Il XX anno dell’Associazione no-profit fra gli ex dipendenti della Cassa di Risparmio V.E.

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L’ex Cassa di Risparmio V.E., oggi Gran Hotel Piazza Borsa
da sx: il Presidente Sergio Gallo, il Consigliere comunale Francesco Bertolino, il sindaco Leoluca Orlando ed Angelo Solito

Palermo – In occasione del XX anno dell’Associazione no-profit degli ex dipendenti della Cassa di Risparmio V.E., e in coincidenza con la scelta di Palermo Capitale Italiana della Cultura per il 2018, nella Sala Consiliare del Comune di Palermo, particolarmente affollata, Angelo Solìto, ex dipendente della C. di R., ha tracciato un interessante profilo della banca che sorse il 21 ottobre 1861, in virtù di un decreto emanato dal Luogotenente del Re in Sicilia, il Generale Ignazio Genova di Pettinengo. “Una coincidenza, certo, ma non casuale -ha evidenziato il Solìto- perché entrambi gli eventi testimoniano quell’apertura all’accoglienza, quella vocazione alla solidarietà che sono espressioni di quella antica e sempre viva nobiltà d’animo del siciliano. Allora, più che di una coincidenza, dovremmo parlare di una convergenza di intenti dovuta alla nostra identità”. “Ma non si può parlare dell’Associazione -ha continuato il relatore-, senza ricordare l’istituzione che l’ha generata: la Cassa di Risparmio V.E. per le Province Siciliane. Non era una banca come tutte le altre, innanzi tutto per diritto di nascita, perché in origine le Casse di Risparmio non avevano solo fini di lucro, ma associavano alla funzione creditizia attività di previdenza e di beneficenza. Sotto l’aspetto meramente bancario avevano una competenza territoriale limitata ad uno o più comuni, ad una provincia, al massimo ad una regione. Entro questi confini raccoglievano i depositi dei loro risparmiatori ed erogavano prestiti agli operatori economici del luogo (piccoli imprenditori in prima linea). Agendo da “macchina aspirante e premente del risparmio”, valorizzavano le risorse finanziarie del luogo e, quindi, esercitavano un’importante funzione economico-sociale a beneficio della comunità. Questa funzione l’Ente creditizio siciliano la svolse fin dalla nascita. Infatti, la Cassa Centrale di Risparmio V.E. per le Province Siciliane, manifestò le sue vocazioni: la diffusione dello spirito di previdenza e la solidarietà, specie per la povera gente. In quel tempo la gran parte dei siciliani viveva in condizioni di assoluta miseria, e allora molti si davano all’accattonaggio o al brigantaggio, quando lo sconforto non induceva qualcuno a compiere gesti estremi. In questa situazione di degrado sociale, forse per un meccanismo di compensazione, i lavoratori più umili spesso dissipavano i loro miseri salari in qualche taverna, nelle case di tolleranza o nelle riffe di strada. Le conseguenze erano la fame e la disperazione delle loro famiglie. Poteva una banca arginare questa deriva? Da sola certamente no, ma qualcosa si poteva fare; ed ecco che la Cassa di Risparmio V.E. si pose un obiettivo: per ridurre la dispersione di denaro bisognava diffondere lo spirito di previdenza e, quindi, incoraggiare la formazione del risparmio partendo magari da somme irrisorie. Si offrì allora la possibilità di aprire un deposito a risparmio, esente da qualsiasi bollo, anche con solo 5 lire iniziali, beneficiando di un tasso di interesse del 4%, una remunerazione più alta di quelle mediamente praticate dalle banche. Così, avere intestata una “libretta” divenne per la gente umile, prima un segno di distinzione, poi un’abitudine generalizzata, un rassicurante “ferro dietro la porta” per proteggersi nei momenti difficili, per costruire la dote della figlia o per mettere qualcosa da parte per un bambino che stava per nascere. Lo spirito di solidarietà verso i più deboli prese tante direzioni. Ad esempio, appena nata, la Cassa prelevò dal suo magro fondo di dotazione una forte somma per costituire un gran numero di libretti, di 20 lire ciascuno, da sorteggiare fra i genitori poveri dei giovani chiamati a prestare il servizio militare. Allora l’allontanamento di un giovane da casa comportava un dramma economico, oltre che umano, perchè veniva a mancare alla famiglia una fondamentale fonte di reddito, quando non era l’unica. Era il 1862 e in Sicilia si moriva di fame. Col tempo l’attività della Cassa si estese a tutta la Sicilia; sorsero Dipendenze sia nei piccoli che nei grandi centri. La sua presenza nel tessuto isolano si fece capillare e nello stesso tempo crebbe l’offerta di servizi.

