Chi ha vinto le elezioni in Sicilia. Dati reali e chiaccherologia

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Palermo – E’ sbalorditivo come a poche ore dall’inizio dello spoglio, che una estrosità del presidente della Regione uscente ha fatto iniziare l’indomani anziché immediatamente dopo la chiusura dei seggi come logico ed universalmente adottato nei Paesi democratici, i commentatori parlino di cifre proporzionali radicalmente illusorie.

Il dato più importante, che per questo verrà presto volutamente dimenticato, è infatti l’affluenza alle urne del 46,76 per cento degli elettori, addirittura più bassa di quella del 47,07 delle elezioni del 2012. Ma se per esse si poteva parlare di disaffezione, adesso è epistemologicamente corretto parlare di sopravvenuta nausea. Nausea verso l’intera classe politica siciliana che non conta alcunché a Roma e a Bruxelles. E sbalordimento verso il crollo di una economia e di una società. E valga un solo esempio. L’Italia presenta il più alto tasso di disoccupazione giovanile in Europa, dato più che tragico. La Sicilia ha il più alto tasso di giovani disoccupati in Italia. I nostri migliori giovani emigrano a produrre ricchezza per altri Paesi, ed a ciò collabora la circostanza che tutti i posti, nella pubblica amministrazione siciliana sono occupati da clientele politiche che non hanno, per itinerari scelti dalla politica, il fastidio di dovere fare i concorsi pubblici, obbligatori per legge.

Come meravigliarsi della nausea di giovani e delle loro famiglie? E con quale ipocrisia chiamarla ancora disaffezione e non nausea? E adesso, tramite un esempio, un chiarimento preventivo: chi parla di partiti e coalizioni che hanno riportato il 30% è davvero distratto. Il dato reale è il 30% del 46,76%. Cioè il 14,028 degli aventi diritto al voto. E’ così per tutti gli altri, e per tutti i risultati. La seconda riflessione riguarda l’ipocrisia dei partiti. Così in campagna elettorale tutti si sono reciprocamente accusati di avere impresentabili nelle liste. Per la legge Severino, gli impresentabili sono incandidabili o candidabili che dovranno essere sospesi. Per il Codice di Autoregolamentazione votato da tutti i partiti, sono i condannati per taluni reati. Ma gli impresentabili portano in dote pacchetti di numeri assai congrui, valutabili in più di centoventicinquemila voti (dati enucleati dalle ultime elezioni). Così nelle accuse di tutti contro tutti, nessuno è legittimato ad agire contro alcuno, e tutti si assolvono. Coerentemente, e pudicamente, la Commissione Parlamentare Antimafia formata da partiti e presieduta da Rosi Bindi, ha tempestivamente chiarito che la lista degli impresentabili a queste elezioni può essere definita solo dopo le elezioni. E sempre dopo di esse era previsto il confronto pubblico, adesso saltato, Renzi versus Di Maio. Ma la tendenza è internazionale. Così la Corte Europea che deve esaminare il ricorso di Berlusconi del 2013 contro la Legge Severino, che gli procura una incandidabilità che terminerà nel 2019, e che se accolta potrebbe consentirgli la partecipazione alle prossime elezioni politiche primaverili del 2018, esaminerà il ricorso il 22 novembre prossimo ed emetterà sentenza entro 10 mesi, quindi probabilmente dopo le elezioni.

Ed andiamo a dati ed analisi. Il futuro presidente della Regione sarà Sebastiano Musumeci, detto Nello, coalizione di Centro Destra, che ha ottenuto il 39,55%. Segue Giovanni Cancelleri del Movimento Cinque Stelle con il 34,83%, poi il rettore dell’Università di Palermo Fabrizio Micari sostenuto dal PD col 18,63%, la Sinistra di Claudio Fava col 6,24% e l’autonomista siciliano Roberto La Rosa con lo 0,7%. Questi i risultati (non ancora definitivi) delle liste collegate a Musumeci: Forza Italia 16%, Siciliavera UDC 6,90%, Musumeci presidente Fratelli d’Italia e Salvini 4,40%, Diventerà Bellissima 6,10%, Idea Sicilia Popolari Autonomisti (Saverio Romano) 7,10%. Il Movimento Cinque Stelle ha presentato una propria lista, che ha ottenuto il 27,70%, aumentando sensibilmente il risultato delle precedenti elezioni regionali del 2012 del 14,88%, ed affermandosi nettamente come primo partito in Sicilia.

Fortissima la debacle del Centro Sinistra, sempre con dati non definitivi. Il Partito Democratico ha il 14,10%, Alternativa popolare (Angelino Alfano) il 4,10%, Sicilia Futura PSI (Totò Cardinale) il 5,30%, Micari presidente-Arcipelago Sicilia e Movimento Territori il 2,0%. La lista Cento Passi di Fava si colloca al 5,40%. Marginale il Movimento Siciliani Liberi con lo 0,80%.

Esponenti del PD hanno imputato il loro crollo al presidente del Senato Grasso, per non essersi voluto candidare. Ciò è francamente comico, e netta è stata la precisazione “imputare a Grasso il risultato che si va profilando per il PD, peraltro in linea con tutte le ultime competizioni amministrative e referendarie, è quindi una patetica scusa”. In realtà, mentre Fava ha comunque ottenuto un risultato dignitoso, il crollo del PD è stato tale che una Sinistra tutta unita (a dati non definitivi) sarebbe stata neppure seconda. A noi sembra che i veri vincitori morali di questa competizione siano, nell’area di Cento Destra, la Meloni leader di Fratelli d’Italia che per prima ha fortemente voluto la candidatura di Musumeci; e Salvini che persegue la strategia di una Lega Nazionale, senza più il Nord nella ragione sociale. Indipendentemente dalla presenza nell’Assemblea Regionale l’itinerario è segnato. Altro grande vincitore è il Movimento Cinque Stelle che quasi raddoppia il suo consenso e che assumerà un ruolo comunque assai incisivo all’Assemblea Regionale. Due ultime chiose riguardano le prospettive della governabilità, e la lettura dei dati traguardata alle prossime elezioni nazionali. Ma di esse ci occuperemo in altra occasione.

Giovanni Paterna