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"IO DIRÒ LA VERITÀ"

(tratto dal primo dei sette costituti del filosofo Giordano Bruno 1548-1600 bruciato vivo come eretico a Campo dè Fiori - Roma )

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Catania - Martedì 18 Ottobre 2016
Bellini e Stabile presentano per la prima volta i cartelloni insieme


Ph copertina Bianco con Barbagallo 

Catania 18 ottobre 2016 – Uniti si vince e la produzione migliora grazie a competenze e creatività artistica. Per la prima volta i teatri Bellini e Stabile presentano un cartellone teatrale insieme. Grandi interpreti per grandi stagioni che coniugano qualità artistica e controllo dei costi. Tradizione e innovazione si armonizzano in variegate proposte rivolte a tutti e soprattutto ai giovani. Il sindaco Bianco: "Presentiamo le due stagioni per fare sentire, anche fisicamente, che le istituzioni pubbliche della città sono vicine agli enti artistici e culturali più importanti: il Teatro Massimo e il Teatro Stabile". L'assessore Barbagallo: "Il teatro è in generale una grande palestra di vita e cultura. Si avverte pertanto la necessità di agevolare l’accesso agli spettacoli attraverso prezzi popolari".
    
    
    
    Giornata di festa a Palazzo degli Elefanti, con il sindaco di Catania Enzo Bianco e l'Assessore regionale al Turismo e Spettacolo Antony Barbagallo, insieme ai vertici dei due enti catanesi,Teatro Massimo Bellini e Teatro Stabile di Catania, che hanno presentato nel sontuoso Salone Bellini, per la prima volta in modo congiunto, le rispettive stagioni, in vista della stretta collaborazione avviata tra i due maggiori teatri catanesi. Sono intervenuti  il sovrintendente del Bellini Roberto Grossi con il direttore artistico Francesco Nicolosi, il commissario straordinario dello Stabile Giorgio Pace con il consulente artistico Giovanni Anfuso, alla presenza anche del Rettore dell'Universitá di Catania Giacomo Pignataro e di numerosi artisti, musicisti, attori, a partire da Pippo Pattavina e Tuccio Musumeci.  Il sindaco Enzo Bianco sottolinea così l’'avvio della sinergia tra i due teatri: "Presentiamo le due stagioni insieme, per fare sentire, anche fisicamente, che le istituzioni pubbliche della città sono vicine agli enti artistici e culturali più importanti: il Teatro Massimo e il Teatro Stabile. Perché è indispensabile fare squadra, tutti insieme, per affrontare meglio le sfide che ci aspettano. Ecco la ragione di questa straordinaria presentazione congiunta delle due stagioni, con eccellenti programmi di alto livello artistico, che si rivolge a Catania, alla Città Metropolitana e all'intera Regione. Fare squadra non solo ci consentirà di superare il difficile momento economico, ma ci metterà nelle condizioni di affrontare meglio le sfide artistiche e culturali che ci aspettano. Ringrazio di cuore l'assessore regionale al Turismo Anthony Barbagallo ed i vertici dei due enti, per la grande disponibilità alla collaborazione, a lavorare tutti insieme facendo squadra, che è il migliore sistema per superare le difficoltà e rilanciarsi nel futuro".
    
    
    
    Come evidenzia l'assessore regionale al Turismo, Sport e Spettacolo Anthony Barbagallo: "Il teatro è in generale una grande palestra di vita e cultura. Si avverte pertanto la necessità di agevolare l'accesso agli spettacoli attraverso prezzi popolari. Al contempo vanno poste in essere efficaci politiche a favore delle famiglie e delle scuole, realizzando spettacoli per gli studenti, visite guidate, formazione teatrale nelle stesse scuole. Anche chi desidera intraprendere l'attività teatrale va agevolato, privilegiando l'impiego di artisti giovani, under 35. Per raggiungere questi e più ambiziosi obiettivi bisogna agire sinergicamente. La presentazione congiunta delle stagioni di Stabile e Bellini è espressione della volontà condivisa di dare sostegno a teatri tanto prestigiosi e rilanciarli attraverso iniziative di portata nazionale e internazionale. L'Assessorato incrementerà in quest'ottica la valorizzazione dei teatri di pietra, lanciata quest'estate con Anfiteatro Sicilia, circuito che intensificheremo il prossimo anno coinvolgendo ancora il Bellini e lo Stabile. Ringrazio il sindaco Bianco per questo sentire, che permetterà di incrementare il turismo culturale e salvaguardare l'occupazione dei lavoratori dei due teatri".
    
    
    
    Sui risultati raggiunti dal Teatro Bellini e sui traguardi future si sofferma il sovrintendente Roberto Grossi: «È un cartellone che riafferma, pur con un budget fra i più bassi d'Italia, che è possibile coniugare l'economicità con la qualità artistica, grazie a coproduzioni e collaborazioni con altri Enti culturali e teatri, oltre che ad un rigido controllo dei costi. Puntiamo sui titoli della grande tradizione operistica e sinfonica, ma anche su anteprime e produzioni inedite con proposte aperte davvero a tutti. Scommettiamo sui giovani, infatti oltre il 40% dei direttori, degli interpreti e dei solisti che saliranno sul palco hanno meno di 35 anni. Facciamo appello agli abbonati, agli studenti, alle famiglie, alle imprese, affinché con la loro presenza sostengano questo sforzo, nella convinzione che il Teatro Bellini rappresenta davvero un servizio pubblico, patrimonio della comunità e strumento di benessere diffuso».
    
    
    
    Le linee guida della stagione vengono così riassunte dal direttore artistico Francesco Nicolosi: «Cinque titoli operistici e due balletti, dodici concerti sinfonici e sei cameristici, nove concerti fuori abbonamento che arricchiranno l'offerta artistica, spaziando tra vari generi musicali, e una corposa sezione dedicata all'educational. La Straniera del nostro Bellini, Manon Lescaut, Salome, Don Giovanni e Vedova allegra i titoli succulenti del 2017; Lo Schiaccianoci e Carmen le chicche della danza. Una proposta sinfonica all'insegna di capolavori assenti dal nostro Teatro da molti anni e in alcuni casi mai prima d'ora ascoltate. Il tutto con grandi interpreti per una grande Stagione».
    
    
    
    Per lo Stabile il lancio della stagione è al contempo un dovere e una sfida, afferma il commissario Giorgio Pace. “La nottata deve passare, insegna Eduardo. Se la situazione finanziaria e gestionale del Teatro Stabile di Catania è ancora carica di problematiche, tanto più intenso è lo sforzo in atto rivolto a superarle. Aprire una via per la ripresa e il rilancio dell’istituzione: in questa prospettiva rientra la sfida di promuovere la nuova stagione, che segue senza soluzione di continuità quelle che l’hanno preceduta, dal 1958 ad oggi. Nessuno iato, nessuna interruzione. Nell’espletamento del mio mandato, d’intesa con i Soci, ho infatti inteso perseguire un doppio percorso: attuare le misure per ripianare il pesante disavanzo e, al tempo stesso, riprendere le attività artistiche, culturali e formative. L’obiettivo convergente di questa duplice azione è risanare il teatro per restituirlo al ruolo di servizio pubblico che gli compete, e così riconsegnarlo alle migliaia di spettatori che da quasi sessant’anni costituiscono la sua forza”.
    
    
    
    Tra tradizione e innovazione si pongono anche le scelte del regista Giovanni Anfuso, consulente artistico del Teatro Stabile: La stagione che sono stato chiamato ad impaginare porterà sulle scene dello Stabile ancora grandi titoli e grandi interpreti. Ho rispettato la storia del teatro in cui mi sono cresciuto, introducendo qualche elemento di discontinuità e nomi nuovi, come quello di Giuliana De Sio, che non era mai stata ospite dello Stabile. Voglio infine sottolineare l'importanza di fare vivere il teatro fuori dalle tavole del palcoscenico e di trattare temi sociali, come avverrà con la rassegna Altrove: il teatro va in città . Un apertura che ci permetterà di raggiungere il pubblico nei luoghi storici di Catania e avviare un dialogo democratico con la società civile .
    
    
    
    La nuova stagione del Teatro Massimo Bellini
    
    
    
    Bilanci in ordine e progettualità manageriale: per questa vio per a il Teatro Massimo Bellini ha fatto decollare nell'ultima stagione l'offerta artistica, incrementando esponenzialmente presenze e incassi. Il teatro intitolato al sommo genius loci viaggia ad alta velocità, protagonista di una fase produttiva in prepotente ripresa, con significativi riscontri in ambito nazionale e brillanti proiezioni future. Il lancio dei nuovi cartelloni di sinfonica, lirica e balletto avviene negli stessi giorni in cui sono in scena, trionfalmente accolte dal pubblico, le rappresentazioni di Turandot, penultimo titolo della stagione 2016. La presentazione ufficiale è l’odierna conferenza stampa a Palazzo degli elefanti, aperta al pubblico degli appassionati.Il Teatro Massimo Bellini punta su una strategia collaudata e vincente. Sulla scia dell'eccezionale riscontro della scorsa stagione, quella prossima ventura fonde la programmazione classica a scelte innovative, pensate per catturare l'interesse dei giovani e delle famiglie. Il sipario si alzerà sera dopo sera su un ampio ventaglio di proposte di qualità, con grandi interpreti del circuito internazionale: risultato possibile grazie alla virtuosa gestione di risorse non certo cospicue.
    
    
    
    La Stagione lirica e di balletti 2017 copre l'intero arco dell'anno solare con 5 titoli operistici e 2 di danza, la gran parte assenti da lunghi anni dalla scena etnea; così pure i 18 concerti della Stagione sinfonica 2016/17 contemplano accanto ai classici, composizioni rare o in alcuni casi mai prima d'ora eseguite al Bellini. Ai due cartelloni sono da aggiungere ben 9 concerti fuori abbonamento, che arricchiscono in misura rilevante le opzioni di un pubblico variegato ed esigente.
    
    
    
    Questo il programma nei dettagli.
    
