Giornale del Mediterraneo: Quotidiano d'Informazione

Anno XXVI - Registrazione Tribunale di Palermo n° 08 del 24.02.1990  Ultimo aggiornamento venerdì 9 dicembre 2016, 13:51

"IO DIRÒ LA VERITÀ"

(tratto dal primo dei sette costituti del filosofo Giordano Bruno 1548-1600 bruciato vivo come eretico a Campo dè Fiori - Roma )

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Palermo - Giovedì 26 Maggio 2016
La tenda rossa della Flai in piazza Verdi


#cimettuiamole tende. Al centro il tema di una nuova forestazione produttiva. Interviene il segretario nazionale Flai Mininni



 

Palermo 25.5.2016 – Fa tappa questa mattina a Palermo la Tenda Rossa della campagna della Flai Cgil #cimettiamoletende, che sarà montata in piazza Verdi, accanto al Chiosco Ribaudo. A Palermo la Flai mette le tende per affrontare i temi legati all'investimento sul territorio e alla forestazione in chiave produttiva, con la creazione di una filiera legno-energia e la produzione di economie che puntino all'autofinanziamento del settore e alla creazione di occupazione giovanile.
    
     Come i viaggi con i camper itineranti, con l'iniziativa del 2016 la Flai sta piantando vere e proprie tende rosse nelle realtà più calde del Paese. Si tratta di dieci tende che stanno attraversando l’Italia, nelle piazze, nei luoghi di ritrovo, nei porti, se necessario davanti ai campi e alle industrie. L'iniziativa del sindacato di strada nasce per incontrare i lavoratori e le lavoratrici del settore e creare uno spazio di discussione aperto al confronto con la città su problemi che spaziano dal caporalato a ogni forma di sfruttamento sui campi, dall'agricoltura alla salvaguardia dell'ambiente paesaggistico al riordino del settore forestale, ai temi della legalità e sicurezza e del lavoro migrante.
    
     Il programma. L'iniziativa, presieduta dal segretario Flai Cgil Palermo Tonino Russo, sarà introdotta alle ore 9,30 dalla componente della segreteria Flai Cgil Palermo Enza Pisa. Seguiranno gli interventi del segretario Flai Cgil Sicilia Salvatore Tripi, del segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo, del presidente Anci Sicilia Leoluca Orlando, del presidente di Legambiente Sicilia Gianfranco Zanna, del docente del Dipartimento di Scienze Agrarie forestali dell'Università di Palermo Donato S. La Mela Veca, della geologa Chiara Cappadonia. Conclude Gianni Mininni, segretario Flai Cgil nazionale. Saranno presenti i lavoratori forestali.
    
     “Vogliamo ribaltare l'idea che l'investimento sul territorio sia solo assistenzialismo e spreco. Bisogna investire per tutelare la terra di Sicilia, Isola ad alto rischio desertificazione e incendi e col 70 per cento del territorio a rischio di dissesto idrogeologico - dichiarano Tonino Russo ed Enza Pisa – Dobbiamo puntare sulla filiera del legno e dell'energia sostenibile”. “Quello forestale è un settore produttivo che può creare economia – aggiungono Russo e Pisa - Attraverso la filiera del legno, le biomasse e altre attività legate alla fruizione turistico ambientale di parchi e riserve si possono creare occasioni di lavoro anche per i giovani. Con l'iniziativa della Tenda Rossa vogliamo comunicare ai cittadini, alle associazioni ambientaliste, agli ordini professionali, ai comuni siciliani che il sindacato va per strada con le sue proposte. Un sindacato che vuole condividere le sue idee sull'agroindustria, sull'agricoltura, sulla forestazione, sull'artigianato e le imprese del settore alimentare”.
    
    
    
     La Flai presenterà la proposta di Fai Flai e Uila di riordino del settore forestale, in vista dell'annuncio del governo regionale di intervenire con una riforma organica. Nel testo, Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil sollecitano l’adozione di un testo unico, quale strumento funzionale a determinare un nuovo e sinergico sistema agro-ambientale-forestale fondato sulla tutela della biodiversità, del territorio boschivo e dell’ambiente; sulla lotta agli incendi; sull’ampliamento della superficie boschiva e delle attività forestali; sulla diversificazione produttiva e sull’uso plurimo dei boschi (paesaggistica, ricreativa, produttiva), sulla lotta alla desertificazione ed al dissesto idrogeologico.
    
