Free Green Sicilia lancia l’allarme: Sos per i nostri beni culturali

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Free Green Sicilia lancia l’allarme: Sos per i nostri beni culturali

Catania 25 agosto 2001- 25 agosto 2017:incendio della Casina Cinese dell’800

Dopo 16 anni non si è voluta cercare la verita’ su un incendio sicuramente doloso che ha cancellato il simbolo stesso del Giardino Bellini

Le 15 domande a cui nessuna autorita’ ha mai voluto rispondere trasformandosi in complice di una delle pagine piu’ nere di Catania

Catania – L’Italia possiede primati che nessun altro paese ci invidierebbe:lasciamo andare in malora i nostri beni culturali senza intervenire, tanto, il n ostro paese è una miniera così ricca di beni monumentali che possiamo anche privarcene di qualcuno. Atteggiamento diverso nei paesi del mondo che, privi di beni culturali come i nostri, fanno il possibile per acquisirne qualcuno o ancora meglio cercano di valorizzare i pochi presenti nel loro territorio. Un bene culturale non è solo una costruzione datata da ammirare è uno scrigno di conoscenze, rappresenta la traccia identitaria di una Comunità che attraverso ciò che possiede potrà interpretare il presente e costruire il futuro. Un bene culturale non è un oggetto inanimato, in esso sono racchiuse conoscenze, speranze di chi ci ha preceduto. Un bene culturale, se valorizzato nella giusta maniera, è reddito, porta occupazione e sicuramente attraverso esso si migliorano le condizioni di un territorio ma l’Italia, sotto questo aspetto è carente. Le cause? Prima tra tutte una classe politica dirigente inadeguata, spesso ignorante ed affamata di prestigio, potere, e privilegi. A questi politici non interesserà mai un bene storico da valorizzare tranne se lo si potrà tramutare in oro:consensi elettorali, profitti, visibilità. La Casina Cinese di Catania, oggetto di questo articolo, è uno dei tanti esempi in Italia. Ne veniamo a conoscenza grazie a Free Green Sicilia che chiede che i riflettori restino sempre accesi. Riportiamo una loro nota, amara nei contenuti, ma realistica perchè risponde alla realtà. Cosa può fare un mezzo d’informazione per dare sponda a questi problemi? Non smettere di scrivere su argomenti che giornalisticamente hanno poca audience. Per fortuna non tutti i giornali sono uguali.

Aurora Pennisi

La nota di Free Green Sicilia – SOS Beni Culturali

Casina Cinese di Catania, cosa resta oggi

Possiamo affermare unici, senza timore di essere smentiti da alcuna Autorità della città, che sull’incendio sicuramente doloso che ha incenerito uno dei simboli storici della città, la Casina Cinese del Giardino Bellini, non si è cercata la verità o forse non si è voluta cercare visto che dopo l’incendio nessun organo istituzionale cittadino né tanto meno alcun politico ha chiesto a gran voce la ricerca dei colpevoli o delle responsabilità a qualsiasi livello come a voler dimenticare velocemente l’accaduto. Allora sarebbe lecito chiedersi per l’ennesima volta anche se ha distanza di ben 16 anni dall’accaduto: ma cosa si è voluto nascondere dietro tale tragedia che ha incenerito uno dei beni culturali ottocenteschi più belli della città?

Sono passati forse inutilmente ben 16 anni colmi di irresponsabili silenzi – afferma Alfio Lisi portavoce di Free Green Sicilia – SOS Beni Culturali – da quel famigerato 25 agosto del 2001 quando un incendio doloso distrusse il simbolo ultra centenario del Giardino Bellini, da sempre nel cuore dei cittadini, l’esotico ‘Chiosco cinese’ (come lo definivano i catanesi) unico esempio di architettura liberty lignea orientale della nostra città, cancellato dal fuoco dalla storia della città e dal Giardino Bellini.


