Giornale del Mediterraneo: Quotidiano d'Informazione

Anno XXVI - Registrazione Tribunale di Palermo n° 08 del 24.02.1990  Ultimo aggiornamento lunedì 5 dicembre 2016, 20:20

"IO DIRÒ LA VERITÀ"

(tratto dal primo dei sette costituti del filosofo Giordano Bruno 1548-1600 bruciato vivo come eretico a Campo dè Fiori - Roma )

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Messina - Mercoledì 23 Novembre 2016
Inaugurato Anno Accademico




 

Messina 23 novembre 2016 - Si è svolta in Aula Magna, alla presenza del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Claudio De Vincenti, la cerimonia di inaugurazione dell’Anno Aaccademico 2016/17. “Ringrazio il Rettore e l’Università di Messina – ha detto De Vincenti – perché per un rappresentante del Governo è importante portare qui una testimonianza su quanto è stato investito nel rapporto con il mondo dell’università e della ricerca, anche se non tutti gli investimenti si sono realizzati nelle forme migliori. Ma, lo sforzo c’è stato e dovrà essere sviluppato. Da parte nostra c’è tutta la disponibilità per trovare soluzioni. Con la legge di bilancio abbiamo stanziato 440 milioni per il 2017 e 490 per il 2018 , che riguarderanno il diritto allo studio (esonero tasse per studenti meritevoli e disagiati, borse di studio, etc.) e sostegno alla ricerca (docenti, ricercatori e Dipartimenti di eccellenza). In questo senso abbiamo segnali molto forti dall’Università di Messina, che rappresenta ormai uno degli Atenei di eccellenza nel nostro Paese. Abbiamo colto il segnale dell’Università di Messina nel ruolo di recupero della Falce e, ancora, la proposta del Rettore, in vista del G7, di approfondire i metodi e gli strumenti per rispondere al meglio al problema della migrazione, sia nella gestione dei flussi verso l’Europa, sia in termini di sviluppo dei Paesi di provenienza . L’esempio di Unime è importante, perché ci dice come può essere vivo il rapporto tra istituzioni, territorio e competenze scientifiche e della ricerca. In questo il capitale umano è il fattore decisivo della crescita”. La cerimonia è stata aperta dal Coro d’Ateneo che ha intonato il Gaudeamus Igitur, subito dopo il Rettore, Pietro Navarra, ha ringraziato il Sottosegretario Claudio De Vincenti per avere gentilmente accolto l’invito. “La sua presenza in Aula Magna – ha detto – dopo la recente sottoscrizione del Patto per lo Sviluppo della Città Metropolitana alla presenza del Presidente del Consiglio, ribadisce l’importanza che il Governo del Paese assegna alle Università per la crescita del territorio. È di tutta evidenza – ha continuato il Rettore – come lo sviluppo di una comunità non possa prescindere dal ruolo che l’Università svolge nella trasmissione dei saperi. Il nostro Ateneo, sin dalla sua fondazione, ha costituito per il suo territorio un fondamentale centro d’irradiazione della cultura e della conoscenza, attraverso il magistero dei suoi Maestri più insigni. Ma, il nostro è anche un Ateneo che nel corso degli anni ha soprattutto saputo coniugare la tradizione con l’innovazione e il cambiamento, accogliendo le sfide della modernità e puntando in maniera sempre più decisa sui giovani. Purtroppo, però, usciti dalle aule universitarie, i nostri giovani si trovano immersi in una società che sembra non sapere fare altro che distruggere anche quanto di buono è ancora rimasto in circolazione. Una società ormai da troppo tempo impegnata in un’attività in cui il più bravo non è chi è capace di costruire qualcosa, ma chi ha l’abilità di abbattere tutto sulla base del presupposto che nulla funzioni e che ogni cosa sia da smantellare. Questo vizio nazionale Claudio Magris lo chiama autodenigrazione. Questa dilagante attitudine a deprecare di noi è indice di un’incapacità, tutta italiana, di comprendere che esiste una notevole differenza tra il riconoscimento consapevole e distaccato delle criticità e la predisposizione a considerare ogni aspetto della vita sociale, sotto una perenne lente di negatività quasi patologica”. “Il mio intervento non vuole essere solo una rassegna delle attività svolte nell’ultimo anno – ha esordito il Direttore Generale, prof. Francesco De Domenico – bensì un’occasione per far conoscere all’esterno l’impegno ‘civile e sociale’ del nostro Ateneo nel concorrere allo sviluppo e al processo di innovazione del Paese. Il filo conduttore che ha accomunato le attività amministrative svolte in questo ultimo anno è stato il miglioramento dell’efficacia dei processi e della qualità dei servizi, nonché la loro valutazione, al fine di poter essere competitivi con le migliori realtà nazionali. Nel contesto di crescente integrazione dei mercati e di interdipendenza dei sistemi economici, l’efficienza del settore pubblico costituisce un fattore determinante del grado di competitività e delle opportunità di sviluppo delle singole economie nazionali. Non è casuale che ad un Paese competitivo corrisponda una pubblica amministrazione efficiente, in grado di conoscere i fabbisogni dei cittadini e di dare continuità alle azioni di governance per lo sviluppo del Paese”. “I Governi che si sono succeduti negli ultimi anni – ha detto Giuseppe Mannino, rappresentante del personale tecnico amministrativo – non hanno avuto come obiettivo primario la crescita dell’Università pubblica e, in particolare, di quelle meridionali. Abbiamo subìto una costante e progressiva riduzione dei finanziamenti e, pur senza risorse, sono state varate riforme del sistema universitario che ne hanno accresciuto solo le criticità e le carenze. Come rappresentante del personale tecnico amministrativo dell’Ateneo che oggi mi onoro di rappresentare, auspico che il Governo abbia la determinazione necessaria per aumentare il finanziamento pubblico e, invertendo la rotta, puntare alla crescita delle Università”. “In questo scenario fosco del sistema universitario nazionale – ha affermato Pierluigi Russo, rappresentante degli studenti – sono gli atenei meridionali a pagare il prezzo più alto. Infatti, il sistema formativo si declina su un’economia dualistica che segna distanze sempre più marcate tra sedi ‘dotate’, concentrate nelle regioni del Nord e atenei del Sud: le prime, potendo contare su cospicue risorse finanziarie, risultano più attrattive, le seconde invece affannosamente cercano di andare avanti a testa alta nonostante le evidenti difficoltà strutturali. Ma a mio giudizio, nell’ottica di una piena valorizzazione della pluralità delle identità territoriali e culturali, sono proprio gli atenei apparentemente più periferici che devono essere maggiormente sostenuti, perché sia mantenuta la loro attività di formazione di una futura classe dirigente responsabile, in sintonia con infrastrutture e tessuto economico locale”. La prolusione ai corsi, sul tema “L’origine è la méta: ripensare la penisola di San Raineri per riprogettare Messina”, è stata tenuta da Nicola Aricò, ordinario di Storia dell’Architettura: “Oggi esiste un consorzio di istituzioni, tra cui la nostra Università, che ha firmato un patto per la Falce ed è pur vero che recentemente si è soppresso l’Ente Porto, che è in corso lo smantellamento dell’impianto di degassifica, che si è inaugurato un piccolo parco urbano laddove erano i Rom, che sta per essere demolito l’inceneritore, che è stato finanziato il recupero della Cittadella. È forse giunto il tempo di cominciare a credere che i nostri nipoti potranno passeggiare per la penisola di San Raineri”. La relazione sull'attività dell'Ateneo e gli interventi del Rettore Navarra, del Direttore Generale De Domenico, del Rappresentante del personale T-A Mannino, del rappresentante degli studenti Russo e la prolusione del prof. Aricò. Gli interventi Signor Sottosegretario di Stato alla Presidente del Consiglio dei Ministri, Signor Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Autorità religiose, civili e militari, Magnifici Rettori e loro rappresentanti, Illustri componenti del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione, Chiarissime colleghe e colleghi, Chiarissimi Professori Emeriti, Stimati signori del personale tecnico e amministrativo, Care studentesse e cari studenti, Gentili signore e signori, è con grande piacere che formulo a tutti voi il benvenuto nella Università degli studi di Messina per l’inaugurazione dell’Anno Accademico 2016/2017. Un ringraziamento particolare sento di dover rivolgere al Sottosegretario Claudio De Vincenti per avere gentilmente accolto il nostro invito. La sua presenza in Aula Magna, dopo la recente sottoscrizione del Patto per lo Sviluppo della Città Metropolitana alla presenza del Presidente del Consiglio, ribadisce l’importanza che il Governo del Paese assegna alle Università per la crescita del territorio. È di tutta evidenza come lo sviluppo di una comunità non possa prescindere dal ruolo che l’Università svolge nella trasmissione dei saperi. Il nostro Ateneo, sin dalla sua fondazione, ha costituito per il suo territorio un fondamentale centro d’irradiazione della cultura e della conoscenza attraverso il magistero dei suoi Maestri più insigni. Ma il nostro è anche un Ateneo che nel corso degli anni ha soprattutto saputo coniugare la 1 tradizione con l’innovazione e il cambiamento, accogliendo le sfide della modernità e puntando in maniera sempre più decisa sui giovani. È esattamente con questo spirito che l’Università di Messina ha intrapreso una continua e fruttuosa collaborazione con le istituzioni locali. Il patto per la riqualificazione della Zona Falcata, per esempio, ha l’obiettivo di recuperare un’area tra le più preziose della nostra città abbandonata da decenni. Un’area che definisce i caratteri originari dell’identità cittadina. Di una città cioè che è sorta e si è sviluppata lungo il mare e di una comunità la cui storia e le cui origini sono indissolubilmente legate a quelle del suo porto naturale. Il suo recupero e la sua valorizzazione, come ci dirà meglio nella prolusione ai corsi il Prof Nicola Aricò, assumono quindi un alto valore simbolico di riscatto e recupero della nostra memoria storica. Il recupero della biblioteca universitaria regionale, l’attivazione dell’ospedale didattico veterinario, la stipula dei protocolli d’intesa che regolano i rapporti tra università e il servizio sanitario regionale nei policlinici, la costituzione del centro regionale di riferimento per le politiche dell’immigrazione, l’assistenza tecnica per la salvaguardia del territorio dai rischi idro-geologici e ambientali e le numerosissime altre iniziative con le amministrazioni comunali dell’area metropolitana per la programmazione di interventi a sostegno dello sviluppo locale, sono tutti esempi che testimoniano le sinergie virtuose che l’Università ha saputo prima favorire e poi trasformare in azioni concrete. È doveroso rendere merito all’operosa volontà di collaborazione delle diverse istituzioni coinvolte, senza il cui contributo ognuna delle attività 2 sopra menzionate sarebbe stata vana. Permettetemi di ricordare, tra gli altri, l’apporto dato dal Comune di Messina, dal Governo Regionale e in particolare dagli Assessori Croce, Gucciardi, Marziano e Vermiglio, le preziose collaborazioni con la Soprintendenza di Messina e l’Autorità Portuale, le fattive iniziative intraprese con l’Azienda Sanitaria Provinciale e le altre aziende sanitarie del territorio. Sarebbe troppo lungo richiamare in questa sede l’elenco dei comuni dell’area metropolitana con i quali l’Ateneo ha intrapreso rapporti di fattiva collaborazione. A tutte queste amministrazioni va, allo stesso modo, il mio più sentito ringraziamento. Prima ancora di entrare nel merito dei temi che attengono alla gestione dell’Ateneo, desidero soffermarmi su alcune questioni che, dal mio punto di vista, influenzano le scelte del governo nazionale in merito al funzionamento del sistema universitario italiano e ne condizionano il suo sviluppo. Recentemente hanno fatto scalpore le dichiarazioni di Raffaele Cantone, Presidente dell’Agenzia Nazionale Anti-Corruzione. Egli ha affermato uno stretto collegamento tra la fuga dei cervelli e la corruzione del sistema universitario, con specifico riferimento alle numerose segnalazioni sui concorsi pervenute all’Agenzia. Faccio esplicita menzione a questo episodio perché la lettura che si è data alle parole di Cantone ha alimentato alcuni luoghi comuni che ritengo quanto mai opportuno sfatare. Lo voglio fare osservando dati oggettivi, lasciando da parte reazioni emotive che potrebbero offuscare l’obiettività dei fatti. 3 Le numerose segnalazioni pervenute all’ANAC sui concorsi universitari, infatti, restituiscono al Paese la facile asserzione secondo cui nelle università le cattedre sono spesso assegnate a studiosi di dubbio livello, compromettendo la qualità del sistema universitario nel suo complesso. Da qui la conseguenza nefasta della fuga dei cervelli: valenti giovani che non sono apprezzati nel nostro Paese e che, pertanto, non hanno altra scelta se non quella di fuggire all’estero dove le loro qualità sono premiate. Se da un lato Raffaele Cantone fa bene a segnalare i fenomeni di corruzione all’interno dell’Università in modo che essi possano essere scovati e combattuti con fermezza e determinazione, dall’altro però non bisogna cadere nel classico equivoco di fare di tutta l’erba un fascio. Abbiamo in Italia tantissime eccellenze scientifiche di livello mondiale che svolgono il loro lavoro in condizioni che ormai possiamo dire ‘eroiche’. A loro va riservato maggior rispetto e attenzione. Essi, infatti, non meritano di essere accomunati nei discorsi generici che, peraltro, condannano un’intera comunità sulla base di singoli episodi. Quella universitaria è una comunità scientifica ancora vivissima e attiva che fa di tutto per rimanere tale contro ogni avversità, nonostante il sotto-finanziamento della ricerca e la continua riduzione del numero dei ricercatori. Un rapido esame delle banche dati di riferimento internazionale ci restituisce la dimensione scientifica di un Paese che riesce ancora a essere straordinariamente competitivo. Ogni anno, nel mese di agosto viene pubblicata la classifica del Center for World University Rankings, che comprende le migliori 25.000 università di tutto il mondo. La graduatoria considera, fattori come la qualità della formazione degli studenti, ma anche il prestigio dei docenti e la qualità 4 della loro ricerca. Sulla base dei risultati dell’indagine, il sistema universitario italiano si colloca al nono posto nel mondo per articoli scientifici pubblicati e al settimo per il loro impatto misurato dalle citazioni. Nel complesso, dei 66 atenei italiani, circa uno su tre rientra nel migliore 3%, e tra questi, mi piace comunicarvi, è annoverata anche l’Università di Messina. Ciò nonostante, l’unica notizia ripresa con enfasi dai media è l’assenza delle università italiane dalle prime 150 posizioni, senza che per altro venga svolto alcun raffronto che tenga in considerazione la qualità prodotta in funzione delle risorse economiche destinate alla formazione e alla ricerca.

