Ottanta prof di tutto il mondo contro i test Ocse-Pisa

0
390

Roma – I test, ogni 3 anni, creano una un’attesa spasmodica ed una conseguente pressione su governi, autorità scolastiche, media

Ottanta prof di tutto il mondo (New York e Arizona, Londra, Oxford e Leeds, Stoccolma, persino la Nuova Zelanda) hanno scritto al responsabile dei test Ocse-Pisa, Andrea Schleicher sottoponendogli tutti i loro dubbi (e le nette avversità!) sulla test-mania che dopo 13 anni di applicazione coinvolge sessanta Paesi del mondo e ne orienta la politiche educative. La lettera, pubblicata sul “Guardian”, inizia ad essere dibattuta anche in Italia.
Ne dà ampio resoconto la testata “laRepubblica.it” di ieri (22 maggio 2017) precisando che gli ottanta docenti universitari, docenti e dirigenti di scuola evidenziano una serie di derive educative legate alla “testizzazione” delle scuole nel mondo che si possono riassumere in otto punti.
Ne riportiamo qualcuno:
1 – L’uso della valutazione a risposta multipla – la “X” su 4 domande – ha favorire un’esplosione di insegnamenti con i test per studenti, insegnanti e amministrato ridi scuole (soprattutto in USA). Questa quantificazione continua dei risultati è però imperfetta e non può guidare le politiche scolastiche di sessanta Paesi che in quelle prove si riconoscono. La Finlandia, che non li usa, ha una scuola riconosciutamente funzionante.
2 – I test Pisa-Ocse ogni tre anni creano un’attesa spasmodica ed una conseguente pressione su governi, autorità scolastiche, media – compreso quello italiano –  e poi offrono indicazioni di breve periodo. Di contro, l’istruzione ha bisogno di tempi medio-lunghi per realizzarsi, realizzare le proprie riforme e quindi i test danno alla scuola un’accelerazione eccessiva e controproducente.
3 – Le prove Ocse-Pisa, mettendo l’accento così forte su quello che è misurabile, “rendono invisibile ciò che misurabile non è”; a scuola non importanti anche lo sviluppo fisico, morale, civico e artistico di ogni ragazzo. Per queste discipline non esiste un test che certifichi la crescita del ragazzo.
4 – Un aspetto non secondario è la preparazione economica degli studenti; questa preparazione non è però la missione più importante per la scuola; “uno studente deve essere preparato alla partecipazione democratica, alle azioni morali, allo sviluppo di sé, alla crescita e al benessere personale”.
5 – L’Ocse non ha alcun mandato pubblico per influenzare così tanto le politiche educative del mondo; inoltre si nota “una certa degenerazione nello sviluppo e nelle funzioni dell’organizzazione,m dato che la struttura Pisa dell’Ocse per realizzare il proprio lavoro ha abbracciato multinazionali profit”.
In sostanza il “Pisa-regime” (lo chiamano così i docenti critici) impoverisce le nostre classi, toglie autonomia ai docenti e alza il livello di stress di scuole già molto stressate!