Precari Bellini: La solidarietà di Gianni Bella

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Mercoledì incontro a Palermo con i revisori dei conti per la stabilizzazione dei lavoratori precari

Catania – Rimangono in attesa, ma solo fino a mercoledì, i 27 precari, 4 orchestrali e 23 tecnici, del teatro Massimo Bellini di Catania per capire qualcosa sul futuro del proprio contratto lavorativo. Una scelta che consente all’illustre catanese Gianni Bella di portare in scena la sua Capinera senza alcun tipo di problema. In un primo momento infatti, i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali avevano deciso di attuare un’ora di sciopero e consequenzialmente rinviare di un’ora l’inizio dello spettacolo in prima mondiale che si terrà oggi, ma dopo l’incontro con il sovrintendente hanno deciso di non volere fare un torto all’illustre concittadino e rinviato tutto in attesa di capirne di più.

Una decisione che la famiglia Bella ha molto gradito e si è detta solidale con la problematica dei lavoratori. “Io vorrei ringraziare, da parte di mio padre e da parte mia, il teatro che ci ha permesso di essere in scena a Catania, ma anche i lavoratori che pur in agitazione per il loro contratto, non ci hanno voluto creare nessuna difficoltà. Mi auguro che ogni problematica venga risolta presto perché chi lavora deve sentirsi bene e non vivere nel punto interrogativo perché non sa se domani potrà lavorare”, ha detto la figlia di Gianni, Chiara Bella.

Mercoledì dovrebbe essere il giorno del giudizio, perché il sovrintendente Grasso andrà a Palermo a incontrare i revisori dei conti. Due le richieste perché si possa pensare alla stabilizzazione che consentirebbe ai lavoratori di essere pienamente riconosciuti come tali e all’Ente di potere contare sulla giusta manodopera necessaria al suo funzionamento. Da una parte servirebbe che la voce di bilancio attraverso cui vengono stabiliti i soldi per il Teatro passi da contributo a finanziamento; dall’altra che questo finanziamento sia ogni anno pari ad almeno 13 milioni e 400 mila euro. Fino ad oggi infatti, attraverso il contributo, alla Regione hanno prima stanziato una certa cifra nel bilancio previsionale, per poi puntualmente, adeguarla alle esigenze dell’Ente a seguito di proteste e pressioni bipartisan. È quello che sta accadendo anche per il triennio in corso per cui sono stati stanziati, al momento, 11.646.478,07 euro per il 2019 e addirittura 8.839.234,25 per il 2020.

“Siamo stanchi, stiamo per andare in pensione e dopo tanti anni dobbiamo ancora elemosinare ciò che spetterebbe di diritto a noi e alle nostre famiglie”, afferma il rappresentante sindacale in azienda, Salvo Agosta.

“Il sistema, per come è costruito, porta a perpetrare uno status di sottomissione lavorativa che non può essere accettabile. Un sistema così non fa altro che portare i lavoratori a cercare l’appoggio di questo o quel parlamentare affinché la voce di bilancio venga adeguata al momento del bilancio consuntivo e, nel frattempo, lo costringe ad accettare contratti inadeguati pur di portare lo stipendio a casa. Questo è clientelismo e noi non vogliamo essere clienti di nessuno, vogliamo invece che venga riconosciuto il diritto che i lavoratori hanno maturato in questi anni di servizio al Teatro Massimo della città di Catania”, sostiene Antonio Santonocito, segretario regionale Snalv, Confsal.

“Vedremo come andrà mercoledì, noi siamo pronti a bloccare tutto quanto è in programma per il prossimo futuro se le risposte non saranno positive o almeno propositive”, conclude Santonocito.