Qualora questo esercizio venisse eseguito, otterremmo un risultato sorprendente: otto atenei italiani risulterebbero nei primi 10 posti, con solo Cambridge e Princeton a reggere il confronto. In termini di efficienza nella spesa in formazione e ricerca, pertanto, le migliori 20 università straniere faticherebbero a competere con gli atenei italiani, dovendo spendere il doppio delle risorse per raggiungere gli stessi risultati. Dove cercare allora le cause primarie della cosiddetta fuga dei cervelli? Innanzitutto nella drastica riduzione delle opportunità di lavoro nel mondo accademico. Il sistema universitario italiano si è contratto di circa il 20% negli ultimi otto anni, unico caso al mondo. In rapporto alla popolazione, infatti, i ricercatori in Italia sono circa la metà rispetto alla Germania e agli Stati Uniti e un terzo rispetto ai Paesi scandinavi e al Canada. Altro elemento che favorisce la fuga sono le basse retribuzioni rispetto agli atri paesi e, soprattutto, gli insoddisfacenti finanziamenti alla ricerca. 5 Per favore, quindi, smettiamo di dire che tutto va male e proviamo a dare fiducia alle università italiane che, nonostante le difficoltà e la mancanza di risorse, rimangono straordinariamente vitali e competitive. Ogni giorno nelle nostre aule siamo impegnati nel promuovere il più importante investimento per il futuro del nostro Paese: formare i giovani. Lo facciamo sollecitandoli a guardare con fiducia al futuro, anche in momenti difficili come quello che stiamo vivendo. Li invitiamo a trarre dall’insoddisfazione che spesso li colpisce l’energia positiva per modificare ciò che non gli piace, senza paura dell’incertezza che ogni cambiamento può comportare, ma con la forza di credere nelle proprie idee. Li esortiamo a non cadere nella trappola delle critiche a senso unico e fine a se stesse che, se da un lato non permettono un confronto utile con gli altri, dall’altro conducono inevitabilmente a distruggere senza creare alcunché. Purtroppo, però, usciti dalle aule universitarie, i nostri giovani si trovano immersi in una società che sembra non sapere fare altro che distruggere anche quanto di buono è ancora rimasto in circolazione. Una società ormai da troppo tempo impegnata in un’attività in cui il più bravo non è chi è capace di costruire qualcosa, ma chi ha l’abilità di abbattere tutto sulla base del presupposto che nulla funzioni e che ogni cosa sia da smantellare. Questo vizio nazionale Claudio Magris lo chiama autodenigrazione. Cito testualmente: “l’autodenigrazione non è applicata a se stessi in quanto individui. Ad essere denigrati, in realtà, sono sempre gli altri. E questo succede perfino quando il denigratore ……… usa l’artificio retorico di mettere anche se stesso nel mazzo dei denigrati ed esordisce con un ecumenico ‘noi italiani’. Quel ‘noi italiani’, implicitamente, sta però a significare tutti gli altri tranne lui”. Questa dilagante attitudine a deprecare 6 di noi è indice di un’incapacità, tutta italiana, di comprendere che esiste una notevole differenza tra il riconoscimento consapevole e distaccato delle criticità e la predisposizione a considerare ogni aspetto della vita sociale sotto una perenne lente di negatività quasi patologica. Questo è un bruttissimo segnale per il mondo della formazione e ancora di più lo è per quello della formazione superiore. In una società in cui vince chi è più bravo ad abbattere e distruggere, non può esserci spazio per una realtà come quella universitaria che insegna ai giovani a costruire, a essere creativi e visionari, che li esorta a non correre dietro scorciatoie per il loro futuro, che li incita ad affermare il propri meriti attraverso un confronto continuo, leale e competitivo, che li spinge a riflettere con rigore sulle grandi sfide del mondo odierno e a ricercare e proporre con competenza soluzioni efficaci e sostenibili. Forse per questo il sistema universitario non riceve da diversi anni l’attenzione che merita e, anzi, è fatto oggetto di quel disfattismo generalizzato che ha contribuito a produrre enormi danni al nostro Paese. Un Paese che sembra avere smarrito il senso del proprio futuro, ma che può riconquistarlo puntando sulla forza educativa dell’università. È nelle nostre aule e nei nostri laboratori che i giovani universitari comprendono chi sono, chi vorrebbero essere e il modo in cui vorrebbero stare nella realtà che li circonda. Come ho avuto occasione di illustrare nel dettaglio negli anni precedenti, il primo triennio di mandato di questa amministrazione che ho l’onore di guidare è servito a formulare e attuare alcune riforme di sistema. Tra le molteplici azioni svolte, ritengo doveroso menzionare la ristrutturazione profonda dell’offerta didattica, la riorganizzazione dell’intera struttura 7 amministrativa dell’Ateneo, la riforma del sistema di contabilità, la formulazione di nuovi criteri per la distribuzione delle risorse ai dipartimenti, la modifica del meccanismo di contribuzione degli studenti e, infine, la sottoscrizione dei nuovi protocolli d’intesa con la Regione per regolare i rapporti tra Università e Sistema Sanitario Regionale.

 

