Tetto stipendi, Milazzo: “Finalmente i quotidiani nazionali scoprono gli aumenti di Camera e Senato”

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Finora solo bugie sul presidente dell’Ars, Miccichè. Il 9 gennaio il primo incontro con i sindacati”

Palermo – “Meglio tardi che mai. Finalmente, anche i grandi quotidiani nazionali, hanno scoperto che, dall’1 gennaio 2018, finito il triennio del contributo di solidarietà nazionale voluto dal governo Monti, gli stipendi dei burocrati di Camera e Senato torneranno sopra il tetto dei 240 mila euro. Nei due rami del Parlamento, saranno circa 1.700 i dipendenti interessati. Alcuni di essi, come scrive il Corriere della Sera guadagneranno di più dei consiglieri del presidente Usa, Donald Trump. Un elettricista di Montecitorio con oltre 30 anni di anzianità, tornerà a guadagnare 152 mila 663 euro”. Così il capogruppo di Forza Italia all’Ars, Giuseppe Milazzo in merito alla polemica dell’aumento degli stipendi degli alti dirigenti dell’Assemblea regionale siciliana.

Peccato, però, che alla vigilia della scadenza del triennio, né il presidente del Senato, Piero Grasso, né la presidente della Camera, Laura Boldrini, hanno ritenuto di dovere adottare alcun atto per prorogare la norma in scadenza – sottolinea Milazzo -. E che nessuno, a quanto pare, abbia gridato allo scandalo, come invece è accaduto in Sicilia, facendo dire al presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, cose mai dette. Ovvero che avrebbe voluto aumentare gli stipendi della burocrazia parlamentare. Una grande bugia, visto che uno dei primi atti approvati dal nuovo Collegio di presidenza dell’Ars, è stato quello di dare mandato al presidente dei deputati questori, Giorgio Assenza, di convocare i sindacati di Palazzo dei Normanni per avviare una contrattazione. Il primo incontro è previsto per martedì 9 gennaio”.

Milazzo ricorda che “per la pubblica amministrazione statale il tetto massimo di 240 mila euro, fu stabilito per legge e solo una legge può modificarlo. Camera e Senato, nella loro autonomia, adottarono una delibera con lo stesso tetto massimo lordo di 240 mila euro. Delibere che furono impugnate dai dipendenti che ottennero diverse sentenze a loro favore, in cui si sanciva che il “contributo di solidarietà”, avrebbe potuto avere una durata massima triennale. Alla Regione il tetto massimo per i dirigenti generali fu fissato in 160 mila euro lordi. Forse lo stesso “tetto” poteva essere fissato per l’Assemblea regionale siciliana. Ma non chiedetelo a noi perché si decise diversamente”.

Certamente, nella spesa regionale ci sono ancora parecchie sacche di sprechi da eliminare – precisa il capogruppo -. L’epoca dei privilegi è finita e tutte le risorse disponibili dovranno essere indirizzate al sostegno dello sviluppo, per dare ai nostri giovani opportunità di lavoro a casa loro e dare un valido contributo alla crescita della Sicilia”.

Infine – conclude Milazzo – non c’è, né può esserci alcun nesso tra i tetti stipendiali dell’Ars e le dimissioni di Vincenzo Figuccia dalla carica di assessore ai Rifiuti ed Energia. Probabilmente, gli era stato affidato un ramo dell’amministrazione tanto importante, da averlo indotto a fuggire”.