Giornale del Mediterraneo: Quotidiano d'Informazione

Anno XXVI - Registrazione Tribunale di Palermo n° 08 del 24.02.1990  Ultimo aggiornamento lunedì 5 dicembre 2016, 20:20

"IO DIRÒ LA VERITÀ"

(tratto dal primo dei sette costituti del filosofo Giordano Bruno 1548-1600 bruciato vivo come eretico a Campo dè Fiori - Roma )

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Palermo - Domenica 11 Settembre 2016
“ARABESQUE”




 

Cefalù (Pa) 11 Settembre 2016 - Minuetto di colori in una calibrata scenografia policroma, questa personale di Anna Nélida Forti; cornice elettiva in cui la dimensione paesaggistica, spesso simbolicamente ed espressivamente rappresentata ed attraverso cui l’animo dell’artista alita esprimendosi al meglio, è permeata da una sottile componente stilistica, raffinata e d’effetto, che plasma le opere con una patina di iridescente vitalità. Effluvio di sentimenti scaturenti da una elegiaca visione esistenziale, graficamente espressi e coordinati da un profondo senso estetico. Nélida non è nuova alla tematica qui trattata; in un certo senso l’ha sempre prediletta e covata con immutato entusiasmo. Il tempo ha favorito la sua maturazione spirituale e professionale mediando un suo più completo approccio all’arte. L’apparente semplicità dei suoi soggetti adombra il certosino impegno dalla Stessa dispiegato nell’accurato “cesello” col quale definisce le sue “icone”; in esse il connubio fra passione, talento, versatilità ed esperienza balza vivo all’osservatore che si trovi a visionare i dipinti esposti. In fondo, cos’è per l’uomo l’arte, se non il mezzo più immediato e mirifico per elevarsi spiritualmente e staccarsi dalla contingente realtà spesso non rispondente alle sue agognate aspettative? E’ evidente che l’Autrice non è insensibile alla fisicità dell’ambiente che la circonda e che rappresenta l’humus esteriore dove lei affonda le sue più veridiche radici umane e culturali costantemente protese nella imprescindibile ricerca del bello. E dal bello al sublime il passo è breve: non c’è che il fumus di una catarsi, l’animus della evanescente intercapedine che alligna fra terreno e divino, fra finito ed infinito, fra luce e tenebre, fra bene e male. In questo iperuranio concettuale l’abnegazione, lo studio e la costanza sono i detentori delle chiavi che ne permettono l’accesso. Nélida si lascia coinvolgere dalle sue più intime sensazioni creative che si manifestano spontanee, impellenti e fibrillanti, non condizionate da influssi di sciatti manierismi di comodo, né da abusate scolastiche correnti di pensiero, sfociando, infine, determinanti, nella economia del soggetto focalizzato che viene porto mondato, nella sua luce migliore; fattori, questi, che le consentono una rilassante produzione cromatica, principio e termine della propria poetica. I colori per lei rappresentano la materializzazione delle sue profonde pulsioni; il pennello, il supporto mediatico che le consente di trasmettere il senso più recondito della sua tendenza estetica. Attraverso tali supporti, i sentimenti dell’Autrice, costantemente celati per discrezione ed innata riservatezza, si manifestano prorompenti, si concretizzano, s’impongono, trasmettendo, anche a chi non sia aduso alla dimensione del colore, quel senso di dolcezza, di recepibile apparente serenità, di visibile placidità, gradevoli atteggiamenti che sono proprie della Forti, che fanno parte integrante della sua genetica spirituale e che permangono sul suo sembiante inondandolo d’una patina che dà di lei una immagine radiosa e serena.

Eppure sotto la dolcezza del suo modo di essere, sotto questa sua apparente serenità espressiva, in lei è intuibile un sottaciuto contrasto interno, un esistenziale conflitto sempre presente allo stato larvale seppure sorretto da una latente volontà indomita di riscatto; complessi componenti di una personalità tenace ed allo stesso tempo remissiva che la spingono a produrre, a dipingere, a palesarsi, ad essere, a vivere.
    
    Il fenomeno, se vogliamo, è quello che coinvolge un po’ tutti gli artisti protesi nelle molteplici espressioni dell’anima.
    