     La Flai sollecita una riforma adeguata. “Da tempo diciamo che il lavoro dei forestali, avviati a dicembre, senza una programmazione, è solo assistenzialismo. Alla Regione siciliana vogliamo dare il nostro contributo: dalla nostra analisi può scaturire un Piano dell'Ambiente legato a una programmazione quinquennale. Le amministrazioni non possono non occuparsi di territorio, ambiente e viabilità rurale. In Sicilia si trovano tantissime sugherete: perché non produrre i tappi per le aziende siciliane? Il cippato di legno prodotto da scarti di lavorazione agricola può diventare pellet. Le biomasse ottenute dallo sfruttamento razionale delle foreste possono diventare fonte energetica al posto del metano per i riscaldamenti di scuole e uffici. Nella nostra proposta elenchiamo tutte le possibilità per questa inversione di marcia”.
    
     Alla Tenda Rossa ci sarà anche la Carta dei diritti universali dei lavoratori e si svolgerà la raccolta di firme a sostegno della legge di iniziativa popolare e dei quesiti referendari proposti dalla Cgil.
    
    
    
    Proposte di Fai, Flai, Uila per la riforma del comparto forestale
    
    
    
    Nel mondo la risorsa territorio, ambiente e sistema forestale, ossia la green-economy, vengono sempre più assunte a scelta prioritaria di grande valenza economica, sociale, produttiva e protettiva, quale nuova opportunità di sviluppo, occupazione e reddito.
    
    Nella nostra Isola, tale processo evolutivo stenta a decollare perché condizionato dalla funzione assistenziale attribuita al comparto agro-forestale, dalla scarsezza e dispersione delle risorse, da una governance asfittica e carente di progettualità.
    
    Nella realtà siciliana è sempre più urgente e improcrastinabile la tutela, la salvaguardia, la prevenzione ed il controllo agro-ambientale del territorio, sia nelle zone di interesse rurale e boschivo, compresi parchi e riserve, sia negli spazi a verde di interesse pubblico, demaniali e consortili, ivi compresi i siti archeologici e turistici.
    
    Occorre ripensare una nuova centralità del territorio, che miri a migliorare la sicurezza e la qualità della vita, con interventi strutturali e programmati, sotto l’aspetto del riassetto idrogeologico e su quello di lotta al degrado, per una nuova riqualificazione degli spazi urbani e suburbani.
    
    Pertanto, la Fai-Cisl, la Flai-Cgil e la Uila-Uil rivendicano il riordino dell’intera legislazione in materia forestale, da attuare attraverso l’adozione di un testo unico, quale strumento funzionale a determinare un nuovo e sinergico sistema agro-ambientale-forestale fondato sulla tutela della biodiversità, del territorio boschivo e dell’ambiente; sulla lotta agli incendi; sull’ampliamento della superficie boschiva e delle attività forestali; sulla diversificazione produttiva sull’uso plurimo dei boschi (paesaggistica, ricreativa, produttiva), sulla lotta alla desertificazione ed al dissesto idrogeologico.
    
    Tale politica non può prescindere dal riassetto delle competenze di Azienda e Corpo Forestale e dall’istituzione di una Cabina di Regia, quale nuovo strumento di governo e programmazione del settore e coordinamento con gli altri Enti Regionali come ESA e CC.BB., ove canalizzare tutte le risorse economiche funzionali al raggiungimento di tali obiettivi.
    
    Tali scelte innovative daranno certezza dei flussi finanziari e saranno determinanti per la costruzione di un mondo del lavoro caratterizzato da maggiore stabilità e valorizzazione delle professionalità.
    
    Per quanto già detto e di seguito in vari passaggi della proposta, aspetto rilevante nella riforma deve essere riservata alla misurabilità dei risultati che verranno conseguiti sia sul fronte dell’efficienza degli interventi (servizi) sia sul fronte della produttività dei beni. E’ quindi necessario il ripristino dei capitoli di bilancio in entrata ove far confluire quanto riscosso a seguito di concessioni, vendita di beni (prodotti), affitti, convenzioni a titolo oneroso, ecc., stabilendo a priori le quote relative all’obiettivo di una maggiore auto sostenibilità e quella per investimenti, sicuramente necessari se si vuole realmente cambiare il modo di interpretare il ruolo della Forestale siciliana.
    
