Profili normativi e tendenze operative dell’Unione europea in materia di immigrazione. Il caso italiano

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La nave Acquarius

 

 

Palermo – La qualità del contributo italiano alla progettazione delle normative europee. L’etica iniziale dell’Unione. I fondamenti giuridici internazionali della normativa sui rifugiati. I Trattati di Dublino. Le crisi migratorie. L’Accordo dell’Unione Europea con la Turchia. Le reazioni degli Stati all’aumento dell’immigrazione ed il gruppo di Visegrad. Le proposte di riforma di Dublino. Il sistema di voto nell’Unione Europea. Rimpatri e ricollocamenti. Gli itinerari delle migrazioni. La corretta terminologia sui migranti. Le operazioni europee di controllo delle frontiere esterne. Le Ong. Le opzioni possibili e le clausole di salvaguardia. La Brexit. Recenti posizioni della Chiesa Cattolica. Repertorio normativo. Documentazione: studi e articoli.

La prima sensazione è l’amarezza. Che coinvolge lo studioso come il semplice lettore attento che legga della vicenda. Amarezza per il provincialismo del dibattito italiano sull’Unione Europea. Un elemento fondante: la questione dell’euro non è quella centrale. Essa è conseguenza delle regole e delle modalità dei processi decisionali dell’Unione, e della intrinseca debolezza della nostra capacità di vigilare e contrattare. E’ su di essi che bisogna operare, a monte. Del resto l’Europa non ha una struttura democratica, espressione diretta dal voto popolare, ed il Parlamento Europeo ha assai ridotti poteri legislativi, che comunque vanno esercitati d’intesa con il Consiglio dell’Unione Europea, che ha il reale potere. L’Europa è, di fatto, una oligarchia dove ragioni storiche, geografiche ed economiche creano maggioranze tendenzialmente stabili rispetto alle quali, abbiamo funzione quasi decorativa. Lì nasce la questione italiana, causata, anche da una preparazione professionale non sempre adeguata da parte di alcuni funzionari a Bruxelles, e negli altri uffici europei. Conseguenze queste di sistemi di reclutamento partitici non basati sulle competenze reali, e che si coniugano col provinciale disinteresse, da parte di molti politici italiani, di ciò che è altro rispetto alla dimensione ed agli umori del proprio elettorato. Cosa che li allontana dagli interessi propri del popolo e dello Stato. Ma – sopra ogni cosa – dovuta alla generale estraneità di pensiero alle logiche della storia e a quella di una posizione geografica. Ma ciò presupporrebbe una dimensione culturale: essa non è. Tutto ciò conduce, nei fatti, ad una inferiorità di cognizione dei problemi e psicologica verso chi è invece preparato ed organizzato a tutela degli interessi del proprio Stato e/o gruppi di Stati. Con una liberatoria sudditanza di chi accetta supinamente e definisce ciò Europeismo.

Un altro aspetto è la vanagloria nazionale. Nel bilanciamento di funzioni e competenze tra Stati esistono cariche più propriamente decorative e funzioni assai più incisive ancorché meno appariscenti. L’alto Rappresentate per gli Affari esteri e per la Politica di sicurezza non ha, adesso, vasti poteri, e viene spesso escluso dalle concertazioni vere, tra Governi che contano. Ciò è evidente sin dai tempi della inglese Ashton. Ma gli Italiani prediligono l’immagine. Così abbiamo ceduto presenze vitali negli uffici europei per avere la Mogherini che – per quanto brava – non ha gran peso sugli orientamenti dei Governi che contano. In realtà è solo Mario Draghi, attuale Presidente della Banca Centrale Europea, ad occupare dal 2011 una funzione vitale dimostrasi utile al proprio Paese.

La vicenda necessita un approfondimento. La carica di Alto Rappresentante degli Affari esteri e la Politica di sicurezza, con una differente denominazione, è stata istituita nel 1999 . Ricoperta per un solo mese dal tedesco Jurgen Trumpf, venne successivamente condotta dallo spagnolo Javier Solana, personalità di grande credibilità internazionale, sino al 2009. In quel periodo l’Alto Rappresentante era però anche Segretario Generale del Consiglio Europeo, circostanza che garantiva un altissimo profilo internazionale. Col Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1° dicembre 2009, le due funzioni vennero separate e Mister Pesc, come viene definito giornalisticamente il non più Alto Rappresentante assunse una valenza tendenzialmente simbolica. Con questa penalizzazione la carica fu ricoperta, dal 2009 al 2014, dall’inglese Catherine Ashton, e dal 1° novembre 2014 da Federica Mogherini. Attualmente il Segretario Generale del Consiglio Europeo è il danese Jeppe Tranholm Mikkelsen, in carica dal 1° luglio 2015.

