Giornale del Mediterraneo: Quotidiano d'Informazione

Anno XXVI - Registrazione Tribunale di Palermo n° 08 del 24.02.1990  Ultimo aggiornamento 2016-12-03 12:51:06

"IO DIRÒ LA VERITÀ"

(tratto dal primo dei sette costituti del filosofo Giordano Bruno 1548-1600 bruciato vivo come eretico a Campo dè Fiori - Roma )

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Catania - Martedì 9 Agosto 2016
Milan ai cinesi




Angelo Attaguile 

Catania 9 Agosto 2016 - “Milan ai cinesi? Dal marzo del 2014 la nostra proposta di legge sull’azionariato ai tifosi giace in commissione in quanto la maggioranza e i ‘poteri forti’ non vogliono che venga inserita all’ordine del giorno per la discussione”. A parlare è il deputato Angelo Attaguile, segretario nazionale di ‘Noi con Salvini’ e della Commissione nazionale Antimafia, assieme a Giancarlo Giorgetti primi firmatari di una proposta di legge, sottoscritta da tutti i parlamentari aderenti al gruppo della Lega-Noi con Salvini, che obbliga di riservare una quota importante dell'azionariato sociale, ben il 70%, ai tifosi.
    
    Modificando l’art. 10 della legge 23 marzo 1981 n. 91 in materia di proprietà e organizzazione delle società sportive professionistiche, “i veri proprietari delle società sportive –commenta Angelo Attaguile- diventerebbero quindi i tifosi stessi che si ritroverebbero ad essere soci di maggioranza, mentre i presidenti o comunque i gruppi societari di potere, non potrebbero detenere oltre il 30% del capitale sociale”.
    
    La proposta di legge, come spiega l’on. Angelo Attaguile, ex presidente e oggi presidente onorario del Catania calcio, rappresenta anche un'iniziativa concreta per contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata, essendo che i veri timonieri delle società diverrebbero i tifosi, “quindi un azionariato diffuso e non concentrato nella mani di una o due persone”.
    
    “Se il parlamento si decidesse a trattare e approvare questa proposta di legge – chiarisce Angelo Attaguile- non solo eviteremmo il rischio d’infiltrazioni mafiose, ma riusciremmo a coinvolgere maggiormente i tifosi che via via stanno abbandonando gli stadi amareggiati da gestioni societarie spesso incomprensibili. Il modello che proponiamo è ben collaudato in altri paesi europei –aggiunge l’on. Angelo Attaguile- con risultati estremamente positivi. Basti pensare ai 170mila soci-tifosi del Barcellona o alla normativa tedesca che vieta a un singolo socio di detenere oltre il 50% delle azioni, limite ridotto addirittura al 30% dagli statuti delle società sportive”.
    
    Attaguile si sofferma anche sulla strana involuzione del sistema calcio italiano: “ormai quasi tutti i più grandi club sono in mano ad investitori stranieri, dal Milan all’Inter, per non parlare della Roma. I giocatori stranieri, anche nelle giovanili, tolgono spazi agli atleti di nazionalità italiana con la conseguenza che le nostre rappresentative non sono più temute come un tempo. Di lega italiana –aggiunge un preoccupato Attaguile- sta rimanendo ben poco e peraltro è naturale che si tratti di presidenti che, non essendo italiani, non abbiano a cuore la questione azzurra e questo gioca anche a svantaggio delle nostre nazionali”.
    
    La proposta di legge, come spiega l’on. Angelo Attaguile, consentirebbe di “arginare il drammatico fenomeno della violenza negli stadi, risultato della responsabilizzazione del tifoso-socio”. La proposta modifica della legge n. 91 del 1981, stabilisce anche l’obbligo di inserire negli statuti societari un organo consultivo che, assicurando un’adeguata informazione sulle vicende che interessano l’opinione pubblica, sia capace di creare un’importante cinghia di collegamento tra le società sportive e i tifosi.
    
    Segue la proposta di Legge:
    
    ART.1.
    