    
    
    La lirica s'inaugura il 21 gennaio con La Straniera di Vincenzo Bellini, il melodramma protoromantico che nel 1829 sancì la definitiva affermazione scaligera del Cigno catanese. L'opera, la cui precedente edizione catanese risale a tre lustri fa, verrà eseguita ed è la prima volta in assoluto nell'edizione critica Ricordi. Sul podio un maestro autorevole come Fabrizio Maria Carminati, nel ruolo del titolo Daniela Schillaci, già applaudita nella produzione di Norma allestita dal Massimo in settembre al Teatro Greco Romano. Il soprano catanese sarà affiancata dal tenore Emanuele D'Aguanno, dal baritono Vittorio Vitelli e dal mezzosoprano Gabriella Colecchia; la regia è di Andrea Cigni, che il pubblico ritroverà dopo il successo della Fedra inaugurale della scorsa stagione.
    
    
    
    La pucciniana Manon Lescautvedrà alla ribalta il celebre tenore augustano Marcello Giordani insieme al soprano Monica Zanettin e il baritono Giovanni Guagliardo; dirige José Miguel Perez-Sierra, regia di Pier Francesco Maestrini.  Da tempo mancava anche un altro capolavoro, la scandalosa Salome di Richard Strauss, che sarà condotta dalla prestigiosa bacchetta del tedesco Gunter Neuhold; di madrelingua l'intero cast in cui si segnalano il soprano Jolana Fogasova, il baritono Sebastian Holecek; il soprano Janice Baird e il tenore Arnold Bezuyen; la regia porta la firma di Pierluigi Pizzi. Quel manifesto dell'esprit libertino che è il Don Giovanni di Mozart torna dopo undici anni con il baritono Gianluca Margheri che incarna il Burlador di Siviglia, i tre soprani Annamaria Dell'Oste, Esther Andaloro e Manuela Cucuccio, il tenore Francesco Marsiglia, i bassi Gabriele Sagona e Francesco Paolo Vultaggio; direttore il siciliano Salvatore Percacciolo, regia di Francesco Esposito.
    
    
    
    Trascorso un ventennio dall'ultima edizione, il pubblico del Bellini potrà assistere alla regina delle operette, La vedova allegradi Franz Lehár, commedia degli equivoci in musica, con la regia di Gino Landi e due protagonisti di rango quali il soprano Silvia Dalla Benetta e il tenore Fabio Armiliato. Il personaggio di Niegus sarà affidato all'estro comico dell'attore catanese Tuccio Musumeci; sul podio Andrea Sanguineti.
    
    
    
    Due i balletti: l'intramontabile e fiabesco Schiaccianocisu musiche di Cajkovskij, allestito dal Balletto dell'Opera Nazionale di Odessa, e una rivisitazione della tragica e libertaria Carmen di Bizet, realizzata dal Balletto di Milano. I vari titoli saranno presentati nei Preludi all'Opera, il ciclo di approfondimenti realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell'Università di Catania e il coordinamento tecnico-scientifico delle musicologhe Maria Rosa De Luca e Graziella Seminara, docenti dell'ateneo.
    
    
    
    La Stagione concertistica si aprirà il 28 ottobre 2016 per protrarsi fino a maggio con una successione di ben 18 appuntamenti: 12 sinfonici e 6 da camera. Per l'inaugurazione, l'Orchestra del Teatro Bellini sarà guidata da Gianluigi Gelmetti, direttore di fama mondiale, che concerterà la Prima sinfonia di Mahler. Negli altri concerti si succederanno sul podio altri nomi di spicco, come Sergio Alapont, Jordi Bernacer, Gianna Fratta, Davis Jackson, Alevtina Ioffe, Michelangelo Mazza, Francesco Ommassini, Miquel Ortega, Tamas Pal, Thomas Rosner, Eckehard Stier. Sarà altresì un susseguirsi di virtuosi, come i pianisti Ramin Bahrami, Ksenia Kogan e Giuseppe Albanese, il chitarrista Manuel Barrueco, il contrabbassista Francesco Siragusa, insieme a gruppi emergenti come il Quartetto Nous. Le prime parti e i migliori ensemble dell'Orchestra saranno valorizzati così come gli artisti del Coro che ricopriranno parti solistiche nei concerti sinfonico-corali.
    
    
    
    Nella concertistica sindividuano alcuni cicli: uno riservato a Schumann, un secondo che avrà come tema la Spagna e gli autori iberici, un terzo incentrato sul Novecento italiano e in particolare Respighi. Né mancheranno pietre miliari del repertorio: dalle sinfonie di Brahms, Dvorák, Cajkovskij, Beethoven al Sacre du Printemps di Stravinskij. Risalto altresì al Coro del Teatro Bellini, in primo piano nel Messiah di Händel, nel raro oratorio di Schumann Der Rose Pilgerfahrt, mai eseguito a Catania, come nella selezione dedicata alla Zarzuela o nel Requiem di Fauré.
    
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    > Ad incrementare e diversificare l'offerta sono previsti diversi eventi fuori abbonamento: dalla carismatica presenza di Franco Battiato che proporrà la sua Messa Arcaica, all'Orchestra dell'Accademia della Scala diretta da Roland Böer, fino al balletto I am Beatiful su coreografie di Roberto Zappalà. Per Natale due gruppi Gospel e lo spettacoloA Chiarastidda, progetto ideato da Ambrogio Sparagna per rievocare le tradizioni popolari, che vedrà la partecipazione di Peppe Servillo. Sono confermati il richiestissimo Concerto di Capodanno e il Concerto di Sant'Agata, per il quale è stato commissionato al compositore catanese Matteo Musumeci un oratoriosulla vita della Santa Patrona. Fuori abbonamento pure la Maratona Rachmaninov, che prevede l'esecuzione in un'unica serata dei quattro Concerti e della Rapsodia per pianoforte e orchestra; il progetto è realizzato in collaborazione con l'Accademia pianistica siciliana, il Sergej Rachmaninov International Award, il Conservatorio di Musica Cajkovskij di Mosca e con il patrocinio di Vladimir Ashkenazy.
    
    
    
    Last but not least, particolarmente significativo è l'impulso dato alla sezione dell'educational per avvicinare i più piccoli e i ragazzi al teatro musicale. Non solo balletti ma anche opera lirica e un musical: tutto a misura di bambino, assicura il direttore artistico Francesco Nicolosi.
    
    
    
    La nuova stagione del Teatro Stabile di Catania
    
    
    
    Non mancherà all'appuntamento con la nuova stagione, non spezzerà l'ininterrotta sequenza che dura dal 1958. Non deluderà il pubblico che di generazione in generazione lo segue da quasi sessant’anni. Il Teatro Stabile di Catania allestisce alla Sala Verga una stagione che si segnala per lo spessore dei titoli, la portata dei protagonisti, i temi trattati. Undici titoli: dieci in abbonamento, l'undicesimo da non farsi scappare, specialmente se si tratta di Leo Gullotta impegnato in un one man show. Di fronte alla situazione finanziaria dello Stabile, pur difficile e gravissima, la sfida raccolta dall'Assemblea dei Soci e dal commissario straordinario Giorgio Pace è il rilancio dell'ente che riparte dalla propria storia di eccellenza con un cartellone che presenta quattro produzioni, tre coproduzioni, quattro ospitalità.
    
    
    
    Si inaugura con una produzione targata TSC in linea con la vocazione dell'ente alla valorizzazione della grande drammaturgia e letteratura siciliane, senza co ciò escludere l'incursione nel più vasto repertorio teatrale.
    
    
    
     Apre Il piacere dell'onestà: un capolavoro di Pirandello per il mattatore Pippo Pattavina, protagonista assoluto, e per l'autorevole regia di Antonio Calenda. Scene e costumi sono di Domenico Franchi; nei fondamentali ruoli femminili Debora Bernardi e Valentina Capone, parte di spicco per Fulvio D'Angelo, affiancato da Francesco Benedetto, Marco Grossi, Santo Pennisi (produzione Teatro Stabile di Catania, Teatro Stabile di Napoli, dal 22 novembre al 4 dicembre 2016).
    
    
    
    La tragedia perfetta, il Macbeth di William Shakespeare, sarà proposta in due allestimenti entrambi coprodotti dallo Stabile etneo. Il primo è quello che sceglie la traduzione di Gianni Garrera per l'adattamento e la regia di Luca De Fusco, che si avvale delle scene di Marta Crisolini Malatesta, i costumi Zaira de Vincentiis, le luci Gigi Saccomandi, le musiche di Ran Bagno, le installazioni video di Alessandro Papa, le coreografie di NoaWertheim. Maestoso e terribile Macbeth è Luca Lazzareschi, la sua fosca Lady è Gaia Aprea, intrepreti principali di alto rango di un nutrito cast  (produzione Teatro Stabile di Catania, Teatro Stabile di Napoli, Fondazione Campania dei Festival 'Napoli Teatro Festival Italia, dal 7 al 18 dicembre 2016).
    
    
    
    Una coproduzione dello Stabile catanese è anche lo spettacolo Le serve di Jean Genet, testo di culto riproposto nella traduzione di Gioia Costa e affidato alla regia di Giovanni Anfuso, che dirige uno straordinario terzetto di attrici formato da Anna Bonaiuto, Manuela Mandracchia, Vanessa Gravina. Le scene sono di Alessandro Chiti, i costumi di Lucia Mariani, le musiche di Paolo Daniele (produzione Teatro Stabile di Catania, Teatro Stabile di Palermo, Compagnia Teatro e Società, dal 20 al 23 dicembre e dal 27 al 30 dicembre 2016).
    
    
    
    Giuliana De Sio è la protagonista di Notturno di donna con ospiti di Annibale Ruccello, regia Enrico Maria Lamanna, scene Roberto Ricci, costumi Teresa Acone, musiche Carlo De Nonno. Completano il cast Gino Curcione, Rosaria De Cicco, Andrea De Venuti, Francesco Di Leva, Luigi Iacuzio (produzione Compagnia Teatro e Società, dal 14 al 25 gennaio 2017).
    