Tutto ciò premesso, l’attuale questione di afflussi migratori incontrollabili è figlio diretto della incapacità di prevedere e comprendere le reali prospettive dei Regolamenti Dublino II e Dublino III. E nella poco avveduta ratifica da parte di governi e maggioranze parlamentari italiane.

Per il futuro, sembrano necessarie due cose. La prima è la creazione di gruppi di lavoro, di supporto sulle questioni europee a Roma, composti da alfabetizzati veri, che abbiano conoscenza, reale, delle questioni poste e da porre in sede europea. Ma che possiedano anche una adeguata visione storica e strategica con reclutamento differente da quello usuale della politica. La seconda è la vitale necessità di inviare negli uffici europei di Bruxelles i migliori, che parlino correttamente – almeno – altre due lingue.

Altre serissime questioni, inevitabilmente collegate alla vicenda della immigrazione in Italia, sono sintetizzate dai dati dell’andamento demografico italiano e dalla fuga dei giovani dal Meridione, diretta non solo verso il settentrione ma anche e soprattutto verso l’estero.

Vero è però che agli albori dell’Europa c’erano le tensioni ideali. Quelle che avevano portato i francesi Jean Monnet e Robert Shuman a proporre la CECA, Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. Poi con Alcide Amedeo Francesco De Gasperi, Altiero Spinelli Carlo Sforza, Konrad Adenauer, Paul Henri Spaak, sono poste le premesse di Euratom e Cee, la Comunità Economica Europea, infine l’Unione Europea. E pur nella tumultuosa crescita di egoismi e profitti, sono apparse belle iniziative come Erasmus, destinate a creare i giovani europei di domani, che ha fatto sentire gli studenti italiani quasi a casa in altri Paesi europei, soprattutto in Spagna.

Ma torniamo alla questione normativa dei migranti. Lontana premessa è la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo del 10 dicembre 1948. Ad essa segue la Conferenza delle Nazioni Unite di Ginevra del 28 luglio 1951 sullo status dei rifugiati. Trattato multilaterale che definisce chi è rifugiato e quali siano i diritti dei singoli che hanno ottenuto asilo e le responsabilità degli Stati che garantiscono l’asilo. La Convenzione che ne nasce entra in vigore, dopo un articolato processo di ratifica operato dagli Stati aderenti, il 22 aprile 1954. E’ sancito il principio dell’innocenza e non punibilità per ingressi illegali motivati da buona fede o timore. E’ introdotto per gli Stati il principio obbligatorio del non respingimento, ormai accettato come principio consuetudinario internazionale. Una estensione della tutela ai migranti è adottata col Protocollo di New York del 31 gennaio 1967 relativo allo status di rifugiato, che elimina limiti di tempo e di provenienza geografica dei migranti. Reso esecutivo in Italia con legge 95 del 14 febbraio 1970. E dalla Convenzione dell’OUA, organizzazione dell’Unità Africana, firmata a Addis Abeba il 10 settembre 1969, che disciplina gli aspetti specifici del problema dei rifugiati in Africa. Segue la Dichiarazione di Cartagena sui rifugiati del 19-22 novembre 1984, per l’area centroamericana.

All’interno dell’Unione Europea viene poi approvata la Convenzione di Dublino del 15 giugno 1990,sulla determinazione dello Stato competente per l’esame di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri della Comunità.

La Convenzione è firmata per l’Italia dal Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, Ministro degli Esteri Gianni De Michelis. E’ però vero che in quel momento esistono frontiere esterne e, per l’ingresso, passaporti e visti. In realtà nell’agosto 1991 si verifica un massiccio sbarco di albanesi in Puglia. In pochi giorni un ponte aereo basato sulla 46° Aerobrigata dell’Aeronautica e sull’Alitalia (quella vera, di una volta) riporta in Albania 17467 irregolari. La Convenzione entra in vigore il 1° settembre 1997. Nello stesso anno giunge un’altra ondata di profughi albanesi. Essi però non vengono respinti dal Governo Prodi 1, Ministro degli Esteri Lamberto Dini, ma di fatto affidati alla rete della Caritas e delle parrocchie pugliesi.

Nel frattempo l’Unione compie un atto basilare con la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea detta anche Carta di Nizza, del 7 dicembre 2000, che all’articolo 18 prevede il diritto di asilo. Con pieno riferimento allo status di rifugiato. La Carta è pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione in data 18 dicembre 2000, c 364/C.