    Una rivisitazione in senso produttivo del comparto forestale e nuove norme sulla forestazione e tutela del territorio
    
    La Regione valorizza le risorse ambientali con interventi finalizzati alla tutela boschiva ed alla prevenzione del dissesto idrogeologico e promuove il mantenimento della tutela ambientale ed il miglioramento del territorio, anche demaniale, dei siti consortili ed archeologici.
    
    Le montagne, il bosco ed il lavoro forestale, rappresentano indubbiamente risorsa importante, ma solo se si attivi un percorso di costruzione di un nuovo modello di sviluppo produttivo sinergico, diffuso e partecipato.
    
    I boschi siciliani, se valorizzati ed innovati nelle loro molteplici funzione produttive, protettive, ambientali e paesaggistiche, finora inespresse, rappresenterebbero, sicuramente, un bene primario e produttivo.
    
    La forestazione in Sicilia, ha avuto, sino ad oggi, un importante funzione protettiva e di prevenzione del dissesto idrogeologico. Dal 3 - 4 % della superficie boscata demaniale del 1947, si è passata, infatti, all’11% di oggi, prevalentemente grazie all’intervento pubblico.
    
    Contemporaneamente, il comparto forestale è stato uno strumento significativo per il ruolo antropico nelle zone interne e di montagna, evitando emigrazione e spopolamento.
    
    Risulta necessario ed indispensabile ripensare, urgentemente, questo comparto in senso sempre più produttivo, capace di valorizzare appieno l’esistente, di intercettare nuove risorse e nuovi strumenti di finanziamento e nuove strategie gestionali.
    
    Per fare tutto questo, serve un cambiamento importante che usi nuovi modelli di riferimento ed incarni altre metodologie di intervento come quelle, per esempio, della pianificazione strategica, funzionale e condivisa. Un ragionamento complessivo e lungimirante, quindi, che metta a risorsa tutte le competenze e le intelligenze di cui il sistema “Sicilia”, siamo sicuri, disponga.
    
    La riforma necessaria ed urgente del settore forestale siciliano deve prevedere una precisa definizione delle proprie aree di intervento, deve puntare alla diversificazione delle proprie attività, ed agire sulla collocazione e la riqualificazione delle risorse umane in ambiti specifici. Tutto questo non può che essere legato ad una progettualità lungimirante ed almeno decennale, con programmazione economica triennale e verifiche annuali, che deve prevedere una profonda riorganizzazione della macchina burocratica e dell’impiego delle specifiche professionalità, che a tutti i livelli devono avere una formazione mirata che consenta il raggiungimento, vero e pieno, di obiettivi prefissati e condivisi.
    
    Da qui discende l’idea di sviluppare le attività secondo tre direttrici:
    
    - la gestione e l’ampliamento delle aree boscate e manutenzione e difesa del territorio;
    
    - la prevenzione e la repressione degli incendi e la salvaguardia dell’ambiente naturale;
    
    - la funzione produttiva e turistico – ricreativa.
    
    
    
    La rivisitazione del comparto, deve puntare alla:
    
     creazione di una filiera del legno e dell’energia sostenibile.
    
    La creazione di una filiera del legno in grado di fornire grandi opportunità di lavoro, di sviluppo economico e di riscoperta della montagna, che tenga realmente conto del grande patrimonio forestale demaniale regionale composto da 256.000 ettari e delle risorse umane e professionali presenti nel settore, è un ragionamento importante.
    
    L'obbiettivo deve essere quello di trasformare questo momento di crisi economica, in una grande opportunità, che miri alla tutela ambientale, alla prevenzione del dissesto idrogeologico, alla produzione del legno, alla produzione di fonti energetiche rinnovabili (bioenergia) ed alla produzione e valorizzazione di altri beni materiali e servizi.
    
    E’ indubbio, infatti, che la tutela e la riqualificazione territoriale, passa anche attraverso la filiera legno-energia, con la realizzazione di nuovi boschi, di arboreti per la produzione di legno da opera e legno combustibile (legna da ardere e cippato). Ancora con l’utilizzazione ed i miglioramenti boschivi, le cure colturali di sistemi arborei, la manutenzione delle alberature stradali, dei parchi, dei giardini pubblici, ecc.. Queste attività di buona gestione del territorio e tutela ambientale, sono temi strategici e di portata globale e sui quali, a livello regionale, specie il settore agro-forestale, può e deve svolgere un ruolo di primo piano nel prossimo futuro.
    
