Ricordati, nel 41°, il Ten. Col. Giuseppe Russo, Medaglia d’Oro al valore civile ed il Prof. Filippo Costa

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Corleone (Pa)Avvenne. Oggi 20 agosto ricorre il 41° anniversario dell’uccisione del Ten. Col. Giuseppe Russo e del Prof. Filippo Costa, avvenuta il 20 agosto del 1977 nella frazione di Ficuzza del Comune di Corleone nei pressi della Real Casina di Caccia del re borbonico Ferdinando IV.

Alle ore 10.00 è stata deposta una corona d’alloro sulla stele commemorativa nel luogo dell’eccidio alla presenza del Comandante della Legione Carabinieri Sicilia -Generale di Brigata Riccardo Galletta, del Prefetto Vicario di Palermo – Giuseppa Scaduto, del Presidente della Commissione Straordinaria del Comune di Corleone – Giovanna Termini, dell’Assessore Regionale dei Beni Culturali – Sebastiano Tusa, e di Francesca Benedetta Russo, figlia dell’Ufficiale dell’Arma caduto e delle più alte Autorità Regionali.

La lettura. Se l’annoveriamo tra le tante commemorazioni dei caduti rischiamo, involontariamente a causa dei luoghi comuni, di commettere un errore. E’ un errore che compromette la lettura ad eventi di questo tipo. Non si ricordano soltanto un uomo in divisa ed un professore che era con lui. A commemorazioni come queste occorre dare il significato simbolico che esse esprimono:gratitudine, sacrificio, dolore, privazione, libertà, sopraffazione.

Possono sembrare situazioni distanti dal nostro quotidiano, ci possiamo commuovere pensando a ciò che è successo ma dobbiamo imporre alla nostra coscienza uno sforzo in più. Primo:la commemorazione serve ad alimentare il ricordo di un’azione cruenta che come la teoria della farfalla che a Singapore batte le ali provocando una tempesta nell’altra parte del mondo, allo stesso modo provoca cambiamenti dentro ognuno di noi. In che modo. Se consideriamo tutte le persone che a vario titolo hanno perso la vita, ed in particolare a chi è morto indossando una divisa, la privazione di vite, paradossalmente, permette ad ognuno di godere della libertà di fare, agire, pensare. Diamo per scontato che queste libertà le abbiamo ereditate perchè fanno parte dell’esistenza. E’ un banale errore di valutazione. Dobbiamo a qualcun altro quel senso eterno di gratitudine per il quale ci riteniamo liberi di fare. Nella difficile armonia tra bene e male tra illegalità e legalità forse ogni tanto dovremmo riflettere e spendere qualche parola di ringraziamento nei confronti di quanti, pur indossando una divisa, sono morti lavorando garantendo una vita meno difficile a molti che a parte le commemorazioni neanche si pongono il problema non ritenendolo di loro competenza.

Le commemorazioni servono a lottare un nemico invisibile dentro di noi:l’indifferenza. Ogni comunità si basa su regole condivise non seguite però da tutti i quali, credono di potersi procacciare da vivere alle spalle di altri.

Il rispetto della legalità è affidato, per definizione, all’autorità delle divise, dentro di esse persone che rischiano la vita per un misero stipendio. Pensiamo come sarebbe vivere tutti insieme senza che ci fosse qualcuno preposto a mantenere l’ordine. Vigerebbe l’ordine del più forte. In quella improbabile situazione volgeremmo lo sguardo da un’altra parte?

Tonino Pitarresi