    1- Dopo il sesto comma dell’articolo 10 della legge 23 marzo 1981, n. 91, e successive modificazioni, sono inseriti i seguenti: «Nelle società sportive costituite nella forma di società per azioni o di società a responsabilità limitata non può essere intestato allo stesso soggetto, o comunque a soggetti a questo collegabili, un numero di azioni o di quote che superi il 30 per cento del capitale sociale. In deroga alla normativa vigente in materia di società di capitali, è altresì proibito ogni patto parasociale che determini direttamente o indirettamente il controllo della società sportiva.
    
    Negli statuti delle società sportive deve essere previsto un organo consultivo, il cui parere è obbligatorio ma non vincolante, al quale sono sottoposti preventivamente i bilanci e al quale è presentato il programma annuale della programmazione sportiva. L’organo deve es- sere formato da un minimo di 100 a un massimo di 1.000 persone elette ogni anno dagli abbonati alla società sportiva con sistema elettronico in base a un apposito regolamento approvato dal consiglio di amministrazione della stessa società. Un’ulteriore quota di membri, pari al 10 per cento di quelli elettivi, è nominata, per un periodo di tre anni, dal medesimo consiglio di amministrazione tra i dirigenti e gli atleti della società sportiva che si sono distinti per attacca- mento ai colori sociali. L’organo consultivo elegge a maggioranza tra i propri membri il presidente che può parteci- pare, in qualità di osservatore, alle riunioni degli organi sociali della società sportiva».
    
    ART.2.
    
    1. Le società sportive professionistiche devono adeguare il proprio assetto societario alle disposizioni di cui all’articolo 1 entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. In caso di inadempienza, l’organismo federale competente provvede alla nomina di un commissario per ogni società con il compito di procedere all’adeguamento entro tre mesi dal suo insediamento.
    
    D’iniziativa dei deputati:
    
    Attaguile, Giancarlo Giorgetti, Allasia, Berretta, Borghesi, Bossi, Matteo Bragantini, Buonanno, Bur- Tone, Busin, Caon, Caparini, Fedriga, Riccardo Gallo, Alberto Giorgetti, Grimoldi, Guidesi, Gullo, Inver- Nizzi, Leone, Lo Monte, Marantelli, Marcolin, Minardo, Molea, Molteni, Piccoli Nardelli, Piepoli, Gianluca Pini, Prataviera, Rondini, Rosato, Scotto.
    
    
    
    Ecco la proposta di legge
    
    
    
    Proposta di legge
    
    d’iniziativa dei deputati
    
    Attaguile, Giancarlo Giorgetti, Allasia, Berretta,
    
    Borghesi, Bossi, Matteo Bragantini, Buonanno, Burtone, Busin, Caon, Caparini, Fedriga, Riccardo Gallo,
    
    Alberto Giorgetti, Grimoldi, Guidesi, Gullo, Invernizzi, Leone, Lo Monte, Marantelli, Marcolin, Minardo, Molea, Molteni, Piccoli Nardelli, Piepoli,
    
    Gianluca Pini, Prataviera, Rondini, Rosato, Scotto
    
    modifica all’articolo 10 della legge 23 marzo 1981, n. 91,
    
    in materia di proprietà e organizzazione delle società
    
    sportive professionistiche
    
    presentata il 18 marzo 2014
    
    onorevoli colleghi ! — In Italia lo sport
    
    più seguito dai cittadini, il calcio, è da anni
    
    in crisi. Crisi di risultati sul piano internazionale, dei bilanci nella grande maggioranza delle società e di pubblico per la
    
    diminuzione della presenza negli stadi. Un
    
    altro dato molto allarmante lo ricaviamo
    
    dai fatturati mondiali delle vendite televisive delle partite dei diversi campionati di
    
    calcio che hanno visto precipitare l’interesse per le squadre italiane nonostante sia
    
    cresciuta l’attenzione per il calcio grazie
    
    all’ingresso della Cina, unitamente a tutto
    
    l’estremo oriente e ai paesi arabi, nella platea degli appassionati di questo sport.
    
