Quell’agenda divenuta marmo, grida verità e giustizia…

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2005

Canicattì (AG) – Quell’agenda divenuta marmo, grida verità e giustizia… «E’ ancora lì, a ricordare quel gesto del giudice “ragazzino” che ogni mattina, dopo aver pregato nella sua casa di Canicattì, scriveva fra le pagine della sua agenda solo tre espressioni un po’ sudate da un pizzico di paura: “Sub Tutela Dei” – E’ lì posata, inchiodata, bloccata e istallata a terra, con pagine aperte e la scritta SUB TUTELA DEI / ANCHE NOI CI CREDIAMO… / I GIOVANI DEL PARLAMENTO DELLA LEGALITÀ / ANNO SCOLASTICO 2005-06. Sono passati ben dodici anni e l’agenda di marmo non viene scalfita dal ricordo e dal tempo, solo qualche parola sbiadisce a causa delle condizioni meteorologiche ma il linguaggio della fede e dell’abbandono alla volontà di Dio è lì. Protagonista il giudice Rosario Livatino, uomo tutto d’un pezzo, magistrato fedele a Dio e alla Costituzione, uomo dalla schiena diritta e da una fede incondizionata. Ogni mattina nella sua agenda di carta scriveva tre parole S.T.D. (Sub Tutela Dei) che tradotto vuol dire “Sotto la tutela di Dio”. E allora “Se Dio è con noi – recita il salmista – chi sarà contro di noi?”. Misure cautelative, assegnazione di scorta. Rosario dice un categorico NO. La sua scorta è la fede in Dio, la preghiera e la protezione di Maria, la Vergine che lui ogni sera alle ore venti pregava puntualmente con la recita del Santo Rosario. Quel ventuno settembre, con la sua vettura si reca al Palazzo di Giustizia di Agrigento. Parte da Canicattì, ma non arriva a destinazione. I sicari lo crivellano a morte e lui sanguinante cade sotto il piombo mafioso abbracciato alla sua fede. Avrà pronunciato a bassa voce “sub tutela Dei”. In quel luogo, ben dodici anni fa, con Mons. Carmelo Ferraro Arcivescovo della diocesi agrigentina, con tanti ragazzi, studenti e autorità mettiamo quel diario in marmo e la scritta in smalto dorato. Son passati dodici anni e venerdì ventuno settembre del 2018 eccoci li, presenti, in piedi, a posare fiori e sussurrare silenziosamente una preghiera. Per il Parlamento della Legalità Internazionale vi è la nostra referente la prof.ssa Antonella Zambuto, donna sempre zelante, attiva nelle azioni a  favore di una cultura di vita e di speranza. La professoressa Antonella Zambuto è lì e saluta tutte le autorità facendo notare che quell’agenda posata tra i fiori è frutto dei risparmi dei ragazzi e ragazze che già dodici anni fa seguivano con gioia il cammino del Parlamento della Legalità, oggi “internazionale”. “Mi emoziona – dice Nicolò Mannino – presidente del Parlamento della Legalità Internazionale – rivedere tanti studenti dinnanzi quella stele, semplice ma ricca di fede, e scorgere tra i fiori l’agenda in marmo che noi “Parlamento della Legalità” ben dodici anni fa abbiamo posato mentre l’Arcivescovo di Agrigento di quel tempo Mons. Carmelo Ferraro la benediva e ci benediva. Il tempo non può cancellare il sacrificio dei “giusti” e la memoria non va via con il fruscio del tempo. Noi ci siamo come sentinelle e siamo certi che nessuno dimenticherà il sangue versato dai martiri”. Si posano i fiori e il traffico che da Canicattì porta ad Agrigento viene deviato. Si fa silenzio, si prega, si osserva e si pensa. E la memoria corre indietro mentre un giudice fedele viene assassinato dalla diabolica mano della mafia e che oggi nello sguardo dei giusti e nell’azione degli onesti è più vivo che mai. E il Parlamento della Legalità Internazionale ne propone la fede e la coerenza certi che, come diceva lo stesso Rosario Livatino: “Quando moriremo non ci verrà chiesto se siamo stati credenti, bensì se siamo stati credibili”».

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Giuseppe Longo