    La riqualificazione del territorio, la questione energetica, la salvaguardia delle risorse idriche, la lotta al dissesto idrogeologico, sono temi di preminente interesse collettivo.
    
    La riconversione in senso produttivo di questo comparto, deve puntare all’implementazione di tale filiera del legno e dell’energia sostenibile, che deve essere capace di:
    
    Individuare all'interno delle professionalità presenti tra i tecnici ed i dirigenti regionali coloro che possano progettare e realizzare un piano decennale di utilizzo della risorsa legno al fine di:
    
    a) completo e totale utilizzo del legno presente nei nostri boschi attraverso opere atte al recupero del legno nelle aree distanti dalle strade (valli e scarpate);
    
    b) realizzare segherie, piantagioni di alberi destinati alla vendita dei tronchi (es. paletti di castagno);
    
    c) impiantare le nuove superfici e riconvertire i boschi esistenti anche attraverso essenze tradizionali come il castagno, il mandorlo, il noce, il carrubo, il melograno, l’olivo, ecc.;
    
    d) potenziare i vivai esistenti ed incentivare nuove realizzazioni. L’attività vivaistica va incrementata non solo per il soddisfacimento delle esigenze istituzionali, ma anche quale supporto produttivo ed economico per la fornitura ad aziende pubbliche e private nel territorio nazionale. A tal uopo l’attività dovrà essere mirata alla produzione della totalità delle specie vegetali indigene, forestali ma anche fruttifere, officinali, aromatiche e ornamentali.
    
    Produrre “cippato” ( biomassa) allo scopo di realizzare un grosso piano di conversione delle caldaie di: ospedali, scuole, pubblici uffici, che oltre a realizzare un grande risparmio per la pubblica amministrazione legato alla spesa di combustibili da riscaldamento, abbatterebbe notevolmente le emissioni di co2 nell'aria. La maggiore produzione di legna da destinare a tale finalità può innescare un meccanismo virtuoso ed essere d’impulso alla creazione di nuove attività (es. produzione del pellet). L’idea è pure quella di favorire anche la nascita di nuove realtà produttive con il coinvolgimento di giovani, che vogliono investire nella lavorazione del legno prodotto nel nostro territorio rimanendo nel territorio.
    
    Le attività appena descritte, darebbero la possibilità di impiegare ed impegnare una parte delle risorse umane presenti all'interno del settore.
    
    Più precisamente, le produzioni ed i servizi legati alla filiera del legno e dell’energia sostenibile, oltre a qualificare e definire meglio un settore, avrebbero come effetto:
    
    a) la produzione di economie che puntino ad un relativo autofinanziamento del comparto;
    
    b) lo stimolo all’auto-imprenditorilità anche dei forestali tradizionali, che potrebbero essere indirizzati fattivamente alla piena occupazione, utilizzando organicamente i nuovi strumenti finanziari che sono già in essere
    
    c) la creazione anche nuova occupazione giovanile.
    
    L’idea è anche quella di porre in essere un sistema incentivante che pensi, oltre all’importante obiettivo del contenimento della spesa della Regione, all’auto sostenibilità del comparto ed anche a dei meccanismi premianti, a tutti i livelli, dai dirigenti agli operai, che valorizzino sia la produttività, nonché l’accompagnamento degli addetti a nuove forme di impiego nei boschi.
    
    Avrebbe, altresì, come effetto indiretto, quello dell’utilizzo pieno di un patrimonio e l’attivazione di percorsi di riaffermazione della dignità di chi lavora in questo comparto.
    
    La nuova figura di “operatore delle bio-energie” dovrà essere maggiormente formata, specializzata e professionalizzata attraverso i fondi della formazione continua. Potranno, altresì, essere attivati percorsi formativi e professionalizzanti utilizzando gli strumenti e le risorse messe a disposizione dal F.S.E., anche quelle di sostegno al reddito, alla creazione di nuovi percorsi di re–inserimento lavorativo ed all’inclusione sociale di soggetti che devono riconvertirsi per trovare maggiore accessibilità nel mercato del lavoro.
    