Nel 2003 si ha un seguito alla Convenzione di Dublino con l’emanazione del Regolamento Dublino II, che ha durata decennale. Esso stabilisce i criteri ed i meccanismi di determinazione della Stato membro competente per l’esame di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un Paese terzo. Nella sostanza è da allora che l’Italia ha competenza esclusiva e deve occuparsi, da sola, dei migranti che, per evidenti ragioni geografiche e storiche – assolutamente non valutate – si dirigono, come primo approdo verso l’Europa, sulle nostre coste.

Il Regolamento Dublino II viene ratificato dal Governo Berlusconi 2, in carica dal giugno 2001 all’aprile 2005, Ministro degli Esteri è Franco Frattini. Dublino II obbliga al rilievo delle impronte digitali dei migranti, per evitare la dichiarazione di più identità e di pratiche multiple. Taluno ritiene che prenderle solo agli extracomunitari che entrano in Italia violando norme di legge, sia una discriminazione, e propone di prenderle a tutti i cittadini italiani.

Segue il Regolamento Dublino III n. 604/2013 del 26 giugno 2013, che stabilisce i criteri ed i meccanismi di determinazione dello Stato membro dell’Unione Europea competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un Paese terzo o da un apolide. Esso pone principi fondamentali. Anzitutto la responsabilità permanente del Paese di primo approdo dei migranti. La sua competenza ad identificare i migranti ed a vagliare la loro richiesta, ed anche il criterio della tutela dei minori e del ricongiungimento familiare per stabilire la competenza del Paese dell’Unione a concedergli il diritto di asilo. Il Regolamento è sottoscritto dal Governo italiano con la presidenza di Enrico Letta, Ministro degli Esteri Emma Bonino. La ratifica di Dublino III viene deliberata dal Consiglio dell’Unione Europea del 6 e 7 giugno 2013. Ad essa rappresentano l’Italia e il Ministro dell’Interno Angelino Alfano ed il Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri. Dublino III entra in vigore il 1° gennaio 2014. Questo atto aggravava ulteriormente la posizione italiana. Con la soddisfazione degli altri Paesi europei che sul nostro Paese hanno scaricato quasi integralmente il problema dei migranti.

La grande crisi migratoria del 2015 mostra gli errori di valutazione del nostri governanti, e la loro irrilevanza in politica estera. Mentre crescenti flussi migratori sbarcano in Italia, che ha scientificamente distrutto ogni strumento normativo a sua tutela, l’ECRE Consiglio Europeo per i rifugiati e gli esuli, e l’UNHCR Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, Agenzia dell’ONU, chiedono l’ampliamento di Dublino III, soprattutto per i minori non accompagnati. Cosa sacrosanta, apprezzabile e necessaria, ma tutta a carico della sola Italia, che neppure puntualizza.

Valutando il loro interesse nazionale, reagiscono invece altri Stati, e viene bloccato l’arrivo in massa verso la Germania proveniente da Grecia e Balcani. Ne è strumento l’Accordo tra Unione Europea e Turchia del 18 marzo 2016. Dietro il pagamento di sei miliardi di euro da parte dell’Unione alla Turchia, sono infatti bloccati i flussi asiatici di migranti che attraversano Grecia e Balcani, prevalentemente diretti in Germania.

Ma la crisi del 2015, che si prolunga, ha altri effetti e produce altre reazioni. L’Ungheria, che ha subito una invasione di disperati transitati dalla Serbia , costruisce un muro a difesa dei confini. La Germania sospende temporaneamente Dublino per i profughi siriani. Il cosiddetto Gruppo Visegrad (Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia e Polonia) rigetta il principio di quote permanenti e obbligatorie di migranti da suddividere per gli Stati membri dell’ Unione. Ad esso si aggiungerà probabilmente la Slovenia, dove il 3 giugno 2018 si sono svolte le elezioni per il rinnovo del Parlamento, con la affermazione del Partito Democratico Sloveno, SDS, di Janez Jansa, che ha ottenuto il 25% dei voti, conquistando 25 seggi su 90. Tradizionalmente conservatore e fortemente antimigranti, il partito è alleato del leader ungherese Viktor Orban, ed ha come programma politico “la patria al primo posto”. L’affluenza ha raggiunto il 51 percento. A dimostrare la crescente disaffezione che si diffonde in tutta Europa verso l’insufficienza dei governanti.

Sul piano operativo la sintesi è palese. Premessa una tragedia epocale, altri Stati comunque agiscono. Noi ci lamentiamo, ma non ammettendo i nostri errori, che ne sono ragione centrale. Almeno sino ai diversi equilibri politici conseguenti dalle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Esse hanno portato al governo presieduto dal prof. Giuseppe Conte, con vice presidenti Luigi Di Maio e Matteo Salvini, espresso da due forze politiche, Movimento Cinque Stelle e Lega, dalle quali, indipendentemente dalla sensibilità politiche individuali, deve attendersi un positivo scossone.