    
    
    Vizio di famiglia, altra produzione dello Stabile, punta sul drammaturgo vivente Edoardo Erba e su un attore dalla forte cifra sperimentale come Pietro Montandon; la regia è di Saro Minardi, scene e costumi di Salvo Manciagli (produzione Teatro Stabile di Catania, dal 3 al 12 febbraio).
    
    
    
    Come si è anticipato, il cartellone presenta una seconda declinazione del Macbeth shakespeariano, o meglio un'innovativa concezione dell'ascesa e caduta del Signore di Caudore. Partendo dalla traduzione di Carmelo Rapisarda, Macbeth, una magarìa prende corpo dall'adattamento e dalla regia di Vincenzo Pirrotta, che ha disegnato anche le scene, mentre i costumi sono di Daniela Cernigliaro, le musiche di Luca Mauceri. Protagonista lo stesso Vincenzo Pirrotta con Cinzia Maccagnano, Giovanni Calcagno e ancora Marcello Montalto, Alessandro Romano, Giuseppe Sangiorgi, Dario Sulis, Luigi Tabita (produzione Teatro Stabile di Catania, Teatro Stabile di Palermo (dal 24 febbraio al 5 marzo).
    
    
    
    Maria Paiato e Arianna Scommegna, attrici di spicco della scena europea, daranno vita al delicato quanto intenso dramma Due donne che ballano di Josep Maria Benet i Jornet, il padre del teatro catalano; la traduzione è di Pino Tierno, regia di Veronica Cruciani, scene di Barbara Bessi, luci di Gianni Staropoli, musiche di Paolo Coletta (produzione Centro d'Arte Contemporanea Teatro Carcano, dal 16 al 21 marzo).
    
    
    
    Massimo Venturiello è il regista e protagonista, nel ruolo che al cinema fu di Vittorio Gassman, di Profumo di donna, tratto da Il buio e il miele di Giovanni Arpino; adattamento di Pino Tierno, musiche di Germano Mazzocchetti, scene e costumi di Alessandro Chiti e Sabrina Chiocchio (produzione Società per Attori, dal 31 marzo al 9 aprile).
    
    
    
    Intitolato semplicemente Edipo, lo spettacolo fa riferimento ad entrambe le tragedie sofoclee; prevedendo due diverse regie: Andrea Baracco per Edipo Re , Glauco Mauri per Edipo a Colono, scene e costumi sono di Marta Crisolini Malatesta, le musiche di Germano Mazzocchetti. Interpreti principali il grande Glauco Mauri e Roberto Sturno (produzione Compagnia Mauri Sturno ' Fondazione Teatro della Toscana, dal 22 al 30 aprile).
    
    
    
    Sarà poi la Compagnia dei giovani del TSC a dar vita alla commedia Il misantropo di Molière. A firmare la regia è Giovanni Anfuso, che si avvarrà delle scene di Giovanna Giorgianni, i costumi di Riccardo Cappello, le musiche di Nello Toscano (produzione Teatro Stabile di Catania, dal 5 al 14 maggio).
    
    
    
    Sempre al Verga, fuori abbonamento, andrà in scena Minnazza - Letture tra i miti e le pagine di Sicilia, uno spettacolo di Fabio Grossi dal titolo più che eloquente, con musiche di Germano Mazzocchetti ed ensemble di maestri fisarmonicisti: un'occasione da non perdere per ammirare lo sconfinato talento di Leo Gullotta e l'innata generosità di questo straordinario uomo di teatro che nel momento di crisi fa ritorno alla casa madre, regalando emozioni a titolo gratuito, richiedendo a titolo simbolico il compenso di 1 euro a spettacolo. Grazie, Leo! (produzione Teatro Stabile di Catania, Teatro Verga, 19, 20 e 21 maggio).
    
    
    
    La programmazione si proietta anche verso la stagione estiva al Teatro Greco Romano di Catania, con un altro gradito ritorno. Tuccio Musumeci, attore nato e diventato grande sul palcoscenico dello Stabile, sarà il Dyskolos di Menandro, antenato del 'Misantropo' molieriano (produzione Teatro Stabile di Catania, Teatro della Città, fine giugno ' inizi luglio).
    
    
    
    Lo Stabile programma inoltre il ciclo Altrove: il teatro va in città, un'innovativa rassegna di eventi e performance multidisciplinari. Cinque siti della città di Catania, di particolare significato storico-architettonico, ospiteranno altrettanti progetti su temi di carattere sociale, commissionati a compagnie di riconosciuta professionalità attive nel nostro territorio. Le stesse produrranno gli spettacoli in sinergia con lo Stabile. Il primo appuntamento, pensato per la Chiesa di San Nicola l'Arena, s'intitola 'Solo andata' ed è incentrato sull'emigrazione. In campo scenderanno gli Allievi della Scuola d'Arte drammatica dello Stabile, intestata ad 'Umberto Spadaro'(produzione Teatro Stabile di Catania, gennaio 2017). Il secondo, 'Sui generis' parlerà dell'omosessualità e sarà approntato per la Sala Vaccarini di Palazzo degli Elefanti (produzione Centro Zo, febbraio). Con 'Troiane: viaggio di donne migranti” si va ad esplorare l'immigrazione, l'appuntamento sarà negli ambulacri del Teatro Greco Romano (produzione Senza misure Teatro, Progetto S.E.T.A., marzo). 'Servizio al potere' ha la tematica nello stesso titolo, la sede prescelta è la Sala Consiliare di Palazzo Minoriti (produzione Teatro del Canovaccio, aprile). Infine 'Carne da macello' fa riferimento al dilagante delitto del femminicidio; la performance sarà il Rettorato dell'Università (produzione Banned Theatre, maggio).
    
    
    
    Sono previste altre iniziative culturali, artistiche e formative. La campagna abbonamenti da cinque anni mantiene i prezzi invariati a speciali condizioni per i giovani.
    
    
    
    Grandi interpreti per una grande stagione che coniuga qualità artistica e controllo dei costi
    
    
    
    Teatro Massimo Bellini: ampia e prestigiosa offerta
    
    dei nuovi cartelloni di lirica, balletto e sinfonica
    
    
    
    Tradizione e innovazione si armonizzano in variegate proposte rivolte a tutti e soprattutto ai giovani
    
    
    
    
    
    Catania, 18 ottobre 2016 – Il Teatro Massimo Bellini punta su una strategia collaudata e vincente. Sulla scia dell’eccezionale riscontro della scorsa stagione, quella prossima ventura fonde la programmazione classica a scelte innovative, pensate per catturare l'interesse dei giovani e delle famiglie. Il sipario si alzerà sera dopo sera su un ampio ventaglio di proposte di qualità, con grandi interpreti del circuito internazionale: risultato possibile grazie alla virtuosa gestione di risorse non certo cospicue.
    
    La Stagione lirica e di balletti 2017 copre l’intero arco dell’anno solare con 5 titoli operistici e 2 di danza, la gran parte assenti da lunghi anni dalla scena etnea; così pure i 18 concerti della Stagione sinfonica 2016/17 contemplano accanto ai classici, composizioni rare o in alcuni casi mai prima d’ora eseguite al Bellini. Ai due cartelloni sono da aggiungere ben 9 concerti fuori abbonamento, che arricchiscono in misura rilevante le opzioni di un pubblico variegato ed esigente.
    
    
    
    Questo il programma nei dettagli. La lirica s’inaugura il 21 gennaio con La Straniera di Vincenzo Bellini, il melodramma protoromantico che nel 1829 sancì la definitiva affermazione scaligera del Cigno catanese. L’opera, la cui precedente edizione catanese risale a tre lustri fa, verrà eseguita – ed è la prima volta in assoluto – nell’edizione critica Ricordi. Sul podio un maestro autorevole come Fabrizio Maria Carminati, nel ruolo del titolo Daniela Schillaci, già applaudita nella produzione di Norma allestita dal Massimo in settembre al Teatro Greco Romano. Il soprano catanese sarà affiancata dal tenore Emanuele D’Aguanno, dal baritono Vittorio Vitelli e dal mezzosoprano Gabriella Colecchia; la regia è di Andrea Cigni, che il pubblico ritroverà dopo il successo della Fedra inaugurale della scorsa stagione.
    
    La pucciniana Manon Lescaut vedrà alla ribalta il celebre tenore augustano Marcello Giordani insieme al soprano Monica Zanettin e il baritono Giovanni Guagliardo; dirige José Miguel Perez-Sierra, regia di Pier Francesco Maestrini.
    
    Da tempo mancava anche un altro capolavoro, la scandalosa Salome di Richard Strauss, che sarà condotta dalla prestigiosa bacchetta del tedesco Gunter Neuhold; di madrelingua l’intero cast in cui si segnalano il soprano Jolana Fogasova, il baritono Sebastian Holecek; il soprano Janice Baird e il tenore Arnold Bezuyen; la regia porta la firma di Pierluigi Pizzi.
    
    Quel manifesto dell’esprit libertino che è il Don Giovanni di Mozart torna dopo undici anni con il baritono Gianluca Margheri che incarna il Burlador di Siviglia, i tre soprani Annamaria Dell’Oste, Esther Andaloro e Manuela Cucuccio, il tenore Francesco Marsiglia, i bassi Gabriele Sagona e Francesco Paolo Vultaggio; direttore il siciliano Salvatore Percacciolo, regia di Francesco Esposito.
    
    Trascorso un ventennio dall’ultima edizione, il pubblico del Bellini potrà assistere alla regina delle operette, La vedova allegra di Franz Lehár, commedia degli equivoci in musica, con la regia di Gino Landi e due protagonisti di rango quali il soprano Silvia Dalla Benetta e il tenore Fabio Armiliato. Il personaggio di Niegus sarà affidato all’estro comico dell’attore catanese Tuccio Musumeci; sul podio Andrea Sanguineti.
    
    Due i balletti: l’intramontabile e fiabesco Schiaccianoci su musiche di Čajkovskij, allestito dal Balletto dell’Opera Nazionale di Odessa, e una rivisitazione della tragica e libertaria Carmen di Bizet, realizzata dal Balletto di Milano. I vari titoli saranno presentati nei Preludi all’Opera, il ciclo di approfondimenti realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania e il coordinamento tecnico-scientifico delle musicologhe Maria Rosa De Luca e Graziella Seminara, docenti dell’ateneo.
    
