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Anno XXVI - Registrazione Tribunale di Palermo n° 08 del 24.02.1990  Ultimo aggiornamento lunedì 5 dicembre 2016, 20:20

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Palermo - Domenica 26 Giugno 2016
La crisi al Giornale di Sicilia


Cgil:trovata intesa che scongiura licenziamenti dei poligrafici



 

Palermo 26 Giugno 2016 – Per la seconda volta, in oltre un secolo di vita, il più importante quotidiano della Sicilia occidentale vive e per la seconda volta una crisi profonda dovuta a ristrette di tipo economico. Due anni fa abbiamo assistito al primo sciopero della storia del quotidiano fondato da Girolamo Ardizzone, oggi la Cgil scongiura licenziamenti. E' stata raggiunta l'intesa fra il Giornale di Sicilia ed i sindacati che scongiura i licenziamenti dei lavoratori investiti dalle procedure di mobilità aperte ad aprile. L'accordo prevede 24 mesi di contratto di solidarietà difensivo di tipo B a partire dal 1 Agosto (con percentuali di applicazioni pari al 42% per 33 lavoratori ed al 16% per 3 lavoratori). "Finalmente si è chiusa la brutta pagina che rischiava di vedere 20 poligrafici del Giornale di Sicilia licenziati - dice il Segretario Generale della SLC CGIL Palermo Maurizio Rosso - esprimiamo soddisfazione per la firma apposta, firma che scongiura i licenziamenti tramite un accordo di solidarietà. I lavoratori - continua Rosso - pagheranno un prezzo durissimo per mantenere il posto di lavoro e per continuare la produzione di questo importante organo di stampa di Palermo e della Sicilia tutta, ed è per questo motivo che la SLC CGIL di Palermo fa appello alle istituzioni politiche ed alla cittadinanza tutta: cominciare adesso un nuovo impegno ed un nuovo percorso per far si che le trasformazioni che investono questo settore diventino un'opportunità di sviluppo che permettano di competere in un mercato che certamente è investito dalla Digitalizzazione e dalle nuove piattaforme multimediali". "E' stata una trattativa durata più di due mesi - aggiunge Rosso - e che ha visto i lavoratori ed il Sindacato impegnati a trovare una soluzione che mantenesse posti di lavoro e la continuazione di un prodotto culturale di fondamentale importanza. Le ricchezze di professionalità che abitano questo giornale sono un patrimonio che non si può disperdere. Palermo e la Sicilia, in un momento di crisi così profonda, hanno bisogno sempre più di mezzi di comunicazione così importanti. La SLC CGIL - conclude il Segretario Generale Maurizio Rosso - sarà sempre più impegnata nella ricerca spasmodica di crescita e sviluppo per istituzioni culturali così importanti, che hanno contribuito nel caso specifico del Giornale di Sicilia, alla lotta contro la mafia ed alla corruzione per una società civile e moderna inserita in una Europa nuova; soprattutto alla luce dei nuovi venti xenofobi che soffiano in Europa. La società moderna ha bisogno di inclusione e la storia della Sicilia racconta meravigliose pagine di convivenza e contaminazione. La SLC auspica quindi un nuovo impegno che sia foriero di sviluppo e occupazione.


" Parole piene di significato quelle di Rosso ma, aggiungiamo noi, con tutto il dovuto rispetto per i lavoratori, la dirigenza del Giornale di Sicilia dovrebbe cambiare metodo per fare profitto. Negli anni questo quotidiano ha tratto vantaggio sfruttando i collaboratori pagando loro una striminzita miseria rispetto alla produzione che questi garantivano all'editore sia della carta sia di Tgs. Chi scrive, ha collaborato per molti anni sia per il Giornale di Sicilia sia per l'emittente di Tgs, in cambio di somme di denaro che non coprivano neanche la benzina per gli spostamenti. Altra storia le collaborazioni prestate per il quotidiano L'Ora dove i compensi erano adeguati ma lì è stato l'editore, il Partito Comunista, a volere chiudere un giornale prestigioso. L'idea del sindacato di sensibilizzare l'opinione e la politica la condividiamo fino ad un certo punto. Se questo deve essere il parametro da utilizzare, allora lo si adoperi anche per tutte le altre realtà editoriali minori siciliani che hanno al loro interno contratti di lavoro. Un peso ed una misura. Dovremmo cambiare atteggiamento nei confronti di coloro che fanno gli editori di mezzi di comunicazione, non garantendo loro alibi che non gli appartengono se questi, alla fine scelgono il profitto ingordo come arma di ricatto salariale.
 
Tonino Pitarresi
 
 
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