Tutti i numeri che non vanno nel consuntivo comunale appena approvato

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Ivana Castello: “la reiterazione delle violazioni ci portera’ al dissesto”

Modica (Rg) – Giovedì 29 novembre è stato discusso e approvato, in Consiglio comunale a Modica, il consuntivo dell’esercizio 2017. Il ritardo era consistente e il dibattito si è rivelato irto di difficoltà. Ad accendere gli animi, come ormai d’abitudine, è stata Ivana Castello, capogruppo del Partito Democratico. Ha presentato una pluralità di quesiti, a nessuno dei quali la maggioranza è stata in grado di rispondere.

Questi i principali quesiti sottoposti all’attenzione della maggioranza:

1°) la Castello ha avanzato, qualche mese fa, istanza per avere l’elenco delle fatture relative ai consumi di elettricità del 2017. L’istanza era finalizzata ad accertare se gli impegni erano avvenuti regolarmente, ossia per le somme fatturate o, in caso contrario, per accertare la percentuale di debito rimasta insoddisfatta. Se, ad esempio, il debito fosse ammontato a 100 euro e per pagarlo fossero stati impegnati solo 10 euro, i residui 90 avrebbero configurato un debito fuori bilancio che, nella resa dei conti col magistrato contabile, avrebbero potuto costituire una violazione di assoluta consistenza e gravità. Un fatto analogo era avvenuto nel 2014 quando, come emerso da una nota del responsabile finanziario, sono stati generati 2.300.000 euro di debiti fuori bilancio;

2°) istanza analoga è stata presentata per la telefonia fissa e mobile. La consigliera aveva chiesto di accedere alle fatture per accertare, con atto successivo, se le somme fatturate corrispondessero agli impegni contabili. Obiettivo: l’accertamento dell’insorgenza di eventuali debiti fuori bilancio. Anche quest’accesso le è stato, sostanzialmente, negato;

3°) in atti il Collegio dei revisori afferma che nessun nuovo debito fuori bilancio è stato costituito nel 2017. L’affermazione si deve ad una comunicazione del segretario generale. Ciò non risponde al vero, poiché, giusto per fare un esempio, il responsabile dell’ottavo settore ha attestato l’esistenza di debiti fuori bilancio, per 75.000 euro, e ne ha chiesto la copertura;

4°) l’Amministrazione nell’ultimo piano di riequilibrio approvato ha programmato la copertura di 5.551.849,25 euro per il ripianamento dei debiti delle società partecipate. La somma non è stata impegnata in bilancio. L’omissione, ovviamente, configura una grave inadempienza;

5°) la Corte dei conti, con la deliberazione n. 150/2017/PRSP, a pagina 61, ha raccomandato che si ripianasse la somma di 687.000 euro per perdite di bilancio della SpM nel 2015. Il sindaco si impegnò a farlo e lo fece. Di poi, avendo bisogno della somma per altre spese, cancellò l’impegno e utilizzò la somma. “Quali sono le sue intenzioni?” ha chiesto la Castello al sindaco. Anche questa domanda è rimasta inevasa. Uno dei presupposti per mantenere nella legalità il piano di riequilibrio e i suoi effetti è che i debiti siano pagati con regolarità alle scadenze stabilite. Un comportamento omissivo può essere ammesso una volta. Se si verifica una seconda, la reiterazione comporta l’ingresso del Comune in un clima di sostanziale dissesto;

6°) un ulteriore punto dolens è stato identificato dalla Corte dei conti alla voce recupero evasione anni pregressi. Com’è noto le somme evase vengono di frequente strumentalizzate. Si tratta di questo. Il bilancio consta di entrate e di uscite. Le due somme, alla fine dell’esercizio, debbono almeno equivalersi. Se si equivalgono, il bilancio si dice in pareggio. Accade, di frequente, che l’evasione si calcoli formulando delle ipotesi di base più o meno arbitrarie. Dovrebbero calcolarsi sulla base dell’esperienza, ma quella che si guarda meno è proprio l’esperienza. Nel caso odierno è stato previsto di recuperare 9 milioni di euro a fronte di un recupero effettivo, al 31 dicembre 2017, di appena tremila euro. La strumentalizzazione del «recupero evasione» consiste nel fatto che si accertano in entrata nove milioni; ciò permette di decidere spese per nove milioni e di impegnare le relative somme. Le spese si compiono attraverso un’anticipazione di cassa che la banca concede con riferimento alla mole delle entrate accertate. Si spendano, supponiamo, cinque dei nove milioni accertati. Escono, quindi, 5 milioni. Le corrispondenti entrate ammontano però a 3mila euro. Consegue che si sono costituiti debiti per (5.000.000,00 – 3.000 =) 4.997.000 euro. Se tali somme sono state impegnate, hanno luogo dei debiti formali o riconosciuti; se non sono state impegnate, hanno luogo dei debiti fuori bilancio. Comunque, naturalmente, gravano sul groppone dei cittadini.

Di tutta questa storia impressiona un fatto, che mi dispiace richiamare perché è una nota personale. L’assessore al bilancio, la dottoressa Anna Maria Aiello, ha svolto, per il Comune, due ruoli diversi nel tempo. E’ stata presidente del Collegio dei revisori e, di poi, è divenuta assessore al bilancio. In qualità di revisore dei conti ha scritto, cito testualmente: «l’accertamento» delle somme per recupero evasione, «è potenzialmente idoneo ad arrecare pregiudizio alla sana gestione dell’ente»; oggi, in qualità di assessore, ci si sarebbe aspettata una maggiore coerenza;

7°) sono state previste delle, secondo la Castello, inqualificate entrate da famiglie, derivanti da attività di controllo e repressione delle irregolarità e degli illeciti, per 965.000,00 euro. E’ stato chiesto in che consistessero concretamente, ma nessuna risposta le è stata fornita;

8°) relativamente ai servizi sociali, infine, a fronte di una spesa consolidata di 1.700.000,00 euro, ne è stata appostata una di 1.450.000,00, con una riduzione di 250.000,00 euro. Si tratta di spese obbligatorie per cui è inevitabile chiedersi le ragioni di un siffatto taglio.

Si è dibattuto anche di tanto altro, ma l’aspetto che preme evidenziare – dice Ivana Castello – è che tante violazioni rischiano di portare il Comune di Modica in prossimità dell’avvio di una nuova procedura di dissesto. Ricorderanno i cittadini che fu proprio la Corte dei conti in Sezioni riunite, che, così come richiesto ai sensi dell’articolo 243 quater, commi 3 e 6, del Tuel, annullando la deliberazione n. 150 /2017/PRSP adottata dalla Corte dei conti Sezione di controllo per la Sicilia, ha dichiarato che sussisteva la violazione grave ma ne mancava la reiterazione. Oggi con queste violazioni potrebbe concretizzarsi l’ipotesi di conseguire anche il riconoscimento della reiterazione. Il senso dell’intero intervento è quello che l’Amministrazione stia gestendo, con estrema superficialità e senza tenere conto della recente esperienza giudiziaria, una materia di cui sottovaluta la delicatezza”.

Ph:Ivana Castello, Capo gruppo consiliare Pd