    Per tale direttrice tra le tante opportunità di impiego ed intervento innovativi e non ritenendole esaustive prevediamo inoltre:
    
    Interventi finalizzati al miglioramento dell’attrattività del paesaggio rurale ed ambientale e della Rete Natura 2000;
    
    Manutenzione delle aeree verdi pubbliche, dei siti archeologici, dei siti di importanza comunitaria, delle zone speciali di conservazione e delle zone di protezione speciale;
    
    Cura e pulizia delle proprietà del demanio marittimo e di fiumi, torrenti e laghi;
    
    Cura e pulizia del verde nelle scuole pubbliche, nei centri di ricerca, nei musei, negli ospedali e stabili nella disponibilità delle forze dell’ordine e nelle università che non hanno già una specifica forza lavoro propria;
    
    Pulizia e manutenzione della rete viaria di competenza delle ex Provincie Regionali e di altri enti pubblici come ad esempio le ex A.S.I.
    
    Attività di manutenzione ordinaria dei boschi e lotta al dissesto idrogeologico.
    
    Oltre alla manutenzione dei boschi esistenti va progettato un piano straordinario di forestazione dei bacini idrografici, contro l'erosione del suolo, la lotta al dissesto idrogeologico, l'inquinamento dell'aria, la desertificazione.
    
    L’ampliamento della superficie boscata, fino al raddoppio nel prossimo decenno (dall’11% al 22%), privilegiando l’occupazione temporanea, ma non rinunciando all’esproprio, quali strumenti che consentirebbero di raggiungere l’obiettivo della forestazione di nuove aree con un risparmio importante ed anche velocità di attuazione.
    
    L’investimento nell'ambiente, infatti, è strumento prioritario per tutelare l'incolumità e la salute dei cittadini siciliani.
    
    In questa attività saranno impiegate gli addetti già utilizzati in questo settore ed utilmente inseriti nelle graduatorie.
    
    Anche in questo caso, risulta opportuno ed indispensabile, prevedere percorsi formativi che professionalizzino e riqualifichino gli addetti, alla luce di obiettivi e metodologie più innovative ed avanzate, come ad esempio le tecniche della bioingegneria.
    
    Attività di protezione, prevenzione e salvaguardia del territorio regionale e dell’ambiente naturale
    
    Una rivisitazione complessiva non può prescindere dalla protezione, prevenzione e salvaguardia dell’ambiente e del territorio regionale che si integri sinergicamente con le altre forze presenti nel territorio regionale (vigili del fuoco, protezione civile, ecc. ecc.), che investa sull’attribuzione di specifica e chiara competenza in capo all'Assessorato del Territorio e dell’Ambiente.
    
    Questo servizio di Protezione e salvaguardia del territorio regionale, che realizzerebbe anche la lotta attiva agli incendi e le attività di protezione civile nel caso di disastri, alluvioni, inondazioni, smottamenti ed ogni altro evento atmosferico di entità straordinaria, si dovrà avvalere del personale già utilizzato nel comparto del servizio antincendio e si dovrà occupare della tutela del territorio regionale sotto la direzione del Corpo Forestale della Regione Siciliana nell’arco dell’intero anno.
    
    Dovrà avere apposite competenze distinte dalle altre attività forestali, ed i lavoratori saranno inseriti in apposite e distinte graduatorie.
    
    Questa attività, per la sua natura intrinseca, potrebbe attingere ad altre fonti di finanziamento come quelle destinate ai servizi di protezione civile.
    
    Per tali compiti proponiamo una figura polivalente con la definizione di “Addetto alla protezione ambientale”.
    
    
    
    Attività di valorizzazione e messa a reddito delle Riserve, dei Parchi e delle aree attrezzate.
    
    La valorizzazione e messa a reddito delle 72 riserve, dei cinque parchi e delle centinaia di aree attrezzate ivi comprese le attività didattico-ricreative per una completa e proficua utilizzazione della risorsa ambiente che sappia utilizzare al meglio il territorio ed i suoi prodotti attraverso la vendita di beni e servizi per sviluppare sempre di più un turismo ambientale e scolaresco (percorsi naturalistici, fattorie didattiche, parco avventura ecc. ecc.), è un altro tassello fondamentale.
    
    Questa attività potrebbe essere svolta da lavoratori specificatamente formati che possiamo definire come “Operatori turistico ambientale”.
    
