Santangelo: “piu’ controlli sugli amministratori giudiziari dei beni confiscati alla mafia”

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Trapani – La notizia dell’arresto ai domiciliari dell’amministratore giudiziario Luigi Miserendino insieme ad altre quattro persone coinvolte, a seguito dell’indagine svolta dalla Guardia di Finanza sulla gestione del centro commerciale “Portobello” di Carini, non mi lascia sorpreso – esordisce il portavoce M5S al Senato Vincenzo Maurizio Santangelo – a quanto sembra Miserendino ha amministrato diversi beni confiscati alla mafia nel trapanese, come riferito dal sostituto  Andrea Tarondo oltre che della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani oggi coordinata da Piero Grillo.
Dopo qualche anno dalla vicenda del Gruppo & G.D.O  e Grigoli Distribuzione Srl, anch’esse operanti nel settore dei supermercati marchio Despar, dove allora era Ribolla amministratore, misi in risalto il fatto che  “dal 1983 a al 2014 circa  solo il 15% delle circa duemila aziende confiscate alla mafia risultavano  ancora attive sul mercato. Ma soprattutto si rilevava come quasi sempre, il fallimento si lega a un amministratore giudiziario, che non riesce ad amministrare l’azienda confiscata alla mafia”.
Nel caso in questione del Miserendino quale amministratore giudiziario dei beni dell’imprenditore Ferdico (noto come il “re dei detersivi”), avrebbe permesso allo stesso di avere il controllo sull’esercizio, nonostante i sigilli posti al suo patrimonio dai giudici palermitani a marzo scorso: immobili, società e conti dal valore di 450 milioni di euro.
Nelle interrogazioni di qualche anno fa, avevo chiesto al Ministro dell’interno che venissero effettuati maggiori controlli sull’operato degli amministratori giudiziari, soprattutto che venissero  monitorate le nomine dirette e gli incarichi ripetuti sempre agli stessi.
Santangelo ha così concluso: “quanto riportato alla ribalta della cronaca come nel caso di Miserendino, testimonia che il problema esiste e che avevo perfettamente intuito che è un sistema che va controllato a garanzia della legalità e dell’immagine dello Stato.”