Vediamo gli itinerari in corso al momento per una modifica dei Trattati di Dublino. Il primo novembre 2017 il Parlamento europeo, ha dato un via libera alla riforma del Regolamento Dublino III relatrice, la parlamentare svedese Cecilia Wikstrom. Secondo l’iniziativa, il Paese in cui un richiedente asilo arriva per primo (nei fatti, adesso, solo Italia e assai meno Grecia e Spagna) non sarebbe più unicamente responsabile di valutarne la richiesta. I migranti dovrebbero essere automaticamente distribuiti in tutti gli Stati membri. Gli Stati che non accetteranno la loro quota potrebbero correre il rischio di vedere ridotto il loro accesso ai fondi strutturali europei. Il Paese di primo accesso dovrà però occuparsi di tutte le procedure di registrazione e selezione. La prospettiva sarebbe, comunque, migliorativa di quella, attualmente insostenibile per l’Italia. La questione è però che- come ricordato- il Parlamento può porre il problema ma la sua decisione è radicalmente subordinata a quella del Consiglio dell’Unione Europea che è il reale detentore del potere legislativo. Ciò può portare a risultati contrari, o comunque differenti.

Per iniziativa della attuale Presidenza dell’Unione, affidata alla Bulgaria, è stato proposto un testo di riforma di Dublino III in sede di riunione dei Ministri dell’Interno, tenuta in Lussemburgo il 5 giugno 2018, nel tentativo di operare una cosiddetta mediazione, dopo la crisi migratoria del 2016, che ha visto l’arrivo in Italia di 181.436 persone. In realtà la mediazione era pelosa poiché prevedeva che i Paesi di primo accesso, praticamente solo l’Italia, avrebbero dovuto comunque trattenere per 10 anni i richiedenti asilo prima di ricollocarli. Per differenti ragioni si sono opposte al progetto di riforma Italia, Spagna, Germania, Austria, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. La vicenda potrebbe venire ripresa dal prossimo vertice dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea.

Tuttavia l’Austria, che avrà da luglio la presidenza dell’Unione, ha annunciato una “rivoluzione copernicana” sull’immigrazione. Si tratterebbe del progetto di una sostanziale blindatura delle frontiere esterne dell’Unione, ispirato al modello di respingimento navale adottato dall’Australia. L’ipotesi è già stata accolta dal Segretario di Stato alla migrazione del Belgio il nazionalista fiammingo Theo Francken. Di parere opposto il Presidente francese Macron.

In realtà la questione è complessa per due ragioni di fondo. La prima è rappresentata dal sistema di voto esistente nell’ Unione Europea. Il Consiglio Europeo è costituito dai Capi di Stato o di Governo. Esso non legifera ma definisce le priorità e gli orientamenti politici dell’Unione attraverso conclusioni per consenso che individuano le questioni problematiche e le misure da intraprendere. Esso è attualmente presieduto dal polacco Donald Tusk. Il Consiglio dell’Unione Europea rappresenta i governi degli Stati membri ed è composto invece dai ministri di ciascun Paese membro, in dieci formazioni diverse in cui sono presenti i ministri del ramo di ciascun Stato, che rappresentano dieci competenze fondamentali di governo. Esse sono: Affari generali, Affari esteri, Affari economici e finanziari (Ecofin), Agricoltura e Pesca, Giustizia e Affari interni, Occupazione Politica sociale Salute e Consumatori, Competitività, Trasporti e Telecomunicazioni, Ambiente, Istruzione Gioventù e Cultura. La questione dei migranti è gestita da Giustizia e Affari interni. Il Consiglio dell’Unione Europea è il vero legislatore dell’Unione, assieme al Parlamento che ha però poteri assai inferiori, ad esclusione dell’approvazione del Bilancio dell’Unione in cui la sua posizione è di rilievo. Ciò detto in estrema sintesi, il Consiglio dell’Unione adotta le sue decisioni con maggioranze differenti. L’unanimità è richiesta per casi di particolare rilievo come politica estera, difesa, cooperazione giudiziaria e di polizia, fiscalità, estensione della cittadinanza all’interno dei Paesi membri. La maggioranza semplice, cioè 15 Stati membri su 28, è adottata per votazioni che non hanno un contenuto legislativo. La maggioranza qualificata riguarda decisioni che hanno contenuto legislativo. In tal caso necessario il voto favorevole del 55% degli Stati membri, cioè 16 su 28. In pratica questo sistema è adottato per circa l’80% delle decisioni a contenuto legislativo. Può essere richiesta una maggioranza qualificata rafforzata, con un voto favorevole che rappresenti il 65% della popolazione della intera Unione. Il sistema prevede anche una minoranza di blocco che impedisce la decisione, con il voto favorevole di almeno 4 Paesi membri che rappresentino il 35° della popolazione europea. Interessi, anche fondamentali, dell’Italia sono quindi serenamente superabili da differenti ed omogenee coalizioni. Ciò apre una riflessione sulla preparazione, anche storica, di chi abbia per l’Italia approvato tale livello, francamente troppo facilmente raggiungibile -attesa la marginalità delle intese perseguite dal nostro Paese all’interno dell’Unione- di maggioranza qualificata, che incide fortemente sul concetto di sovranità nazionale.