    
    
    La Stagione concertistica si aprirà il 28 ottobre per protrarsi fino a maggio con una successione di ben 18 appuntamenti: 12 sinfonici e 6 da camera. Per l’inaugurazione, l’Orchestra del Teatro Bellini sarà guidata da Gianluigi Gelmetti, direttore di fama mondiale, che concerterà la Prima sinfonia di Mahler. Negli altri concerti si succederanno sul podio altri nomi di spicco, come Sergio Alapont, Jordi Bernacer, Gianna Fratta, Davis Jackson, Alevtina Ioffe, Michelangelo Mazza, Francesco Ommassini, Miquel Ortega, Tamas Pal, Thomas Rosner, Eckehard Stier. Sarà altresì un susseguirsi di virtuosi, come i pianisti Ramin Bahrami, Ksenia Kogan e Giuseppe Albanese, il chitarrista Manuel Barrueco, il contrabbassista Francesco Siragusa, insieme a gruppi emergenti come il Quartetto Nous. Le prime parti e i migliori ensemble dell’Orchestra saranno valorizzati così come gli artisti del Coro che ricopriranno parti solistiche nei concerti sinfonico-corali.
    
    Nella concertistica s’individuano alcuni cicli: uno riservato a Schumann, un secondo che avrà come tema la Spagna e gli autori iberici, un terzo incentrato sul Novecento italiano e in particolare Respighi. Né mancheranno pietre miliari del repertorio: dalle sinfonie di Brahms, Dvořák, Čajkovskij, Beethoven al Sacre du Printemps di Stravinskij. Risalto altresì al Coro del Teatro Bellini, in primo piano nel Messiah di Händel, nel raro oratorio di Schumann Der Rose Pilgerfahrt, mai eseguito a Catania, come nella selezione dedicata alla Zarzuela o nel Requiem di Fauré.
    
    
    
    Ad incrementare e diversificare l’offerta sono previsti diversi eventi fuori abbonamento: dalla carismatica presenza di Franco Battiato che proporrà la sua Messa Arcaica, all’Orchestra dell’Accademia della Scala diretta da Roland Böer, fino al balletto I am Beatiful su coreografie di Roberto Zappalà. Per Natale due gruppi Gospel e lo spettacolo A Chiarastidda, progetto ideato da Ambrogio Sparagna per rievocare le tradizioni popolari, che vedrà la partecipazione di Peppe Servillo. Sono confermati il richiestissimo Concerto di Capodanno e il Concerto di Sant’Agata, per il quale è stato commissionato al compositore catanese Matteo Musumeci un oratorio sulla vita della Santa Patrona. Fuori abbonamento pure la Maratona Rachmaninov, che prevede l’esecuzione in un’unica serata dei quattro Concerti e della Rapsodia per pianoforte e orchestra; il progetto è realizzato in collaborazione con l’Accademia pianistica siciliana, il Sergej Rachmaninov International Award, il Conservatorio di Musica Čajkovskij di Mosca e con il patrocinio di Vladimir Ashkenazy.
    
    Last but not least, particolarmente significativo è l’impulso dato alla sezione dell’educational per avvicinare i più piccoli e i ragazzi al teatro musicale. Non solo balletti ma anche opera lirica e un musical: “tutto a misura di bambino”, assicura il direttore artistico Francesco Nicolosi.
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    Inaugura Pippo Pattavina, one man show di Leo Gullotta, Tuccio Musumeci in estate
    
    
    
    Il Teatro Stabile di Catania presenta la stagione della ripresa
    
    
    
    Tra gli altri protagonisti in cartellone: Debora Bernardi, Giuliana De Sio, Pietro Montandon,
    
    Massimo Venturiello, il terzetto Anna Bonaiuto, Manuela Mandracchia, Vanessa Gravina,
    
    Luca Lazzareschi e Gaia Aprea, Glauco Mauri e Roberto Sturno, Maria Paiato e Arianna Scommegna,
    
    un altro trio, ossia Vincenzo Pirrotta, Cinzia Maccagnano, Giovanni Calcagno
    
    
    
    Catania, 18 ottobre 2016 – Si inaugura con una produzione targata TSC in linea con la vocazione dell’ente alla valorizzazione della grande drammaturgia e letteratura siciliane, senza co ciò escludere l’incursione nel più vasto repertorio teatrale.
    
    Apre Il piacere dell’onestà: un capolavoro di Pirandello per il mattatore Pippo Pattavina, protagonista assoluto, e per l’autorevole regia di Antonio Calenda. Scene e costumi sono di Domenico Franchi; nei fondamentali ruoli femminili Debora Bernardi e Valentina Capone, parte di spicco per Fulvio D'Angelo, affiancato da Francesco Benedetto, Marco Grossi, Santo Pennisi (produzione Teatro Stabile di Catania, Teatro Stabile di Napoli, dal 22 novembre al 4 dicembre 2016).
    
    
    
    La tragedia perfetta, il Macbeth di William Shakespeare, sarà proposta in due allestimenti entrambi coprodotti dallo Stabile etneo. Il primo è quello che sceglie la traduzione di Gianni Garrera per l’adattamento e la regia di Luca De Fusco, che si avvale delle scene di Marta Crisolini Malatesta, i costumi Zaira de Vincentiis, le luci Gigi Saccomandi, le musiche di Ran Bagno, le installazioni video di Alessandro Papa, le coreografie di NoaWertheim. Maestoso e terribile Macbeth è Luca Lazzareschi, la sua fosca Lady è Gaia Aprea, intrepreti principali di alto rango di un nutrito cast (produzione Teatro Stabile di Catania, Teatro Stabile di Napoli, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia, dal 7 al 18 dicembre 2016).
    
    
    
    Una coproduzione dello Stabile catanese è anche lo spettacolo Le serve di Jean Genet, testo di culto riproposto nella traduzione di Gioia Costa e affidato alla regia di Giovanni Anfuso, che dirige uno straordinario terzetto di attrici formato da Anna Bonaiuto, Manuela Mandracchia, Vanessa Gravina. Le scene sono di Alessandro Chiti, i costumi di Lucia Mariani, le musiche di Paolo Daniele (produzione Teatro Stabile di Catania, Teatro Stabile di Palermo, Compagnia Teatro e Società, dal 20 al 23 dicembre e dal 27 al 30 dicembre 2016).
    
    
    
    Giuliana De Sio è la protagonista di Notturno di donna con ospiti di Annibale Ruccello, regia Enrico Maria Lamanna, scene Roberto Ricci, costumi Teresa Acone, musiche Carlo De Nonno. Completano il cast Gino Curcione, Rosaria De Cicco, Andrea De Venuti, Francesco Di Leva, Luigi Iacuzio (produzione Compagnia Teatro e Società, dal 14 al 25 gennaio 2017).
    
    Vizio di famiglia, altra produzione dello Stabile, punta sul drammaturgo vivente Edoardo Erba e su un attore dalla forte cifra sperimentale come Pietro Montandon; la regia è di Saro Minardi, scene e costumi di Salvo Manciagli (produzione Teatro Stabile di Catania, dal 3 al 12 febbraio).
    
    
    
    Come si è anticipato, il carrellone presenta una seconda declinazione del Macbeth shakespeariano, o meglio un’innovativa concezione dell’ascesa e caduta del Signore di Caudore. Partendo dalla traduzione di Carmelo Rapisarda, Macbeth, una magarìa prende corpo dall’adattamento e dalla regia di Vincenzo Pirrotta, che ha disegnato anche le scene, mentre i costumi sono di Daniela Cernigliaro, le musiche di Luca Mauceri. Protagonista lo stesso Vincenzo Pirrotta con Cinzia Maccagnano, Giovanni Calcagno e ancora Marcello Montalto, Alessandro Romano, Giuseppe Sangiorgi, Dario Sulis, Luigi Tabita (produzione Teatro Stabile di Catania, Teatro Stabile di Palermo (dal 24 febbraio al 5 marzo).
    
    
    
    Maria Paiato e Arianna Scommegna, attrici di spicco della scena europea, daranno vita al delicato quanto intenso dramma Due donne che ballano di Josep Maria Benet i Jornet, il padre del teatro catalano; la traduzione è di Pino Tierno, regia di Veronica Cruciani, scene di Barbara Bessi, luci di Gianni Staropoli, musiche di Paolo Coletta (produzione Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano, dal 16 al 21 marzo).
    
    
    
    Massimo Venturiello è il regista e protagonista, nel ruolo che al cinema fu di Vittorio Gassman, di Profumo di donna, tratto da Il buio e il miele di Giovanni Arpino; adattamento di Pino Tierno, musiche di Germano Mazzocchetti, scene e costumi di Alessandro Chiti e Sabrina Chiocchio (produzione Società per Attori, dal 31 marzo al 9 aprile).
    
    
    
    Intitolato semplicemente Edipo, lo spettacolo fa riferimento ad entrambe le tragedie sofoclee; prevedendo due diverse regie: Andrea Baracco per Edipo Re , Glauco Mauri per Edipo a Colono, scene e costumi sono di Marta Crisolini Malatesta, le musiche di Germano Mazzocchetti. Interpreti principali Glauco Mauri e Roberto Sturno (produzione Compagnia Mauri Sturno – Fondazione Teatro della Toscana, dal 22 al 30 aprile).
    
    
    
    Sarà poi la Compagnia dei giovani del TSC a dar vita alla commedia Il misantropo di Molière. A firmare la regia è Giovanni Anfuso, che si avvarrà delle scene di Giovanna Giorgianni, i costumi di Riccardo Cappello, le musiche di Nello Toscano (produzione Teatro Stabile di Catania, dal 5 al 14 maggio).
    
