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Anno XXVI - Registrazione Tribunale di Palermo n° 08 del 24.02.1990  Ultimo aggiornamento lunedì 5 dicembre 2016, 20:20

"IO DIRÒ LA VERITÀ"

(tratto dal primo dei sette costituti del filosofo Giordano Bruno 1548-1600 bruciato vivo come eretico a Campo dè Fiori - Roma )

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Venezia - Martedì 26 Aprile 2016
“La comparazione come antidoto”


osef Hoffmann, Boudoir d une grande vedette, 1937 

Venezia 26.4.2016 - Il Vetro degli Architetti. Vienna 1900-1937, Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore (18 aprile - 31 luglio). “La comparazione come antidoto” di Pasquale Gagliardi (Segretario Generale della Fondazione Giorgio Cini). «Nella mia premessa al catalogo della mostra del vetro finlandese osservai che quella mostra - inserita nel progetto LE STANZE DEL VETRO, originariamente finalizzato alla valorizzazione del vetro veneziano del Novecento - nasceva dalla consapevolezza che la storia del vetro veneziano del Novecento, pur spiccando nel panorama mondiale, non esaurisce la storia del vetro d’arte, che ha avuto altre espressioni e altri luoghi di coltura, e ha prodotto altri filoni proficuamente comparabili con quello veneziano. Questa mostra sul vetro viennese va nella stessa direzione e rende più esplicita una precisa scelta epistemologica - il comparativismo - che è sempre stata, per così dire, nel patrimonio genetico della Fondazione Giorgio Cini e che contribuisce a ridurre il rischio dell’autoreferenzialità narcisistica, una deriva possibile per iniziative coronate da un successo così incondizionato come le mostre dedicate agli artisti e agli architetti che hanno progettato per la Venini. Ho colto questo rischio quando ho cercato di capire le ragioni del successo di queste mostre soprattutto tra i veneziani, che hanno testimoniato con l’affluenza e con le parole la loro soddisfazione. Ho cercato di esplorare le ragioni di questo atteggiamento, nel modo che mi è più congeniale in quanto studioso delle culture, cioè delle motivazioni più profonde dell’agire umano.

Ho colto intuitivamente in molti commenti compiaciuti quello che solo alcuni riuscivano a verbalizzare con chiarezza: queste mostre sono importanti perché per i veneziani sono uno specchio nel quale essi riconoscono la loro storia, i loro valori, la loro identità, la loro superiorità sorretta dai successi indiscutibili - nei campi più disparati - di una civiltà secolare. Questi compiacimenti celano, sottile, il rischio di assumere come universali i propri valori e i propri canoni estetici.

Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio  

Plaudo quindi con convinzione alla mostra “Il Vetro degli Architetti. Vienna 1900-1937”, che permette un affascinante confronto sia con “Il vetro finlandese” sia con le mostre Venini, in particolare quelle dedicate a Tomaso Buzzi e Fulvio Bianconi. Nella prima metà del Novecento, in tre luoghi diversi - l’Italia, in particolare Venezia e Milano, la Finlandia e l’Austria (ma fenomeni analoghi si andavano verificando in Gran Bretagna, Francia, Belgio) - il vetro, questo materiale dalle straordinarie qualità linguistiche e metaforiche così acutamente analizzate da Mario Codognato nel suo bellissimo saggio “La pura vetrità”, ha avuto un ruolo preminente nel rinnovamento delle arti decorative e nella creazione di un “gusto moderno”. Il confronto rivela che il potenziale strumentale (le destinazioni d’uso) ed espressivo di questo materiale “nuovo” è stato esplorato e sperimentato con modalità, scopi ed esiti diversi nei diversi paesi, all’interno tuttavia di un processo di riforma che aveva ovunque le caratteristiche di una rivoluzione piuttosto che di una evoluzione, di un cambiamento “discontinuo” che prendeva le distanze o apertamente si contrapponeva alle tradizioni e ai canoni accademici consolidati. Al di là dei vantaggi intellettuali che il metodo offre, mi sembra importante sottolineare che il comparativismo come attitudine epistemologica assume oggi anche un preciso significato morale: perché in tempi di crescenti fondamentalismi di ogni denominazione e natura (religioso, ideologico, estetico e così via) l’esercizio comparativo è l’unico possibile antidoto al loro diffondersi.


Ed è un modo decisivo di essere fedeli alla missione della Fondazione Giorgio Cini, che da sempre incoraggia il confronto tra discipline, tradizioni e culture. Mi preme concludere esprimendo, anche a nome del presidente Giovanni Bazoli e del Comitato Direttivo della nostra Fondazione, la più viva gratitudine al MAK, che ha reso questa mostra possibile, a Rainald Franz che l’ha impeccabilmente curata, ai trustees e a tutti i collaboratori di Pentagram Stiftung e della Fondazione Cini che si sono prodigati per rispettare gli standard di eccellenza per i quali si distingue ogni evento realizzato da LE STANZE DEL VETRO».
    
    
    
    LE STANZE DEL VETRO, Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia
    
    
    
    longo@gdmed.it

 
Giuseppe Longo
 
 
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