    Dell’ampliamento della platea dei telespettatori stanno beneficiando le società
    
    sportive inglesi, spagnole e, negli ultimi
    
    anni, tedesche, mentre la vendita dei biglietti, anche di eventi di particolare interesse agonistico tra i migliori club italiani,
    
    produce un fatturato addirittura inferiore
    
    a quello di una partita ordinaria della
    
    squadra del Barcellona.
    
    Da più parti si invoca una riforma del
    
    « sistema » calcio, l’ennesima in Italia ad
    
    essere auspicata insieme a quella delle
    
    istituzioni, della giustizia, del mercato del
    
    lavoro e del sistema fiscale, ma purtroppo
    
    sulla crisi riconosciuta del « pianeta » calAtti Parlamentari — 1 — Camera dei Deputati
    
    XVII LEGISLATURA — DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI — DOCUMENTI
    
    cio non si è sviluppato un dibattito che
    
    abbia portato a proposte innovative e
    
    neanche a suggerimenti minimali. Le istituzioni del mondo del calcio sembrano
    
    bloccate dal sistema di interessi che attualmente le condiziona e che difficilmente lascia spazio a venti di riforma.
    
    Eppure la crisi di uno sport così popolare come il calcio rappresenta un problema di portata rilevante all’interno del
    
    quadro sociale del Paese e merita un
    
    dibattito più elevato rispetto a quello portato avanti anche all’interno delle strutture
    
    federali: ed è questa la considerazione alla
    
    base della presente proposta di legge che
    
    prevede una modifica alla normativa vigente dalla quale si ritiene possa partire
    
    un processo virtuoso.
    
    Il primo obiettivo è quello di garantire
    
    una maggiore responsabilizzazione dei tifosi e un aumento delle possibilità di
    
    afflusso di nuovi capitali in favore delle
    
    società sportive, ma soprattutto una maggiore trasparenza nell’impiego delle
    
    enormi risorse che, soprattutto i grandi
    
    club, muovono.
    
    La generica criminalizzazione del tifoso
    
    ha comportato solo l’allontanamento di
    
    molte famiglie dagli stadi e lo strapotere
    
    delle esigenze televisive nelle scelte relative
    
    alle date e agli orari delle partite hanno
    
    reso difficile la partecipazione agli eventi
    
    sportivi, mentre ci si è ben guardati dal
    
    seguire l’esempio inglese che ha definitivamente allontanato gli hooligan ovvero
    
    quello tedesco o spagnolo che hanno riconsegnato gli stadi e le società ai tifosi.
    
    Probabilmente un motivo strutturale
    
    nel quale può individuarsi l’origine della
    
    crisi italiana è quello che le società sportive sono divenute soggetti giuridici economici e, quindi, bene esclusivo dei « proprietari », togliendo ai tifosi ogni ruolo e
    
    ogni responsabilità. È questa una follia
    
    tutta italiana che molti sostengono essere
    
    figlia del fatto che i grandi club erano in
    
    mani di ricchi padroni e queste fatto ha
    
    indirizzato il mondo del calcio verso una
    
    normativa opposta a quella spagnola che
    
    consente alla squadra del Barcellona (e
    
    non a caso con i risultati che ottiene) di
    
    essere di proprietà dei propri tifosi
    
    (170.000 soci) o a quella tedesca che
    
    proibisce a un singolo socio di detenere il
    
    50 per cento delle azioni, un limite che è
    
    stato ridotto addirittura al 30 per cento
    
    dagli statuti delle società sportive.
    
    Anche per il calcio occorre che il
    
    Parlamento proceda a una riforma che
    
    consenta di riportare la tifoseria a sentirsi
    
    corresponsabile nelle scelte, fatto indispensabile se si vogliono assicurare bilanci
    
    equilibrati e se si vogliono evitare le spese
    
    folli che rendono negativi la maggior parte
    
    dei medesimi bilanci.
    
