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(tratto dal primo dei sette costituti del filosofo Giordano Bruno 1548-1600 bruciato vivo come eretico a Campo dè Fiori - Roma )

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Palermo - Mercoledì 20 Aprile 2016
Al Ranchibile, un successo la commedia “A famigghia difittusa”


 

Palermo, 20.4.2016 - A conclusione della stagione invernale organizzata dalla Compagnia di Vito Zappalà, nei giorni scorsi, al Teatro Ranchibile, è andata in scena la commedia “A famigghia difittusa”, due atti di Calogero Maurici. In breve la trama. La giovane Lavinia Colluccello (interpretata da Ilenia Oddo), figlia di Santino (Totò Troia, un vero mattatore che firma anche la regia) e di Assunta Pomodoro (Antonella Granato), è innamorata di tale Massimo Scassamento (Giovanni Castello), un bel giovane, serio ma, balbuziente. La madre di Lavinia dapprima è contraria a questa relazione a causa dell’handicap del giovane ma, alla fine, si convince e ne parla al marito. Quando Santino apprende la notizia, si oppone energicamente, in famiglia non vuole un genero checcu e, per giunta, di cognome Scassamento; poi, pressato dalla figlia, accetta di conoscerlo. Massimo si presenta in casa dei futuri suoceri con il nonno Felice (Michele Di Paola), anch’egli difettoso: ha un solo occhio, monco del braccio sinistro e con la mano destra continuamente tremolante. A quella vista Santino non regge più e la situazione si aggrava ulteriormente, quando in casa Colluccello, si presentano i genitori di Massimo: Stefano Scassamento (Giuseppe Nicastro), vistosamente gobbo e Rosa (Elvira Militello), storpia.

Vedendoli, Santino non regge più e, con più determinazione, giura che quel fidanzamento non si farà mai, con grande disperazione della figlia Lavinia. Ed è a questo punto che interviene mamma Assunta (la mamma è sempre la mamma!) che per amore della figlia, prima chiede un parere a Padre Bonaventura (un originale prete interpretato da Carmelo Di Peri), poi, d’accordo con la figlia, escogita un piano che darà l’esito sperato, rendendo tutti felici.

Ph Francesco Terranova 

Ma c’è un altro personaggio che riesce a rendere ancor più godibile la commedia, si tratta di Maricchia (Giovanna Cavarretta ne da un’ottima caratterizzazione), una vedova vicina di casa, iettatrice, che vede ovunque incidenti, lutti, disgrazie e che, quotidianamente e più volte al giorno, si presenta in casa di Santino e Assunta). Definire bravi i componenti la Compagnia Teatrale “Gli amici dell’Arte”, diretta da Totò Troia, potrebbe sembrare riduttivo e, allora, senza esagerare, possiamo definirli eccellenti perché hanno dimostrato di non essere da meno di certi attori professionisti con notevole esperienza. La commedia, “A famigghia difittusa” di Calogero Maurici è divertente (basta dire che le famiglie si chiamano “Colluccello” e “Scassamento”, ndr.), ma tratta un argomento abbastanza serio, quello della diversità e gli attori sono stati abili nel non cadere nella farsa, rendendo credibili i rispettivi ruoli. Lo stesso autore, Calogero Maurici, in una sua nota afferma: “non mi permetterei mai di prendere in giro persone con qualche handicap per poter ridere, anche perché sono quelle che sanno dare più amore visto che in questa società pochi sanno dare senza ricevere. Da loro c’è sempre da imparare, poi io sono uno che ha sofferto tanto per motivi di salute… quindi so cosa significa la vera sofferenza”. Spettatori attenti e divertiti, hanno lungamente applaudito la Compagnia. A conclusione della serata, gradita sorpresa di Vito Zappalà che, ringraziando i componenti la Compagnia e il pubblico, ha dato appuntamento a Mondello, per l’VIII Edizione della Rassegna “C’era una volta…”, per ricordare il padre, l’indimenticabile Franco Zappalà.



 
Franco Verruso
 
 
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