    In ultima istanza ci preme suggerire, circa la carenza di personale di ruolo incrementatasi coi recenti pensionamenti che hanno sguarnito molti uffici dell'amministrazione forestale limitandone in alcuni casi l’operatività, la possibilità di integrare queste figure con personale presente tra i lavoratori forestali in possesso dei requisiti richiesti utilizzando la parte impiegati del CCNL, ciò potrebbe contribuire al contenimento dei costi di gestione evitando ad esempio l’esternalizzazione di alcuni servizi.
    
    
    
    Gli obiettivi prioritari della nuova normativa
    
    Il sindacato, per la parte riguardante il lavoro, intende traguardare con norme snelle e chiare, i seguenti obiettivi:
    
    Maggiore stabilità occupazionale;
    
    2 soli livelli occupazionali da raggiungere attraverso un avanzamento progressivo rispetto alla realizzazione delle varie funzioni ed attività:
    
    LTI;
    
    151 gg.
    
    Così come previsto dalla legge 16/96 e s.m.i, il contingente LTI in fase di prima applicazione resta unico. Gli avanzamenti futuri, per i posti resisi disponibili in tale contingente, devono avvenire attingendo da entrambe le graduatorie (antincendio e manutenzione) dei 151isti.
    
    Superamento definitivo delle difficoltà di finanziamento;
    
    Chiarezza del diritto.
    
    Una Contrattazione integrativa che dovrà tenere conto delle peculiarità di ogni comparto.
    
    Separazione dei lavoratori in 2 graduatorie distinte per comparto di attività sia sotto l’aspetto delle progressioni sia per la selezione e l’assunzione.
    
    Al fine della determinazione delle graduatorie e compatibilmente con le dotazioni numeriche definite dall’Osservatorio, ogni lavoratore, in fase di prima applicazione, potrà scegliere il comparto nel quale essere inserito tramite opzione.
    
    Si confermano i contenuti del comma 2 dell’art. 61 della L.r. 16/96 così come modificato dalla L.r. 14/2006.
    
    Nella considerazione delle nuove e molteplici attività, anche al fine di una maggiore opportunità nel reperire forme di finanziamento si ritiene opportuno che con netta ed indubbia separazione delle aeree di intervento venga mantenuta l’attuale divisione tra gli Assessorati dell’Agricoltura e del Territorio e dell’Ambiente
    
    Superamento delle attuali norme in materia di selezione della manodopera da parte degli Uffici dell’Assessorato Lavoro.
    
    I contingenti dei L.T.I. dovranno essere ridefiniti nelle unità, e saranno composti prioritariamente da tutti gli attuali L.T.I. e dai 151nisti risultanti dalle graduatorie alla data di entrata in vigore della nuova norma.
    
    Nella considerazione della definitiva separazione in base alle competenze anche i L.T.I. dovranno essere definitivamente suddivisi tra i 2 comparti.
    
    I contingenti a 151 giornate saranno composti da tutti gli attuali 101-isti e 78-isti.
    
    Al completamento dei posti resisi liberi nei contingenti LTI, si dovrà procedere, dalla rispettiva graduatoria, attraverso turn-over automatico.
    
    La regolarità delle retribuzioni è obiettivo da perseguire per tutti i lavoratori, ma non può certo continuare a mancare per i LTI. Vanno conseguentemente ricercate tutte le soluzioni utili a tale scopo anche attraverso l’istituzione di specifici capitoli del Bilancio della Regione.
    
    Nell’eventualità che alla Regione necessiti reintegrare i ruoli degli ATF (oggi Periti Forestali) abbondantemente carenti rispetto all’organico previsto, agli LTI dovrà essere riconosciuta adeguata priorità nell’accesso anche nel caso di concorso pubblico.
    
    Per favorire l’ampliamento della superficie boscata ed incentivare i Comuni a concedere nuovi territori e mantenere le concessioni esistenti, va previsto l’utilizzo di nuova manodopera tra i disoccupati del Comune stesso.
    
    Si propone l’istituzione delle Commissioni Paritetiche Provinciali del Lavoro Forestale (C.P.P.L.F.) con la seguente composizione: Il Dirigente del Serv. CPI, due funzionari delle Amministrazioni forestali, tre rappresentati delle OO.SS. firmatarie del CCNL di settore, un funzionario del Serv. CPI con il compito di Segretario.
    
