Prosegue ampliandosi la serie storica dell’astensione alle elezioni politiche

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Palermo – Per definire la crescente disaffezione verso la classe politica italiana ho sempre insistito sulla necessità di sostituire alla parola “astensione” il più corretto sostansivo “nausea”. Lo spartiacque è il 1996, quando dopo la stagione di Mani Pulite, e la fine della Democrazia Cristiana, l’abbassamento del numero dei votanti appare inarrestabile.

A dimostrare –forse, dico pudicamente- il peggioramento qualitativo della emergente classe politica ed il suo inarrestabile distacco dalla realtà della vita del popolo. Osserviamo adesso la serie storica del dato della affluenza alle urne. Elezioni del 1948: 92,19 per cento. 1953: 93,81. 1958: 93,91. 1963: 91,99. 1968: 92,91. 1972: 93,26. 1976: 93,40. 1979: 90,95. 1983: 88,42. 1987: 88,60. 1992: 87,07. 1994: 86,07. 1996: 82,54. 2001: 81,35. 2006: 84,24. 2008: 80,63. 2013: 75,19. 2018: 72,93. Rilevante così anche adesso, e nonostante i molti appelli al voto, l’ampliarsi della disaffezione. In termini crudi nell’ultimo decennio abbiamo perso l’8 per cento dei votanti, ed il dramma è che sono soprattutto i giovani a non essere più interessati alla politica.

Vediamo adesso quali sono i prossimi appuntamenti per il nuovo parlamento. Il primo è l’elezione dei presidenti della Camera e del Senato, da esse potranno trarsi indizi sul futuro della Legislatura. Quindi la costituzione dei gruppi parlamentari, che avviene mediante una dichiarazione resa dal singolo parlamentare. Quindi le consultazioni del Presidente della Repubblica, che hanno lo scopo di verificare la possibilità che in Parlamento si formi una maggioranza, e quello di individuare un leader politico cui affidare l’incarico di formare il nuovo governo ed ottenere la fiducia delle due Camere. Scherzosamente chiudiamo con “le ultime parole famose” di Silvio, tratte da La Repubblica del 13 giugno 2017, sugli amici-nemici della Lega. “Sotto Pistoia Salvini non esiste”. Infatti…

Giovanni Paterna