    Sulle orme delle sperimentali ricerche di William Turner, promotore del filone romantico nella pittura paesaggistica del suo tempo, e del successivo John Constable, per finire ai maggiori esponenti dell’impressionismo, ai macchiaioli ed ai pittori americani del XIX secoli, la Nostra persegue il suo iter artistico con l’immutata passione, col fervore e con il compiacimento di chi affida alla creazione artistica la magnificazione del proprio “io” nell’ambito della propria realizzazione.

 


    
    E’ una romantica, Nélida, una donna che scandisce la metrica della sua pittura al passo della linfa che la supporta; un contrappunto, il suo, fra sentimento e manualità, fra ispirazione e talento, fra versatilità e gusto.
    
    In queste esposte opere, nelle quali l’eccellente qualità espressiva è resa ancor più palpabile dalla luminosità prorompente che vien fuori dall’abile destreggiarsi del pastello, è facile riscontrare il rinnovato impegno creativo profuso nel calibrato dosaggio del colore; leitmotiv grafico, questo, che, nelle albe, nel baluginìo della prima luce ancora condizionata dal diradarsi delle notturne tenebre, ombre o foschie che siano, crea quella gradevole parvenza di chiarore diffuso, a tratti riverberante, che rende il dipinto ancor più vivido e gravido di significati.
    
    Così il placido stagnare delle acque con nello sfondo la nostra città nelle sue mirabili scenografiche vedute marine, a tratti con i flutti ancora increspati dopo la tempesta o lievemente mossi e corrucciati sospinti dalla brezza d’un vento in disarmo; o il tranquillo distendersi di essi in una dimensione elegiaca interrotta soltanto in primo piano da scogli che affiorano dal mare come d’incanto; o il volo dei gabbiani, sereno ed uniforme, sulle liquide distese, visione che dà un senso plastico di gioiosa libertà riscattando la condizione precaria dell’essere umano ed innalzandola verso un fantasmagorico promettente empireo; o la cattedrale rivisitata attraverso un dettaglio di agavi quasi a voler contrapporre la vitalità delle erbe alla graniticità del vetusto mausoleo; o le nature morte, siano esse fiori o frutta, offerte nell’armonica loro consistenza più palpabile, quella d’una tangibile freschezza; o la visione dello stesso normanno sacrario stagliantesi in una penombra ancestrale appena rischiarata da un cielo plumbeo; o il particolare di una piccola lucertola sperduta su una tortuosa stradicciola nel verde della campagna, atomo di vita immerso nelle intricate arboree trame della natura; o l’inquadratura della Caldura sullo sfondo di una distesa d’acque appena increspate alla prima chiarìa del mattino, esplosione di tenui bianchi in una dimensione spaziale di gradevole impatto, coreografico esempio che sembra racchiudere il concetto cosmico del soprannaturale nella multiforme variabilità del divenire; o la permanenza di un blu ancestrale che si dispiega in una coinvolgente prospettiva notturna del mare, di barche e di pontili, sapientemente calibrata da una consona profondità di campo, tutto ciò rappresenta l’espressione più pura d’un animo sensibile che amorevolmente coniuga una personalissima predilezione per il tema trattato alla indiscussa valenza tecnica impiegata nella accurata e fantasiosa confezione dei policromi orditi.


    
    Il che depone a favore di una sensibilità d’artista di tutto rispetto.
    
    La tradizione pittorica paesaggista nel nostro paese ha sempre vantato precedenti illustri che vanno dal Giotto al Da Vinci, dal Tiziano al Filippini, dal Canaletto al Ligabue ed a tanti altri importanti talenti per arrivare ai più recenti, pressoché coevi, Guttuso, Mattioli e Carpi.
    
    L’animo della Forti non si smentisce mai. La conosco da più lustri, apprezzandola, e su di lei ho anche speso in passato un mio qualche parere.
    
    Da anni sul campo, con alle spalle diverse personali e collettive, perpetua in questi più recenti oli (una trentina) offerti alla pubblica fruizione la linfa creatrice che sin dagli albori delle sue prime esperienze ha trasfuso sulle tele rivelando una personalità poetica di indubbio valore comunicativo.

 


    
    Nata a Sarandi in Argentina, e, giovanissima, traslata nel nostro paese dove ha studiato, ha vissuto e si è creata una famiglia sposando Vincenzo Camilleri, la Forti ha sempre portato avanti con passione ed impegno questa sua attività elettiva che, oltre a tributarle molteplici meritate soddisfazioni, si è rilevata per lei quel basilare sostegno spirituale che l’ha fedelmente accompagnata e sorretta in tutto il decorso delle sue esistenziali formative prove.
    
