Reddito Cittadinanza

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Vincenzo Figuccia

 

Figuccia (UDC): “misura presenta molte criticità,
Di Maio legga lettera aperta di lavoratore precario”

Palermo – “Caro ministro Di Maio, la invito a riflettere sulle parole
scritte da un cittadino che, attraverso un lavoro precario, con enormi
sacrifici riesce a mandare avanti la propria famiglia, ma che denuncia
come nonostante i tre figli a carico e la moglie disoccupata, il suo
nucleo familiare non avrà il beneficio del reddito di cittadinanza”.
Lo afferma Vincenzo Figuccia, deputato regionale dell’Udc. ECco uno
stralcio della lettera scritta da Andrea Scarpisi al ministro Di Maio.
“Mi chiamo Andrea Scarpisi ho quasi 42 anni e un sono un padre di
famiglia, ho moglie e tre bellissimi figli, uno di 14, uno di 11 e la
piccolina di appena 6 anni. Siamo una famiglia monoreddito, io lavoro
al comune di Palermo a part-time da più di 20 anni con poche
prospettive di miglioramento della mia posizione lavorativa. Non
possediamo case, né terreni, nè barche o auto di lusso, in banca
abbiamo accreditato lo stipendio, epperò, dopo aver tolto affitto,
bollette, spesa per alimenti e vestiario, non ci resta praticamente
nulla. Scusi se mi sono dilungato, ma andiamo ai ringraziamenti.
Volevo ringraziarla per il reddito di cittadinanza alla quale la mia
famiglia non potrà accedere, perché nonostante mia moglie disoccupata
abbia tutti i requisiti, il mio reddito ammonta a poco più di 12500
euro annui, superando la soglia di reddito. Volevo ringraziarla perché
con il reddito di cittadinanza molti troveranno lavoro, e per le
ditte, per le società e le per fabbriche sarà molto conveniente
assumere chi è beneficiario di reddito di cittadinanza… per mia
moglie che non potrà portare questa dote sarà ancora più difficile
trovare lavoro. Volevo ringraziarla perché con il redditto di
cittadinanza verranno messi in circolo molti soldi, questo porterà ad
un aumento dei prezzi ed io farò ancora più fatica ad arrivare a fine
mese. Volevo ringraziala per l’abolizione della REI, attualmente mi
vengono accreditati circa 70 euro mensili, poca cosa, ma per la mia
famiglia è un aiuto. Volevo ringraziala perché ormai mi ero abituato a
questa situazione difficile e Lei è riuscito a renderla ancora più
difficile. Ma il ringraziamento più grande volevo farglielo per essere
riuscito a far piangere mia moglie, era convinta che entrando in
questo circuito del reddito di cittadinanza, sarebbe finalmente
riuscita a trovare lavoro per garantire alla famiglia un’esistenza
libera e dignitosa, così come recita l’articolo 36 della nostra
Costituzione”.
Per il deputato regionale Udc Vincenzo Figuccia, “lo sfogo di Andrea
Scarpisi rappresenta il sentire comune di migliaia di precari, delusi
da tale provvedimento. Il lavoratore riesce a fare emergere – continua
Figuccia – i paradossi di uno strumento illusorio, non adatto a
risolvere le problematiche quotidiane di migliaia di famiglie italiane
monoreddito, che la crisi ha ridotto quasi sotto la soglia di povertà.
La lettera rappresenta un monito affinché le scelte politiche adottate
siano riviste, per dare maggiori tutele al ceto medio impoverito,
messo a dura prova da anni. Inoltre, si evince che vengono agevolati
nuclei familiari composti da adulti, penalizzando oltre modo quelli di
cui fanno parte minorenni. Quale politica può essere considerata
lungimirante se omette il sostegno alla prima cellula della società,
ovvero la famiglia? L’auspicio – conclude il parlamentare – è quello
che ci sia una maggiore attenzione nei confronti del welfare
familiare, motore indispensabile per lo sviluppo sano della comunità.
Bisogna restituire dignità alla persona, creando le condizioni di
crescita sia umana che professionale attraverso lo sviluppo della
società, svincolato dallo schema di un reddito rivolto ad una
minoranza”.