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Anno XXVI - Registrazione Tribunale di Palermo n° 08 del 24.02.1990  Ultimo aggiornamento sabato 3 dicembre 2016, 20:30

"IO DIRÒ LA VERITÀ"

(tratto dal primo dei sette costituti del filosofo Giordano Bruno 1548-1600 bruciato vivo come eretico a Campo dè Fiori - Roma )

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Palermo - Mercoledì 31 Agosto 2016
Licenziati 109 lavoratori Gruppo Aiello




Francesco Piastra, segretario Fillea Palermo 

Palermo 31 Agosto 2016 – Si trovavano già in stato di agitazione da mesi, i lavoratori edili dell'ex Gruppo Aiello di Bagheria, confiscato per mafia. I lavoratori, in tutti questi mesi, hanno vissuto una feroce contraddizione:da un lato lo Stato sequestra i beni ai mafiosi ma dall'altro impedisce a coloro che di mafia non c'entrano di perdere il lavoro. La Fillea Cgil respinge i licenziamenti decisi dalla direzione provinciale per il lavoro di Palermo a conclusione della procedura di mobilità per i 109 lavoratori delle aziende confiscate del gruppo Aiello di Bagheria Ati Group, Emar e Ediltecna. E annuncia che li impugnerà e che patrocinerà tutte le azioni legali necessarie. La Fillea di Palermo e la segreteria regionale della Fillea Cgil porteranno la questione al ministero dell'Interno, cui l'Agenzia nazionale dei beni confiscati alla mafia risponde, e agli altri livelli politici e istituzionali, nazionali e regionali.
    
     Resta ancora aperta la partita della destinazione dei beni aziendali e delle commesse e della sorte della cooperativa, che avrebbe dovuto garantire la continuità produttiva per i lavoratori edili. Ed é su questo terreno, sul quale c’erano stati impegni precisi con l’Agenzia e con l’amministratore, che la Fillea intende dare battaglia: sulle commesse e sulla destinazione dei beni dell’azienda l'Agenzia dei beni confiscati , che deve ancora riunire il suo consiglio per deliberare, secondo il giudizio della Fillea é stata “inadempiente”.
    
    
    
     All’incontro, oltre ai sindacati, erano presenti l'amministratore giudiziario dell'azienda Andrea Dara e Giuseppe Fortezza, dirigente dell'ANBSC, che sino all'ultimo hanno confermato la volontà di licenziare tutti i 109 lavoratori delle aziende edili del gruppo Aiello confiscate alla mafia.“Questi licenziamenti costituiscono un precedente inaccettabile, potrebbe aprirsi una voragine, se consideriamo che metà delle aziende sottratte alle mafia in Italia risiedono in Sicilia. Oltre al dramma per le famiglie, il risultato oggi é un danno sociale ed economico per i territori e una caduta della credibilità dello dello Stato democratico – dichiarano i segretari provinciale e regionale della Fillea Cgil Francesco Piastra e Franco Tarantino - La Fillea Cgil non accetta che i sacrifici di magistrati, forze dell'ordine ed eroici servitori dello Stato siano trasformati in licenziamenti. Si opporrà in tutti modi consentiti, valutando le azioni giuridiche e di denuncia politica e, sin da ora, chiede a chi debba apporre la firma sulle lettere di licenziamento di riflettere e di non farlo. E' il momento delle scelte responsabili e della consapevolezza e non quello del passivo adeguarsi ad abitudinarie pratiche burocratiche, peraltro in questo caso inapplicabili”.
    
    
    
    Secondo la Fillea Cgil non sussistono i presupposti per questi licenziamenti. “Sono state negate al sindacato le informazioni sui bilanci degli ultimi tre anni che, incredibilmente, non sono mai stati pubblicati – denunciano Piastra e Tarantino – Così come non abbiamo avuto informazioni sullo stato delle commesse e dei contratti in essere e sulle relazioni periodiche (obbligatorie, in forza del Codice delle leggi antimafia) sulla gestione delle aziende confiscate”.
    
     E adesso, a conclusione di una tra le più lunghe storie di gestione di un’azienda in amministrazione giudiziaria, per il sindacato é inaccettabile che l’Agenzia nazionale dei beni confiscati alla mafia non mantenga gli impegni sottoscritti sulla continuità produttiva e occupazionale delle aziende. “L'ANBSC deve garantire tale continuità come da previsioni di legge – aggiungono Piastra e Tarantino - Non può chiedere e sollecitare sindacato e lavoratori a formare la cooperativa prevista dalla legge e poi, con una clamorosa marcia indietro, rimangiarsi tutto e affermare che la legge non si applica. Vi sono commesse utili e importanti che non si sa che fine faranno e che dovrebbero invece costituire la base per l'applicazione concreta delle previsioni di legge. Impugneremo i licenziamenti per chiedere che l’Agenzia tramite la cooperativa e la gestione delle commesse garantisca la continuità produttiva. È un preciso impegno che è venuto meno. Per noi la vicenda non è conclusa. Non ci adegueremo e non vi saranno passi indietro nella lotta per la legalità e lo sviluppo”.



 
Giovanni Prestigiacomo
 
 
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