Le piramidi millenari dell’Etna patrimonio dell’umanita’ rischiano di essere cancellate dalla storia!

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Piramide a rischio devastazione
S.Agata Li Battiati (Ct) piramide scomparsa

 

L’irresponsabile silenzio delle autorita’ che dovrebbero salvaguardare i beni culturali rischia di condannare le antiche piramidi dell’Etna all’estinzione a causa della speculazione!

Catania – Salviamo prima che sia troppo tardi le singolari e tipiche Piramidi dell’Etna, Patrimonio dell’Umanità!

E’ questo l’appello/ richiesta che da anni, in tutti i modi legittimi possibili, Free Green Sicilia – SOS Beni Culturali, ha chiesto agli organi preposti regionali, Presidente, Assessore ai Beni Culturali, Sovrintendenza di Catania, di salvaguardare le millenarie Piramidi dell’Etna ma il loro irresponsabile silenzio rischia di condannarle all’estinzione grazie all’ignoranza, alla sempre presente speculazione edilizia e alla complicità dei Comuni etnei di appartenenza che negano la loro esistenza.

La conoscenza della loro presenza è un fatto conclamato da decenni ma, purtroppo, le piramidi a gradoni di pietra lavica dell’Etna sono state studiate e indagate recentemente solo dall’esperta archeologa ed egittologa francese Antoine Gigal e dalla sua équipe, individuandone nella sola Valle dell’Alcántara una trentina di diverse dimensioni dello stesso periodo. Secondo tali studi tali piramidi risalirebbero a più di duemila anni addietro ed edificate da una tribù originaria della Sicilia orientale, chiamata Shekelesh, vissuta mille anni prima di Cristo, o dai Siculi (III sec. a. C.), altro popolo indigeno della Sicilia orientale, che avrebbero edificato tali piramidi come veri templi sacri dedicati alle loro divinità. Ma nessuno delle autorità preposte si sarebbero degnati di contattare la studiosa francese e/o partendo da tali studi, che peraltro sono sostenuti anche da foto e localizzazioni su mappa, abbia autonomamente approfondito tali ricerche partendo da un modo di pensare medioevale quando dei beni culturali e archeologici non interessava nessuno in quanto non considerati tali.

Proprio per questi aspetti – afferma Alfio Lisi Portavoce di Free Green Sicilia – SOS Beni Culturali – , e per quanto è successo ad altre piramidi scomparse nel nulla a causa della speculazione edilizia, della scarsa sensibilità dimostrata da parte di istituzioni pubbliche, per non parlare di opinabili piani regolatori che ‘dimenticano’ la presenza di beni culturali o lembi di bosco, oltre alle implosioni vista la loro millenaria età e, ovviamente, l’assenza di un restauro conservativo, le piramidi rimaste in vita rischiano di fare la stessa fine delle due che erano presenti fino ad un anno addietro in un’area, ora in via di cementificazione, tra S. Agata li Battiati e S. G. La Punta, così come un’altra in territorio di Mascalucia che rischia di fare la stessa fine visto che il piano regolatore della cittadina non la individua. Di queste abbiamo segnalato inutilmente la presenza con richiesta di salvaguardia agli organi regionali e comunali, tra questi Assessore regionale e Sovrintendenza ai Beni Culturali di Catania, i quali forse pensano che si tratterebbe solamente di un ammasso di pietre, come di un muretto a secco alto un metro e mezzo, quando esse sono vere opere ingegneristiche costruite a gradoni con scale alte oltre 10 metri e larghe fino trenta metri, forma tipica di templi piramidali come quelli presenti in Messico e in Perù, ma anche molto più vicino nelle isole Canarie ed in Bretagna, tutte protette dalle rispettive nazioni da decenni.

A prescindere dai risultati degli archeologi francesi (che vengono considerati dagli esperti attendibili) sull’origine di tali piramidi, la stessa presenza di tali manufatti di archeologia umana, per la loro storia etnoantropologica, la bellezza architettonica e artistica e per la loro testimonianza avente valore di documento ‘vivente’ della civiltà contadina etnea (anche in considerazione dell’imposizione UNESCO quale Patrimonio dell’Umanità al nostro vulcano ) nel rispetto del Codice dei Beni Culturali e paesaggistici (D.L.vo 42 del 2004 ) continueremo a chiedere formalmente al Presidente della Regione, agli Assessori ai Beni Culturali e al Territorio, alla Sovrintendenza di Catania, al Presidente del Parco dell’Etna ma anche all’Unesco di mettere in essere ogni dovuta ed urgente iniziativa affinchè tali manufatti siano salvaguardati con un decreto regionale di vincolo di tutela e conservazione in quanto patrimonio culturale nazionale e mondiale, anche se in sé dovrebbero essere considerate già monumenti protetti in forza del Codice dei Beni Culturali (artt. 2, 10 e 11 D.L.vo. 42/2004 e dunque avrebbero dovuto essere già sotto tutela.