Se le riforme eseguite nei primi tre anni di mandato sono servite a dare all’università un nuovo assetto organizzativo e regolamentare, nel secondo triennio, che proprio in questi mesi ha avuto inizio, l’azione di governo proseguirà con una decisa politica d’investimenti in risorse umane, tecnologiche e infrastrutturali. Il nostro intendimento è consegnare alla comunità accademica, alla scadenza del sessennio, un’università più moderna, tecnologicamente avanzata e più sicura. Un’università a misura dello studente e pronta a rispondere con efficacia alle esigenze del personale tecnico amministrativo e dei docenti. Sono state già avviate le opere di ristrutturazione della ex-Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali che prevedono un investimento di 16 milioni di Euro. L’occasione della ristrutturazione ci ha permesso di centralizzare i laboratori didattici e di ricerca per i quali è stato altresì previsto un investimento ulteriore di circa 5 milioni di Euro. È stato predisposto un progetto di risparmio energetico per tutte le strutture dell’Ateneo al quale si accompagna l’ammodernamento di alcuni impianti di riscaldamento e refrigeramento, ormai obsoleti. L’investimento previsto si aggira intorno ai 18 milioni di Euro. Di questi sono già stati finanziati tre importanti interventi. Le gare sono in via di aggiudicazione e le risorse investite assorbono circa il 30% della spesa complessiva. Sono in 8 programma anche altre iniziative, in collaborazione con diversi imprenditori della città, per promuovere il trasporto sostenibile attraverso la pratica del car sharing e l’utilizzo di una ventina di automobili elettriche e un centinaio di biciclette con pedalata assistita. Abbiamo promosso una significativa quantità di iniziative che pongono al centro della nostra attenzione gli studenti i cui frutti si vedranno nel corso del 2017. È già stato finanziato un programma di esecuzione di lavori e di acquisto di forniture per l’ammodernamento degli spazi dedicati alla didattica in tutti i dipartimenti dell’Ateneo per un ammontare complessivo di circa 8 milioni di euro. Le gare sono in fase di aggiudicazione e speriamo di completare gli interventi entro la fine del prossimo anno. È stata finanziata la progettazione definitiva ed esecutiva di una grande biblioteca centralizzata frutto di una fattiva collaborazione con la Soprintendenza di Messina e la Biblioteca Regionale. Si tratta di uno dei poli bibliotecari più grandi d’Italia in termini di volumi raccolti. Ne ospiterà circa 2 milioni in uno spazio di oltre 8 mila metri quadri che sarà fruibile non solo dalla comunità accademica, ma aperto alla città e al territorio. Le risorse per la realizzazione dell’opera, stimate in circa 7,5 milioni di Euro sono già state accantonate nel bilancio consuntivo del 2015. Abbiamo promosso il bando ‘Casa UniMe’ con un finanziamento di 1,8 milioni di Euro in tre anni che servirà a coprire integralmente le spese di affitto degli studenti meritevoli e meno abbienti. È stato rifinanziato con 440 mila Euro il bando ‘Onore al Merito’ per il riconoscimento di assegni premio ai migliori 370 studenti sulla base della loro performance negli studi. Inoltre, abbiamo dato valore concreto alla valutazione degli studenti sulla qualità della didattica: il loro giudizio inciderà in modo considerevole 9 sulla distribuzione del fondo annuale per il funzionamento dei dipartimenti, così come sulle scelte di reclutamento del personale docente. Infine, siamo tra i pochi atenei nel panorama universitario nazionale a garantire, insieme all’ERSU, a tutti gli aventi diritto l’integrale finanziamento delle borse di studio e delle altre forme di sostegno. L’anno accademico 2016/2017 segnerà una svolta anche per la Scuola di Medicina e Chirurgia e per il Policlinico Universitario. Il progetto di rilancio della sanità universitaria a Messina, formulato assieme ai vertici dell’azienda ospedaliera, si articola in un programma d’investimenti in capitale umano, innovazione tecnologica e opere edili per la ristrutturazione dei padiglioni dell’ospedale. Per quanto attiene al capitale umano, la programmazione del fabbisogno di personale medico e socio sanitario è stata svolta in piena sinergia tra università e azienda. Il reclutamento del personale aziendale e di quello universitario, pertanto, risponde coerentemente all’esigenza della piena integrazione delle funzioni assistenziali, con quelle di didattica e di ricerca. Nelle more dell’approvazione della rete ospedaliera, l’Università ha avviato e in parte già portato a compimento, le procedure di reclutamento di 11 professori di prima e di seconda fascia e diversi concorsi di ricercatore per colmare importanti vuoti in organico in settori nevralgici dell’organizzazione sanitaria. Per quanto attiene agli interventi nel settore dell’innovazione tecnologia, nei prossimi due anni l’Università e lAazienda saranno impegnate in un importante programma d’investimenti che per entità e ampiezza non ha avuto eguali negli ultimi 30 anni. Senza entrare nel minuto dettaglio mi 10 piace qui evidenziare alcuni degli interventi previsti e le relative fonti di finanziamento. Il Consiglio di Amministrazione dell’Università ha destinato 14 milioni di Euro per l’acquisto di nuove attrezzature scientifiche e tecnologiche per l’assistenza e la ricerca di base. A questi si aggiungono ulteriori 7 milioni di Euro programmati nel bilancio dell’Azienda per gli anni 2016 e 2017. Il collegio dei direttori dei dipartimenti ad attività integrata, affiancato dai direttori dei dipartimenti universitari della Scuola di Medicina e coordinato dalla Direzione Generale dell’Azienda e dal Rettore stanno già predisponendo l’elenco delle attrezzature da acquisire. Nel rispetto dell’art. 12 comma 6 dei protocolli d’intesa, l’Università di Messina, l’Assessorato Regionale della Salute e l’Azienda Ospedaliera Universitaria hanno, inoltre, sottoscritto un accordo finalizzato alla realizzazione di un centro per lo studio, la diagnosi e la cura delle malattie epatiche e del pancreas che prevede un investimento pari a 6 milioni di Euro da spendere nel biennio 2016-2017. La ristrutturazione dei padiglioni dell’ospedale sarà accompagnata da una complessiva riorganizzazione logistica delle attività assistenziali e didattiche. Si tratta di un investimento la cui previsione ammonta a circa 25 milioni di Euro di cui 5 già stanziati dall’Università per la realizzazione di una residenza per gli studenti universitari e altri 5 già impegnati dall’Azienda Ospedaliera per la ristrutturazione del Padiglione C. Le risorse per l’esecuzione degli ulteriori interventi di recupero infrastrutturale del Policlinico si renderanno disponibili per effetto 11 dell’attuazione del piano energetico che dal primo gennaio del 2018 consentirà all’Azienda di risparmiare circa 2,5 milioni di Euro l’anno. Questa fase di rilancio della sanità universitaria verrà ulteriormente rafforzata da un programma di internazionalizzazione della ricerca scientifica in ambito medico attraverso l’utilizzazione delle risorse derivanti dalla valorizzazione economica dei DRG. Si tratta di circa 1 milione di Euro l’anno che Università e Azienda hanno condiviso di destinare segnatamente a questo scopo. Naturalmente, proseguiranno gli investimenti nei progetti di ricerca e nelle attività di scambio internazionale negli altri settori scientifico-disciplinari. A tal proposito permettetemi di ringraziare l’Assessore Marziano per il supporto che ha voluto dare ai 12 Corsi di dottorato del XXXII ciclo. Il sostegno della Regione ha permesso all’Università di incrementare il numero di borse erogate. Un doveroso apprezzamento voglio altresì rivolgere alla Fondazione Bonino-Pulejo per avere affiancato l’Università di Messina nel programma Research and Mobility che ha finanziato con oltre 1 milione di Euro negli ultimi 2 anni 13 gruppi di ricerca interdisciplinari impegnati in attività scientifiche svolte in collaborazione con prestigiosi atenei esteri. Gli sforzi compiuti dall’Università sul versante scientifico sono stati premiati dai finanziamenti ottenuti nei progetti di ricerca d’interesse nazionale nei quali sono coinvolti docenti del nostro Ateneo. A essere premiati sono stati 22 progetti per un totale di 1,5 milioni di Euro. Si tratta della migliore performance registrata dalla nostra università dal 2008. 12 In tale quadro, tuttavia, mi preme evidenziare come i progressi compiuti dalla nostra, come da altre università, siano destinati a non trovare un corrispondente riconoscimento nel sistema della valutazione della qualità della ricerca. Come ho avuto più volte modo di affermare, il sistema di valutazione della ricerca è basato su una metodologia di calcolo della performance scientifica degli atenei di carattere “statico”, che non consente cioè, tra una rilevazione e l’altra, di valorizzare adeguatamente nel tempo le modifiche in positivo o in negativo che si determinano negli Atenei. Dico meglio, qualora per esempio l’Università di Messina assumesse, tra una valutazione e l’altra, 10 Premi Nobel, nessuno obietterebbe se la si considerasse ai primi posti della classifica per la qualità della ricerca prodotta. Ciò nonostante, il sistema di valutazione attuale non permetterebbe di capitalizzare adeguatamente l’apporto dato dai Premi Nobel alla produttività scientifica dell’Ateneo. Infatti, nella migliore delle ipotesi l’Università di Messina, a conti fatti, guadagnerebbe soltanto una o due posizioni in classifica. Questo paradosso potrebbe essere corretto attraverso l’adozione di una metodologia di calcolo che attribuisca maggiore peso alle scelte di reclutamento degli atenei. Sono, infatti, proprio queste scelte che, se da un lato introducono dinamismo nel sistema, dall’altro misurano con chiarezza la volontà delle università di migliorarsi. Solo in un sistema di questo tipo potrebbe avere senso un reclutamento straordinario che preveda l’istituzione delle 500 cattedre Natta. Diversamente, il contributo di questi valenti scienziati non contribuirebbe, se non in maniera del tutto marginale, alla qualità della produzione scientifica così come misurata dall’ANVUR. In ogni caso, permettetemi di 13 evidenziare come permangano tutte le obiezioni e i dubbi sollevati dal Consigli di Stato al progetto di legge d’iniziativa governativa. Dubbi che attengono al rispetto dell’autonomia universitaria, al carattere sperimentale e straordinario del reclutamento, al particolare status di professore universitario che si verrebbe a creare con la procedura in questione e al riordino dei settori concorsuali. Approfitto della presenza del Sottosegretario De Vincenti per rassegnare a Lui la speranza e l’auspicio che il Governo intervenga rendendo più semplice e agevole il sistema di reclutamento del personale e di valutazione delle Università italiane, tenendo nel giusto conto i diversi differenziali di crescita e di sviluppo dei territori dove sono insediate le Università. Mi avvio adesso alle conclusioni e mi piace farlo ricordando le parole scritte in una lettera di saluto che ho ricevuto qualche settimana fa da un ex-rappresentante degli studenti in Senato Accademico che si è da poco laureato e che oggi si trova all’estero. Dice: “purtroppo, chi come me ha scelto di impegnarsi in politica è chiamato necessariamente a confrontarsi con una realtà piena di delusioni e di sogni infranti. In questi ultimi due anni di esperienza in Senato, però, ho riguadagnato fiducia e modificato le mie opinioni; credo con tutto me stesso che questo Ateneo possa ripartire grazie a questa Amministrazione. Il mio rimpianto è di non essere più giovane, di non potermi iscrivere adesso in questa Università e così godere dei frutti di quei tanti investimenti e dei miglioramenti che in parte sono già in atto. … …. C’è un’intera generazione in fuga, le nostre città si stanno spopolando e bisogna interrompere questo esodo. Da dove potrebbe ripartire la nostra città se non dalla sua Università?” 14 A nome di tutta la comunità accademica credo di potere affermare che tra queste mura sentiamo forte questa responsabilità e siamo pronti a raccogliere la sfida. Lo facciamo puntando sulle nostre migliori risorse nella convinzione che l’insoddisfazione e l’incertezza, largamente imperanti nelle nostre comunità, possano trasformarsi in energia positiva per un futuro migliore. È con questo augurio che dichiaro aperto l’anno accademico 2016-2017 dell’Università degli Studi di Messina, 469° dalla sua fondazione.
    
