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Anno XXVI - Registrazione Tribunale di Palermo n° 08 del 24.02.1990  Ultimo aggiornamento lunedì 5 dicembre 2016, 20:20

"IO DIRÒ LA VERITÀ"

(tratto dal primo dei sette costituti del filosofo Giordano Bruno 1548-1600 bruciato vivo come eretico a Campo dè Fiori - Roma )

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Palermo - Giovedì 6 Ottobre 2016
A proposito di Carla Calò


Angelo Solito,primo da sx, con amici  

Palermo, 6 ottobre 2016 – A proposito del recente riconoscimento speciale FUIS consegnato alla'attrice palermitana, Carla Calò, in occasione del 90esimo compleanno, un nostro attento lettore, Angelo Solito, cinefilo, ammiratore della Calò, nonché organizzatore di eventi vari sul cinema, ha inviato al nostro giornale un particolareggiato articolo sull’attrice palermitana che, volentieri, pubblichiamo.
    
     Franco Verruso
    
    Appare Carla Calo’ e… il nero si illumina
    
    “1000 dollari sul nero” – diretto da Alberto Cardone e Mario Siciliano nel 1966 - potrebbe essere considerato come uno dei tanti spaghetti-western prodotti in Italia nella seconda metà degli anni ’60, se nel cast non ci fosse stata la nostra Carla Calò. Nel film, l’attrice impersona Rhonda Linston, una vedova alcolizzata che vive rinchiusa nella sua lussuosa dimora, covando odio contro i suoi concittadini per le umiliazioni subite quando era solo una cameriera. Rhonda ha due figli: Sartana (Gianni Garko), un pazzo sadico che sfrutta e terrorizza il paese con la sua banda e Johnny (Anthony Steffen), che è appena tornato dal carcere. I due fratelli sono molto diversi e si odiano. Per Rhonda, Sartana, è il suo vendicatore, un vero capo; Johnny, invece, è solo un debole. Quando i paesani guidati da Johnny si ribellano, Sartana decide di ucciderli tutti. Rhonda riceve la visita delle donne del luogo che la pregano di fermare il figlio. Lei rinfacciano loro i torti passati e pretende di essere supplicata in ginocchio. Le donne obbediscono senza fiatare. Rhonda esce mentre infuria la battaglia; incurante dei proiettili che le fischiano intorno e benché colpita più volte, cerca Sartana, lo affronta con le armi in pugno e gli impone di lasciare il paese. Dopo rientra in casa e muore tra le braccia di Johnny, dopo avergli fatto promettere che fermerà il fratello, ma senza ucciderlo. La recitazione di Carla Calò (nei titoli è Carroll Brown, nome d’arte che usava nelle coproduzioni) si eleva nettamente dalla media degli attori del genere western, dando vita a un personaggio difficile da dimenticare. E’ già abbastanza inconsueto che una donna abbia ruoli di spicco in un western italiano (uno dei pochi esempi è quello di Claudia Cardinale, la Jill di “C’era una volta il West” di Sergio Leone), ma è ancora più raro vedere un’attrice che si conquista un ruolo centrale pur apparendo in poche scene. Ci vuole mestiere e soprattutto personalità; ci voleva Carla Calò. Con la sua arte, dà forza e spessore umano al suo personaggio, quello di una donna consumata dalla sofferenza per aver fallito la sua missione di madre e per essere stata oggetto per anni di tante ingiustizie. Due mali impossibili da guarire; solo l’alcool l’aiuta a non pensare. La morte ce l’ha nel cuore e nell’aspetto. Rhonda veste sempre di nero. Ma tutto questo lo nasconde dietro l’aspetto di una madre autoritaria coi figli e di donna altera e sprezzante con gli altri. Tuttavia, qualcosa della sua umanità sopravvive e si manifesta quando, dopo aver fatto inginocchiare le donne, le invita con dolcezza a rialzarsi. Dopo metterà in gioco la sua vita per i suoi concittadini, pur sapendo che saranno proprio loro a ucciderla. Un altro momento toccante è quello della sua morte, quando, solo con uno sguardo breve ma intenso chiede perdono a Johnny dei suoi errori. La recitazione di Carla Calò si distacca nettamente da quella degli altri attori; questi, infatti, si limitano a riproporre, con poche varianti, gli stereotipi tipici del genere; c’è il cattivo ghignante, il giovane buono ma svelto di mano, lo sceriffo codardo, lo sgherro in vena di bravate, la bella innocente, il giudice corrotto, ecc. Più personaggi che persone, solo caratterizzazioni unidimensionali; nulla da scoprire oltre a ciò a che si vede. Carla Calò, invece, crea un personaggio a tutto tondo: sofferente ma, al tempo stesso, vendicativa, troppo debole con un figlio, troppo severa con l’altro, vorrebbe rimediare ai suoi errori, ma sa che è troppo tardi. Tutto questo è espresso con quella forza espressiva che lei possedeva a piene mani insieme al senso della misura. Sa essere solenne senza troppa enfasi, grintosa al punto giusto per farsi comprendere, non odiare; umile quanto basta per farsi perdonare, non commiserare. La scena dell’inginocchiamento poteva essere una trappola; molte attrici sarebbero franate nel ridicolo. Lei la diventare il momento artisticamente più bello del film. Per tali ragioni è proprio lei a illuminare questo western. Nella memoria rimane solo lei; il resto è poco più che routine.
    
    Grazie ancora, Carla.



 
Angelo Solito
 
 
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