    
    
    Sempre al Verga, fuori abbonamento, andrà in scena Minnazza - Letture tra i miti e le pagine di Sicilia, uno spettacolo di Fabio Grossi dal titolo più che eloquente, con musiche di Germano Mazzocchetti ed ensemble di maestri fisarmonicisti: un’occasione da non perdere per ammirare lo sconfinato talento di Leo Gullotta e l’innata generosità di questo straordinario uomo di teatro che nel momento di crisi fa ritorno alla casa madre, regalando emozioni a titolo gratuito, richiedendo a titolo simbolico il compenso di 1 euro a spettacolo. Grazie, Leo! (produzione Teatro Stabile di Catania, Teatro Verga, 19, 20 e 21 maggio).
    
    
    
    La programmazione si proietta anche verso la stagione estiva al Teatro Greco Romano di Catania, con un altro gradito ritorno. Tuccio Musumeci, attore nato e diventato grande sul palcoscenico dello Stabile, sarà il Dyskolos di Menandro, antenato del “Misantropo” molieriano (produzione Teatro Stabile di Catania, Teatro della Città, fine giugno – inizi luglio).
    
    
    
    Lo Stabile programma inoltre il ciclo Altrove: il teatro va in città, un’innovativa rassegna di eventi e performance multidisciplinari. Cinque siti della città di Catania, di particolare significato storico-architettonico, ospiteranno altrettanti progetti su temi di carattere sociale, commissionati a compagnie di riconosciuta professionalità attive nel nostro territorio. Le stesse produrranno gli spettacoli in sinergia con lo Stabile. Il primo appuntamento, pensato per la Chiesa di San Nicola l’Arena, s’intitola “Solo andata” ed è incentrato sull’emigrazione. In campo scenderanno gli Allievi della Scuola d’Arte drammatica dello Stabile, intestata ad “Umberto Spadaro” (produzione Teatro Stabile di Catania, gennaio 2017). Il secondo, “Sui generis”, parlerà dell’omosessualità e sarà approntato per la Sala Vaccarini di Palazzo degli Elefanti (produzione Centro Zo, febbraio). Con “Troiane: viaggio di donne migranti” si va ad esplorare l’immigrazione, l’appuntamento sarà negli ambulacri del Teatro Greco Romano (produzione Senza misure Teatro, Progetto S.E.T.A., marzo). “Servizio al potere” ha la tematica nello stesso titolo, la sede prescelta è la Sala Consiliare di Palazzo Minoriti (produzione Teatro del Canovaccio, aprile). Infine “Carne da macello” fa riferimento al dilagante delitto del femminicidio; la performance sarà il Rettorato dell’Università (produzione Banned Theatre, maggio).
    
    
    
    L’attività dello Stabile prevede altre iniziative culturali, artistiche e formative. La campagna abbonamenti da cinque anni mantiene i prezzi invariati a speciali condizioni per i giovani.
    
    
    
    
    
    Stagione 2016/2017
    
    
    
    
    
    Teatro Verga
    
    10 spettacoli + 1 fuori abbonamento
    
    
    
    
    
    Il piacere dell’onestà
    
    di Luigi Pirandello
    
    regia Antonio Calenda
    
    scene e costumi Domenico Franchi
    
    con Pippo Pattavina
    
    Debora Bernardi, Valentina Capone,
    
    Fulvio D'Angelo, Francesco Benedetto, Marco Grossi, Santo Pennisi
    
    produzione Teatro Stabile di Catania, Teatro Stabile di Napoli
    
    dal 22 novembre al 4 dicembre
    
    
    
    Macbeth
    
    di William Shakespeare
    
    traduzione Gianni Garrera
    
    adattamento e regia Luca De Fusco
    
    scene Marta Crisolini Malatesta
    
    costumi Zaira de Vincentiis
    
    luci Gigi Saccomandi
    
    musiche Ran Bagno
    
    installazioni video Alessandro Papa
    
    coreografie NoaWertheim
    
    con Luca Lazzareschi, Gaia Aprea
    
    Fabio Cocifoglia, Paolo Cresta, Francesca De Nicolais, Claudio Di Palma,
    
    Luca Iervolino, Gianluca Musiu, Alessandra Pacifico Griffini, Giacinto Palmarini,
    
    Alfonso Postiglione, Federica Sandrini, Paolo Serra, Enzo Turrin
    
    e con le danzatrici della compagnia Körper: Chiara Barassi, Sibilla Celesia, Sara Lupoli
    
    voce fuori campo Angela Pagano - in video Lorenzo Papa
    
    produzione Teatro Stabile di Catania, Teatro Stabile di Napoli, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia
    
    dal 7 al 18 dicembre
    
    
    
    Le serve
    
    di Jean Genet
    
    traduzione Gioia Costa
    
    regia Giovanni Anfuso
    
    scene Alessandro Chiti
    
    costumi Lucia Mariani
    
    musiche Paolo Daniele
    
    con Anna Bonaiuto, Manuela Mandracchia, Vanessa Gravina
    
    produzione Teatro Stabile di Catania, Teatro Stabile di Palermo, Compagnia Teatro e Società
    
    dal 20 al 23 dicembre e dal 27 al 30 dicembre.
    
    
    
    
    
    Notturno di donna con ospiti
    
    di Annibale Ruccello
    
    regia Enrico Maria Lamanna
    
    scene Roberto Ricci
    
    costumi Teresa Acone
    
    disegno luci Stefano Pirandello
    
    musiche Carlo De Nonno
    
    con Giuliana De Sio
    
    e con (in o.a.) Gino Curcione, Rosaria De Cicco,
    
    Andrea De Venuti, Francesco Di Leva, Luigi Iacuzio
    
    produzione Compagnia Teatro e Società
    
    dal 14 al 25 gennaio 2017
    
    
    
    Vizio di famiglia
    
    di Edoardo Erba
    
    regia Saro Minardi
    
    scene e costumi di Salvo Manciagli
    
    con Pietro Montandon
    
    produzione Teatro Stabile di Catania
    
    dal 3 al 12 febbraio 2017
    
    
    
    Macbeth - Una magarìa
    
    da William Shakespeare
    
    traduzione Carmelo Rapisarda
    
    adattamento, scene e regia Vincenzo Pirrotta
    
    costumi Daniela Cernigliaro
    
    musiche Luca Mauceri
    
    con Vincenzo Pirrotta, Cinzia Maccagnano, Giovanni Calcagno
    
    e con Marcello Montalto, Alessandro Romano, Giuseppe Sangiorgi, Dario Sulis, Luigi Tabita
    
    produzione Teatro Stabile di Catania, Teatro Stabile di Palermo
    
    dal 24 febbraio al 5 marzo 2017
    
    
    
    Due donne che ballano
    
    di Josep Maria Benet i Jornet
    
    traduzione Pino Tierno
    
    regia Veronica Cruciani
    
    scene Barbara Bessi
    
    luci Gianni Staropoli
    
    musiche Paolo Coletta
    
    con Maria Paiato, Arianna Scommegna
    
    produzione Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano (MI)
    
    dal 16 al 21 marzo 2017
    
    
    
    Profumo di donna
    
    da Il buio e il miele di Giovanni Arpino
    
    adattamento Pino Tierno
    
    regia Massimo Venturiello
    
    musiche Germano Mazzocchetti
    
    scene e costumi Alessandro Chiti, Sabrina Chiocchio
    
    con Massimo Venturiello
    
    produzione Società per Attori
    
    dal 31 marzo al 9 aprile 2017
    
    Edipo
    
    (Edipo Re - Edipo a Colono)
    
    di Sofocle
    
    regie di
    
    Andrea Baracco - Edipo Re
    
    Glauco Mauri- Edipo a Colono
    
    scene e costumiMarta Crisolini Malatesta
    
    musicheGermano Mazzocchetti
    
    con Glauco Mauri, Roberto Sturno
    
    e con Ivan Alovisio, Elena Arvigo, Laura Garofoli,
    
    Mauro Mandolini, Roberto Manzi, Giuliano Scarpinato
    
    produzione:Compagnia Mauri Sturno – Fondazione Teatro della Toscana
    
    dal 22 al 30 aprile 2017
    
    
    
    Il misantropo
    
    di Molière
    
    regia Giovanni Anfuso
    
    scene Giovanna Giorgianni
    
    costumi Riccardo Cappello
    
    musiche Nello Toscano
    
    Compagnia dei giovani del TSC
    
    produzione Teatro Stabile di Catania
    
    dal 5 al 14 maggio 2017
    
    
    
    
    
    Fuori abbonamento
    
    Minnazza - Letture tra i miti e le pagine di Sicilia
    
    uno spettacolo di Fabio Grossi
    
    musiche Germano Mazzocchetti
    
    con ensemble di maestri fisarmonicisti
    
    luci Alberto Biondi
    
    video Mimmo Verdesca
    
    con Leo Gullotta
    
    produzione Teatro Stabile di Catania
    
    Teatro Verga, 19, 20 e 21 maggio 2017
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    Teatro Greco Romano di Catania
    
    
    
    Dyskolos
    
    di Menandro
    
    con Tuccio Musumeci
    
    produzione Teatro Stabile di Catania, Teatro della Città
    
    fine giugno – inizi luglio 2017
    
    
    
    
    
    
    
    Altrove: il teatro va in città
    
    rassegna di eventi e performance multidisciplinari
    
    
    
    
    
    
    
    Solo andata
    
    (sul tema “L’emigrazione”)
    
    con gli Allievi della Scuola d’Arte drammatica del Teatro Stabile di Catania “Umberto Spadaro”
    
    produzione Teatro Stabile di Catania
    
    Chiesa di San Nicolò la Rena, gennaio 2017
    
    
    
    
    
    Sui generis
    
    (sul tema “L’omosessualità”)
    
    Produzione Centro Zo
    
    Palazzo degli Elefanti, Sala Vaccarini, febbraio 2017
    
    
    
    
    
    Troiane: viaggio di donne migranti
    
    (sul tema “L’immigrazione”)
    
    produzione Senza misure Teatro, Progetto S.E.T.A.
    
