In Ateneo un viaggio all’interno del Mediterraneo

0
32

Da sx Spanò, Filippello, Montanini, Gugliandolo, Grasso

Messina – L’Aula Magna del Rettorato ha ospitato la tavola rotonda intitolata “Dentro il Mediterraneo”. All’incontro hanno preso parte i professori Roberto Montanini (Delegato Rapporti con il territorio), Filippo Grasso (Delegato Iniziative Scientifiche nel settore del turismo), Giuseppa Filippello (Delegato all’Orientamento), Concetta Gugliandolo (Rappresentante Unime presso il CoNISMa) e Girolamo Lo Verso, autore del libro “Mediterraneo dentro” di cui si è discusso a margine dell’evento. Le relazioni dell’iniziativa sono state realizzate da Nancy Spanò (Delegato Iniziative scientifiche a tutela dell’ambiente e del patrimonio marino) e da Michele Iaria, Training manager Raid Italia-Egitto.

La tavola rotonda ha rappresentato un’occasione per analizzare le caratteristiche di un mare che è stato la culla della civiltà occidentale ed è, ancora oggi, datore di doni quali la biodiversità di specie – che ne fanno uno tra i più importanti ecosistemi al mondo – i relitti moderni e antichi e le ricchezze storiche.

Siamo tutti concordi – ha esordito il prof. Montanini – nell’affermare la bellezza del nostro mare che, per un’Isola, rappresenta una fonte di vita ed anche una risorsa da curare ancor meglio di come avviene al giorno d’oggi. Il Mediterraneo è stato il crocevia principale di popoli antichi e, adesso, è purtroppo testimone delle stragi di migranti. Ma i suoi fondali celano anche immense bellezze ed opportunità”.
Quando penso al mar Mediterraneo – ha detto il prof. Grasso – il mio pensiero va a due temi molto importanti, per i quali l’Ateneo si sta prodigando con confronti e studi, ovvero, la tutela delle coste e la qualità di vita di coloro che abitano le fasce costiere”.
“Il Consorzio Nazionale Interuniversitario Scienze del Mare, che ingloba al suo interno ben 35 Università, affronta le sfide del panorama marino – ha commentato la prof.ssa Gugliandolo – cercando di intercettare fondi e finanziamenti, effettuando le sue funzioni senza dimenticare l’importanza della sostenibilità ambientale”.
La mia presenza qui oggi – ha raccontato la prof.ssa Filippello – è giustificata dal legame tra l’ambiente in cui si vive e lo sviluppo psicologico e cognitivo degli individui. E’ stato dimostrato, difatti, che l’ambiente fisico in cui viviamo influenza le nostre conoscenze e abilità, attribuendoci canoni specifici”.
” Il Mediterraneo è considerato il prototipo di molti altri mari – ha dichiarato la prof.ssa Spanò – e la sua particolare idrologia contribuisce a far confluire nelle sue acque una gran varietà di specie.  Lo Stretto di Messina, che ci riguarda molto da vicino, grazie alle sue correnti è caratterizzato da una elevatissima biodiversità e da una attività tettonica pressoché costante. Vi è la Sella di San Nicola, così definita dai pescatori, profonda oltre 70 metri che contribuisce alla risalita di sostanze organiche importanti per gli organismi marini. Tutte queste caratteristiche fanno si che lo Stretto di Messina sia un Sito di Interesse Comunitario (SIC) oltre che una Riserva naturale ed ambientale. Al suo interno, l’Università di Messina ha compiuto numerosi studi, riscontrando che anche i numerosi relitti rinvenuti nei fondali sono dei veri e propri centri di biodiversità.

Le forti correnti rendono complicate le indagini scientifiche a causa della necessità di affrontare immersioni di brevi durata. Nonostante questo è stato possibile osservare il vasto habitat locale, contraddistinto tra gli altri, anche da coralli e squali come ad esempio il Six Gill Shark, che da ben 900 metri di profondità può risalire sino a 35 metri per cibarsi. Il CdL Magistrale in Biologia ed Ecologia dell’Ambiente Marino e costiero è uno dei pochi corsi al mondo dedicato allo studio del mare e vanta collaborazioni con altri Atenei e Centri oceanografici, come quello di Valencia che ha assunto tre nostri ex studenti dopo la Laurea”.
“Come ha detto la prof.ssa Spanò – ha concluso Iaria – numerosi relitti affollano i fondali del nostro mare. Su 3 milioni nel mondo, ben 2.500 sono nel Mediterraneo. Oltre a rivestire un interesse biologico-ambientale grazie al fatto di essere centri di biodiversità, i relitti godono anche di interesse storico-archeologico perché al loro interno vengono rinvenuti spesso vasi in terracotta spagnoli e non solo o altre ricchezze in grado di far ricostruire rotte commerciali di circa 1600 anni fa ed oltre. L’Isola di Malta e l’Università di Varsavia puntano fortemente anche sull’interesse dimostrato dal turismo subacqueo, aumentato in questi anni, che potrà evolvere in futuro anche nel turismo classico aprendo alle visite del pubblico i relitti riportati alla luce. Si tratta di un esempio virtuoso, da prendere a modello per i prossimi anni”.

V.R.