Dottoressa violentata a Trecastagni, Fsi-Usae: “Ormai è un bollettino di guerra”

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Catania – Dopo la violenza, la cosa che più offende chi lavora in ospedale è l’indifferenza della classe politica, prossima al voto. La sicurezza nelle strutture sanitarie è da sempre un problema assai grave ma mai affrontato con la giusta determinazione. Oggi quelle violenze continuano ma continuano anche indifferenza politica ed inattività della classe politica che sembra non rendersi conto di quanto avviene. In alcune strutture sanitarie siciliane si è provveduto a ricorrere alla vigilanza privata, ma è chiaro che non basta. Servono interventi mirati e sopratutto una strategia che interessi la collocazione di presidi sanitari in strutture protette e non isolate come chiedono i sindacati. Questti gli ultimi fatti avvenuti in una struttura sanitaria.

Una dottoressa di turno alla guardia medica di Trecastagni, è stata aggredita e violentata da un 26enne. “E’ ormai diventato un bollettino di guerra”, dichiara Calogero Coniglio, segretario territoriale della provincia di Catania e coordinatore nazionale Fsi-Usae Federazione Sindacati Indipendenti aderente alla Confederazione Unione Sindacati Autonomi Europei.

“Non ho parole per commentare l’efferatezza di quanto successo – continua Coniglio – Dico solo che è inconcepibile che, ancora oggi, dopo appelli, denunce, richieste di incontri con i prefetti e comunicati stampa, succedano queste cose. Abbiamo sempre chiesto che le guardie mediche non venissero collocate in periferia ma in centro, in luoghi illuminati e frequentati. Bisogna rafforzare i controlli in tutti i luoghi dove vengono erogati servizi pubblici senza aspettare che prima ci scappi il morto. L’Asp deve fare qualcosa altrimenti deve ritenersi responsabile di quanto sta succedendo”.

Aurora Pennisi