    Ambulacri del Teatro Greco Romano di Catania, marzo 2017
    
    
    
    
    
    Servizio al potere
    
    (sul tema “Il potere”)
    
    produzione Teatro del Canovaccio
    
    Palazzo Minoriti, Sala consiliare, aprile 2017
    
    
    
    
    
    Carne da macello
    
    (sul tema “Il femminicidio”)
    
    produzione Banned Theatre
    
    Rettorato dell’Università di Catania, maggio 2017
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    Cinque siti della città di Catania, di particolare significato storico-architettonico, ospiteranno altrettanti progetti su temi di carattere sociale, commissionati a compagnie di riconosciuta professionalità attive nel nostro territorio, che produrranno gli spettacoli in sinergia con il Teatro Stabile di Catania.
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    La nottata deve passare, insegna Eduardo. Se la situazione finanziaria e gestionale del Teatro Stabile di Catania è ancora carica di problematiche, tanto più intenso è lo sforzo in atto rivolto a superarle. Aprire una via per la ripresa e il rilancio dell’istituzione: in questa prospettiva rientra la sfida di promuovere la nuova stagione, che segue senza soluzione di continuità quelle che l’hanno preceduta, dal 1958 ad oggi. Nessuno iato, nessuna interruzione.
    
    Nell’espletamento del mio mandato, d’intesa con i Soci, ho infatti inteso perseguire un doppio percorso: attuare le misure per ripianare il pesante disavanzo e, al tempo stesso, riprendere le attività artistiche, culturali e formative. L’obiettivo convergente di questa duplice azione è risanare il teatro per restituirlo al ruolo di servizio pubblico che gli compete, e così riconsegnarlo alle migliaia di spettatori che da quasi sessant’anni costituiscono la sua forza.
    
    
    
    
    
    Giorgio Pace
    
    Commissario straordinario
    
     del Teatro Stabile di Catania
    
    
    
    Spettacoli
    
    
    
    
    
    Il piacere dell’onestà
    
    di Luigi Pirandello
    
    
    
    
    
    «Sposerò per finta una donna; ma sul serio, io sposo l’onestà». È questo il riscatto di un uomo dai fallimenti di una vita: ritrovare una possibilità di sopravvivere legittima e plausibile pur attraverso uno stratagemma, un matrimonio di facciata che salvi la dignità e l’onestà di una giovane e permetta al suo infelice amante di perpetrare la relazione.
    
    Ma se la forma assurge a sostanza dell’essere, quali conseguenze possono prodursi? Quando la forma serve solo a contenere in modo fittizio le bestialità dell’essere umano non è che convenzione sociale, pacificamente riconosciuta e condivisa. Ma se un uomo decide, portato dalle circostanze, di divenire integralmente sostanza di quella forma, cosa accade? Come interagire, in un universo umano regolamentato dalle ipocrisie e mascherato di ritualità sociali inconsistenti, con l’integrità, con la coerenza, con l’autentica onestà?
    
    Ecco cosa accade ai personaggi che popolano la scena in Il piacere dell’onestà: convinti di rimediare ad un atto istintivo, incastrandolo in una salvifica forma convenzionale, socialmente riconosciuta (il matrimonio), attraverso la truffaldina complicità di un uomo da nulla chiamato a recitare il ruolo del marito onesto, si troveranno dinanzi alla manifestazione inedita della Santa Onestà, ideale incarnato nella rettitudine di pensiero e azione di un uomo redento. Ecco che il bestiario umano descritto da Pirandello impazzisce dinanzi a questo “inconveniente”, non sa come gestirlo e finisce per subirlo come una sorta di sciagura.
    
    L’onestà soffoca, toglie libertà, non permette scelte libere. L’onestà dà nomi importanti a cose e persone, chiama a scelte di responsabilità, costringe a svelare la profonda natura di se stessi. Ecco che la ferina ironia di alcuni personaggi si trasfigura nel feroce sarcasmo dell’evidenza con cui le falsità e i sotterfugi svaporano dinanzi all’onestà. Le maschere dei caratteri grotteschi, dalla madre afflitta per la povera figliola, all’infelice innamorato osteggiato dalle circostanze, si frantumano svelando una bestialità ancora più feroce e dominata dai più beceri interessi e istinti.
    
    La stessa scelta di integrità di Baldovino, il protagonista, finirà per risultare mostruosa, compiaciuta, a tratti crudele, proprio perché rigorosa e inattaccabile e in irrisolvibile conflitto con un universo sociale governato dalla tacita legge delle apparenze. In questo la commedia, nonostante l’inattualità della trama soprattutto per quanto concerne il destino del personaggio femminile di Agata, si fa contemporanea e provocatoria. La bestia umana, qui rappresentata con grottesca comicità che ne esaspera i colori sino all’espressionismo, appartiene al nostro tempo e al nostro quotidiano più che mai. Le convenzioni si sono evolute ma non dissolte, le maschere sono state rimodellate ma non sono cadute. In un mondo ormai, sul piano etico, completamente fuori asse, l’onestà non trova collocazione, perde il suo diritto d’asilo, quale nota dissonante in un’armonia di mediocri inettitudini. E risuona oggi più che mai il pianto finale dell’onesto che consuma la sua scelta in disperata solitudine.
    
    
    
    Antonio Calenda
    
    
    
    
    
    
    
    Macbeth
    
    di William Shakespeare
    
    
    
    
    
    In occasione del quattrocentesimo anniversario della morte di Shakespeare, Luca De Fusco firma la regia di Macbeth, uno dei supremi capolavori della drammaturgia del Bardo e, forse, anche tra i testi più teatralmente perfetti per coerenza e consequenzialità della struttura drammaturgica. Scritto tra il 1605 e il 1608, racconta la vicenda del vassallo di re Duncan di Scozia, che, divorato dall'ambizione e dalla brama di potere, instillatagli dalla profezia di tre streghe, insieme alla moglie progetta e porta a compimento il regicidio per salire al trono. Una tragedia fosca, cruenta, in cui domina il male e in cui i personaggi sono complessi e ambigui.
    
    «Questa edizione del Macbeth – dichiara il regista - si pone come ideale prosecuzione del lavoro già avviato con Antonio e Cleopatra e Orestea, due spettacoli che si sono fortemente connotati nel senso della sperimentazione e della contaminazione tra linguaggi. Anche in questo caso il teatro si mescola con le installazioni video in modo ancora più complesso e variegato rispetto ai lavori precedenti».
    
    Lo spettacolo si collega ad Orestea per il rapporto tra teatro, musica e danza, proseguendo la collaborazione con gli artisti israeliani Ran Bagno e NoaWertheim. Si richiama invece più ad Antonio e Cleopatra per l'analogia testuale, per il ritorno della coppia Lazzareschi-Aprea, per i rapporti tra trasparenze scenografiche, video, luci fortemente cinematografiche. La logica visuale sarà però meno monumentale e più visionaria, assecondando la natura fantastica del testo che vede i suoi momenti fondamentali (apparizione delle streghe, visione del pugnale, fantasma di Banquo, apparizione dei Re, delirio del sonnambulismo di lady Macbeth) tutti contrassegnati dal tema del sogno, del delirio, insomma dell'irreale. L’ambientazione non colloca l'allestimento in una precisa epoca ma in una dimensione atemporale sospesa tra medio evo, atmosfere da cinema anni '40, con uno sguardo al futuro, seguendo l'ispirazione dei costumi che la stessa Zaira de Vincentiis ha realizzato con grande successo nell'ultimo episodio di Orestea.
    
    Partendo dagli studi di Bloom e Freud si è cercato di attraversare il testo ponendosi delle domande sull'origine del male. Un grande tema, che nel Macbeth si può intendere in modo immanente (come ovviamente sostiene Freud) ma che sopporta anche un’interpretazione trascendente, visto che le streghe non sono solo il frutto della fantasia di Macbeth e la loro apparizione trasforma un uomo fatto di latte, come dice Lady Macbeth , in una bestia feroce.
    
    Navigando sul confine tra teatro e video si potrà incrociare qualche citazione cinematografica (penso ad esempio a Kubrick) ma anche riferimenti alla pittura surrealista di Delvaux, Magritte, Dalí.
    
    
    
    
    
    Le serve
    
    di Jean Jenet
    
    
    
    
    
    Odiarsi d’amore: una favola
    
    
    
    «Questa pièce è una novella, cioè una forma di narrazione allegorica». Questo pensava Genet del suo testo più famoso: Les Bonnes. Una narrazione allegorica, noi aggiungiamo, quindi una favola, dall’andamento onirico e visionario, ricca di nere suggestioni.
    
    Le serve è una favola fondata su due creature tormentate come lingue di fuoco, traboccanti di angoscia, di sublime e di piaghe infette, ma pure di ricordi deliranti, che hanno perso ogni contatto con la loro identità.
    
    Narra la storia di due cameriere sorelle che, sfruttate dalla padrona, mantenuta di alto bordo, giocano in sua assenza a imitarla, pavoneggiandosi coi suoi vestiti, finché non sopportando più questi palliativi passano all’azione - prima facendole arrestare l’amante, quindi tentando di avvelenarla, ma rimangono esse stesse vittime delle loro macchinazioni, di cui la destinataria nemmeno si accorge.
    
    Di favole di povere ragazze, sfruttate da matrigne e sorellastre, la nostra memoria è piena, ma questa, forse, è una iper-favola, cioè: un grande rituale barocco che mette in scena l’eterna dialettica del padrone e dello schiavo, la reciproca dipendenza dei due termini di una relazione di dominio, il bisogno profondo della nostra natura - incomprensibile e scandaloso - di imporci e sottometterci, umiliare e subire, uccidere e morire. È una favola che diventa un rituale maledetto e insopportabile, come tutto ciò che cerca di svelare la violenza profonda che vive in noi e determina la nostra cultura, la nostra psicologia, la nostra esistenza. È una cerimonia, come si ripete spesso nel testo: vi si celebra la dipendenza, l’odio, l’invidia, la sensualità della violenza e l’interscambiabilità dei ruoli. È una messa nera, un’invocazione sensuale del potere, un denudamento insieme fisico, morale e sociale.
    
    Il senso allegorico di questa favola è già chiaro e stimolante: le classi inferiori sognano sempre di essere le superiori, amano chi le governa nel momento stesso in cui meditano di ucciderlo. Assai spesso il padrone si sottrae dal delitto e gli inferiori si uccidono tra loro.
    
