Khalifa Dieng vuole diventare cuoco e farà uno stage nella cucina dell’Ars grazie al Presidente Miccichè

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Miccichè con Khalifa Dieng

 

Da sx:Pennino,Miccichè,Dieng

Palermo – La differenza, tra le persone, non la trovi nel colore della pelle ma nei particolari. Per vedere e cogliere il particolare serve occhio, meglio

Khalifa Dieng nella cucina dell’Ars

se allenato a cogliere ciò che gli altri non sono abituati a vedere perchè raccolgono solo l’apparenza delle cose e non la loro essenza.

L’essenza si trova dentro di noi, fa parte delle storie vissute condite da emozioni,dolori,sogni ed anche felicità.

Khalifa Djeng, il giovane senegalese aggredito il 26 luglio, per il colore della sua pelle, in piazza Santa Caterina a Partinico frequenterà uno stage di due mesi nella cucina dell’Assemblea regionale siciliana per iniziare a realizzare il suo sogno, diventare un cuoco.

Ad offrirgli questa opportunità è Gianfranco Miccichè, presidente dell’Ars, che oggi, nel suo studio privato di Palazzo dei Normanni, ha incontrato il 19enne accompagnato da Rosy Pennino, assessore comunale alle Pari opportunità e ai servizi sociali di Partinico e dai rappresentanti di Sympatheia, la comunità per minori che ospita Khalifa.

Non mi interessano le passerelle, il mio obiettivo non è farmi pubblicità – ha detto Miccichè -. Con lo stage che oggi offriamo a Khalifa, vogliamo solo dare un segnale: trasmettere il messaggio che le Istituzioni non sono sempre cattive, come vengono troppo spesso dipinte, ma vicine ai problemi reali della gente, soprattutto dei più deboli ed emarginati, perché l’accoglienza si fa insegnando un mestiere a questi poveri ragazzi arrivati in Sicilia sui barconi in condizioni disperate, ma soprattutto dandogli poi la possibilità di studiare”. Ha insistito più volte, il presidente dell’Ars, sulla necessità di fare studiare Khalifa e, in genere, gli immigrati: “Sono dell’idea che solo facendoli studiare e aiutandoli a prendersi un diploma questi ragazzi saranno liberi dalle schiavitù dei paesi di provenienza. Solo così potremo garantirgli un futuro”.

Elegantissimo, in giacca blu e cravatta grigia, Khalifa, timidissimo e con le lacrime agli occhi, ha raccontato la sua storia al presidente.

Il viaggio

Un viaggio durato 8 mesi prima di arrivare in Sicilia nel giugno 2016: “Sono partito dal Senegal a 16 anni. Ho attraversato l’Africa subsahariana, il Mali, il Niger, il Bangladesh, prima di arrivare in Libia”. Chiuso in un campo-prigione, Khalifa sale su uno dei tanti gommoni della speranza, insieme con altri 150 disperati. “Grazie al fatto che avevo una gamba rotta, per imbarcarmi non ho dovuto pagare gli scafisti”.

Parla poco della sera in cui è stato massacrato a Partinico. Schiaffeggiato, ferito alle labbra e alle orecchie, apostrofato come “sporco negro” e invitato ad andarsene, Khalifa non ha reagito ai suoi aggressori, perché così gli hanno insegnato i responsabili della comunità che lo ospita, ma ha presentato la denuncia, cosa che ha fatto scattare gli accertamenti.

Khalifa pensa al futuro e al suo sogno: “In comunità studio e mi sento voluto bene sia dagli assistenti che dai miei amici palermitani – racconta -. Mi piace il loro accento e voglio imparare a fare la pasta con le sarde”.

Ida Cangemi