    
    
    
    
    
    
    Relazione del Direttore Generale Prof. Francesco De Domenico
    
    
    
    Signor Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Autorità, Magnifici Rettori, Docenti, Studentesse e Studenti, amici del Personale Tecnico-amministrativo, Signore e Signori, porgo a tutti un caloroso benvenuto alla Cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico 2016-2017 dell’Università degli Studi di Messina. Il mio intervento non vuole essere solo una rassegna delle attività svolte nell’ultimo anno, bensì un’occasione per far conoscere all’esterno l’impegno “civile e sociale” del nostro Ateneo nel concorrere allo sviluppo e al processo di innovazione del Paese. Il filo conduttore che ha accomunato le attività amministrative svolte in questo ultimo anno è stato il miglioramento dell’efficacia dei processi e della qualità dei servizi nonché la loro valutazione, al fine di poter essere competitivi con le migliori realtà nazionali. Nel contesto di crescente integrazione dei mercati e di interdipendenza dei sistemi economici, l’efficienza del settore pubblico costituisce un fattore determinante del grado di competitività e delle opportunità di sviluppo delle singole economie nazionali e non è casuale che ad un paese competitivo corrisponda una pubblica amministrazione efficiente, in grado di conoscere i fabbisogni dei cittadini e di dare continuità alle azioni di governance per lo sviluppo del Paese. Nelle moderne economie occidentali, inoltre, i servizi hanno assunto un ruolo sempre più importante e tale tendenza ha interessato anche il settore pubblico nelle sue diverse articolazioni. Al contempo, con sempre maggiore consapevolezza dei propri diritti, i cittadini/utenti richiedono sia nuovi servizi, in risposta a nuovi bisogni, sia prestazioni a maggiore contenuto di qualità, affidabilità ed economicità.

L’esigenza di adeguarsi alla mutata realtà ha imposto l’adozione di nuovi e più efficienti modelli organizzativi, l’innalzamento del livello qualitativo delle prestazioni e la gestione secondo schemi concorrenziali e soprattutto valutabili. La valutazione consente l’individuazione sia dei punti di forza, che, soprattutto, delle aree di criticità suscettibili di intervento ed ha un suo valore reale se concretizzata in azioni di miglioramento programmate e sottoposte a costante monitoraggio. In questa ottica, l’adozione del Piano Integrato della performance è diventata occasione per riflettere su alcuni modelli di suddivisione di compiti, che costituiscono il presupposto di una nozione polifunzionale della mansione; la mappatura dei processi di lavoro è divenuta leva per introdurre elementi di sempre maggiore attenzione agli utenti finali dei nostri servizi; la creazione di una struttura di audit, finalizzata alla emersione del rischio, ha consentito di rilevare che i nostri processi di lavoro –coerenti con il modello legale di riferimento – abbiano insiti gli anticorpi per contrastare il pericolo di disfunzione nell’erogazione dei servizi ed, altresì, il verificarsi di fenomeni corruttivi. Proprio per questo il nostro Ateneo nell’ultimo anno ha, con convinzione, partecipato al progetto “Good practice” che mette a confronto sistematico l'efficienza e l'efficacia dei servizi amministrativi di oltre trenta tra le Università italiane con più alto standing, mettendosi in discussione in un confronto su basi scientifiche ed oggettive finalizzato ad un miglioramento costante delle prestazioni erogate. Mappatura procedimenti - Documento digitale - Carta dei servizi Le sfide intraprese nel 2016 dall’Università di Messina sulle tematiche relative alla “Riorganizzazione dell’attività amministrativa per processi”, alla “Qualità” e alla “Dematerializzazione” possono certamente ritenersi obiettivi raggiunti. Con il solo impiego di risorse interne è stata avviata e conclusa una capillare mappatura di tutti i procedimenti di Ateneo, necessaria per il rispetto degli obblighi di trasparenza e indispensabile per la reingegnerizzazione dei processi e la proiezione verso la generazione di documenti nativi digitali. Grazie ad essa si è proceduto a dotare il personale T.A. di firme digitali e sarà possibile implementare sistemi automatizzati di gestione dei flussi documentali. 2 La metodologia impiegata da UNIME per il raggiungimento di tali risultati è stata ritenuta una “best practice” degna di nota a livello nazionale, tale da meritare l’attenzione da parte di ForumPA, leader nelle soluzioni innovative nella Pubblica Amministrazione che ne ha pubblicato un resoconto nella rivista “I cantieri digitali”. Interesse particolare è stato rivolto alla misurazione dei livelli di qualità ed all’individuazione di adeguati standard per i servizi offerti. L’impegno di questa Amministrazione, finalizzato a scongiurare derive autoreferenziali che facciano perdere di vista i reali bisogni degli utenti, è stato tradotto in un programma partecipato, attraverso un processo di coinvolgimento dei portatori di interesse. Pertanto, dal 1° gennaio 2017 l’Ateneo adotterà una Carta dei Servizi, frutto di un’approfondita analisi delle attività svolte dalle strutture, per dare oggettiva evidenza dei tempi di erogazione e dei livelli di qualità garantita e, soprattutto, per mantenere sempre aperto il confronto con i fruitori dei servizi stessi. Servizi bibliotecari In conformità con le linee strategiche dell’Ateneo e con le norme di semplificazione e trasparenza dei flussi, il Servizio Bibliotecario di Ateneo (SBA), ha predisposto e già attivato la procedura unificata di acquisizione e di inventariazione patrimoniale del materiale bibliografico cartaceo per le Biblioteche, i Dipartimenti e i Centri. Rilevante, tra le attività alle quali il Sistema ha dato avvio, è stato il recupero e la catalogazione di fondi librari di pregio presenti nelle Biblioteche e il censimento finalizzato alla catalogazione e digitalizzazione dei libri antichi dell’Ateneo con un progetto di durata triennale. Il SBA ha, inoltre, collaborato con il Centro di Orientamento e Placement con la predisposizione di progetti per le attività di tutorato degli studenti universitari in Biblioteca e di progetti di alternanza scuola-lavoro avviati con gli Istituti scolastici. Servizi linguistici Il CLAM in questo ultimo anno ha incrementato il numero dei corsi erogati e quello dei partecipanti interni ed esterni, istituendo una sede secondaria a Noto a servizio degli studenti di quella sede. Particolare cura è stata prestata al settore delle Certificazioni Linguistiche sia nazionali che Internazionali, titoli con notevole valore curriculare, indispensabili per accedere agli ambiti accademici e professionali in Italia e all’Estero. Le Certificazioni Linguistiche del CLAM sono state aggiornate agli standard più recenti del Quadro Comune Europeo, completando l’offerta con le Certificazioni Internazionali d’Inglese più importanti (IELTS, LCCI e DITALS I e II).

 