Altro problema è legato alla questione dei rimpatri, poiché alcuni paesi africani rifiutano di riprendere i propri cittadini. Così, la nostra debolezza di credibilità internazionale ha bisogno del sostegno del ben diverso peso specifico di una – peraltro assai disinteressata – Unione Europea per trattare i rimpatri. Del resto né il Governo Renzi né il governo Gentiloni sono riusciti ad ottenere alcuna modifica migliorativa dei Trattati di Dublino. Penalizzanti i dati del ricollocamento dei migranti che avrebbe dovuto avere luogo in altri Paesi dell’Unione entro fine settembre 2017. Ricollocati effettivamente 12.717 rifugiati su un totale dovuto di 34.953.

Sono attualmente tre le principali direttrici dell’arrivo dei migranti in Europa. Una passa attraverso Grecia e Balcani e aveva trovato forme di controllo attraverso l’accordo tra l’Unione Europea e la Turchia. Sono però di recente ripresi gli arrivi lungo questa via orientale con un aumento del 40% nel periodo 1 gennaio – 10 giugno 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017. Altro itinerario giunge in Spagna, attraverso la direttiva Senegal – Mauritania – Marocco. Nel periodo considerato sono arrivati 9.315 migranti, rispetto ai 4.161 del 2017. Il terzo itinerario ci riguarda, e si articola principalmente sull’asse Niger-Ciad-Libia. Pur nel numero globalmente assai elevato, è evidente un calo degli arrivi. Nel periodo dato del 2017 sono giunti, via mare, circa 60.000 migranti. Nel 2018 la cifra è scesa a 15.568. Ciò è sicuramente dovuto all’attivismo del precedente Ministro degli Interni, Marco Minniti, che ha imposto un codice di autoregolamentazione alle Ong, peraltro non sempre rispettato, e ha trattato direttamente con le autorità libiche. Il freno agli arrivi è adesso ulteriormente rafforzato dalle decisioni, di forte impatto, assunte dal nuovo Ministro degli Interni Matteo Salvini. E tuttavia la professionale capacità da parte di chi gestisce i flussi dei migranti, ormai palesemente riconducibili a fortissimi interessi finanziari e delinquenziali, di cambiare gli itinerari, dovrebbe condurre l’Unione Europea a un ben diverso realismo. Né si conoscono i dati quantitativi di chi sbarca nascostamente.

A questo punto è necessario operare una precisazione sull’uso indistinto del termine migrante. Ciò ha anche precise conseguenze normative. Richiedente asilo è colui che è fuori dal proprio Paese e presenta, in un altro Stato, domanda di asilo in base alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951. Rifugiato è colui al quale è stato riconosciuto lo status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra. I rifugiati sono migranti legali. Beneficiario di protezione umanitaria è colui che pur non rientrando nella definizione di rifugiato ai sensi della Convenzione del 1951, necessita comunque di una forma di protezione per il pericolo che potrebbe correre in caso di rimpatrio nel Paese di origine. Vittima della tratta è una persona che non ha mai acconsentito ad essere condotta in altri Paesi, o che lo ha fatto a seguito di coercizione o inganno. Migrante o immigrato è colui che sceglie volontariamente di lasciare il proprio Paese d’origine, nel quale può fare ritorno senza pericolo, per cercare migliori condizioni economiche e di vita altrove. Definito anche migrante economico rappresenta uno dei fattori di scontro all’interno dell’Unione. Migrante irregolare è chi è entrato in un altro Stato eludendo i controlli di frontiera, o vi permane dopo la scadenza del visto di ingresso o di soggiorno.