Nota storica: Il Chiosco o Casina Cinese, esempio dei neostili dell’800, forse dono dall’Imperatore della Cina, venne installato sulla collina nord del Giardino Bellini intorno al 1869, utilizzato come caffè concerto, tipico di quei tempi all’interno dei giardini ottocenteschi europei. Il Chiosco avrebbe dovuto essere inaugurato nel mese successivo all’incendio (e dopo il suo restauro che, secondo notizie di stampa, peraltro sarebbe costato alla collettività ben 400 milioni di lire in fondi POR) ma una variante, forse a tempo scaduto o forse no, né avrebbe fermato all’improvviso i lavori. Molte le dichiarazioni allora da parte dell’Amministrazione comunale, Sindaco (che peraltro subito dopo dichiarò di aver subito “inequivocabili minacce” così come riportato dalla stampa) e Assessore alla Cultura in primis, ma anche da parte di Consiglieri comunali.

Così come necessita di essere approfondita l’esclusione da parte della Regione del rifacimento originario del Chiosco cinese all’interno del progetto di “riqualificazione” del Giardino Bellini, riqualificazione costata una montagna di denaro e che peraltro ha fatto più danno di una bomba atomica trasfigurando la peculiare bellezza architettonica e botanica della ‘Villa’ e a cui si dovrà rimediare con altri milioni di euro: alla faccia dello spreco di denaro pubblico!.

Le 15 domande a cui nessuna autorita’ ha mai voluto rispondere trasformandosi in complice di una delle pagine piu’ nere di Catania

Una pagina nera indelebile della citta’ a cui le Istituzioni competenti e responsabili devono ancora dare ancora una chiara risposta, anzi dieci, anche se sono trascorsi ben 15 anni in un silenzio assordante e moralmente complice:

1) L’incendio è stato di origine dolosa?
2) La Villa nella notte dell’incendio era sorvegliata dai vigili urbani?
3) E’ stata presentata dal Sindaco pro-tempore e dalla Sovrintendenza denuncia alla Procura?
4) Sono state svolte indagini dagli organi giudiziari preposti e quali gli esiti?
5) La ditta che si occupava del restauro doveva garantire l’integrità del manufatto?
6) I lavori di restauro dovevano avere termine il mese successivo ?
7) La Commissione Consiliare alla Cultura aveva programmato prima dell’incendio un sopralluogo?
8) E’ vero che i lavori di restauro erano fermi per una tardiva e forse non giustificata variante?
9) E’ vero che secondo contratto la ditta che svolgeva i lavori avrebbe dovuto risarcire i danni, così come dichiarato al Consiglio comunale da un Assessore (verbale docet) in risposta ad un consigliere d’opposizione?
10) E’ vero che l’Assessorato Regionale alla Cultura rifiutò l’inserimento del rifacimento del Chiosco all’interno del progetto di riqualificazione della Villa Bellini, altro enigma irrisolto della città, altra verità nascosta?

A tali inquietanti interrogativi, che ripetiamo instancabilmente da 16 anni – afferma Alfio LISI – non è stata mai data alcuna risposta né dal Sindaco pro-tempore né da quelli che si sono susseguiti ad oggi né dagli altri organi istituzionali preposti all’accertamento e alle responsabilità dei fatti: sembrerebbe una sorta di ‘normalità alla siciliana!

I macigni che incombono sulle verità dei fatti che hanno coinvolto, come in questo caso, in modo pesante la nostra città nei decenni trascorsi, se non rimossi in tempo, condizioneranno per sempre la crescita sociale, morale e culturale della stessa e dunque di ognuno dei suoi cittadini.

Dunque come in tanti altri gravi fatti che hanno coinvolto la Sicilia non possiamo dimenticare, (come fa il sottoscritto oggi come portavoce di Free Green Sicilia – SOS Beni Culturali, ogni anno da ben 16 anni ad ogni incancellabile e nefasta ricorrenza) ma abbiano tutti i cittadini e gli organi istituzionali competenti il dovere civico e etico di cercare la verità e di chiedere giustizia”.