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Palermo - Mercoledì 5 Ottobre 2016
La cedolare secca per gli affitti dei negozi, una ricetta contro la crisi del commercio


 

Palermo, 5 ottobre 2016 – La crisi del commercio a cui si riconduce più di un quarto del totale delle imprese (con una percentuale di ditte individuali superiore al 64 per cento), rappresenta da sempre un settore particolarmente esposto alla crisi economica che ormai attanaglia il nostro paese dal lontano 2007. Girando per le strade delle nostre città è sempre più facile imbattersi in cartelli “affittasi” o “vendesi” su saracinesche abbassate. “Una desertificazione commerciale” figlia della crisi, che colpisce in particolare i piccoli negozi, con un crollo del mercato delle locazioni e ben 600.000 locali rimasti sfitti nel 2015 in tutt’Italia. Il primo semestre 2016 conferma l’andamento negativo. Se analizziamo l’incremento percentuale delle chiusure con riferimento al periodo 1° gennaio 2016 – 30/06/2016, rispetto allo stesso periodo dell’anno 2015, i numeri che ne emergono sono veramente allarmanti. Si registra infatti, un incremento medio del 20 per cento circa con una punta massima del 23,2% a Milano e un 15,5% a Venezia, passando per 17% di Palermo e Catania. Che fare, allora, per invertire la tendenza e ridare fiato al commercio? A questa domanda ha cercato di trovare una risposta efficace l’Associazione Proprietari Immobiliari “Confabitare”, che ha elaborato un’idea ben precisa: Estendere la cedolare secca agli affitti commerciali. A tal proposito il Presidente nazionale Alberto Zanni spiega: “La nostra proposta è semplice e concreta. Si tratta di applicare anche ai locali commerciali la tassa fissa del 21 % (o del 10% nei comuni ad alta tensione abitativa), consentendo quindi ai proprietari di pagare un'imposta minore di quella ordinaria in cambio di un canone calmierato inferiore rispetto a quello di mercato”.


Ma quali potrebbero essere le controindicazioni? A questa domanda Zanni non ha dubbi: “Certo lo Stato avrebbe un mancato introito, ma a trarne vantaggio sarebbe tutto il tessuto sociale. Avere negozi aperti significa posti di lavoro, più servizi e consumi, meno degrado. Con la nostra proposta della cedolare secca che presenteremo al Governo e a tutte le forze politiche presenti in Parlamento, in previsione della discussione della Legge di Stabilità 2017, vogliamo porre un freno alla moria dei negozi e alla desertificazione dei nostri centri urbani”.
    
    
    
    ngibiino@gdmed.it

 
Antonino Gibiino
 
 
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