    Un primo importante passo per riformare il sistema è individuato nel favorire
    
    un azionariato diffuso: probabilmente si
    
    vedrebbero improvvisamente diminuire gli
    
    acquisti di atleti sud-americani, il cui
    
    costo del cartellino non viene pagato alle
    
    società sportive di provenienza ma a diversi soggetti, spesso irrintracciabili, verso
    
    cui si dirigono « legalmente » milioni e
    
    milioni di euro che ogni anno lasciano
    
    « ufficialmente » l’Italia, e probabilmente
    
    diminuirebbe la richiesta di giocatori bulgari, cossovari, o serbi, le cui società
    
    sportive di appartenenza sono soggette ad
    
    autorità di controllo di recente tradizione.
    
    Questa riforma ha un elemento centrale: le squadre, i loro colori e le loro
    
    tradizioni non possono divenire un valore
    
    materiale soggetto a stime, valutazioni o
    
    compravendite, soprattutto, non possono
    
    appartenere a nessun singolo soggetto,
    
    persona o società, perché sono beni indisponibili sui quali deve cessare ogni speculazione. Le società sportive devono essere amministrate in maniera da poter
    
    ricevere indicazioni e censure dagli sportivi legati alle stesse società, utilizzando
    
    magari il metro indicatore dell’abbonamento unito a quello di una riconosciuta
    
    militanza come dirigente o atleta.
    
    Se un presidente-padrone di società
    
    sportive portasse undici atleti a giocare
    
    nello Stadio olimpico di Roma o in quelli
    
    di Torino o di Milano con un nome e con
    
    i colori diversi da quelli della Lazio, della
    
    Roma o della Juve, probabilmente avrebbe
    
    come pubblico solo i familiari degli atleti
    
    e come utenti televisivi solo poche famiglie
    
    di loro congiunti. Nelle casse della società
    
    Atti Parlamentari — 2 — Camera dei Deputati — 2202
    
    XVII LEGISLATURA — DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI — DOCUMENTI
    
    non entrerebbe neanche un euro per diritti televisivi, per i biglietti e per la
    
    vendita dei prodotti con il marchio della
    
    squadra.
    
    Tutti i presidenti delle squadre commercializzano i simboli, i colori e la storia
    
    che sono condivisi da migliaia, a volte da
    
    milioni, di cittadini che si sentono parte
    
    integrante di una società sportiva. Per chi
    
    tifa per una squadra, i colori e le insegne
    
    divengono, infatti « patrimonio genetico »,
    
    come l’appartenenza alla Nazione, come la
    
    convinzione religiosa e come l’affetto per
    
    le persone care.
    
    Oggi le società sportive praticano l’assoluto divieto di rapporti dei giocatori e di
    
    tutti dirigenti con giornalisti, e con radio
    
    locali, impediscono loro di presenziare a
    
    qualsiasi evento, se non all’interno delle
    
    strutture societarie o sotto il loro controllo
    
    e, infine, allontanando dalle società degli
    
    uomini simbolo della loro storia calcistica
    
    recente provocano un sempre maggiore
    
    distacco della tifoseria.
    
    Un’altra emergenza è rappresentata
    
    dalla presenza sempre più numerosa di
    
    giocatori stranieri, inseriti anche nei vivai
    
    giovanili, che ha portato ad allontanare
    
    dall’immaginario delle famiglie la squadra
    
    come possibile scelta dei giovani, un fatto
    
    che fa crescere in maniera preoccupante
    
    la rabbia dei tifosi che si sentono minacciati anche nella continuità familiare della
    
    fede calcistica.
    
    È molto probabile che togliere un « padrone » alle società sportive porterebbe
    
    diversi vantaggi: la riduzione dei costi di
    
    gestione relativi ai soggetti che controllano
    
    la società, il rispetto per il tifoso e, parallelamente, il rispetto dello stesso tifoso
    
    per tutti i beni e gli interessi della società
    
    che sentirebbe come propri e rispetto ai
    
    quali assumerebbe un atteggiamento di
    
    protezione e di tutela.
    
    L’analisi dell’intera vicenda sportiva del
    
    calcio professionistico italiano spinge
    
    quindi a una riforma urgente, anche in
    
    considerazione di alcuni allarmanti stati di
    
    tensione tra società sportive e tifoserie e la
    
    presente proposta di legge vuole rappresentare un primo contributo strutturale.
    