    Ha partecipato a molte mostre personali e collettive, locali e non, che l’hanno resa nota al grande pubblico. Le sue opere, oggi, fan parte di collezioni pubbliche e private sia in Italia che all’estero e sono menzionate su rinomati cataloghi.
    
    La sua giovanile visione del reale prescinde dalla sua età matura ed evidenzia la sua concezione poetica e la purezza del suo più riposto sentire: ella ci appare come una ragazza di diciotto anni che, all’aprirsi del sipario, si affaccia alla ribalta della vita.
    
    La mostra, dall’appropriato titolo “Giochi di luce” per le sue colorifiche evanescenze professionalmente offerte e che sarà fruibile sino al prossimo 25 Settembre, inaugurata ieri nei locali della sconsacrata chiesa dell’Annunziata col patrocinio del Comune di Cefalù, è stata esaustivamente introdotta da una brillante dissertazione della nota Prof.ssa Rosalba Gallà, stimata operatrice culturale del nostro comprensorio, adusa a fattivi interventi d’alto spessore e di sano costrutto. La Stessa, con le risapute preparazione e grazia che la contraddistinguono, col suo spigliato spirito comunicativo, col suo brioso fibrillante carattere che, all’occorrenza, sa essere serio o faceto, cambiando pelle e tono con apprezzabile coinvolgente estrema disinvoltura, ha forbitamente messo in evidenza il contenuto delle opere esposte, lo stile nella fattura di esse impiegato e varie notizie biografiche relative all’excursus umano ed artistico dell’Autrice.
    
    A sua volta, l’Avv.tessa Antoniella Marinaro, Assessora nel nostro Comune nonché insigne sostenitrice di prestigiosi contatti culturali protesi ad incrementare sempre maggiormente la rinomanza della nostra città, intervenuta oltre che nella qualità espletata nel proprio dicastero anche in rappresentanza del Sindaco, Rosario Lapunzina, assente per istituzionali impegni precedentemente contratti, ha espresso il proprio compiacimento per la varietà e la prestanza delle opere esposte, auspicando per l’Autrice un sempre più luminoso futuro.



    
    Visibilmente emozionata, infine, la stessa Anna Nelida Forti, ha ringraziato quanti l’hanno collaborata nella realizzazione della mostra, gli amici e tutti gli intervenuti.
    
    Selezionata, la presenza del pubblico in sala, formato non solo da acclarati esponenti della cultura e dell’arte, ma anche da simpatizzanti, i quali, interessati, non hanno mancato di complimentarsi con la pittrice.
    
    Fra i volti a me più noti a far corona all’avvenimento, rinomati artisti (pittori, scultori, letterati, politici) nostrani del calibro di: Franco D’Anna, sensibile interprete di una visione policroma del reale e docente emerito, per gusto e perfezionismo decano (del sacro collegio, stavo per dire) nel settore; Giuseppe Forte, infaticabile esecutore di immagini evangelizzanti; Benedetto Morello, realizzatore di pregevoli dipinti di indiscusso valore cromatico; Roberto Giacchino, che, con la sua bottega d’arte (un Antro di Dite, dove, a visitarla, scalpelli, mazzuoli, taglierini, lime, martelli, subbie, contorti pezzi di legno pronti ad essere forgiati, numerose opere già perfezionate e quant’altro fan bella mostra di sé riportando alla memoria l’operoso clima delle famose botteghe dei grandi maestri del passato popolate da un nutrito stuolo di industriosi discenti) porta avanti un impegno culturale di non indifferente rilevanza; Maria Vello, stilista, fashion designer e pittrice di merito con molte riuscite presentazioni alle sue spalle. E poi, ancora, Angela Barrile, che, col suo aspetto sempre giovanile, con le sue tele colorate, con le sue ceramiche e con i suoi disegni è sempre presente nel panorama artistico cefaludese; Liborio Asciutto, esimio infaticabile Pastore della locale chiesa dell’Itria; Amalia Misuraca, attenta cultrice di manifestazioni socio-religiose, la Sig.ra Mimma Saja, moglie del M°. D’Anna ed altri.
    
    Dall’importanza delle personalità convenute, oltre che dalle opere esposte, può desumersi la valenza dell’artista celebrata.
    
    Ad majora, Nélida!

 
Giuseppe Maggiore
 
 
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