L’esperienza della perdita

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depressione adolescente

Lutto

 

Marsala (Tp) – A tutti noi, in qualche momento della nostra vita, è capitato di vivere, in prima persona o in modo periferico, una condizione di lutto. Con il termine lutto si indica il dolore legato alla perdita (reale o simbolica) di una persona cara. Ci occuperemo in questa sede di affrontare il dolore di una perdita reale, legata cioè al concetto di morte. Il dolore legato allo stato di lutto è una sofferenza la cui intensità varia in relazione al legame avvertito nei confronti della persona morta.

Quando dunque si parla di lutto ci si riferisce ad un processo complesso che comporta due fasi: la perdita e l’accettazione.

Elaborare il lutto

Elaborare un lutto è una delle esperienze più dolorose e personali che si possa vivere. È un processo che può essere influenzato da vari fattori: la personalità dell’individuo, l’intimità della relazione con la persona che non c’è più, l’aver vissuto altre esperienze di perdita, il significato soggettivo conferito al concetto di lutto, la natura della morte (improvvisa?, prevista?), il contesto sociale di appartenenza, il sostegno sociale percepito…

Sono molte le domande che tornano alla mente di chi ha appena perso una persona cara:

-Come dare senso a ciò che è accaduto?

-Come dimenticare chi non c’è più?

-Tornerò quello di prima?

Qualunque esperienza di perdita cambierà per sempre la persona che l’ha subita e fa parte del normale processo di elaborazione di un lutto integrare l’esperienza della perdita nella prospettiva precedente di vita. Tale aspetto deve dunque includere la possibilità di percepire la propria vita e di percepirsi in altri termini, imparando a rivedere se stessi differenti rispetto a prima.

Elaborare un lutto include perciò molte difficoltà; una di queste ad esempio concerne la capacità di riconoscere l’avvenuta morte (tale aspetto diviene tanto difficoltoso quanto più inaspettata è stata la morte del congiunto). Si tratta di un normale processo che vede la persona confusa e agitata, sia a livello emotivo che psicologico.

Un altro aspetto difficoltoso riguarda l’incapacità di affrontare e gestire il proprio dolore senza tentare di evitarlo o negarlo. Dietro al dolore si nascondono spesso altri vissuti emotivi di varia entità come: la rabbia, la disperazione, la paura, l’impotenza, la tristezza spesso associati a sintomi fisici quali insonnia, inappetenza e spossatezza.

Ri-adattarsi ad un nuovo modo di vivere implica il fatto di riuscire a trovare un equilibrio tra il “non dimenticare” e la capacità di “andare avanti” nonostante tutto. Ciò richiede tempo, costanza e impegno poiché si tratta di ridare un nuovo significato alla vita.

Quando la perdita è improvvisa

Quando la morte sorprende impreparati perché non vi è stata alcuna possibilità di prepararsi ad una perdita traumatica (come accade nel caso degli incidenti mortali), accettare tale evento è ancora più difficile. Ciò che spesso si verifica è che l’individuo vive uno stato di shock. Si tratta di una sensazione piuttosto comune; la reazione di shock non è altro che il modo in cui il cervello reagisce, nel tentativo di proteggere la persona dal dolore profondo ed intenso da cui è stata travolta. Spesso accade di sentirsi in uno stato di incompletezza perché la separazione improvvisa non ha permesso a chi rimane in vita di “dare un ultimo saluto…finire una conversazione…”con la persona che non c’è più.

Sebbene una risposta normale di fronte ad una perdita improvvisa includa sentimenti di rabbia, colpa, tristezza, alcune persone potrebbero reagire avvertendo un’ansia superiore o un intenso senso di impotenza. Ciò potrebbe essere un segnale del fatto che la situazione vissuta ha una natura traumatica, che non va mai sottovalutata. Talvolta ci si può sentire sovrastati da pensieri sulla morte invasivi e ricorrenti, che compromettono in modo incisivo il funzionamento globale della persona.

Fasi del lutto

L’elaborazione del lutto si sviluppa attraverso il vissuto di cinque momenti che possono presentarsi con differenti alternanze, intensità e tempistiche. Esse sono:

Negazione. Viene cioè rifiutata la realtà; la persona nega o rifiuta l’evento cercando inconsciamente di proteggersi dal dolore profondo che sta vivendo.

Rabbia. È normale attraversare una fase di ritiro sociale per la necessità di affrontare il proprio vissuto di rabbia. Spesso tale vissuto viene indirizzato verso l’esterno: medici, parenti, amici; talvolta contro se stessi: in questo caso è forte la sensazione di non aver fatto il possibile per evitare l’evento.

Contrattazione. È il tentativo di rivedere se stessi e le proprie risorse rivalutando la realtà.

