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Anno XXVI - Registrazione Tribunale di Palermo n° 08 del 24.02.1990  Ultimo aggiornamento lunedì 5 dicembre 2016, 20:20

"IO DIRÒ LA VERITÀ"

(tratto dal primo dei sette costituti del filosofo Giordano Bruno 1548-1600 bruciato vivo come eretico a Campo dè Fiori - Roma )

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Palermo - Lunedì 23 Maggio 2016
La mafia oggi è peggio di un cancro

Ma noi la sconfiggeremo.Lettera di un adolescente


 

Palermo 23.5.2016 - Riceviamo e pubblichiamo. Lettera scritta da Christian Orilia, 16 anni, studente del terzo anno dell’Istituto “Nautico” di Palermo. Lettera di un adolescente. La mafia oggi è peggio di un cancro. Ma noi la sconfiggeremo. «Quella meravigliosa breve brezza estiva che attraversa i vicoli ad ogni alba, quella tempesta di profumi primi a qualunque altra fragranza, quel mosaico di affascinanti colori, quella lotta d’amore che il mare combatte onda dopo onda per lambire la soffice sabbia in riva, quell'avvolgente e luminoso Sole che si immerge negli abissi al tramonto, questa è la mia Sicilia, la maestosità, l’arte, la storia, la natura, la bellezza che caratterizza ogni singolo angolo di questa splendida terra circondata da un infinito blu. Questa terra, che da sempre fiera e orgogliosa del suo splendore cerca di occultare quel cancro presente il lei che la pervade di dolore, quel cancro, che ad oggi ha macchiato indelebilmente il suo nome, quel cancro chiamato mafia.

Un allegorico cancro che miete più vittime di quanto faccia quello concreto; egoista e insaziabile corrode e disgrega pezzo dopo pezzo le terre della nostra splendida isola, una malattia che ci avvelena l'anima e che non fa altro che nutrirsi della nostra indifferenza e dei nostri silenzi traendo forza dalle nostre urla taciute.

Christian Orilia 

“La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine”. diceva Giovanni Falcone, oggi questo fenomeno sembra quasi dissolto, ma in realtà continua a celarsi, colpendoci per lo più indirettamente, rendendosi invisibile ai nostri occhi, la mafia non uccide più con le pistole, ci uccide ogni qual volta un piccolo commerciante perde il proprio lavoro, ci uccide ogni volta che un paesaggio viene deturpato, che un opera pubblica impiega anni per essere compiuta, ogni volta che dietro la montagna di sporca ricchezza di un traffico di stupefacenti un ragazzo volta le spalle alla vita, ci uccide quando un bambino muore a causa della tossicità del terreno in cui vive, della verdura che mangia e dell’acqua che beve, la mafia ci uccide ogni qual volta ci illudiamo che sia svanita, perché ciò che è soprascritto non è nuovo a nessuno, sappiamo della sua esistenza, sappiamo che le conseguenze è noi che distruggono ed ignorandola tutto ciò non avrà mai una fine.


Ma essere qui, in questo preciso giorno, per un normale ragazzo come me, è una prova di un futuro probabilmente sereno, per la dimostrazione del fatto che fortunatamente non tutti camminano con il capo chino ed in molti abbiamo aperto gli occhi, non resta quindi che elevare un grido al valore della vita ed al desiderio di riscatto e giustizia, al fine di ricordare a noi stessi che siamo uomini, non inutili burattini». (Christian Orilia)
    
    
    
    longo@gdmed.it

 
Giuseppe Longo
 
 
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