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Milano - Martedì 8 Novembre 2016
Oncologia, l’innovazione preme sulla spesa sanitaria




 

Milano, 8 novembre 2016 – In Italia sono oltre tre milioni le persone che vivono dopo una diagnosi di cancro. Ogni anno la popolazione dei pazienti e dei survivor oncologici aumenta di 90.000 persone. Ormai, ad eccezione dei tumori della cute, il 55% degli uomini e il 63% delle donne colpiti da patologie oncologiche sopravvive nei cinque anni successivi alla diagnosi (dati AIOM/AIRTUM 2016). Ma a questi dati fa riscontro il problema della sostenibilità e dell’accesso alle terapie innovative che insieme ai progressi nelle tecnologie diagnostiche stanno cambiando le prospettive per i pazienti. Nel 2013, in tutto il mondo per i farmaci oncologici sono stati spesi oltre 91 miliardi di dollari (IMS -Institute for Healthcare Informatics); in Italia la spesa è passata da circa un miliardo di euro nel 2007 a 2 miliardi e 900 milioni nel 2014 (OsMed). Il tasso annuo di crescita dei costi è del 15%. Per far fronte alla crescente disponibilità di nuove terapie, nei giorni scorsi il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha annunciato l’inserimento nella Legge di Bilancio di un Fondo di 500 milioni dedicato ai farmaci oncologici innovativi. Come conciliare la limitatezza delle risorse finanziarie disponibili con l’elevato costo dei farmaci più innovativi, garantendo sostenibilità del sistema, accesso alle cure e remunerazione della ricerca promossa dalle aziende? E come rendere questi concetti scientifici ed economici alla portata di milioni di cittadini che, alla luce dell’impatto sociale dei tumori, devono direttamente o indirettamente confrontarsi con queste malattie? Di tutto questo si è parlato a Milano in occasione del Corso di Formazione Professionale Continua “Innovazione, sostenibilità̀, accesso ai farmaci: le nuove sfide dell’informazione in Oncologia” promosso dal Master ‘La Scienza nella Pratica Giornalistica’ della Sapienza Università di Roma con il supporto non condizionante di Pfizer e di Roche. «L’Oncologia rappresenta un capitolo di spesa rilevante per i sistemi sanitari di tutto il mondo, ma il problema non può essere ridotto solo al costo delle terapie, che va affrontato a partire dall’appropriatezza e da una valutazione nell’ambito delle strategie di controllo della specifica patologia neoplastica», afferma Giuseppe Curigliano, Direttore S.C. Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative dello IEO di Milano. «Occorre affrontare il tema dei costi in una prospettiva più ampia, tenendo fermi alcuni principi: garantire l’immediata disponibilità delle terapie innovative in tutto il territorio, migliorare i percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali, monitorare l’efficacia clinica e la tossicità dei farmaci dopo l’immissione in commercio e semplificare le procedure amministrative». In Italia i tumori più frequenti, nel totale di uomini e donne, sono nell’ordine quello del colon-retto (con 52.000 nuove diagnosi stimate per il 2016), della mammella (circa 50.000 nuovi casi) e del polmone (41.000 nuovi casi). La sopravvivenza più alta a 5 anni si registra per il tumore della mammella (85,5%), per il tumore del colon (60,8%) e del retto (58,3%), mentre quella per il tumore del polmone è pari al 14,3%, più elevata rispetto alla media europea. Per tutte queste neoplasie sono o stanno per rendersi disponibili terapie innovative sia nell’ambito dei trattamenti a bersaglio molecolare sia dell’immunoterapia. Ma l’innovazione, soprattutto in Oncologia, deve sempre fare i conti con il problema dell’accesso legato sia ai costi sia a ostacoli burocratici. Secondo i dati comunicati da Cittadinanzattiva, i tempi per l’immissione in commercio di un farmaco oncologico arrivano fino a 1.070 giorni, contro i circa 400 previsti dalla normativa, senza considerare i tempi della fase regionale che seguono procedure differenti sul territorio. I PTOR (Prontuari Terapeutici Ospedalieri Regionali) rallentano o razionano l’accesso ai farmaci effettivamente disponibili ai cittadini, determinando disparità di accesso sul territorio sia come tempi sia come requisiti. «Come aziende farmaceutiche siamo chiamate a collaborare con le Istituzioni, la comunità medico-scientifica e non da ultimo con i media, per poter favorire un percorso di equità sociale, che garantisca le cure migliori per tutti i pazienti e al contempo la sostenibilità del sistema», afferma Massimo Visentin, Presidente e Amministratore Delegato di Pfizer in Italia. «Garantire a tutti, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, l’accesso alle cure con farmaci anticancro innovativi significa guadagnare anni e qualità di vita: dovrebbe essere un diritto universalmente acquisito, purtroppo però sappiamo che non è così e i pazienti vivono sulla loro pelle l’esperienza di una sanità a più velocità. A questo si aggiunge il dibattito sulla sostenibilità dell’innovazione. Il Disegno di Legge di Bilancio 2017, attualmente in fase di approvazione parlamentare, ha istituito per la prima volta in Italia un Fondo di 500 milioni di euro destinati ai farmaci anticancro innovativi. Si tratta di un primo segnale importante da parte del Governo, con la speranza che sia di buon auspicio per una sempre maggiore attenzione ai pazienti oncologici e al loro diritto ad accedere alle terapie più innovative». La questione chiave è appunto quella di definire esattamente il termine innovazione, commisurando l’effettivo incremento di beneficio che un farmaco oncologico è in grado di apportare con i costi e la sostenibilità per il Servizio Sanitario. Un tema che coinvolge non solo specialisti, economisti e decisori ma anche i mass media che a fronte dell’arrivo quasi quotidiano di annunci di nuove terapie devono dotarsi degli strumenti per promuovere la conoscenza delle innovazioni, basandosi sui dati degli studi e comunicando in modo attento e scrupoloso l’impatto economico, la sostenibilità e il rapporto costo-beneficio dell’innovazione.