Coerentemente col profilo economico della sua gente, l’Istituto intensificò progressivamente la sua azione di sostegno agli operatori con interventi mirati alle specificità delle varie categorie: si avviarono operazioni di credito agrario, fondiario, peschereccio, minerario, industriale; si incrementò la raccolta attraverso i Buoni Fruttiferi, si diede la possibilità di intestare libretti di deposito a minori a tassi elevati, riattivando l’antica formula di incentivazione del risparmio. Insieme al Banco di Sicilia, la Cassa realizzò il Consorzio dei Magazzini Generali, un’iniziativa di notevole importanza logistica finché fu possibile estrarre lo zolfo dalle nostre miniere. Nel 1928 fu incorporato il Monte Pegni, un’istituzione nata nel XVI secolo con finalità filantropiche. La primigenia funzione umanitaria non venne meno -tutt’altro- si pose come valido argine al malaffare; innumerevoli volte il Monte Pegni, specie nei periodi più tristi, soccorse la povera gente e i commercianti in dissesto, sottraendoli all’avidità di sciacalli e “cravattari”. La Cassa crebbe d’importanza nell’economia siciliana, tuttavia la sua propensione alla solidarietà tenne bene il passo. In proposito, antichi resoconti contabili attestano che i 2/10 degli utili venivano destinati ad opere di beneficenza e di pubblica utilità. Non si contano gli interventi a favore di Ospedali, di Pie associazioni e quelli per la Scuola, attuati distribuendo carte geografiche da appendere nelle aule, quaderni agli scolari e agende alle famiglie. Ma non erano doni e basta, ogni cosa, piccola o grande che fosse, lanciava un messaggio educativo alle nuove, come alle vecchie generazioni: l’invito a diffondere la sana abitudine del risparmio affinchè si imparasse a valorizzare la piccola rinuncia del “mettere da parte” per realizzare un giorno un bel desiderio, magari covato a lungo. Per tutto questo la Cassa godeva di una particolare affezione da parte della gente. Una banca diversa da tutte le altre perché fatta di siciliani, di gente come noi, gente che conosce i nostri sogni e i nostri malanni. La Cassa aveva anche altri campi d’azione: ad esempio, seppe coltivare l’amore per il sapere, un amore che manifestò attraverso diverse sue emanazioni, come la Fondazione Chiazzese, un’Istituzione che ebbe una forte presenza nel mondo culturale cittadino, promotrice di numerosi convegni, conferenze e dibattiti su temi di natura storica ed economica, ai quali parteciparono illustri studiosi italiani e stranieri. Inoltre realizzò numerose raffinate pubblicazioni, tanto ammirate e collezionate sia dentro che fuori la Sicilia. Sempre in campo culturale –continua il Solìto- un ruolo prestigioso venne svolto dal Premio Pirandello, patrocinato dal Presidente della Repubblica, che aveva lo scopo di onorare il grande drammaturgo siciliano premiando lavori teatrali inediti. Successivamente si volle aggiungere un premio internazionale da assegnare a personalità di spicco del mondo dello spettacolo. Nel corso degli anni furono premiati grandi artisti come Giorgio Strehler, Luca Ronconi, Ingmar Bergman, Eduardo De Filippo, Vittorio Gassman, Dario Fo. Per i dipendenti c’era il CRAL, che rinfrancava gli animi e rinsaldava lo spirito di corpo con le sue feste, i pacchi dono, gli eventi ufficiali e gli spettacoli, che venivano animati dai soci, ma anche da artisti prestigiosi come Arthur Rubinstein ed Arturo Benedetti Michelangeli, da celebri orchestre come quelle di Alberto Semprini, di Nello Segurini e di Cinico Angelini e da famosi divi dello spettacolo come Mike Bongiorno, Renato Rascel, Renzino Barbera e tanti altri. Momenti di emozioni e di allegria che oggi si rinnovano grazie all’attività di questa Associazione, degna erede del CRAL, non per gli ospiti prestigiosi, ma perché conserva intatto l’impegno e l’entusiasmo dei tempi migliori. La Cassa, come istituzione creditizia non esiste più da vent’anni, ma la vocazione alla solidarietà e l’amore per la cultura sono vive e forti. Era naturale, quindi, che l’Associazione nel festeggiare i suoi vent’anni, celebrasse degnamente l’evento che pone Palermo al centro dell’attenzione del mondo culturale. L’associazione, pertanto, realizzerà una serie di manifestazioni come esposizioni fotografiche e di prodotti artigianali, conferenze, recite teatrali su testi scritti da autori siciliani, uno spettacolo con poesie, prose e musica ed altro ancora; eventi tutti che si snoderanno lungo tutto il 2018, nell’intento di fornire un contributo -forse modesto, ma convinto- alla nostra città”. A conclusione del suo particolareggiato intervento, Solìto ha aggiunto: “le attività che intraprenderemo saranno ovviamente aperte a tutti. Sarà una festa alla quale non si può mancare, un rilancio ad ampio respiro al quale vogliamo contribuire. E’ l’alba di un domani vestito di speranza e di coraggio”.

Franco Verruso