Servizi informatici Il CIAM (Centro informatico Ateneo di Messina) nel corso del 2016, oltre ai molteplici progetti realizzati in proprio, ha supportato tutte le strutture dell’Ateneo coinvolte nella realizzazione di interventi di dematerializzazione e digitalizzazione. 3 Si segnalano, pertanto, le iniziative più significative: implementazione della nuova piattaforma di gestione delle istanze dematerializzate; studio di fattibilità piattaforma workflow documentale; progettazione della piattaforma (Progetto Collections) per la fruizione virtuale delle opere d’arte presenti all’interno dell’Ateneo; cessione in riuso della piattaforma di gestione delle performance da parte dell’Università di Catanzaro e relativo accordo di consulenza; progettazione e realizzazione di un Cruscotto di semplificazione dell’uso delle risorse informatiche; realizzazione di due piattaforme e-learning; realizzazione dispositivi per la rilevazione della customer satisfaction. Servizi di orientamento e placement L’Ateneo ha scelto di supportare gli studenti delle scuole medie superiori con azioni di consulenza orientativa nelle sedi scolastiche della provincia di Messina e di Reggio Calabria e attraverso una piattaforma on line, che ha coinvolto più di 800 studenti. Inoltre, con le azioni di Alternanza Scuola – Lavoro sono stati promossi 20 progetti con studenti di scuola superiore. Il C.O.P., inoltre, di concerto con le SIR e i Dipartimenti, ha progettato e realizzato percorsi di potenziamento delle competenze utili al superamento dei test di ammissione alle lauree scientifiche, a cui hanno partecipato oltre 300 studenti appartenenti a scuole con cui è stato stipulato un apposito protocollo d’intesa. Inoltre, 227 studenti universitari capaci e meritevoli sono stati coinvolti in attività di orientamento e formazione, premiandone l’impegno con l’erogazione di assegni di tutorato. Le attività di placement hanno consentito l’attivazione di 250 tirocini di orientamento e formazione rivolti ai nostri neolaureati e 24 a studenti di dottorato di ricerca, e nel contempo l’organizzazione di 10 giornate di recruiting con il coinvolgimento di oltre 1.000 laureati in colloqui di selezione con imprese locali e nazionali. Servizi economico-finanziari L’Ateneo ha approvato il primo Bilancio Unico di Ateneo di Esercizio 2015 – essendo stato tra i primi quattro atenei italiani a concludere l’iter di approvazione del primo consuntivo con il nuovo sistema – e, al fine di assicurare la massima trasparenza e affidabilità dei dati contabili, ha sottoposto i propri documenti di bilancio al giudizio di revisione volontaria. La valutazione, resa da una primaria società di revisione, ha dato esito favorevole, senza alcun rilievo, tanto per lo Stato Patrimoniale Iniziale all’1.1.2015, quanto per il Bilancio di Esercizio chiuso al 31 dicembre 2015. Inoltre, la nostra Università si è collocata tra i primi tre atenei italiani quanto a tempestività dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni. Infatti, l’Università di Messina risulta il primo ateneo siciliano e il terzo ateneo italiano, all’interno della percentuale “virtuosa” del 5% degli enti pubblici in generale. Servizi didattici I servizi didattici si sono orientati verso l’obbiettivo di agevolare l’approccio degli studenti con la struttura amministrativa. Si segnala, a tal fine, il progetto innovativo “Smile for Unime” per la creazione di un sistema di rilevazione del grado di soddisfazione dell’utenza direttamente presso gli sportelli che erogano i servizi di segreteria, attraverso l’utilizzo di appositi terminali touch screen. 4 Sono stati potenziati i Servizi agli Studenti sia attraverso numerose iniziative finalizzate a garantire concretamente il diritto allo studio (Onore al merito, Unime casa, Servizi di trasporto, Unimecard, Borse Erasmus), che attraverso l’istituzione di un “Infopoint”, ideato come spazio informativo relativo a corsi universitari, borse di studio, agevolazioni per alloggi e servizi erogati. Dalla sua costituzione ad oggi è stata fornita assistenza diretta di sportello ad oltre 5.000 studenti. È stato altresì riprogettato il processo di immatricolazione on-line degli studenti, giungendo ad una procedura totalmente informatizzata, alla stesura della relativa modulistica ed alla creazione di una guida operativa a supporto dell’utenza. Dall’anno accademico 2015/16, è stata avviata la nuova modalità telematica di acquisizione dell’ISEE in cooperazione applicativa con l’INPS, modalità tra l’altro seguita da pochi Atenei in Italia. Questo ha favorito il processo di dematerializzazione, riducendo i costi e consentendo l’acquisizione della documentazione efficiente e scevra da errori. Internazionalizzazione e ricerca Nel 2015/2016 sono stati pubblicati 16 bandi per la stipula dei contratti per nuovi assegni di ricerca e sono stati rinnovati 8 contratti già in essere. Con il XXXII ciclo è stata portata a regime l'informatizzazione dei corsi di dottorato tramite la piattaforma ESSE3, così come la gestione delle carriere dei dottorandi del ciclo precedente. Sul fronte delle Relazioni Internazionali si segnala che il nostro Ateneo è stato premiato dall’Agenzia Nazionale Erasmus+/INDIRE come 2° migliore Ateneo in Italia (su 240 Istituti di Istruzione Superiore) per il grado di soddisfazione degli studenti per la gestione delle mobilità Erasmus + per tirocinio. Sono stati ospitati 37 visiting professor e 13 visiting researcher. Sono stati stipulati 213 accordi di cooperazione interistituzionali UE ed Extra UE. Nel corso dell’ultimo Anno Accademico, il CARECI ha sostenuto l'attrazione di risorse esterne portando a conclusione le attività previste dai progetti finanziati durante il precedente periodo di programmazione (DIRETE ed Energy Power Cluster). Segnaliamo, tra i nuovi progetti, il finanziamento del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) per due progetti di potenziamento degli Uffici di Trasferimento Tecnologico per una loro maggiore focalizzazione sulla protezione e trasferimento dei titoli di proprietà industriale relativi a specifici settori produttivi: Progetti STRETTO Messina (Science & Technology Research Exploitation Trough Transfer Office Messina) - Linea 1 e Linea 2. È In fase di realizzazione anche il progetto RESUME- Resumè Mediterraneen pour l’Employabilitè, finanziato dall'unione Europea a valere sul programma ERASMUS + Capacity Building in Higher Education - Call for proposal EAC/A04/2014, con l’obiettivo di migliorare e rafforzare il ruolo delle Istituzioni di istruzione superiore nello sviluppo dell’“occupabilità” nei paesi del bacino del Mediterraneo. Personale Nel corso dell’anno sono stati avviate e concluse numerose procedure di reclutamento. Tra le quali, 13 per professori di I fascia, 30 per professori di II fascia e 26 per Ricercatori a tempo determinato, nonché passaggi di ruolo da ricercatore a professore di II fascia e da Professore di II fascia a professore di I fascia. Si sono, altresì, concluse le procedure per il rinnovo contrattuale di 24 ricercatori a tempo determinato. 5 L’ottimo clima delle relazioni sindacali ha consentito, oltre ad un notevole impinguamento del Fondo per il salario accessorio, la possibilità di centrare l’obbiettivo di portare a termine dopo diversi anni, la procedura selettiva della Progressione Economica Orizzontale (PEO) per la quale si è rivelata indispensabile la realizzazione in house di una piattaforma informatica per la gestione interamente informatizzata dell’intera procedura. Dopo alcuni anni sono state selezionate, mediante pubblico concorso 25 posizioni di personale tecnico amministrativo riservate a professionalità di alto profilo che fin da subito hanno dato un importante contributo al rinnovamento della macchina amministrativa. La struttura amministrativa, altresì, è stata impegnata in numerose tornate elettorali che hanno riguardato una serie di organismi di ateneo e nazionali, in scadenza. Formazione La formazione è il principale strumento per mantenere ed accrescere il valore delle risorse umane, è un investimento permanente in capitale umano e costituisce , altresì, un valido supporto ai processi di cambiamento e innovazione. Nel 2016 sono stati organizzati corsi in house, che hanno coinvolto circa 600 unità nei diversi ambiti professionali; particolare attenzione è stata riservata ai profili connessi alle politiche di contrasto della corruzione. Grande interesse presso il personale hanno suscitato i corsi di lingua inglese, organizzati – a totale carico dell’Ateneo e durante l’orario di servizio - in sinergia con il CLAM, coinvolgendo, in un’ottica di sempre maggiore internazionalizzazione dell’Ateneo, più di 100 unità. Appalti , contratti e servizi tecnici Di particolare rilevanza, per le ricadute in termini di risparmio energetico e di protezione dell’ambiente, risultano tre progetti di riqualificazione energetica degli immobili dell’Ateneo: Cittadella fotovoltaica, UNIMELED e IngME. Sono in corso i lavori di ristrutturazione degli edifici che ospitava l’ex Facoltà di Scienze in C.da Papardo e le operazioni di gara per il risanamento conservativo e l’adeguamento funzionale della Biblioteca Regionale Universitaria Giacomo Longo di Messina nonché l’Accordo quadro biennale per i lavori di Manutenzione ed adeguamento tecnologico di aule, servizi alla didattica ed immobili universitari. In merito all’affidamento di servizi sono state espletate 47 procedure, di cui 9 sopra soglia. Per quanto riguarda le forniture, il numero complessivo delle procedure di acquisto è stato di 95 delle quali per oltre l’80 per cento, si è utilizzato il MEPA ovvero mediante adesione a convenzione Consip. Terza missione - Rapporti con il territorio Siamo consapevoli che il radicamento di un Ateneo nel territorio comprenda l’interazione con esso, tra memoria, tradizione e innovazione, per la costruzione della propria identità e del proprio futuro. Negli ultimi anni, l’Università di Messina ha dedicato particolare attenzione alle attività della terza missione, puntando sulla valorizzazione della ricerca scientifica e tecnologica come leva per lo sviluppo del più ampio sistema socio-economico. Ad aprile 2016 è stato depositato il marchio dell'Università di Messina e ne è stato regolamentato l’uso. 6 Gli investimenti interni sono stati premiati, come dimostrano le 4 nuove imprese Spin Off create nell’ultimo anno e il deposito di 7 brevetti. Un'intensa attività seminariale ha consentito la diffusione della cultura d'impresa e la sensibilizzazione in tema di tutela della proprietà intellettuale. Lo scouting delle idee suscettibili di essere valorizzate per un loro approdo al mercato è stato inoltre promosso attraverso la "Start Cup Competition UniME 2016", manifestazione che promuove lo sviluppo di idee imprenditoriali generate dalla ricerca universitaria ed è collegata al Premio Nazionale per l’Innovazione nella quale i progetti dalla nostra università sono risultati altamente competitivi. Per istituzionalizzare il forte impegno dell'Ateneo sui temi emergenti legati allo sviluppo sociale e economico, l'Università di Messina ha costituito il "Centro per la migrazione, l'integrazione sociale e la comunicazione interculturale”. Il Centro funge da collettore interno per specifici servizi e da promotore, interno ed esterno, di progettualità per lo sviluppo di attività ed iniziative finalizzate all'integrazione sotto molteplici aspetti. Tra gli obiettivi, si evidenzia l’istituzionalizzazione di una procedura unificata con riguardo al riconoscimento dei titoli conseguiti dai titolari di asilo e/o rifugio politico, protezione internazionale, sussidiaria e umanitaria ed alla validazione delle soft skills e delle competenze professionali. Tanto, pertanto, è stato fatto ma di tanto non si è potuto riferire per ovvi motivi di contenimento dei tempi, per questo sento il bisogno di esternare un sincero ringraziamento al personale tecnico-amministrativo, ai responsabili delle unità e ai dirigenti che con il loro impegno hanno contribuito concretamente al perseguimento degli obbiettivi istituzionali. ********* In conclusione voglio ribadire che in questi anni di trasformazione e di ridefinizione del ruolo della pubblica amministrazione, la “valutazione”, quale approccio strategico, organizzativo e gestionale, si dimostra una scelta sempre più spesso obbligata nel settore pubblico. L’adozione dei valori di accountability, la programmazione razionale degli interventi, la valutazione dei risultati e la partecipazione attiva dei portatori di interessi sono i principi ispiratori primari di un’azione amministrativa realmente competitiva e orientata ai bisogni del cittadino. La strada intrapresa intende condurre, al di là dell’assolvimento di un mero obbligo normativo, ad una più ampia consapevolezza nell’uso di tutte le risorse. Da ciò ci si attende un più efficace sistema di valutazione dei risultati dell’amministrazione e delle performance individuali e organizzative, nonché una maggiore razionalità della programmazione economico-finanziaria, nel quadro delle indicazioni strategiche definite dagli organi di governo. La erogazione di servizi rispondenti alle esigenze dei cittadini è, infatti, direttamente responsabile della capacità di migliorare la qualità di vita degli individui e la stessa coesione sociale. Se si può certamente dire che l’operatore pubblico nel suo agire persegua il miglioramento continuo della società e il suo sviluppo sociale ed economico, il nostro auspicio è che l’Università di Messina possa, altresì, concorrere al riequilibrio equitativo tra gruppi sociali e aree territoriali.
    
    
    
    Rappresentante del personale T-A Mannino
    
    Signor Sottosegretario, Magnifico Rettore, Direttore Generale, Autorità, Chiarissimi Professori, studenti, colleghi, ospiti tutti, per me è un grande onore recare i saluti del personale tecnico, bibliotecario e amministrativo dell’Università degli Studi di Messina. Intervengo, con emozione ed orgoglio, in qualità di rappresentante del personale in Senato Accademico e per questo ringrazio il M.R. che ha voluto coinvolgermi in questa importante occasione. Inizio questo intervento, manifestando una forte preoccupazione per il sistema universitario italiano. I Governi che si sono succeduti negli ultimi anni, a mio avviso, non hanno avuto come obiettivo primario la crescita dell’Università Pubblica e, in particolare, di quelle meridionali.