Negli anni l’Unione Europea ha sentito il bisogno di creare strutture operative coordinate per il controllo delle frontiere esterne. Prima nata è stata l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione Europea, nata come Frontex (Frontieres Exterieures) con sede a Varsavia, istituita il 1° maggio 2005 e sciolta il 6 ottobre 2016. Essa è stata sostituita dalla Agenzia Europea della Guardia di Frontiera e Costiera Europea, anch’essa denominata Frontex, che ne è continuazione giuridica, con la stessa sede. E che è stata istituita con il Regolamento n. 2016/1624 approvato dal Consiglio dell’Unione Europea il 14 settembre 2016. La nuova Frontex ha il compito di contribuire ad una gestione integrata della frontiera esterna dell’Unione, anche garantendo una gestione efficiente dei flussi migratori. Sul piano operativo si sono succedute, tra le altre, tre vaste operazioni marittime nel Mediterraneo. L’operazione Mare Nostrum, condotta dal Governo Italiano, il Programma Tritone ed il Joint Operation Themis condotti con la partecipazione di più Paesi Europei. Era prevista anche la Missione Sophia, che avrebbe dovuto combattere i trafficanti di esseri umani all’interno delle acque territoriali sulle coste di Tunisia, Libia ed Egitto. Essa si è però limitata all’addestramento della guardia costiera libica ed a attività di soccorso.

In questo ultimo periodo, assieme alle unità navali di Paesi europei, agiscono nel Mediterraneo navi di organizzazioni non governative (ONG) impegnate nel soccorso dei migranti. Ne forniamo un elenco possibile: Jugend Rettet, Life Boat Minden, MSF Medici Senza Frontiere, Migrant Offshore Aid Station, Proactiva Open Arms, Sea Eya, Sea Watch, Sos Mediterranee, STC. Non è compito di questo studio indagarne le modalità operative, né dare opinioni sulle denunce del Procuratore capo della Repubblica di Catania Carmelo Zuccaro. Né sulla inchiesta della Procura di Trapani, entrambe rivolte al comportamento di alcune Ong. Appare però utile segnalare una statistica pubblicata da Open Migration su fonte EuNavForMed che segnalerebbe ingenti movimenti finanziari che verrebbero operati a favore di alcune Ong, e che non troverebbero spiegazioni nella loro natura giuridica. Certo è però che l’atteggiamento assai determinato del Ministro dell’Interno Salvini e dell’intero governo Italiano, che ha negato l’accesso ai porti italiani alla nave Ong Acquarius carica di migranti e respinta dalla autorità maltesi, ha costituito una novità, consentendo all’Italia di rivendicare un ruolo più incisivo sulla vicenda all’interno dell’Unione Europea.

La posizione italiana, che sarà presentata dal Presidente Conte al Vertice informale che si terrà a Bruxelles il 24 giugno e che anticipa il Consiglio del 28 e 29 giugno, ha nome European Multilevel Strategy for Migration, e si articola in dieci punti. Ne indichiamo tre che appaiono qualificanti. La costituzione di aree territoriali filtro, dove accogliere i migranti e dividerli tra rifugiati in transito per l’Europa e migranti da rimpatriare. Qui nasce la questione del migrante economico. I campi di accoglimento potrebbero essere creati in Niger e Libia. Il coinvolgimento di tutti i Paesi che si affacciano nel Mediterraneo, che dovrebbero salvare ed accogliere i naufraghi. Centri di accoglienza diffusa in più Paesi europei, per coloro che comunque attraversino il mare. Questa misura consentirebbe il superamento del principio del Paese di primo arrivo e la necessità dei ricollocamenti. Tutto ciò dovrebbe avvenire attraverso il superamento del sistema Dublino, che sconta però tempi “politici”.

Due altre opzioni sono percorribili. Per la prima non si comprende perché non potrebbe essere sottoscritto un accordo con la Libia di Tripoli, anche eventualmente coinvolgendo la Cirenaica di Bengasi, analogo all’accordo intercorso con la Turchia. Per la seconda una attenta lettura delle esistenti clausole di salvaguardia nel diritto europeo potrebbe legittimare chiaramente scelte italiane di irrigidimento. Appare peraltro significativa la posizione assunta dai responsabili della Guardia Costiera libica legata al Presidente Fayez Sarraj, premier riconosciuto dalla comunità internazionale, che hanno accolto positivamente l’inasprimento verso le Ong da parte dell’Italia e che sottolineano come ciò porrebbe freno allo stesso afflusso di migranti in Libia.

Con il Referendum consultivo del 23 giugno 2016 tenuto nel Regno Unito e Gibilterra ha avuto inizio un processo che porrà fine alla adesione del Regno Unito all’Unione Europea, secondo le modalità previste dall’articolo 50 del Trattato sull’Unione, introdotto dal Trattato di Lisbona nel 2007. Dopo il voto deliberativo del Parlamento inglese ha avuto luogo, in data 29 marzo 2017, la notifica della procedura d’uscita. La conclusione dei negoziati che disciplineranno le modalità dell’uscita è prevista entro il 29 marzo 2019. La invadenza delle minuziose norme regolamentari dell’Unione e la gestione dei migranti, che ha portato a ripetuti e violentissimi scontri all’imboccatura del Tunnel della Manica, sono state alcune delle motivazioni umorali del voto popolare sulla Brexit.

