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Anno XXVI - Registrazione Tribunale di Palermo n° 08 del 24.02.1990  Ultimo aggiornamento lunedì 5 dicembre 2016, 8:50

"IO DIRÒ LA VERITÀ"

(tratto dal primo dei sette costituti del filosofo Giordano Bruno 1548-1600 bruciato vivo come eretico a Campo dè Fiori - Roma )

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Palermo - Martedì 23 Agosto 2016
Il Duomo di Lercara Friddi


 

Lercara Friddi (PA)-23 Agosto 2016. La chiesa madre di Lercara Friddi in provincia di Palermo, intitolata a Maria SS. della Neve, è stata edificata tra il 1702 ed il 1721 sulle mura della vecchia parrocchia colà esistente dedicata alla Madonna del Rosario. La planimetria del Duomo ricalca quella della chiesa palermitana dedicata a San Matteo a croce latina e tre navate, splendido esempio del barocco palermitano in corso Vittorio Emanuele, che ha ospitato le spoglie mortali dello scultore Giacomo Serpotta. Dal passato si tramanda la notizia che la chiesa madre di Lercara Friddi dovesse essere in profondità più lungo di un terzo, secondo un progetto di partenza; ma poi per questioni di opportunità in parte a noi sconosciute, lo spazio si contrasse a quello attuale. La costruzione della chiesa avvenne sotto la baronia degli Scammacca e precisamente a Giuseppe Scammacca discendenti dai Lercaro alla quale famiglia si deve l’ideazione e la fondazione del centro abitato di Lercara Friddi. Il soffitto del Duomo ha subito alcuni restauri nel 1883, mentre nel 1910 è stata ricostruita la facciata mentre era Arciprete Monsignor Giuseppe Marino. Rispetto al progetto del 1906, elaborato dall’ingegner Alessandro Lazzarini, il restauro ha presentato delle varianti nella collocazione delle statue, infatti erano previste la Madonna in alto e due sante ai lati, alla fine furono collocati il Cristo Redentore alla sommità, la Madonna a sinistra e San Giuseppe a destra.

All’interno della chiesa, ai lati dell’ingresso principale, sul muro interno del nella parte bassa del prospetto, si trovano, due iscrizioni ottocentesche, una per fianco: una in memoria di Giuseppe Graziadei, ingegnere del Trentino, morto in Lercara Friddi nel 1865, ed un’altra del Belga Feliz Coupez, tesoriere alle ferrovie calabro-siciliane, morto nel 1864. Una terza lapide è invece posta – sempre sull’interno della facciata – sopra l’entrata centrale ed è dedicata all’Arciprete Giuseppe Marino.

Interno 


    
    Nel 1995 il simulacro del Cristo Redentore posto sull’apice della facciata, fu rimosso perché usurato e pericolante dal 1991 quando un fulmine lo colpì.
    
    L’orologio del prospetto, nel campanile destro, collocato alla fine del 1700, fu rimosso e cambiato una prima volta nel 1870 per poi essere sostituito nel 1980 con uno elettrico. Il sagrato della chiesa è lateralmente delimitato da due ringhiere di pregevole fattura e da due coppie di lampioncini per l’illuminazione, alimentati dal 1915 da energia elettrica restaurato nel 1990 e nel 2005.
    
    Nel 1964 per una ristrutturazione interna è stato smantellato il pavimento, mentre le originarie pitture sul soffitto, degli artisti Fortunato Lo Cascio e Salvatore Gattuso risalgono al 1936.
    
    Sul muro posto tra l’altare maggiore e quello della Madonna della Neve si nota un medaglione con una croce recante l’iscrizione in latino cosi tradotto: “A chi bacia questa croce posta nel Duomo e recita un Pater una volta al giorno è concessa un’indulgenza di duecento giorni”.
    
    Tra gli arredi sacri più importanti sono da annoverare cinque tele: La Santissima Trinità e la Madonna con l’Ostensorio, entrambi opere di Giuseppe Salerno detto “Lo zoppo di Gangi”, la Pentecoste di Giuseppe Carta (1809-1889), l’Immacolata e il Battesimo di Gesù attribuiti all’artista marchigiano Carlo Maratti, nonché le tante statue in legno raffiguranti madonne e santi.



    
    Tra gli altari, vi è quello dedicato a San Francesco di Paola con la statua lignea del Santo. A tal proposito si racconta che lo scultore della statua sia stato un costruttore di bare che, sul finire del XIX secolo utilizzò un fusto di legno proveniente da un albero improduttivo di pere. Lo scultore, allora maturò la convinzione che se il pero era già improduttivo non avrebbe potuto portare alcun giovamento ai fedeli del Santo che l’avrebbero invocato con le loro preghiere, ciò nonostante la statua fu completata dall’artista e collocata all’interno della chiesa.
    
    Questa storia diede vita ad una filastrocca: “Piru ca nascisti na l’ortu eccillenti. Pira, cu u sapi quantu n’avisti a fari. T’adoro comu Cristu onnipotenti. Frutti un facisti e miracula vo’ fari?”.
    
    
    
    ngibiino@gdmed.it

 
Antonino Gibiino
 
 
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