Cercasi laureati, possibilmente medici. Medici in via d’estinzione: fabbisogno calcolato contando pensionati e fuoricorso

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Palermo
– Uno studio approfondito ha messo in evidenza una grande contraddizione della nostra organizzazione sociale specie nel settore sanitario. Da un lato l’esubero di laureati medici che spesso optano per l’estero dove il mercato del lavoro, rispetto all’Italia, è più snello ed offre immediatezza occupazionale, dall’altro lato l’aspetto contraddittorio che mette in evidenza la penuria di medici specie in alcune specializzazioni settoriali più richieste di asltre. Il Sistema sanitario nazionale rischia il collasso, questo dicono i numeri, calcolati dallo studio legale Leone.Fell, che potranno salvare la Sanità italiana

Nel dettaglio

Oltre mille posti in più per studiare Medicina e 4mila borse di specializzazione in più all’anno. Sono questi i numeri calcolati dallo studio legale Leone-Fell, il più grande studio amministrativo d’Italia per numeri di ricorsi, che basterebbero a salvare la Sanità italiana ed evitare il collasso.

Al 2025 mancheranno infatti all’appello oltre 18mila medici specialisti: un numero enorme che preoccupa non solo i camici bianchi, ma l’intero Sistema sanitario nazionale. A disegnare la mappa dei medici che ‘scompariranno’ nel nostro Paese nei prossimi anni è stata l’associazione dei medici dirigenti, Anaao Assomed, che ha anche quantificato le perdite regione per regione.

“Il dato non ci coglie di sorpresa – precisano Francesco Leone e Simona Fell, soci fondatori dello studio legale Leone-Fell che da anni denuncia la carenza di medici non solo attraverso calss-action, ma anche con esposti alla procura. La previsione presentata da Assomed altro non è che il risultato di un evidente errore di calcolo del fabbisogno da parte del Miur che, ogni anno, inserisce nel computo anche i pensionati e i fuoricorso, categorie queste che non possono essere considerate quale forza lavoro effettiva”.

Il dato peggiora se la proiezione arriva al 2028, poiché in 10 anni è previsto il pensionamento di 80.676 medici. Nello stesso periodo, saranno formati in totale circa 39mila medici. Il gap sale dunque a 42mila medici.

“Deficit che non potrà essere strutturalmente colmato – precisano i legali Leone e Fell –  a meno che non si ricorra all’assunzione di medici stranieri o medici italiani formati all’estero. Il sistema “formativo” nazionale, infatti, non è in grado di garantire la formazione di un numero sufficiente di futuri medici e la necessaria rotazione generazionale. Ogni anno, registriamo infatti un numero insufficiente di posti messi a bando per l’ammissione alla facoltà di Medicina e un numero insufficiente di borse messe a bando per le Scuole di specializzazione”.

In proiezione, considerando che l’ultimo concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione ha messo a bando 6.934 posti, per colmare il gap di 40.000 medici sarebbe necessario prevedere 4.000 (4.000×10) borse di specializzazione in più all’anno per un totale, stando all’ultimo dato utile, di 10.934 borse.

Il numero dei posti per l’ingresso alla facoltà di Medicina e chirurgia negli ultimi anni:

  • per l’a.a. 2018/2019 sono stati messi a bando n. 9779 posti;

  • per l’a.a. 2017/2018 erano stati messi a bando n. 9100 posti;

  • per l’a.a. 2016/2017 erano stati messi a bando n. 9224 posti;

  • per l’a.a. 2015/2016 erano stati messi a bando n. 9513 posti;

  • per l’a.a. 2014/2015 erano stati messi a bando n. 9983 posti;

  • per l’a.a. 2013/2014 erano stati messi a bando n. 10.157 posti.

Il dato che balza immediatamente all’occhio, quindi, è che ammesso che tutti gli iscritti a Medicina di questo anno accademico concludano il percorso di studi, mancherebbero ipoteticamente più di mille laureati da far specializzare per sopperire alle future carenze d’organico (9.779 laureati per 10.934 borse di specializzazione, 1.155 posti vacanti).

“Va evidenziato che per entrambi i percorsi, sia quello universitario di base sia quello specialistico, – precisano – esistono delle leggi che impongono al Miur di mettere a bando tanti posti quanti quelli necessari a soddisfare il futuro fabbisogno di medici del Ssn”.

Lo scorso anno, lo studio legale Leone-Fell è stato l’unico a ottenere un’ordinanza positiva dal Consiglio di Stato. I giudici del massimo organo di giustizia amministrativa hanno accolto la tesi con cui si contestava la corretta determinazione dei posti messi a bando dal Miur, enunciando in maniera ampia e approfondita i principi ai quali il Ministero avrebbe dovuto attenersi. “Peccato che ad oggi – spiegano i legali – il Miur non abbia ancora dato seguito e riscontro, nonostante i 90 giorni prescritti dal Consiglio di Stato”.

Per i giudici del Consiglio di Stato – si legge nell’ordinanza – è necessaria «una realistica ed accurata proiezione previsionale circa il fabbisogno di medici nelle varie specialità per gli anni a seguire, anche al fine di scongiurare le prevedibili (e previste) prossime carenze del numero dei medici, pari a quelle in atto nel numero di infermieri del Ssn» e «l’ovvia conseguenza, per avere disatteso tali criteri e indicazioni, non potrebbe dunque essere diversa da quella ipotizzata nell’originaria domanda proposta dai ricorrenti, secondo cui il numero degli studenti da ammettere per l’anno accademico in riferimento è sensibilmente (ed indiscutibilmente) maggiore di quello calcolato negli atti impugnati».

Ai posti inizialmente banditi dal Ministero dovranno aggiungersi, quindi, sia quelli derivanti dal (ri)calcolo del numero di studenti in corso e in regola con gli esami da sostenere per ciascun anno accademico, sia quelli banditi per gli studenti extracomunitari, ma non utilizzati, evitando di inserire dunque i fuoricorso e poi anche i pensionati, per calcolare il reale fabbisogno.

Chi può rimediare a questa richiesta di fabbisogno specialistico? La politica, ma quella di tipo decisionale che non si affida al pallottoliere dei posti ma in base alle competenze dimostrabili e sopratutto rispetto alle necessità che da anni i pazienti reclamano a gran voce:una maggiore presenza medica e sanitaria in genere perchè la salute tradotta in soldi costa moltissimo alle casse di ogni stato organizzato.

Eleonora Musso