Per completezza si segnala anche un recente cambiamento nella posizione della Conferenza Episcopale Italiana, che per bocca del suo presidente Cardinale Bassetti, pur riaffermando il principio assoluto della salvaguardia della vita umana ed i diritti e la dignità dei migranti, riconosce all’Italia di avere scritto davanti all’emergenza pagine generose e solidali. Essa non può essere lasciata sola ad affrontare eventi così complessi e drammatici.

REPERTORIO NORMATIVO

  • Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata dalla Assemblea Generale delle Nazioni Unite a Parigi il 10 dicembre 1948

  • Convenzione relativa allo status dei Rifugiati, Trattato multilaterale delle Nazioni Unite, Ginevra, 28 luglio1951.

  • Protocollo relativo allo status di rifugiato, adottato a New York il 31 gennaio 1967.

  • Legge n°95 del 14 febbraio 1970, in G.U. n. 79 del 28 marzo 1970, di ratifica del Protocollo di New York.

  • Convenzione dell’Organizzazione dell’Unità Africana (OUA) che regola gli aspetti specifici dei rifugiati in Africa. Adottata dalla Conferenza dei Capi di Stato e di Governo dell’OUA ad Addis Abeba il 10 settembre 1959, entrata in vigore il 20 giugno 1974

  • Dichiarazione di Cartagena sui rifugiati, adottata dal Colloquio sulla protezione Internazionale dei rifugiati in America centrale, Messico e Panama. Cartagena, 19-22 novembre 1984.

  • Convenzione di Dublino sulla determinazione dello Stato competente per l’esame di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri delle Comunità Europee. Adottata il 15 giugno 1990, pubblicata sulla GUCE n. C254 del 19 agosto 1997, entrata in vigore il 1 settembre 1997.

  • Regolamento Dublino II, Regolamento n°343/2003 del 18 febbraio 2003, che stabilisce i criteri e i meccanismi atti a determinare quale Stato membro sia competente per l’esame di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un Paese terzo. Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. L 050 del 25 febbraio 2003.

  • Regolamento Dublino III, Regolamento 604/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea, del 26 giugno 2013, che stabilisce i criteri e i meccanismi atti a determinare quale Paese dell’Unione Europea sia competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un Paese Terzo o da un apolide. Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 29 giugno 2013, entrato in vigore il 1 gennaio 2014.

  • Trattato di Nizza sulle riforme internazionali da attuare in vista dell’adesione di altri Stati. Ha modificato il Trattato di Maastricht ed i Trattati di Roma. Ha introdotto il voto a maggioranza qualificata col sistema della ponderazione. Approvato dal Consiglio di Nizza dell’11 dicembre 2000, entrato in vigore il 1° febbraio 2003.

  • Legge 11 maggio 2002 n. 102 di ratifica ed esecuzione del Trattato di Nizza. Pubblicata sulla G.U. del 31 maggio 2002 n. 126, S.O.

  • Carta di Roma, (Protocollo deontologico sui richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta, migranti) in Testo Unico dei doveri del Giornalista, approvato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti il 27 gennaio 2016. Impone la corretta definizione delle diverse figure di migranti al mondo dell’informazione.

  • Voto del Parlamento Europeo del 16 novembre 2017 sul via libera ai negoziati con il Consiglio dell’Unione Europea e la Commissione sulla riforma del Regolamento di Dublino III.

  • Voto del Consiglio degli Affari Interni e della Giustizia della Unione Europea, tenuto a Lussemburgo il 5 giugno 2018, che boccia il progetto di riforma di Dublino III presentato dalla presidenza bulgara.

  • Gruppo di Visegrad, costituito nella città ungherese di Visegrad il 15 febbraio 1991. Comprende attualmente Polonia, Ungheria, Ceca e Slovacchia.

  • Accordo tra Unione Europea e Turchia, deliberato dall’Unione Europea il 18 marzo 2016, per la gestione dei rifugiati. Operativo dal 20 marzo 2016.

  • ECRE, Emopean Council on Refugees and Exiles, fondato nel 1974 con sede a Bruxelles.

  • UNHCR, United Nations High Commissioner for Refugees, Agenzia dell’ONU fondata il 14 dicembre 1959, con sede a Ginevra.

  • Clausola di salvaguardia dell’interesse nazionale in Trattato di Nizza.

  • Clausola di salvaguardia per le attività di rilevanza strategica per il sistema della difesa e sicurezza nazionale in Studi sull’integrazione europea, anno IX (2014).

