italiano Paolo Nespoli sulla Stazione Spaziale Internazionale.

L’insegnamento è stato esemplare. Lunghezza della permanenza e situazioni operative, come la mancanza di peso, hanno imposto il più assoluto riciclo. Così lasagne e bistecche sono state termostabilizzate e confezionate in scatolette. Liofilizzati pasta, fragole e pollo. Seccati salame e cioccolato. La regola più assoluta è stata “zero sprechi” per qualsiasi cibo e materiale, inclusi gli effetti personali.

Aria e acqua sono stati ripulite, reinspirate e ribevute. Lo stesso per il sudore. Il cibo aperto è stato consumato tutto per evitare batteri negli avanzi. Ovviamente l’esempio è estremo, ma serve da utile promemoria per i terrestri. E’ stato calcolato che nei paesi in via di sviluppo è sprecato il 60 per cento del cibo perché mal conservato. Non sembra però che l’esperienza abbia prodotto, anche ragionevoli, ricadute.

Nell’attesa che le dure cervici dei terrestri ne abbiano contezza, si diffondono in mare le microplastiche, che entrano nella catena alimentare con conseguenze che potrebbero essere drammatiche per l’umanità.

Si scopre così che una cannuccia per bere necessita di cinquecento anni per distruggersi del tutto, e che in Italia ne consumiamo 2 miliardi ogni anno, 36 miliardi in Europa. Finite in mare le plastiche diventano nel tempo microplastiche, generalmente inferiori ai due millimetri. Si ritiene che il Mediterraneo ne ospiti 1,25 miliardi di tonnellate che, ingerite dai pesci, finiscono nei piatti.

Le cattive abitudini umane sono evidenti e si concentrano nell’abbandono della plastica sulle spiagge, nel suo conferimento nella netturbe indifferenziata, nello scarico del water. Abitudini che considerano il mare, non come un vitale organismo vivente da difendere, ma semplicemente come discarica.

Particolarmente negativo il dato dei 115 miliardi di tonnellate all’anno di bicchieri di piatti e posate di plastica consumate ogni anno in Italia.

Ma qualcosa sembra avviarsi. L’Europa propone una direttiva sull’obbligo di utilizzo di materiali ecosostenibili per stoviglie, cannucce e cottonfioc. In Italia il divieto ai cottonfioc non biodegradabili decorre dal 2019. E dal 2020 ha inizio il divieto di vendita di cosmetici con polietilene.

In Francia dal 2020 per piatti e bicchieri di plastica monouso. Ma è troppo poco, e per questo plaudiamo a notizie positive come quelle che giungono da Lampedusa, ove dal 31 agosto sarà vietata, ad iniziativa del sindaco Totò Martello, la vendita e l’utilizzo di contenitori, stoviglie monouso e sacchetti di plastica non biodegradabili.

Paolo Massimiliano Paterna