La risposta del Parlamento della Legalità all’anatema di Giovanni Paolo II

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Palermo – La risposta del Parlamento della Legalità all’anatema di Giovanni Paolo II lanciato a Piano San Gregorio. «Erano appena “suonate” le 12.30 quando Mons. Carmelo Ferraro, oggi Arcivescovo emerito della Diocesi di Agrigento mi raggiunse telefonicamente per dire: “Hai sentito? l’ho detto durante l’intervista alla trasmissione A Sua Immagine. Alla domanda del cronista: “Ma il grido del Papa, l’anatema di Giovanni Paolo II ha prodotto qualche effetto culturale?”, io dissi subito, Sì, la nascita del Parlamento della Legalità”. Lo ringraziai e principalmente ringrazia Dio che ha visto in noi – oltre la fragilità umana – anche il coraggio e la coerenza a condividere insieme un cammino in difesa della vita, della speranza, della bellezza, della fraternità, della gioia, del dire agli smarriti di cuore “Beati gli afflitti perché saranno consolati, beati i miti perché erediteranno la terra, …” Sì, afflitti ma non sconfitti. Oggi a distanza di ben venticinque anni da quel grido profetico, da quell’avvertimento che grida “giustizia” al cospetto di Dio “Lo dico ai responsabili, verrà una volta il giudizio di Dio” noi non possiamo tacere, non possiamo affidare tutto alle passerelle delle circostanze dove l’agire non porta ognuno di noi dinnanzi al tribunale della propria coscienza, dove Dio ci sta dinnanzi e scruta cuore e menti a favore di una vera chiacchierata che fa aprire le porte o del paradiso o dell’inferno. Quel grido oggi è più attuale che mai, è più acuto di allora, più perentorio di ogni sermone e più lungo della predica della notte di Natale e di Pasqua. “Verrà una volta il giudizio di Dio”. Sì una volta sola, perché Dio non si ripete, è il Giudice del già e non ancora, parla una sola volta e lo fa con la Sua Parola d’amore che si chiama Gesù  Cristo. Quel grido “Verrà il giudizio di Dio” è come “La pietra scartata dai costruttori” divenuta pietra di inciampo e testata d’angolo. Vuoi o non vuoi ci sbatterai la testa dove i ragionamenti da Caino, da vendicatore, da mafioso incallito, da uomo venduto al crimine della carriera, si frantumeranno dinnanzi alla bellezza di una eternità che premia i Giusti e fa precipitare i cattivi nell’abisso del dolore, dove vi è “urla e stridore di denti”. Per chi verrà il giudizio di Dio? Semplice: per i burattinai e i burattini del teatrino della cronaca, per chi assassina i sogni e le speranze di tanti giovani e bambini che la mafia non la vogliono e partecipano alle conferenze preconfezionate da adulti che forse di atteggiamento mafioso ne sanno più dei piccoli, il giudizio di Dio verrà per chi usa il proiettile e il tritolo della calunnia per quanti non sanno di essere venduti e traditi nel Getsemani della quotidianità, il giudizio di Dio verrà per chi non sa guardarsi allo specchio e punta il dito verso chi opera per il bene della collettività, il giudizio di Dio verrà per chi si è venduto a una manciata di euro e a una dimora di lusso riscaldata dai termosifoni all’avanguardia ma priva di amore puro e vero della “famiglia” semplice che sa piangere e sorridere insieme. Il Giudizio di Dio verrà e noi lo invochiamo perché questa terra ritorni ad essere un giardino di bellezza e di solarità dove l’amore si respiri ad ogni passo e la gratuità degli assassini sia solo un brutto incubo di una notte insonne.  Verrà. Anzi no è già venuto il giudizio di Dio e noi lo scorgiamo nella tristezza di chi elemosina uno sguardo che non avrà mai, in chi è tirato a lucido, ma l’animo puzza di compromesso, in chi fa finta di essere felice ma non ha mai compreso la bellezza di un tramonto e la gioia di fotografare un’alba. E noi non abbiamo paura poiché in casa Parlamento della Legalità Internazionale vige una regola che si vive con gioia e assiduità: La preghiera indirizzata a Colei che tutte le generazioni chiameranno “Beata” e da noi venerata col titolo “Stella del Mattino”. Maria, donna della vera Alba di riscatto continui ad alimentare in noi la voglia di non mollare e di puntare lo sguardo solo ed esclusivamente verso il Risorto, convinti e certi che il giorno dopo il sabato siamo chiamati a cantare l’alleluia, e tra i rintocchi delle campane e le preghiere dei poveri si continui ad udire nelle pareti dell’anima l’anatema di un Santo che oggi più che mai ricorda che “Il giudizio di Dio” è alle porte e non ci sarà assoluzione per nessuno né rinvio a giudizio poiché il Dio del tempo non ha tempo da perdere con chi persiste nella diabolica logica vendicativa mafiosa che sa solo di morte e puzza di inferno preannunciato». (Nicolò Mannino, Presidente del Parlamento della Legalità Internazionale)

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Giuseppe Longo