Abbiamo subìto una costante e progressiva riduzione dei finanziamenti e, pur senza risorse, sono state varate riforme del sistema universitario che ne hanno accresciuto solo le criticità e le carenze. Come rappresentante del personale tecnico amministrativo dell’Ateneo che oggi mi onoro di rappresentare, auspico che il Governo abbia la determinazione necessaria per aumentare il finanziamento pubblico e, invertendo la rotta, puntare alla crescita delle Università. Gli ultimi Governi, in continuità fra di loro, hanno bloccato i rinnovi contrattuali del personale Tecnico Amministrativo per fare “cassa” e, nonostante le sentenze della Corte Costituzionale, il problema a tutt’oggi è irrisolto. Il Contratto Collettivo Nazionale è scaduto dal 31 dicembre 2009, determinando un blocco ormai settennale. La mia esperienza professionale, nell’ambito dei processi di informatizzazione che io coordino, gestiti dal CIAM, il Centro Informatico di questo Ateneo, mi dà la possibilità di avere un contatto frequente e diretto con le risorse umane e di conoscere così le differenti situazioni lavorative, nonché le loro peculiarità e criticità. Posso affermare con energia che il personale tecnico-amministrativo svolge compiti di assoluto rilievo che contribuiscono in modo determinante all’efficiente organizzazione dell’Università. Senza il nostro professionale apporto, l’applicazione delle recenti normative in materia di Trasparenza e prevenzione della corruzione, Anagrafe Nazionale degli Studenti, Scheda Unica Annuale, Dematerializzazione e degli adempimenti ad esse connessi sarebbe stata di difficile realizzazione. Impossibile non fare riferimento anche al personale UNILAV, che ormai da anni supporta il nostro quotidiano lavoro, svolgendo la propria attività in tante strutture universitarie nevralgiche: è auspicabile in un prossimo futuro, la stabilizzazione dello stesso all’interno dei ruoli universitari. Sembra paradossale approfittare di ogni occasione che ci viene offerta per ribadire l’importanza del lavoro e dell’operosità del personale tecnico-amministrativo, ma, restando troppo in ombra, si rischia poi di diventare “invisibili”. Non posso, in questa importante giornata, non evidenziare l’impegno profuso da ognuno di noi nelle incombenze quotidiane, durante le quali siamo chiamati ad operare superando con abnegazione e dedizione, difficoltà ed emergenze. L’Università Italiana è troppo spesso oggetto di campagne denigratorie che, prendendo spunto da singoli fatti di cronaca, generano, in molti casi ingiustamente, giudizi negativi che ne offuscano il prestigio. Episodi di malcostume, sanzionati o sanzionabili dalla Magistratura, diventano il pretesto per dipingere un’Università lontana dai valori che ci appartengono. Così come è umiliante la quotidiana immagine negativa del pubblico dipendente, amplificata dai media a seguito di singoli episodi negativi, che offuscano il lavoro e l’impegno di milioni di dipendenti della pubblica amministrazione. La realtà è che, dopo tanti anni di crisi che hanno messo a dura prova il nostro Paese e le nostre famiglie, i più penalizzati sono stati proprio i lavoratori dipendenti ed i pensionati. Abbiamo bisogno, quindi, di specifici piani di sviluppo, inseriti in soddisfacenti accordi contrattuali, che si pongano gli obiettivi di potenziare l’efficienza e l’efficacia e incrementare la produttività e, al contempo, assicurino migliori condizioni lavorative, in un clima reale di “benessere organizzativo”. Auspichiamo, inoltre, che il Fondo di Finanziamento Ordinario delle Università, dopo troppi anni di riduzione ingiustificata, torni a crescere, risolvendo il problema degli organici e dicendo finalmente basta al blocco del turn over. È necessario oggi essere positivi e guardare con ottimismo alla nostra realtà, promuovendo un’Università che vuole rinnovarsi, per stare al passo coi tempi, ma soprattutto per essere sempre più competitiva con le altre realtà non solo dell’isola e non solo del nostro Paese. Occorre pensare all’Università come ad una grande azienda che produce “sapere”, conoscenza e ricerca e che punta a diventare attore del sistema competitivo in cui opera, per evitare di non reggere il confronto con le altre Università. In tutto questo sono certo che il ruolo del personale e delle risorse umane sia importantissimo e imprescindibile, se si vogliono raggiungere risultati sempre migliori e livelli di efficienza sempre più alti. E il nostro personale, voglio dirlo questo con grande determinazione e chiarezza, è consapevole di poter dare un contributo concreto alla crescita del nostro Ateneo. Sono fermamente convinto che oggi vi siano tutte le condizioni, affinché questo avvenga. In conclusione, nel constatare con soddisfazione che negli ultimi anni l’Ateneo è riuscito a reperire risorse a favore dei dipendenti e si è indiscutibilmente affermato sia in ambito locale che nazionale, vorremmo che venisse riconosciuto da tutte le componenti accademiche che il merito è anche nostro.

Da sx:Claudio De Vincenti con Pietro Navarra  

Così nei fatti, il concetto di comunità accademica, messo in grande evidenza dal nostro Statuto, diventerà concreta realtà di tutti i giorni. Grazie a tutti per l’attenzione
    
    
    
    
    
    Rappresentante degli studenti Russo
    
    
    
    Inaugurazione anno accademico 2016/2017 Università degli Studi di Messina. -“Credere nella scienza significa credere nel futuro. Siate dubbiosi e siate trasgressivi, se trasgredire significa andare oltre il limite del dogma e la rigidità della regola. L’importante non è sapere ma cercare. Sconfiggere l’ignoranza sia il vostro impegno primario, perché l’ignoranza non ci dà alcun diritto.” ( U. Veronesi ) Autorità tutte, Magnifici Rettori e rappresentanti di altre Università Chiarissimi Docenti Signori del personale tecnico e amministrativo Colleghi studenti Signore e signori Ho voluto iniziare questo mio discorso per l’inaugurazione dell’anno accademico 2016/2017 citando le parole del testamento morale di un esemplare scienziato italiano, Umberto Veronesi. Sono onorato di partecipare a tale evento in veste di rappresentante degli studenti in seno al Consiglio di Amministrazione, e ringrazio fin da ora tutti per la gentile attenzione. L’Università detiene il ruolo fondamentale di educare il singolo studente ad essere prima un vero e proprio cittadino, pronto a saper leggere con criticità, dubbio e logica gli eventi del mondo contemporaneo per elaborarne poi fondati giudizi; solo in un secondo momento l’Università assolve al compito di impartire conoscenze e metodi che portino al raggiungimento di un titolo professionale. Purtroppo quel che ho notato nella mia esperienza universitaria, è che anziché ambire al progresso della ricerca, mossa dai sentimenti più veri e profondi di curiosità e amore per l’apprendimento, la maggior parte di noi studenti si accontenta di superare con il minor impegno possibile l’esame universitario. Ancora più deprimente è vedere che, in nome di una carriera che può apparire facile e rassicurante, si rinunci agli ideali, ai sogni, e alle passioni, gli unici impulsi con i quali si può davvero cambiare il mondo. Le difficoltà e le paure non devono fermare le ambizioni. L’idea di fallire è già l’anticamera del fallimento in quanto porta ognuno di noi a non correre più rischi, a non mettersi in gioco. Ma di chi è la colpa? Qual è la causa di questo serpeggiante nichilismo? Il quadro che abbiamo davanti non è dei più incoraggianti. Il futuro incerto e pesantemente condizionato dallo spettro della disoccupazione, il dubbio sulla reale utilità degli studi e della formazione universitaria, la generalizzata apatia rischiano di farci entrare in un tunnel da cui è difficile scorgere la luce. Oggi domina un sentimento di sfiducia nei confronti del sapere, scientifico o umanistico che esso sia. Sento spesso le seguenti domande “Vale la pena iscriversi all’Università? “e ancora” Che futuro avranno i nostri figli “?Bhe, mi vien da dire, che sono domande assolutamente legittime, alle quali a volte non si riesce a dare risposte definitive. Il futuro dei giovani laureati appare davvero critico. Nonostante le solite affermazioni e le frasi ad effetto dei “nostri politici “ di qualsiasi coloratura politica,il livello di disoccupazione aumenta sempre più e i desideri dei giovani svaniscono quasi sempre prima di nascere. I dati OCSE riguardo le percentuali di nuovi immatricolati nel sistema universitario nazionale possono senza difficoltà definirsi drammatici. Il calo di iscritti e immatricolati registrato infatti in Italia non ha riscontri nella maggior parte delle altre nazioni europee. Il nostro è uno dei paesi europei che investe di meno nel sistema di istruzione: appena il 7,4 % della spesa pubblica complessiva, contro il 9,8 % della Germania e l’8,8% della Francia. Mi preme sottolineare che in questo scenario fosco del sistema universitario nazionale sono gli atenei meridionali a pagare il prezzo più alto. Infatti il sistema formativo si declina su un’economia dualistica che segna distanze sempre più marcate tra sedi “dotate” concentrate nelle regioni nord del paese e atenei del Sud: le prime, potendo contare su cospicue risorse finanziarie, risultano più attrattive, le seconde invece affannosamente cercano di andare avanti a testa alta nonostante le evidenti difficoltà strutturali. Ma a mio giudizio, nell’ottica di una piena valorizzazione della pluralità delle identità territoriali e culturali, sono proprio gli atenei apparentemente più periferici che devono essere maggiormente sostenuti perché sia mantenuta la loro attività di formazione di una futura classe dirigente responsabile, in sintonia con infrastrutture e tessuto economico locale. Chiedo allora a tutti voi, ma soprattutto ai miei coetanei, di amare questa nostra terra, di lavorare incessantemente, con umiltà e sapienza per la costruzione di un tessuto civile e professionale che ci renda orgogliosi del nostro territorio e capaci di fondare una rinnovata identità politica, economica e soprattutto culturale. Sono convinto infatti che noi, gente giovane e del sud, abbiamo tutte le potenzialità non solo per emergere ma anche per contribuire alla rinascita dell’Italia tutta. Sappiamo di essere gli eredi di grandi civiltà, non abbiamo paura dei confronti, vogliamo poter dimostrare chi siamo. Questi sono i sentimenti che ci animano, e con grande entusiasmo partecipiamo alle sfide che la nostra Università porta avanti, un’Università che si sta impegnando attivamente non solo per il nostro presente ma ancor più per il futuro di noi tutti. Infatti il nostro Ateneo solo nell’ultimo anno ha investito risorse notevoli per incrementare i servizi agli studenti e la qualità dell’offerta didattica. I programmi di premialità, che già da alcuni anni vengono portati avanti, poi, sono la misura di quanto questa amministrazione punti sul tema del merito e cerchi di trasmettere al corpo studentesco valori legati al riconoscimento degli sforzi profusi nell’attività di studio. Una base di partenza su cui gli organi accademici non dovranno abbassare la guardia, ma anzi aumentare gli sforzi. Inoltre gli intensi e vari programmi che il nostro Ateneo sta portando avanti sul territorio rappresentano potenzialmente preziose occasioni di lavoro, e, nel contempo, un’azione di riqualificazione del tessuto sociale. La nostra Università non solo vuole dotarci di una valida formazione ma anche far sì che non si abbiano motivi per lasciare questa terra. Grazie
    
    
    
    
    
    Prolusione del prof. Aricò
    
    
    
    “L’origine è la mèta: ripensare la penisola di San Raineri per riprogettare Messina” Prof. Nicola Aricò
    
    
    