    Essa, infatti, modificando l’articolo 10
    
    della legge n. 91 del 1981, all’articolo 1
    
    stabilisce un limite alla proprietà di quote
    
    o di azioni delle società sportive da parte
    
    di una sola persona o di un solo soggetto
    
    giuridico, eliminando la possibilità di accordi tra i detentori di quote o di azioni
    
    finalizzati a una conduzione « combinata »
    
    della società.
    
    Stabilisce poi l’obbligo di inserire negli
    
    statuti societari un organo consultivo assicurando un’adeguata informazione su
    
    vicende che interessano l’opinione pubblica creando un’importante cinghia di
    
    collegamento tra le società sportive e i
    
    tifosi, che può altresì essere utilizzata
    
    anche per disciplinare il tifo e per responsabilizzarlo.
    
    All’articolo 2 si prevedono i tempi per
    
    l’adeguamento alla nuova normativa da
    
    parte delle società sportive.
    
    Atti Parlamentari — 3 — Camera dei Deputati — 2202
    
    XVII LEGISLATURA — DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI — DOCUMENTI
    
    PROPOSTA DI LEGGE
    
    __
    
    ART. 1.
    
    1. Dopo il sesto comma dell’articolo
    
    10 della legge 23 marzo 1981, n. 91, e
    
    successive modificazioni, sono inseriti i
    
    seguenti:
    
    « Nelle società sportive costituite nella
    
    forma di società per azioni o di società
    
    a responsabilità limitata non può essere
    
    intestato allo stesso soggetto, o comunque
    
    a soggetti a questo collegabili, un numero
    
    di azioni o di quote che superi il 30 per
    
    cento del capitale sociale. In deroga alla
    
    normativa vigente in materia di società di
    
    capitali, è altresì proibito ogni patto parasociale che determini direttamente o
    
    indirettamente il controllo della società
    
    sportiva.
    
    Negli statuti delle società sportive deve
    
    essere previsto un organo consultivo,
    
    il cui parere è obbligatorio ma non
    
    vincolante, al quale sono sottoposti preventivamente i bilanci e al quale è presentato il programma annuale della programmazione sportiva. L’organo deve essere formato da un minimo di 100 a un
    
    massimo di 1.000 persone elette ogni
    
    anno dagli abbonati alla società sportiva
    
    con sistema elettronico in base a un
    
    apposito regolamento approvato dal consiglio di amministrazione della stessa società. Un’ulteriore quota di membri, pari
    
    al 10 per cento di quelli elettivi, è
    
    nominata, per un periodo di tre anni, dal
    
    medesimo consiglio di amministrazione
    
    tra i dirigenti e gli atleti della società
    
    sportiva che si sono distinti per attaccamento ai colori sociali. L’organo consultivo elegge a maggioranza tra i propri
    
    membri il presidente che può partecipare, in qualità di osservatore, alle riunioni degli organi sociali della società
    
    sportiva ».
    
    Atti Parlamentari — 4 — Camera dei Deputati — 2202
    
    XVII LEGISLATURA — DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI — DOCUMENTI
    
    ART. 2.
    
    1. Le società sportive professionistiche
    
    devono adeguare il proprio assetto societario alle disposizioni di cui all’articolo 1
    
    entro sei mesi dalla data di entrata in
    
    vigore della presente legge. In caso di
    
    inadempienza, l’organismo federale competente provvede alla nomina di un commissario per ogni società con il compito di
    
    procedere all’adeguamento entro tre mesi
    
    dal suo insediamento.
    
    Atti Parlamentari — 5 — Camera dei Deputati — 2202
    
    XVII LEGISLATURA — DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI — DOCUMENTI



 
C.S.
 
 
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Quotidiano regionale d'informazione
Anno: XXVI
Direttore Responsabile: Tonino Pitarresi
Registrazione Tribunale di Palermo: n° 08 del 24.02.1990
Editrice: Associazione Zed
Direzione, Amministrazione: Corso Camillo Finocchiaro Aprile, 165 - Palermo