  • Clausola di salvaguardia delle identità costituzionali e della sicurezza nazionale in art.4 del Trattato sull’unione Europea di Maastricht del 7 febbraio 1992, in Costanzo Pasquale e altri, opera citata in Documentazione.

  • Clausola di salvaguardia della integrità territoriale, mantenimento dell’ordine pubblico e tutela del sistema di sicurezza nazionale in Civitarese Matteuci e altri, opera citata in Documentazione.

  • Clausola di salvaguardia a favore degli Stati membri dell’Unione Articolo 4 del Trattato sull’Unione Europea in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, 26 ottobre 2012 IT, C236/13.

DOCUMENTAZIONE: STUDI E ARTICOLI

  • Arboleda E. The Cartagena Declaration of 1984 and its similarietes to the 1969 OUA Convention. A Comparative perspection in International Journal of Refugee Law, Special Issue, 1995,87.

  • Bassan Fabio Dalla golden share al golden power: il cambio del paradigma europeo nell’intervento dello Stato nell’economia in Studi sull’integrazione europea, IX (2014).

  • Cacopoardo Domenico Immigrati, la UE esce dal torpore, Italia Oggi, 13 giugno 2018.

  • Civitarese Matteucci Stefano, Guarrinello Fausta, Puoti Paola (cura di) i diritti fondamentali e le politiche dell’Unione Europea dopo Lisbona Maggioli spa 2013.

  • Costanzo Pasquale, Mezzetti Luca, Ruggeri Antonio Lineamenti di Diritto Costituzionale del’Unione Europea G. Giappichelli Editore, Torino 2014.

  • Cremonesi Lorenzo La soddisfazione di Tripoli: è necessaria la linea dura, meno arrivi anche in Libia Corriere della Sera 12 giugno 2018.

  • Crescenzi Giovanni Frontex e le operazioni congiunte nel Mediterraneo : da Mare Nostrum a Triton. Cattedra di Diritto dell’Unione Europea della Università LUISS. Anno accademico 2015/2016.

  • D’Orazio Andrea L’unica strada è il ricongiungimento familiare Giornale di Sicilia, 6 giugno 2018.

  • F.Q. Migranti, Parlamento Europeo dà il via libera alla riforma del Regolamento di Dublino, il Fatto Quotidiano, 16 novembre 2017.

  • Giannotti Tullio, I centri di accoglienza nei paesi d’origine. Conte trova in Francia l’intesa anti sbarchi, Giornale di Sicilia 15 giugno 2018.

  • Gi.Ki. il sistema di voto al Consiglio dell’Unione Europea Il Sole 24 Ore 23 settembre 2015.

  • Di Caro Paola, Salvini non si ferma: altri prendano i migranti Corriere della Sera 18 giugno 2018.

  • Marasca Chiara e Barbagallo Vincenzo Ecco chi è Zuccaro, il Procuratore che punta il dito contro le Ong Corriere del Mezzogiorno 27 aprile 2017.

  • Marrone Gerardo Intervista ad Edward Luttwak Giornale di Sicilia 18 giugno 2018.

  • Marrone Gerardo Il procuratore di Catania: quelle navi sono parte di un sistema sbagliato Giornale di Sicilia 17 giugno 2018

  • Martirano Dino Così cambiano le vie del mare Corriere della Sera 18 giugno 2018.

  • Micalessin Gian Il nuovo piano antinvasioni. Evitare le partenze Il Giornale 6 giugno 2018.

  • Nesticò Massimo L’altolà di Salvini ad altre due Ong: non sbarcherete qui. La replica: fascista Giornale di Sicilia 17 giugno 2018.

  • Nucci Alessandra Chi approvò il Trattato di Dublino? Italia Oggi 2 settembre 2017.

  • Rinaldi Antonio Maria Nei Trattati di Maastricht e Lisbona ci sono clausole segrete? scenarieconomici.it 4 agosto 2015.

  • Sironi Francesca Turchia – Europa: tutti i segreti dell’Accordo L’Espresso 4 aprile 2018.

  • Tulli Manuela I Vescovi: bisogna salvare quelle vite, ma l’Italia non resti sola Giornale di Sicilia, 17 giugno 2018.

  • Viviano Francesco e Ziniti Alessandra Migranti, Procura Trapani sequestra nave Inventa: intesa tra Ong tedesca e trafficanti L’Espresso 2 agosto 2017.

  • European Union Referendum Bill (HC Bill 2) Publications. Parliament. UK, 28 maggio 2015

  • Le Ong. nel Mediterraneo Giornale di Sicilia 12 giugno 2018.

  • UNCHR Refugee situation. Sea arrivals in 2018

  • Giovanni Paterna