    Il logo dell’Università degli Studi di Messina raffigura un “atollo mediterraneo”. Nel 1929, in pieno ventennio, il Rettore Onorevole Professore Commendatore Gaetano Vinci – si legge nell’«Annuario della Regia Università di Messina per l’anno accademico 1928-29» – ha riconosciuto la opportunità di sostituire all’antico Diploma di Laurea di questa Regia Università, nel quale la parte decorativa era molto meschina e lo stemma dello Stato era quello in uso anteriormente all’avvento del Regime fascista, un nuovo Diploma di Laurea che non solo fosse degno dell’Ateneo, dal lato artistico, ma che rispecchiasse anche il carattere regionale siculo-calabro dell’Università. A tale scopo il Rettorato ha creduto necessario commettere ad un valente artista messinese, il Signor Santo Zanghì, l’esecuzione di un bozzetto per la nuova Laurea, dandogli le opportune direttive. Per significare il carattere regionale siculo-calabro dell’Università che da quasi quattro secoli costituisce il massimo centro di studi per la Sicilia NordOrientale e per la Calabria, sono stati riprodotti nel nuovo Diploma, da un lato lo stemma di Messina, e dall’altro, uniti in un solo tondo, quelli delle tre Provincie calabre di Cosenza, Catanzaro e Reggio, nonché le sculture del Montorsoli raffiguranti Scilla e Cariddi. È stata anche riprodotta una medaglia antica tratta dagli Annali della città di Messina di Caio Domenico Gallo, nella quale è raffigurata la Città con le sue antiche torri, la falce del Porto, lo stretto e la costa calabra. Il primo diploma con il nuovo programma iconologico veniva prodotto in occasione della concessione del dottorato in giurisprudenza honoris causa al “quadrumviro” Michele Bianchi. Il disegno urbano – come abbiamo appreso – aveva tratto ispirazione dalla riproduzione di un sigillo senatorio, pubblicato e dispiegato nell’Apparato agli Annali della città di Messina, sin dalla prima edizione del 1756. L’analista Gallo spiegava di avere rinvenuto uno strumento concessorio del Senato messinese risalente al 31 agosto 1511 in cui appariva il sigillo senatorio raffigurante il prospetto della città e suo porto con intorno un verso leonino che dice: Hic sunt sculpta situs Messanae moenia litus. A noi tuttavia interessa, in questa sede, notare come in questa immagine fosse stato concepito un ragionamento territoriale impostato sul kanon della penisola di San Raineri. Infatti, la spirale con cui era stata distribuita la natura dei luoghi, insieme all’artificio insediativo della città, abbraccia e vincola a sé il rapporto terracqueo dello Stretto, la cui identità ha bisogno di ricorrere alla presenza della costa calabra, riconoscibile in basso al di là del mare. La scelta di questa icona è politicamente funzionale alla raccolta delle due sponde per l’importante estensione alla Calabria del servizio universitario messinese, contro il Logo attuale dell’Università degli Studi di Messina. Primo diploma di laurea honoris causa con il nuovo programma iconologico stabilito dal rettore Gaetano Vinci nel 1929. Inaugurazione dell’Anno Accademico 2016-2017 rischio – emerso subito dopo il terremoto – di un accorpamento con l’Ateneo catanese. Un vigoroso efficientismo “littorio” – peraltro propugnato dal rettore del tempo – risuona nell’infanzia di una città che torna a vivere e che cerca di rilanciare quello che indubbiamente è il più importante servizio formativo per la preparazione delle future generazioni. La falce con cui si configura la penisola è il diapason dell’intera immagine: l’accordo armonico vibra dalla sua forma originaria per poi sviluppare in una spirale, quasi a lanciare la propria corsa verso la costa calabra. Due dettagli meritano di essere messi in evidenza nella grande sintesi territoriale: primo, la torre edificata sulla punta della penisola costituisce il baricentro del sistema terracqueo, il caposaldo da dove origina il grande vortice; secondo, l’unica altra costruzione ivi accennata è la sede dei frati Continenti che avevano ottenuto dalla città la concessione del terreno nel 1291 con il patto di costruire fanarium quod dicitur luminare per segnalare il luogo della terraferma o l’approdo portuale ai marinai periclitantes in mari. Forse è questa presenza, certo già edificata nel secolo successivo, a indurre erroneamente il rettore Vinci in una attribuzione cronologica al secolo XIV. In realtà questa stessa tipologia di rappresentazione, dove la penisola di San Raineri assumeva un ruolo determinante nella raffigurazione del territorio urbano, veniva riprodotta – questa volta senza incertezze nell’attribuzione cronologica – in una miniatura di un codice dei primi anni del secolo XVI, conservato presso la Biblioteca Nazionale di Roma, a corredo di un poemetto in esametri latini dal titolo De laudibus Messanae, composto da un autore che si firmava ricorrendo allo pseudonimo di Callimaco Siculo. Nell’opera poetica, pure accennando alle più importanti città siciliane, il letterato riservava a Messina il maggior numero di versi per descriverne la magnificenza e la cultura, ben note sia per le antiche origini della città, fondata nell’VIII secolo a.C., sia per la sua storia intessuta con quella di Roma. Sono importanti le affinità e le divergenze che corrono tra la miniatura e il sigillo pubblicato dal Gallo. Anche se è facile notare una cultura iconica del tutto differente e soprattutto una maggiore complessità nella rappresentazione cinquecentesca, il confronto tra le due figurazioni consente di istruire ipotesi interpretative che attraversano la città dai primi anni del Cinquecento fino al 1929 e che trovano la falce sempre come origine dei ragionamenti progettuali. Il primo segno che bisogna prendere in considerazione è quello della penisola di San Raineri che anche qui, muovendo dalla sua dimensione portuale raggiunge, con andamento a spirale, la punta della Sicilia. Questo movimento è funzionale sia a giustificare sul piano della causalità (crono)logica il luogo dell’insediamento, sia a stiparvi un’intera metropoli mediterranea all’alba del secolo che sarà doDisegno di un sigillo raffigurante la città di Messina, pubblicato in C. D. Gallo, Apparato agli Annali della città di Messina, Messina 1756. Miniatura raffigurante la città di Messina in A. Callimaco Siculo, Rhegina, primi anni secolo XVI, Biblioteca Nazionale di Roma. Inaugurazione dell’Anno Accademico 2016-2017 minato dalla politica mediterranea di Carlo V e di Filippo II. L’atollo inoltre perviene alla più autentica rievocazione di quel processo originato da un evento sublime: quello squarcio tellurico che dalla zolla continentale aveva generato Sicilia, isole Eolie e – per questa figurazione – lo stesso profilo di Messina. Vi traluce un esordio divino: quell’accordo tra Gea e Poseidon condotto alle estreme conseguenze del duplice isolamento: il porto-città, già distaccato dalla terraferma, si libera adesso dall’Isola e si pone – intermedio diadema marino – tra le coste, navigandovi in mezzo, quasi a dichiarare la propria equidistante autonomia. Nel sigillo non è traccia alcuna di questo importante tema. Nel rileggere la miniatura con attenzione, è opportuno concentrare ancora una volta l’attenzione sul braccio di San Raineri. Permane deserto, autentico territorio peninsulare delimitato dal mare e da due capisaldi architettonici di inequivocabile retaggio medievale: il Palazzo Reale, di origini bizantine e, nell’estrema punta, non più la torre-fortezza riferita dal sigillo, ma il cenobio basiliano consacrato a San Salvatore, potente sede dell’Archimandrita, che deve obbedienza direttamente al Papa e non al vescovato della città.