    Nel gioco rituale a cui si abbandonano le due domestiche, ciò che più colpisce è la forza con cui viene rappresentata un’alternativa tra apparenza e realtà nella quale non vi sono soluzioni ultime. La capacità di immedesimazione dei personaggi nei loro doppi ruoli è talmente violenta che la storia delle cameriere che si vendicano della signora facendo arrestare il suo amante e recitando poi la commedia dell’odio e del disprezzo tra di loro, perde ogni possibilità di interpretazione univoca e acquista soltanto il senso di un perpetuo vai e vieni «di essenza e di apparenza, di reale e di immaginario».
    
    E così torniamo di nuovo all’immaginario, ovvero: alla favola, all’atto di spiare, furtivamente, queste due serve, che sono dei mostri da favola, certo, ma come lo siamo noi quando siamo soli con i nostri fantasmi…
    
    
    
    Giovanni Anfuso
    
    
    
    
    
    Notturno di donna con ospiti
    
    di Annibale Ruccello
    
    
    
    
    
    Il testo propone, ancora una volta, il viaggio che Ruccello aveva intrapreso nel quotidiano attraversato e contaminato dal thriller, nonché il viaggio nel panorama desolato della periferia urbana, dei ghetti degradati, tra le tv locali e le radio libere. Un percorso apparentemente triste, che però viene ravvivato ora da una miscellanea di sentimenti, ora da involontaria comicità. Una serie di colpi di scena con un occhio al cinema "thrilling"; ma mentre Le cinque rose ha come riferimento il cinema di Hitchcock, di Argento, di Polanski, nel Notturno domina quello anni '70, per intendersi di Scorsese e di Kubrik.
    
    I canoni sono sempre gli stessi: il luogo isolato, il protagonista barricato all'interno, la minaccia esterna che semina orrore e sgomento fino ad un catartico finale.
    
    L'azione si svolge in una casa a due piani nella periferia di una metropoli: Adriana porta avanti la sua esistenza, nel caldo afoso, tra canzoni e note di un pianoforte, tra televisione ed una terza gravidanza, con un marito, Michele, che lavora di notte e ritorna a casa all'alba.
    
    Una sera accade che strani individui, temuti e desiderati da troppo tempo, s’introducano in casa. Improvvisamente riaffiorano senza una logica i ricordi, angoscianti fantasmi del passato, che provocheranno in Adriana una reazione atroce, insensata, ma a lei necessaria per fuggire da quella prigione grigia e ossessiva.
    
    Un progetto che segna in definitiva l'ideale ricostruzione del discorso su Ruccello, sulla violenza e modernità delle metropoli.
    
    
    
    
    
    Vizio di famiglia
    
    di Edoardo Erba
    
    
    
    Una donna matura sente forte il bisogno di crearsi una famiglia, un desiderio che alberga legittimamente nella mente e nel cuore di tanti. Una famiglia già pronta e completa di marito, figli, suocera ecc. La nostra splendida società consumistica le offre la possibilità di realizzare anche questo sogno. Tutto si può vendere o noleggiare. È solo questione di soldi e… il contratto è stipulato. Ma sarà veramente quell’avventura idilliaca che la protagonista immagina nella sua fantasia e nel suo intimo?
    
    Per Annalisa, protagonista della storia, l'incontro con un’inquietante e truffaldino agente, segna l'inizio di una normale e terribile convivenza con un marito becero, indifferente e infedele, una scombinata suocera, due figli sempre assenti e una babysitter, bella ragazza tuttofare. Ne rimane spiazzata e delusa. Vorrebbe tornare indietro sui suoi passi ma non si può. Il contratto parla chiaro!
    
    Una commedia esilarante sulla nostra condizione contemporanea di animali famiglia/dipendenti. La Famiglia, tanto agognata, è qui rappresentata con toni surreali e grotteschi visti come dietro una lente deformante. Una fonte infinita di gioie e dolori, ansie e indifferenze. I valori classici si ribaltano. Affiorano tutti i vizi dettati dall’usura dei sentimenti e dei legami di sangue, divenuti superficiali e intrisi di egoistico cinismo. Ha ancora senso unirsi? E poi: per la vita?
    
    Questo testo, permeato di sferzante umorismo, porta ad interrogarsi sulla necessità di una vita di unione che dovrebbe essere serena e lineare ma, al contrario, ci appare come una trappola da cui dover fuggire. E’ ancora possibile che la famiglia sia un’istituzione viva e vegeta? Dovrebbe rassicurare e, invece, inquieta. La Famiglia può continuare ad essere quell’ancora di salvezza a cui si aggrappa la maggioranza del genere umano? Secondo l’Autore, vizio di famiglia è un insopprimibile desiderio che spinge anche i più refrattari a cedere a questa specie di mostro. Nel testo viene usata con incisività la chiave del paradosso e dell'assurdo per far sorridere della mostruosità che è in noi, per evidenziare la grettezza di certi comportamenti e satireggiare sul vuoto di certe esistenze che passano, in modo meccanico, nella più totale inconsapevolezza ed incoscienza. Una commedia che diverte con intelligenza e che fa sorridere pensando…
    
    
    
    
    
    Macbeth – Una magarìa
    
    da Shakespeare
    
    adattamento di Vincenzo Pirrotta
    
    
    
    
    
    Una rilettura aspra e terrigna del Macbeth shakespeariano, che Vincenzo Pirrotta immagina nel segno di una “magarìa”, una magia, un incantamento intriso di ritualità occulte e arcaiche leggende siciliane.
    
    «La vicenda – spiega il regista – sarà introdotta da una danza macabra, una vera e propria messa nera officiata dalle streghe, che presagisce influenze maligne e un vortice incantatorio nel quale precipiteranno i protagonisti. Ho studiato a lungo i rituali dell’occulto, soprattutto del Sud Italia, per questo il rituale del prologo sarà in dialetto. La mia idea è che le streghe, con i loro oscuri presagi, restino attaccate ai personaggi come un cordone ombelicale, condizionandone le scelte e i comportamenti. Alcuni riusciranno a liberarsi recidendo questo cordone, ma non il protagonista e Lady Macbeth, i quali, come in preda a una possessione, compiranno i terribili delitti narrati da Shakespeare».
    
    
    
    
    
    
    
    
    
    Due donne che ballano
    
    di Josep Maria Benet i Jornet
    
    
    
    
    
    Una commedia amara e profondamente ironica su solitudine e marginalità. Una donna anziana e una giovane chiamata a farle da badante. Tutte e due schive, energiche, sarcastiche ed eroiche. Si odiano e si detestano perché sono simili, perché ognuna ha bisogno dell'altra, e, nella solitudine delle rispettive vite, sono l'una per l'altra l'unica presenza confortante. Consumano le ore che passano insieme beccandosi, pungendosi e confessando di sé quello che solo a un estraneo si riesce a confessare.
    
    Ballano. Come balla una nave in balìa delle onde. Ballano la danza dell'esistenza dura e difficile di chi porta dentro una sofferenza ma fuori esibisce una faticosa immagine di forza e autosufficienza. Ballano come una coppia estratta dal mazzo della casualità, quando nelle balere due sconosciuti si trovano a ballare insieme. E per questo ballo non ci sono cavalieri, non ci sono uomini possibili, non ci sono mariti, padri o figli ad accompagnarle. Ma solo due donne che ballano. Avrebbero potuto non incontrarsi mai e continuare a ballare da sole come hanno sempre fatto, e invece per loro fortuna il sollievo della coppia finalmente addolcisce un po' la fatica.
    
    Una minuscola storia come tante che accadono nei grandi condomini di qualsiasi città, un microcosmo, un ecosistema esistenziale, che attraverso la scrittura di Josep Maria Benet i Jornet diventa un modo gentile, amaro e profondamente ironico di raccontare un’intera società, in cui le persone difficili e scomode sono estromesse e confinate ai margini, ad affrontare in solitudine la pista da ballo del proprio destino.
    
    
    
    Josep Maria Benet i Jornet, nato nel 1940, è considerato uno dei massimo autori del teatro spagnolo contemporaneo e il padre del teatro catalano. Dal 1964 ha pubblicato più di quaranta commedie rappresentate in tutta Europa, oltre che in Argentina e negli Stati Uniti. Una curiosità che lega la sua biografia a questo testo è la sua grande passione per i fumetti del passato, di cui fa collezione, passione che condivide con la più anziana delle due donne che ballano.
    
    
    
    
    
    
    
    Edipo
    
    di Sofocle
    
    
    
    A distanza di vent’anni la Compagnia Mauri Sturno ritorna a mettere in scena i due capolavori di Sofocle, per analizzare più compiutamente il mito immortale di Edipo, affidando la regia a due diversi registi: Glauco Mauri, per Edipo a Colono, e Andrea Baracco per Edipo Re. Due registi, due generazioni a confronto, esempio di collaborazione e di continuità, oltre che condizione indispensabile per il futuro del teatro.
    
    
    
    «Edipo Re e Edipo a Colono sono due capolavori fondamentali nella storia dell’uomo, per gli interrogativi che pongono alla mente e per la ricchezza di umanità e di poesia che ci donano. La storia di Edipo è la storia dell’UOMO, perché racchiude in sé tutta la storia del suo vivere. Edipo Re e Edipo a Colono sono due opere scritte in epoche diverse della vita di Sofocle ed è nell’accostamento di questi due grandi testi che poeticamente si esprime e compiutamente si racconta la “favola” di Edipo alla ricerca della verità.
    
    Alla fine del suo lungo cammino Edipo comprende se stesso, la luce e le tenebre che sono dentro di lui, ma afferma anche il diritto alla libera responsabilità del suo agire. Edipo è pronto ad accettare tutto quello che deve accadere ed è pronto a essere distrutto purché sia fatta luce. Solo nell’interrogarci comincia la dignità di essere uomini. È questo che Sofocle con la sua opera immortale dice a tutti noi.
    
    Convinti che il Teatro sia un’arte che può e deve servire “all’arte del vivere” affrontiamo queste due opere classiche per trovare nelle radici del nostro passato il nutrimento per comprendere il nostro presente, questo è il nostro impegno e il nostro desiderio».
    