«Oggi i tumori fanno sempre meno paura. Grazie ai continui progressi della ricerca scientifica – dalla medicina personalizzata alle immunoterapie fino alla genomica – abbiamo potuto trasformare queste patologie da “mali incurabili” a malattie croniche, fino a poter parlare in alcuni casi di guarigione», afferma Maurizio de Cicco, Presidente e Amministratore Delegato di Roche in Italia. «In questo scenario i giornalisti giocano un ruolo chiave nel raccontare i traguardi raggiungibili grazie alle innovazioni diagnostiche e terapeutiche. E quindi proprio a loro rivolgo il mio invito a sostenere un nuovo approccio alla tematica che riesca, attraverso una “scientifica semplificazione” dei progressi della medicina, a raggiungere un pubblico sempre più ampio ed eterogeneo. E questo stesso pubblico dovrebbe anche comprendere gli sforzi che si stanno facendo a livello di sistema per avere omogeneità di accesso oltre che regionale anche nei confronti di altri Paesi europei, considerando anche che i prezzi italiani dei farmaci innovativi continuano a essere circa il 20% inferiori rispetto alla media europea».
    
    In definitiva la questione che negli USA hanno definito la “financial toxicity” delle terapie innovative (ovvero il loro impatto sui conti e le finanze pubbliche e private) deve essere affrontata su più livelli. L’ordinamento prevede diversi meccanismi di contenimento della spesa pubblica, dai tetti di spesa farmaceutica alle misure di regolazione dei prezzi dei farmaci, al monitoraggio dell’impatto terapeutico ed economico dei farmaci ad alto costo.
    
    Esiste poi un problema di sprechi (stimati in circa il 20% della spesa sanitaria secondo il Gimbe - Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze) che oggi può essere affrontato grazie alle grandi quantità di dati disponibili dai flussi amministrativi, dai registri e dalle cartelle cliniche informatizzate ospedaliere e relative ai ricoveri, alle prestazioni ambulatoriali, al consumo dei farmaci. In Emilia Romagna la Rete Oncologica ha messo a punto un modello di verifica della qualità della rete dei servizi in rapporto alle risorse impiegate che, applicata al carcinoma mammario, ha permesso la ricerca di potenziali inappropriatezze e possibili risorse “male allocate” sui percorsi di cura di oltre 3.000 donne con diagnosi di tumore al seno, verificando il contenimento dei livelli di inappropriatezza in chirurgia (al di sotto del 2,5% dei casi) e l’accesso alle terapie farmacologiche precauzionali entro 60 giorni dall’intervento per l’84,7% delle pazienti candidate.

 
Daniela Caffari
 
 
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