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Sgominata banda dalla Polizia di Stato

Palermo – Con l’’operazione della Polizia di Stato, Dirty Cars, è stata disarticolata un’organizzazione criminale dedita alla ricettazione e riciclaggio di veicoli.

L’indagine è stata svolta congiuntamente dalla “Squadra Investigativa”del Commissariato di P.S. “Brancaccio” e dalla “Squadra Giudiziaria”del Compartimento di Polizia Stradale per la Sicilia Occidentale di Palermo.

I poliziotti hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal Tribunale di Palermo nei confronti di 7 persone, 3 in carcere e 4 ai domiciliari.

Ad essere colpiti dalla misura i componenti di un’ associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di ricettazione e riciclaggio di veicoli nel capoluogo palermitano e nelle aree limitrofe.

I tre condotti in carcere sono i palermitani:

Giuseppe Di Maria, classe 74;

Tommaso Tutone, classe 78;

Rocco Tutone, classe 78.

I quattro finiti agli arresti domiciliari sono i palermitani:

D. M. P., classe 92;

D. M. R., classe 72;

N. A, classe 73;

T. S., classe 54

Il sodalizio criminale, che aveva come base operativa un’officina meccanica nella zona industriale di Brancaccio, è stato individuato a seguito di una lunga e complessa attività di indagine sul fenomeno della ricettazione e del riciclaggio di veicoli.

Le attività investigative si sono sviluppate attraverso servizi di osservazione, controllo e pedinamento nonché mediante intercettazioni telefoniche ed ambientali.

Le indagini hanno accertato come il sodalizio criminale avesse scientificamente diviso i ruoli ai singoli sodali, attribuendo a ciascuno responsabilità diverse in ordine alla filiera criminale, che andava dalla ricettazione delle vettura allo smaltimento delle parti dei mezzi rubati non più utilizzati.

A capo dell’’organizzazione vi era il gestore dell’officina meccanica, Giuseppe Di Maria.

Limitrofo all’’officina meccanica era attivo un deposito, gestito sempre dal Di Maria, dove venivano introdotti diversi veicoli di provenienza delittuosa.

Nell’officina del Di Maria, unitamente ad altri indagati, si procedeva alle operazioni di riciclaggio, consistenti nello smantellamento di veicoli i cui pezzi e parti meccaniche venivano montati e riassemblati in altri veicoli identici per marca e modello, o comunque compatibili, al fine di nasconderne la provenienza illecita.

Dalle indagini è emerso che anche una società “onlus” impegnata nella assistenza e nel trasporto di disabili impiegasse veicoli frutto di riciclaggio.

E’’ stato, inoltre, acclarato che, ad operazione ultimate, il gruppo provvedeva anche a disfarsi delle carcasse e di altro materiale non utilizzato avvalendosi di diverse persone estranee all’organizzazione, ma che mettevano i loro mezzi a disposizione per lo scopo.

Si e’ riuscito anche ad individuare numerose altre persone che si rivolgevano al sodalizio allo scopo di venire in possesso di veicoli oggetto di riciclaggio o di parti meccaniche di essi da utilizzare come ricambi per le proprie esigenze, consapevoli della loro provenienza delittuosa; si è proceduto pertanto al deferimento in stato di libertà di ben 17 persone.

Durante le indagini è anche emerso come alcuni degli odierni indagati siano stati coinvoliti in reati estorsivi, poiché in singoli episodi, mediante minacce, pretendevano ed ottenevano dalle vittime di furti di veicoli, cospicue somme di denaro per la restituzione dei mezzi rubati, utilizzando il metodo del cosidetto “cavallo di ritorno”.

Sono tuttora in corso perquisizioni presso altril uoghi nella disponibilità degli associati ove si sospetta si siano concretizzati altri analoghi episodi delittuosi.