Commenti in libertà sulle elezioni politiche. Prima puntata

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Luigi Di Maio

Palermo – Premessa. Due politici tra loro amicissimi e che si ritengono molto furbi, di nome Matteo e Silvio, preoccupati dai grillini in crescita decidono di fare una bella legge elettorale che ingabbi costoro anche in caso di loro vittoria, consegnando invece di fatto alla loro collaudata alleanza il nuovo Parlamento. Ed inventano il giochetto della legge elettorale basata sulle coalizioni, complicata da quote di maggioritario e quote di proporzionale, una cosa indegna. Ma la conclusione della vicenda è amara:

la crescente nausea popolare causa al primo una devastante sconfitta, ed all’altro un forte arretramento che lo pone al secondo, e non al primo, posto nella propria coalizione. All’umiliante arretramento del PD, che scende addirittura sotto il 20% in entrambe le camere, e che assiste pure alla non prevedibile sconfitta di Liberi e Uguali di Grasso, Bersani, D’Alema e Boldrini, si aggiunge infatti la vittoria della coalizione di centrodestra che vede al suo interno il passaggio della Lega di Salvini dal 4% al 17,60%, e che supera -come coalizione- il risultato, ancorchè clamorosamente positivo ed in crescita, del Movimento Cinque Stelle, che corre invece da solo. Perchè questa rivoluzione che scuote ed azzera dalle fondamenta l’intero sistema politico italiano sia avvenuta ci sono fondate ragioni. La prima è la ricordata nausea del popolo verso una classe politica ormai priva di valori ed incapace di risolvere i problemi crescenti della società italiana, soprattutto quelli dei giovani e della stessa identità nazionale. Poi ci sono le uniche due vere novità che, nella generale senescenza politica italiana, sono forte causa ulteriore del risultato. La prima novità è la scelta dell’altro Matteo, il Salvini, di modificare nome e strategia politiche del proprio partito: dalla Lega Nord del Bossi, che urlava Forza Etna e Forza Vesuvio, ad una Lega, federale, ma partito nazionale. Rivendicando la titolarità delle battaglie dell’identità nazionale, del controllo dell’immigrazione e della riduzione delle tasse. Ciò gli ha giovato anche nel Meridione. La seconda novità è data dalle scelte del Movimento Cinque Stelle che si è dato una vocazione di governo, con la assunzione di responsabilità politiche, anche internazionali, sino ad allora rifiutate, incarnate dalla certa abilità dialettica, ma anche raffinatezza di pensiero, di Di Maio. Tutto ciò, se paragonato alla meschinità delle promesse fasulle di una vergognosa campagna elettorale, ed agli eccessi di litigiosità verbale, spudoratamente non veri, ha causato il crollo di una classe politica palesemente incapace di comprendere la realtà e le esigenze del popolo. Ma, a dati veri e definitivi, continueremo l’analisi.

Giovanni Paterna