    I compiti della commissione paritetica provinciale del Lavoro Forestale (C.P.P.L.F.) sono: stesura e aggiornamento delle graduatorie; esame dei ricorsi; esame dei ricorsi alle selezioni finalizzate all’assunzione; quanto definito dalle Delibere dell’Osservatorio regionale paritetico del Lavoro Forestale e dai Decreti Assessoriali; stabilisce le modalità di pubblicità delle selezioni nonché delle graduatorie.
    
    Ai fini dell’avviamento, il lavoratore ogni anno dovrà presentare alla Commissione paritetica provinciale anche tramite l’Ufficio prov.le dell’Amministrazione Forestale, competente per il comparto di appartenenza, dichiarazione attestante l’assenza di elementi di incompatibilità con la permanenza nell’elenco speciale e nella specifica graduatoria. In carenza di presentazione della dichiarazione il lavoratore non potrà essere avviato o immesso al lavoro per l’anno di competenza.
    
    Nel caso che nell’aggiornamento dei contingenti distrettuali (LTI e 151) si venga a realizzare una carenza di lavoratori del contingente inferiore tale da non essere sufficiente ad integrare i posti resisi disponibili (nel contingente superiore), si attuerà una mobilità interdistrettuale ad istanza, l’individuazione tra i lavoratori che avranno dato la disponibilità, verrà effettuata formulando una graduatoria con i criteri che verranno indicati dall’Osservatorio regionale paritetico.
    
    Nel caso detta carenza non venisse integrata per intero, si potrà attingere ai lavoratori disoccupati che diano la disponibilità ai sensi delle vigenti norme. Gli stessi verranno selezionati in base alle norme regionali e nazionali vigenti (L.r. 24/11/2011 n. 25 art. 23) e assunti, nell’anno, per 101 gg.. Tale procedura potrà essere utilizzata, su proposta della Commissione paritetica provinciale e deroga deliberata dall’Osservatorio, nel caso di situazioni eccezionali, e nel caso di località disagiate (come ad esempio le isole minori).
    
    Le assunzioni verranno gestite dalle stesse amministrazioni forestali, nel rispetto dell’ordine di graduatoria secondo le norme di legge e contrattuali in vigore attraverso chiamata diretta e previa concertazione con le OO.SS. firmatarie del CCNL e del CIRL di settore. Conseguentemente dovranno essere abrogate le norme che prevedono l’avviamento, nel settore forestale, tramite i centri per l’Impiego nonché le residue competenze in materia demandate alle Commissioni M.O.A..
    
    La composizione dell’Osservatorio regionale paritetico del lavoro forestale (art. 48 L.r. 14/2006) è rideterminata come segue: i Dirigenti Generali dei Dipartimenti competenti, altri due Dirigenti o esperti delle Amministrazioni Forestali, un dirigente del Dipartimento Lavoro, due rappresentanti per ciascuna organizzazione sindacale firmataria del CCNL e del CIRL applicato.
    
    L’Osservatorio regionale paritetico del lavoro forestale avrà oltre ai compiti previsti dalla L.r. 14/06 quelli di cui alla nuova legge. Le convocazioni sono di pertinenza del Presidente, in sua assenza o carenza, dal Vice presidente.
    
    L’Osservatorio dovrà essere convocato con cadenza almeno bimestrale o quando un terzo dei componenti ne faccia richiesta.
    
    Alla nomina del Presidente provvede l’Assessore dell’Agricoltura, il Vice presidente dalle OO.SS. componenti.
    
    L’Osservatorio non ha scadenza, i componenti revocati sono sostituiti per competenza da provvedimento assessoriale o da comunicazione delle OO.SS. In seconda convocazione l’Osservatorio potrà deliberare anche in assenza di una delle parti componenti sempreché sia stato raggiunto il numero legale del 50% più 1.
    
    Sede dell’Osservatorio è l’Assessorato regionale dell’agricoltura ma potrà essere convocato anche in sede diversa.
    
    L’Osservatorio si doterà di un proprio regolamento. L’Osservatorio indicherà con propria delibera le incompatibilità e le altre cause che comporteranno la cancellazione, del lavoratore, dall’Elenco speciale e dalle graduatorie.



 
D.S.
 
 
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Direttore Responsabile: Tonino Pitarresi
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