L’impegno encomiabile della Polizia Penitenziaria per una cultura della legalità oltre le sbarre

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Palermo – Pubblichiamo in anteprima la riflessione del Commissario Coordinatore Penitenziario Francesco Cerami, collaboratore e sostenitore del Parlamento della Legalità Internazionale. La seguente riflessione che anticipiamo andrà inserita nel libro “Peccatori sì, corrotti mai!” a firma di Nicolò Mannino e Salvatore Sardisco.

«Quando il Professore Nicola Mannino, Presidente del Parlamento della Legalità Internazionale nonché, soprattutto, fraterno amico mi chiese di scrivere un pensiero da allegare alla Sua ultima fatica letteraria, emblematicamente intitolato “Peccatori sì, corrotti mai!”, mi sono sentito insieme profondamente orgoglioso e sinceramente in apprensione per il compito affidatomi.

E infatti, posto che il titolo scelto per il libro è già esso stesso una fonte inesauribile di spunti e riflessioni, mi sono interrogato su cosa un appartenente al Corpo di Polizia Penitenziaria potesse aggiungere a tali riflessioni.

La soluzione a questo non facile interrogativo è venuta, come sempre, rammentando le tante lezioni apprese dalle donne e dagli uomini che, nella mia carriera, ho avuto l’onore di avere al mio comando. Peccatori.

Certo peccatori lo siamo tutti. Ognuno di noi, per quanto si impegni e si sforzi, anche solo in ragione della caducità della condizione umana e della ontologica debolezza che ci contraddistingue finisce per provare sulla propria pelle i morsi della tentazione, del rimorso e dunque del peccato.

Negare questa evidenza non aiuta né la riflessione sul tema né implementa la capacità di fronteggiare le tentazioni, prevenendo le possibili cadute.

Tuttavia, proprio in forza di quanto appreso direttamente o attraverso le lezioni impartite dal Personale che ha lavorato al mio fianco, ho ben chiaro la percezione di quanto sia siderale la distanza che separa un peccatore da un corrotto.

Il Corpo di Polizia Penitenziaria, unico tra il panorama delle encomiabili Forze di Polizia della Nazione, opera diuturnamente a contatto con il disagio, con la rabbia, con l’astio, con la speranza, con la gratitudine e con le mille contraddizioni tipiche di soggetti che, rei di aver commesso un reato penale, si trovano in espiazione di una pena ovvero, in troppi casi, attendono in vinculis la definizione della propria vicenda processuale.

Questo coacervo di sentimenti, con i quali i Poliziotti Penitenziari si trovano giornalmente a convivere, sono l’humus ideale in cui, assai facilmente, si possono sviluppare sotteranee e striscianti azioni volte a far vacillare la fedeltà alle Istituzioni, al Giuramento di tutti noi.

Eppure, esposti a tale pericolo quanto e più degli altri, non fosse altro che in ragione del continuo contatto, rifiutati spesso da una Opinione Pubblica colpevolmente forcaiola allorché si debba a tutti costi indicare un colpevole, quanto assai spesso colpevolmente ed aprioristicamente buonista allorché il reo sia in espiazione di pena, i Poliziotti Penitenziari, fatte salve rare e pur dolorose eccezioni, rimangono fedeli ai valori della legalità e del rispetto degli impegni assunti davanti alla Nazione con il Giuramento.

Parimenti, sia pure tentati da sirene assai convincenti, la silenziosa maggioranza di poliziotti, carabinieri, finanzieri, militari, magistrati, impiegati e dirigenti pubblici, insegnanti, studenti, medici ed ogni comune cittadino, sia pure a costo di piccole o grande privazioni o rinunce rimane fedele ai principi di legalità, Giustizia ed onestà che reggono, o almeno dovrebbero reggere, il consesso sociale.

E allora perché, viene lecito chiedersi e chiedere, tanto spesso particolarmente chi riveste funzioni di vertice si piega a logiche corruttive?

La risposta, a assai modesto avviso, va ricercato in quella sottile e fondamentale differenza che separa il peccatore da colui che, abbracciando e scegliendo il peccato quale valore fondante della propria vita, sceglie di venir meno a propri doveri. Nella capacità di riconoscere i propri errori e di affrontare il peso dei propri peccati; qualità contrapposte alle scelte di chi volontariamente ritiene di schierarsi con l’illegalità, il sopruso, il malaffare, con le mafie, di chi sceglie di percorrere la via più facile.

Salvatore Sardisco, Vice Presidente del Parlamento della Legalità, collega ed amico, come me aduso a vedere, confrontarsi e contrastare le lusinghe di chi vorrebbe i pubblici ufficiali asserviti a logiche criminali, già da anni ha deciso di impegnarsi per diffondere i valori della legalità, dell’onestà, del diritto nella Società, nella convizione, condivisa da quanti si impegnano nelle attività del Parlamento, che la prima e più decisiva vittoria contro il malaffare lo si ottiene sui banchi di scuola.

Ed allora, nella consapevolezza che un buon insegnamento può quanto mai potrà qualsivoglia azione repressiva del reato, questo libro e le riflessioni per il suo tramite stimolate potranno e dovranno stimolare i lettori, parafrasando e facendo indegnamente mie le parole del Giudice Paolo Borsellino, Martire della lotta alla mafia, ad innamorarsi del “profumo della verità”, rifiutando e respingendo il puzzo del malaffare». (Commissario Coordinatore Penitenziario Cerami dott. Francesco)

longo@gdmed.it

Giuseppe Longo