    
    
    Andrea Baracco, Glauco Mauri
    
    
    
    
    
    Profumo di donna
    
    da Il buio e il miele di Giovanni Arpino
    
    
    
    
    
    Un capitano in pensione, rimasto cieco a causa di un’esplosione accidentale decide di recarsi a Napoli da un amico, anch’egli non vedente. Il capitano si farà accompagnare in questo viaggio da un giovane soldato in permesso premio. Tra vessazioni e rimproveri, il giovane scorterà quindi il bizzarro capitano, che si rivelerà un uomo dalla personalità poliedrica. I due partono in treno da Torino e la prima tappa è Genova, dove il capitano decide di passare alcune ore con una prostituta. La seconda tappa del viaggio è Roma, dove il capitano parla con un cugino prete della sua condizione fisica e, per ultimo, giungono a Napoli, dove il capitano viene corteggiato da una giovane donna perdutamente innamorata di lui, ma il capitano sembra infastidito dalle sue attenzioni. La vera ragione del viaggio e dell’incontro con l’amico non vedente, giungerà inaspettata e sorprendente solo alla fine e in quel momento il capitano si renderà conto che non può rifiutare l’aiuto e le attenzioni della giovane donna.
    
    «Ora che abbiamo i mezzi per spaziare, per comunicare con tutti, ci siamo chiusi in noi stessi, siamo diventati cinici e disumani…», così dice Charlie Chaplin nel discorso finale de Il grande dittatore. Viviamo quotidianamente il paradosso di un’epoca in cui la globalizzazione ci spinge sempre di più verso l’isolamento e l’anonimato.
    
    Ecco perché mi sono innamorato del romanzo di Giovanni Arpino Il buio e il miele, e ho deciso di portarlo in scena. Questo romanzo è sicuramente l’emblema della solitudine moderna, della disillusione esistenziale che inevitabilmente conduce al cinismo e alla perdita di umanità e che assume, nella figura del protagonista Fausto, una dimensione cosmica, spingendolo verso un crinale in cui si è smarrito “il profumo della vita”, la disperazione si confonde con l’ironia e il sarcasmo e la tragedia diventa persino comica, esilarante, proprio come è tragica e comica la condizione umana.
    
    
    
    Massimo Venturiello
    
    
    
    
    
    
    
    Il misantropo
    
    di Molière
    
    
    
    
    
    Il protagonista Alceste è un intransigente idealista, che pretende di comportarsi senza ipocrisie e senza piegarsi a compromessi, incapace di conciliare i propri principi etici con le consuetudini sociali. A Filinto, suo amico, Alceste spiega che pur avendo una lite giudiziaria in corso non farà niente per ottenere un giudizio favorevole. Alceste s’inimica Oronte perché giudica pessimo un suo sonetto.
    
    Innamorato di Célimène, una giovane donna un po' civetta ed amante della mondanità, cerca di convincerla a rinunciare al mondo a cui è abituata per amor suo. Com’è facile immaginare, la differenza dei due caratteri, e modi di vivere porterà, alla fine della relazione ed il deluso Alceste, che nel frattempo ha perso il processo intentatogli, deciderà di espatriare. La commedia finisce con Alceste che ripudiato da tutti, abbandona la società mondana in cui si trovava e si ritira per una vita solitaria.
    
    Messo in scena la prima volta nel 1666, e critico di quella società d’allora, Il misantropo è un testo tutt’altro che anacronistico. Possiede ancora oggi una sconcertante attualità. In più di tre secoli è cambiata la società, ma non gli uomini che la abitano. La volontà di apparire, di essere apprezzati o meglio invidiati, l’ipocrisia dei rapporti formali in società, la svalutazione del termine amico, sono temi presenti tuttora nella società contemporanea. Oggi, all’interno di una deriva mediatica, e complici di un’esasperazione dell’apparire, Monsieur Molière, con il suo Misantropo, viene, ancora una volta, per instillarci il dubbio e la riflessione, sul concetto di equilibrio e di amicizia…e ieri come oggi, sembra volerci dire: voi vivete male, Signori!
    
    
    
    Giovanni Anfuso
    
    
    
    
    
    
    
    Minnazza - Letture tra i miti e le pagine di Sicilia
    
    uno spettacolo di Fabio Grossi
    
    
    
    Uno spettacolo per voce solista su prose e liriche siciliane, antiche e moderne. Un itinerario che prende spunto dall’immagine antica della Madre Terra, “La Grande Madre”. Minnazza è infatti un racconto sonoro che si snoda dalle origini della letteratura dell’Isola dei Ciclopi, fino ai nostri giorni. Un viaggio tra i Miti e il quotidiano, tra il sorriso e la denuncia civile.
    
    Voce solista è quella di Leo Gullotta, che frequentando la lingua di contemporanei illustri ci guiderà attraverso le pagine dei capolavori letterari e le righe dei loro componimenti poetici.
    
    L’attore sarà accompagnato in scena da un’originale ensemble di maestri fisarmonicisti, che eseguono musiche composte appositamente dal maestro Germano Mazzocchetti: colonna sonora, anch’essa protagonista, che ci aiuterà a scandire le stazioni, ovvero i capitoli, del nostro viaggio.
    
    Tutto questo assieme al percorso drammaturgico, costruito da Fabio Grossi, esalterà gli scritti, tra gli altri, di Giovanni Meli, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Luigi Pirandello, Luigi Capuana, Pippo Fava, Ignazio Buttitta, Andrea Camilleri, e giù scrivendo.
    
    Un volo radente sulla letteratura italiana attraverso penne siciliane, che invita a pensieri critici sulla Nostra società moderna, confrontandola con riflessioni di oggi e di ieri.
    
    Una considerazione sul Coraggio, sia quello civile che quello pratico, come attestazione di vita: non semplice ma degna di essere vissuta. Autori e Protagonisti, che con Coraggio hanno difeso le loro idee, qua prendono forma attraverso la vocalità e la sonorità di un Interprete di schietto atteggiamento e chiari propositi.
    
    
    
    
    
    Dyskolos
    
    di Menandro
    
    
    
    Nel 1958 dalla collezione privata di un mecenate ginevrino è venuto fuori (resta ignota la provenienza) il Dyskolos di Menandro, l’unica commedia “nuova” che si possa leggere per intero! Menandro aveva 25 anni, era il 316 a.C., quando l’opera venne rappresentata con successo nelle Lenee (la festa del teatro comico) ed ebbe il primo premio. Sono gli anni degli straordinari rivolgimenti delle crisi continue provocate, dopo la morte di Alessandro Magno, dai Diadochi. Ma nel teatro queste terribili convulsioni trovano scarsa e solo indiretta risonanza. La commedia non affronta più temi politici, temi - questi - che avevano caratterizzato la commedia aristofanesca; ma vanno in scena personaggi semplici e umani, azioni ricavate dalla vita comune privata dove gli intrecci molto complicati (amori irregolari, esposizioni di bambini, riconoscimenti, riconciliazioni, liti, scioglimenti dovuti quasi sempre al caso), vengono interiorizzati in senso etico.
    
    I personaggi non hanno alcun rilievo pubblico, rappresentano il tipo d’uomo medio, senza spiccate caratteristiche, l’uomo di tutti i tempi (ed è per questo che rispetto alle commedie di Aristofane, al giorno d’oggi di difficile rappresentazione, quelle di Menandro sono più fruibili. Menandro ha una spiccata attitudine a rappresentare le situazioni, i personaggi e i sentimenti più vari, e tutto ciò con finezza e buon gusto senza mai scadere nello sguaiato. L’arte dell’autore greco assume soprattutto, come motivo fondamentale anche se convenzionale, il trionfo dell’amore, quale sentimento che ingentilisce gli animi, profondamente umano. È stato maestro per i commediografi greci e latini venuti dopo di lui e attraversi i quali ha influenzato la commedia delle moderne letterature europee (Shakespeare, Molière, Goldoni).
    
    La trama. Cnemone rifiuta gli altri uomini come interlocutori, è un selvatico: al suo isolamento è giunto attraverso un feroce moralismo. A questo punto la volontà di un dio, Pan, mosso a compassione della giovane figlia che abita con lui, mette sulla sua strada un giovane cittadino di classe sociale elevata. Questi s’innamora di colpo della ragazza, e si propone di sposarla. Il primo messaggero mandato a Cnemone, ottiene dalla violenza rabbiosa del vecchio, un rifiuto incondizionato. Ma l’interesse di Sostrato per la ragazza desta l’attenzione di Gorgia, figliastro di Cnemone, che vive lì vicino con la madre. Gorgia sospetta che l’interessamento di Sostrato sia dettato da ragioni disoneste, ma dopo un franco colloquio con lui, si convince del contrario. Gorgia convince Sostrato ad andare con lui da Cnemone travestito da contadino per vincerne la diffidenza, ma Cnemone non si fa vedere. Intanto la famiglia di Sostrato si trasferisce al ninfeo di Pan, accanto alla casa di Cnemone, per compiere un sacrificio ispirato ad un sogno che riproduce per immagini proprio l’esperienza del giovane.
    
    Questo sacrificio è occasione per Sostrato di stringere i legami con Gorgia e occasione di scontro tra il clan di Sostrato e il vecchio. Nel frattempo la vecchia schiava Simiche, nutrice della ragazza, perde nel pozzo un’anfora e poi una zappa; per recuperarle, Cnemone scende nel pozzo e cade. Sta per affogare quando Gorgia e Sostrato lo salvano. Cnemone, dopo aver rischiato la morte, e constatata la bontà del figliastro, ammette in parte i suoi errori, lo riconosce come figlio e gli dà anche il suo potere sulla figlia. Alla fine Gorgia concede la sorellastra a Sostrato e Sostrato convince suo padre, riottoso, a dare in sposa a Gorgia sua sorella. È la festa, l’happy end.



 
E.T.
 
 
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Quotidiano regionale d'informazione
Anno: XXVI
Direttore Responsabile: Tonino Pitarresi
Registrazione Tribunale di Palermo: n° 08 del 24.02.1990
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