Depressione. È la fase in cui si acquisisce la consapevolezza che la morte è inevitabile. In questa fase si comincia a condividere il proprio dolore con gli altri.

Accettazione. L’individuo elabora la consapevolezza che la propria condizione di vita è cambiata e comincia ad elaborare la perdita.

Lutto e patologia

lo stato di accettazione del lutto generalmente avviene entro un periodo di circa diciotto mesi. Si parla perciò di mancata elaborazione del lutto (o di lutto patologico) quando l’individuo presenta la difficoltà ad accettare l’ineluttabilità della morte. Generalmente, è più predisposto a rimanere in uno stato di lutto patologico chi ha una maggiore difficoltà nel gestire le proprie emozioni. Una delle caratteristiche che contraddistingue le condizioni di lutto complicato è “la nostalgia”, percepita come tormento. L’intensità e la frequenza dei pensieri negativi è perciò di gran lunga maggiore nei casi di lutto patologico. È sempre molto utile rivolgersi ad uno specialista per capire se ci si trova dinnanzi ad un caso di lutto patologico, al fine di valutare un percorso adeguato per aiutare la persona ad affrontare lo stato di paralisi in cui si trova. Ad ogni modo risulta molto difficile per amici e parenti sostenere la persona che sta attraversando un simile dolore. È sempre bene, in questi casi, adottare un atteggiamento di accettazione del sentimento di inconsolabilità, ammettendo così la propria impotenza. È inoltre molto utile avere pazienza senza aspettarsi gratitudine; un sentimento molto comune di chi sta accanto ad una persona che vive uno stato di lutto, è quello di insofferenza e rabbia (tale atteggiamento può essere molto dannoso per la persona che vive un lutto patologico).

Affrontare il tema della morte con i bambini

Sebbene il tema della morte sia un argomento molto complesso, non si può fare a meno di affrontarlo soprattutto quando ci si rivolge ai bambini. La morte è un evento naturale, tuttavia non è facile spiegare ai più piccoli la perdita di un genitore, un parente o un conoscente. È del tutto inutile escludere i bambini evitando le loro domande, poiché il rischio è sempre quello di creare nelle loro menti solo tanta confusione. Il più delle volte, mentre ci poniamo il problema della loro età, il vero ostacolo che ci impedisce di spiegare ciò che è accaduto è la paura di affrontare l’argomento.

Il primo aspetto da considerare riguarda innanzitutto l’uso di un linguaggio semplice, l’utilizzo cioè di parole comprensibili evitando toni emotivi drammatici ed eccessivi. Il linguaggio deve dunque essere chiaro, senza sfumature che possano lasciare ai più piccoli la speranza di un eventuale ritorno.

Un aspetto molto importante riguarda l’esempio delle figure di riferimento. La reazione delle persone più vicine ai bambini permette loro di apprendere il concetto di morte, perciò è fondamentale che passi l’idea che “sebbene la morte…la vita continua..nonostante tutto…”

Lasciate comunque lo spazio ai vostri figli per la sofferenza e la tristezza, perché sono emozioni che non vanno negate, ma accettate e comprese. È importante far capire che soffrire è legittimo e che la tristezza fa parte della vita e dell’avere perso una persona cara.

Ricordate ad ogni modo che le spiegazioni devono sempre essere adeguate sia all’età del bambino sia alla sua maturità mentale.

Lo sapevi che..

C’è una storia molto commuovente che ha emozionato il mondo intero, iniziata lo scorso 24 luglio. I biologi marini del Center for Whale Research che studia le orche residenti meridionali, ha avvistato l’orca Tahlequah mentre sosteneva la carcassa del suo piccolo, che si presume sia morto appena mezz’ora dopo il parto. Dalle osservazioni effettuate è emerso che l’orca abbia sostenuto il suo piccolo deceduto per ben 17 giorni. Quello di Tahlequah, che vive in un branco di 75 orche nelle acque tra Seattle e Vancouver, per gli scienziati è stato un vero e proprio record, poiché solitamente un simile comportamento luttuoso nelle orche dura molto meno, con picchi registrati di circa una settimana. Non è ancora chiaro se le orche si rendano conto o meno della morte dei piccoli, ma il loro gesto disperato è sicuramente molto simile a quello umano e sottolinea ancora la notevole intelligenza che le caratterizza.

Per approfondire…

Nel 2016 esce nelle sale un film tratto dall’omonimo libro autobiografico di M. Gramellini dal titolo “Fai bei sogni”. Si tratta della storia di dolore di un bimbo alle prese con il lutto della mamma. Vi invito anche alla lettura del libro autobiografico “Fai bei sogni” del 2012.

Dott.ssa Caterina Occhipinti