Il suo rigoroso isolamento intende mostrare il principio antagonista con cui interpretare la politica del territorio urbano. Qui è proprio il Cenobio a indicare il baricentro dell’intero sistema insediato, assumendone un equilibrato dominio. Ma è intenzionale a questo equilibrio dichiarare preliminarmente il ruolo di un sito opposto alla città, posto contro. La volontà di non confonderlo con il groviglio urbano è palese: comunica con tutta la rappresentazione territoriale attraverso un formidabile vincolo spaziale oppure consente contatti attraverso il percorso di terra, che la miniatura mostra chiaramente usurato; il corpo a corpo con la città è affidato a un filtro di sicurezza nell’ubicazione del Palazzo Reale. La Falce dunque offre la misura della sintesi rappresentativa ma si dichiara in territorio estraneo alle politiche urbane. La metropoli, invece, appare affollata, repleta di edifici – in due pergamene greche del 1172 è definita megalopoli – ed è costretta, per le sue importanti dimensioni, a occupare l’intera restante superficie della miniatura. Nel dispiegarsi dei suoi volumi architettonici, colà addensati, si riconoscono: il Duomo, il Castello di Matagrifone, una chiesa a pianta centrale di ascendenza bizantina, le torri delle mura portuali. A est e a ovest, distaccate, sono la Calabria e la Sicilia e tra le loro coste è il mare, solcato da diversi navigli, a chiarire e confermare che l’atollo non è vincolato a nessuna idea di terraferma. Il tema dell’atollo per la rappresentazione di Messina, aveva avuto in verità ben lontane origini in una dracma argentea di fine VI secolo a.C., dove un delfino, proveniente dalla Punta del Due mari, per citare lo straordinario Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo, penetra l’ansa portuale, mostrando il primo insediamento dal lato del dorso e la deserta falce dal lato opposto. Lo stesso territorio terracqueo aveva ispirato un altro documento eccezionale: intorno alla metà del Cinquecento veniva ricoperto in marocchino istoriato un codice membranaceo del secolo precedente, le cui figurazioni costituiscono un prezioso unicum nella storia della legatura. Delle due immagini quella che in questa sede interessa commentare viene prodotta per il piatto anteriore dove ritorna l’“atollo” in nuova edizione. La città si è appropriata di nuove propaggini territoriali – soprattutto nel quadrante inferiore di sinistra – ma non intende Dracma argentea raffigurante il porto di Zankle, dritto, fine secolo VI a. C. Inaugurazione dell’Anno Accademico 2016-2017 abbandonare la figura dell’“atollo”. Nei quadranti superiori, ritornano infatti, al confine delle mura settentrionali e meridionali, due piccoli spicchi che non sono mare, che non sono terra. Ciò che in questa immagine bisogna distinguere, a differenza della miniatura, è la marginalità della presenza religiosa. È prevalente storia laica quella riprodotta nel piatto cinquecentesco: a dichiararlo è la sostituzione del monastero basiliano con una torre militare a pianta quadrata sulla punta della penisola che riecheggia sicuramente, senza tuttavia rappresentarla, quella progettata da Montorsoli. L’imponente torre e la sua bandiera sono ubicate intenzionalmente in modo da stabilire un controllo territoriale sullo Stretto. L’estensione settentrionale della città viene, per così dire, “accartocciata”, con un ravvicinamento alla penisola di San Raineri affinché le due torri di guardia possano guardarsi e comunicare. Nello sviluppo della rappresentazione, la città, cinta da mura, è divenuta una semplice icona di riferimento e sembra inutile tentare di riconoscervi episodi architettonici dominanti perché il tema di questa sintesi iconica è soltanto la politica territoriale governata e governabile dalla Falce. Non meraviglia che quasi un secolo prima, ma con ben altra cultura iconologica, Antonello da Messina dipingesse una Crocifissione, oggi conservata al Muzeul de Arta di Bucarest, in cui è dipinto uno sfondo paesaggistico che propone, ancora più chiaramente, la forzatura territoriale panottica tra il braccio di San Raineri e la punta dell’Isola, con addirittura un tratto della costa tirrenica e le isole Eolie, che – come sappiamo – sono del tutto esterne alla stazione ottica ubicata nella città di Messina. Forse è con questo dipinto che la falce diviene strumento ideologico dello spazio, parametro geografico utilizzato per ispirare ragionamenti progettuali a servizio del territorio. È certo comunque che finalmente, dopo secoli di coercizioni imposte all’uso pubblico dell’area falcata, grazie ai vari cantieri “militari” che vi si costruiscono nel Cinquecento – il castello del Salvatore, la Torre della Lanterna, i baluardi orientali di San Giorgio e San Giovanni, l’arsenale tra San Salvatore e la Lanterna – i Messinesi comincino a frequentare quelle contrade. E con essi anche il Viceré Marco Antonio Colonna che, ispirato dalla natura di quei luoghi decideva nel 1581 di realizzare un Parco (nel Brazo di Santo Raineri) la cui esecuzione avrebbe forse modificato la storia della penisola, se una tremenda sciroccata non avesse inghiottito le opere murarie già realizzate sul litorale, inducendo a rinunciare all’iniziativa. Incisione a freddo su marocchino raffigurane il territorio della città di Messina, metà secolo XVI, Biblioteca Nazionale di Napoli. Antonello da Messina, Crocifissione, particolare, Muzeul de Arta, Bucarest. Inaugurazione dell’Anno Accademico 2016-2017 A conferma della fruizione urbana dell’area sono alcuni dipinti del secolo XVII che, nel ritrarre la città, non mancano di riprodurre carrozze e comitive che si spingono fino alla cappella di San Raineri realizzata all’interno della Torre della Lanterna. Nessun dubbio nell’attribuire al Teatro marittimo, cioè alla Palazzata, la nuova percezione dell’atollo in quel rapporto che muoveva alla dinamica ottica lungo il percorso dell’area portuale. Originando dallo straordinario artificio architettonico, realizzato da Porta Reale fino al Palazzo Reale, la continuità della curva trova adesso nella penisola di terra una forza naturale, contenuta tra il mare portuale e quello dello Stretto. Questa prosecuzione anulare della Palazzata, dove la Natura cede all’artificio, è nella penisola bipartita in due tratti: dal baluardo di San Giorgio alla Lanterna e da questa al San Salvatore. Alla vigilia della rivolta antispagnola il fiammingo Willem Schellinks ce ne offre la suggestiva cadenza in un disegno del 1664. Giungevano, pochi anni dopo, nel 1678, gli esiti nefasti di quella rivolta e con essi l’amputazione del braccio dal territorio urbano con la costruzione della Cittadella avviata nel 1680. Da quella data la penisola, che pure con la sua presenza aveva determinato scelte fondamentali nella storia della città – tra cui vorrei ricordare la politica d’investimento sul porto operata dai Normanni nei secoli XI-XII e ribadita nei successivi; l’intero sistema di difesa militare del Cinquecento fondato sulla Falce come avamposto e barriera naturale; la straordinaria costruzione della Palazzata che si sostituisce alle mura sul porto perché può contare sul filtro della penisola – dalla costruzione della Cittadella dunque quel territorio diviene straniero alla città, peggio le diviene nemico: è frontiera invalicabile, è sentinella che vigila, è nello stesso tempo decadimento del traffico portuale. Anonimo, Veduta della città di Messina, particolare, metà secolo XVII, Banca d’Italia, Messina. Anonimo, Veduta della città di Messina, metà secolo XVII, Banca d’Italia, Messina. Inaugurazione dell’Anno Accademico 2016-2017 A interrogarsi su un passato glorioso dell’origine urbana è il trentaseienne Filippo Juvarra che, in un disegno del 1714 intitolato Sito che la Natura [h]a formato del Porto di Messina e sua Prima abitazione, ubica due templi nella penisola per fissarne la sacralità e – molto più interessante – ne celebra il Mito disegnando, subito fuori di essa, una appendice mitologica: Toro, avendo rapito Europa, la sta conducendo a nuoto fino all’isola di Creta. Non è un caso pertanto, che dopo la costruzione della Cittadella i numerosi viaggiatori del Grand Tour, di transito per Messina nel Sette e nell’Ottocento, ignorino la Falce, cui si può accedere solo dal mare, rimanendo interdetto l’accesso dalla città. L’amputazione urbana è motivo di grande disagio per la cittadinanza e alimenta un profondo disprezzo per l’imponente opera militare che, a differenza di un’ingente quantità di edilizia residenziale cittadina, non subisce danni significativi nel terremoto del 1783. Con le successive iniziative di soccorso, promosse dal governo borbonico, si annuncia anche l’istituzione del Porto Franco, nell’obiettivo del rilancio economico del porto e della città. Ma è con l’Unità d’Italia, nel secolo successivo, che si ritorna a sperare nell’uso urbano di quelle aree. C’è chi, come l’architetto Giacomo Fiore, vagheggia, con l’abbattimento della Cittadella e con il riuso di larga parte della penisola, il perfezionamento di un grande giardino sul mare: si avrebbero a disporre pel Popolo dei luoghi ameni – scrive – spaziosi, aperti con variati accessi ripartiti in località per ballo, per giochi, per arena o teatro diurno, con dei vestiboli per trattorie, fontane, ordinando ai lati dei boschetti di variati arbuscelli e di mirto con dei congegni a giochi d’altalena, di bindoli, di bersaglio. La sua utopia è destinata a dissolversi nello scontro tra lo Stato nascente e l’Amministrazione cittadina proprio sulla destinazione di quelle aree, assegnate perentoriamente alle funzioni militari. Tuttavia, con l’abbattimento del bastione Norimberga della Cittadella e con la costruzione di una strada di accesso alla penisola negli anni Sessanta dell’Ottocento, non solo i militari, ma anche i civili possono rivedere e fruire di quel circuito anulare che tanto aveva caratterizzato il sito terracqueo di Messina. Si costruisce infatti, subito dopo, il bacino di carenaggio e si trasforma il Lazzaretto in magazzino di carbone e petrolio per le nuove imbarcazioni, alle quali si guarda con speranza anche per progettare un adeguato approdo. Se, nello stesso periodo, la città continua a chiedere allo Stato la restituzione dell’area falcata e a non ottenerla, è anche vero che alcune forme di riuso non militare vengono avviate tra il castello del Salvatore e la CitJean van Essen, Veduta della città di Messina, seconda metà secolo XVII, collezione privata. F. Juvarra, Sito che la Natura [h]a formato del Porto di Messina e Prima abitazione, disegno, 1714, Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino. Inaugurazione dell’Anno Accademico 2016-2017 tadella, come ad esempio l’impiego del recinto del tiro al bersaglio per attività sportive tra cui il nascente football, che coinvolge anche un pubblico femminile, o il tennis e i tornei, decisamente inglesi, di paper-hunt (una caccia alla volpe tra cavalieri) cui partecipavano principalmente gli ufficiali del presidio. Altro uso delle aree di San Raineri nell’Ottocento è quello riservato alle tumulazioni, già in uso in occasione della peste del 1575, ma adesso destinato agli Inglesi e alle altre etnie che risiedono in città e praticano religioni differenti. Ancor prima del terremoto del 1908, all’inizio del nuovo secolo, i movimenti politici cittadini che si battevano, con il supporto degli imprenditori, per la riconsegna delle aree all’amministrazione cittadina, infrangevano il sogno di Giacomo Fiore con una richiesta in cui si mirava alla costituzione del porto franco, con importanti strutture per lo stoccaggio delle merci, insieme a una nuova zonizzazione industriale. L’idea sembrava vincente per il rilancio dell’economia al punto da essere assorbita dal successivo Piano urbanistico dell’ingegnere Borzì, il cui impegno maggiore intendeva ricostruire la città terremotata attraverso l’applicazione di leggi speciali. Ai militari che continuavano a utilizzare le loro aree pregiate, si aggiungevano, alterando l’ambiente, le aree da lottizzare per le attività produttive e le superfici da riservare per il porto franco: si formava cioè una sorta di “bronx mediterraneo”, alimentando peraltro una prassi molto pericolosa: quella di considerare l’intera area di San Raineri come periferia e frontiera urbana dove dare luogo agli insediamenti più impropri, come l’impianto di degassifica nel 1973 per rimuovere i sedimenti inquinanti dalle petroliere (cioè ripulire le navi in mare per inquinare l’attigua area di terraferma), l’inceneritore degli inizi degli anni Ottanta, il campo Rom di fine anni Ottanta. Nel novembre del 1953 era stato istituito l’Ente autonomo portuale di Messina, quello che circa venti anni dopo avrebbe realizzato l’opera di degassificazione delle petroliere; negli stessi primi anni Cinquanta si elaboravano i progetti per la perimetrazione e la definizione del porto franco: li propongo per offrire documenti loquaci di una perversione progettuale, non solo e non tanto avversa alla Cittadella, ma a quelle aree privilegiate con cui la natura aveva inteso dotare Messina. Pianta della città di Messina, particolare, seconda metà secolo XIX, edizione Vallardi. Veduta aerea della penisola di San Raineri, 2015, Google hearth. Inaugurazione dell’Anno Accademico 2016-2017 Nel 2001, per l’iniziativa congiunta di numerosi docenti dell’Università di Messina e di Reggio Calabria e con la collaborazione della Soprintendenza e dell’Avvocatura dello Stato si teneva una serie di seminari sul tema della penisola di San Raineri per ripercorrerne la storia analizzando lo stato in cui versava, le condizioni delle sue pregiate architetture, la normativa cui era sottoposta, gli strumenti urbanistici che vi erano applicati e la sua economia. L’anno successivo venivano pubblicate le risultanze di quei seminari in un volume dal titolo La penisola di San Raineri. Diaspora dell’origine. Sono trascorsi circa quindici anni di iniziative, di occasioni mancate, di denunce, di delusioni ... ma oggi esiste un consorzio di istituzioni, tra cui la nostra Università, che ha firmato un patto per la Falce ed è pur vero che recentemente si è soppresso l’Ente Porto, che è in corso lo smantellamento dell’impianto di degassifica, che si è inaugurato un piccolo parco urbano laddove erano i Rom, che sta per essere demolito l’inceneritore, che è stato finanziato il recupero della Cittadella. È forse giunto il tempo di cominciare a credere che i nostri nipoti potranno passeggiare per la penisola di San Raineri. Porto di Messina. Zona Orientale.
 
Valeria Ruggeri
 
 
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