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Palermo - Martedì 11 Ottobre 2016
Sviluppo Italia Sicilia licenziati 75 dipendenti




Presidenza Regione 

Palermo 11 ottobre 2016 – E' una società partecipata per intero dalla Regione e nonostante questo nulla ha impedito le lettere di licenziamento per 75 dipendenti di Sviluppo Italia Sicilia. Con l'arrivo ieri mattina delle lettere, si è conclusa nel peggiore dei modi possibile la procedura di licenziamento collettivo aperta ad agosto per i dipendenti della società interamente partecipata dalla Regione Siciliana, che adesso chiedono di conoscere quale sarà il loro destino. Le attese sono alte. I lavoratori sperano infatti che venga attuata la normativa approvata nei giorni scorsi all'Ars per salvare i destini dei lavoratori inseriti nell'”albo unico” delle società partecipate poste in liquidazione. La norma è stata pubblicata venerdì sulla Gazzetta ufficiale ed è diventata legge, la numero 20 del 2016. E chiedono l'intervento del governo. “Abbiamo chiesto un'audizione in V Commissione Lavoro per sapere come e quando daranno attuazione alla legge. Noi 75 lavoratori di Sviluppo Italia Sicilia non abbiamo preso lo stipendio per 15 mesi ma siamo rimasti a lavorare. Chiediamo la stessa serietà al governo: che applichi le norme approvate dal parlamento regionale – dichiarano Elia Randazzo, coordinatrice Fisac Cgil Palermo e Gian Luca Mazzarese, Rsu Fisac Cgil Palermo - Oggi ci sono le possibilità per salvare il personale. Noi chiediamo al governo regionale di assumere la regìa di tutto, di dare impulso alle norme, azzerare il bacino e salvare i lavoratori. Facciano in modo che l'albo unico non si trasformi nella zattera di Caronte, non vogliamo essere trascinati alla morte”. Il licenziamento mette fine a tutti i tentativi di salvataggio di una società dal portafoglio ricco di commesse: non sono andati a buon fine nemmeno gli ultimi tentativi messi in atto dal liquidatore Vincenti. “Si chiude così – scrivono in una nota Fabi, Fiba Cisl, Fisac Cgil, Ugl e Uilca - una società che dal 2001 ha operato in Sicilia finanziando migliaia di piccole imprese con strumenti agevolativi quali il prestito d’onore e la microimpresa e che acquistata dalla Regione Siciliana nel 2008, e pagata con 10 milioni di euro dei contribuenti siciliani, in soli 8 anni è stata fatta colare a picco, accumulando debiti su debiti, per una assoluta incapacità gestionale dei vari amministratori, nominati dal socio unico, la Regione Siciliana”. Il parlamento siciliano ha approvato recentemente un emendamento contenuto nella “mini-finanziaria” che consentirebbe alla SAS – società servizi ausiliari Sicilia – la più grande delle società partecipate dalla Regione, di assorbire i lavoratori presenti nel “bacino unico”, tra cui i lavoratori di Sviluppo Italia Sicilia, stanziando 2 milioni e 700 mila euro per “contratti di servizio aggiuntivi per l’affidamento alla Sas delle attività di valorizzazione del patrimonio immobiliare, di gestione di servizi di supporto amministrativo ed organizzativo, assistenza tecnica e/o certificazione a valere su fondi o risorse regionali, nazionali ed europee, promozione di nuove imprese e sviluppo di quelle esistenti, promozione della ricerca scientifica e dell’innovazione per favorire lo sviluppo e la crescita del sistema produttivo regionale”.


Inoltre viene affidata alla SAS la gestione della legge Regionale n. 8/16 “Iniziative volte alla promozione di start-up, restart, incubatori e acceleratori dello sviluppo locale” inizialmente affidata a Sviluppo Italia Sicilia, proprio per favorire il riassorbimento dei lavoratori di quest’ultima. Le organizzazioni sindacali chiedono l'apertura di un tavolo per individuare le soluzioni più opportune per tutelare i livelli occupazionali e le professionalità di tutti i 75 lavoratori di Sviluppo Italia Sicilia. “Riteniamo – dicono i lavoratori - di poter rappresentare una risorsa e non un peso per questa Regione”. Se le voci, per ora non confermate fossero vere, si tratterebbe di una operazione pilotata che farebbe gola a chi o a coloro che vogliono che si distrugga invece di risanare per trarre maggiore profitto anche in termini politici da questa vicenda.
 
Anna Maria Azzarito
 
 
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