Il Virtual Embodiment

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Palermo – Stiamo parlando dell’incarnazione virtuale, legata alla realtà virtuale e che le più recenti ricerche scientifiche indicano agire in modo da parzialmente espropriare la propria identità. Nella estrema sostanza la reincarnazione digitale (per gioco, simulazione o studio) procura alterazione del senso delle dimensioni ma anche delle stesse emozioni. E ne può derivare anche la modifica della percezione e della comprensione della identità. Il primo studio scientifico sulla questione è di Botvinick e Cohen, che nel 1998 dimostrarono come il cervello acquisisca in soli 30 secondi le sensazioni di un arto finto.

Nella prima parte di questo decennio, Slater e Sanchez Vives, in collaborazione col filosofo tedesco Metzinger ed il neuroscienziato svizzero Blanke, hanno monitorato il convincimento di alcune persone di possedere realmente i corpi incarnati in una simulazione ambientale.

Un’ altro esperimento ha dimostrato come, divenuti virtualmente afroamericani, alcuni soggetti abbiano espresso livelli superiori nel ritmo musicale. Particolarmente attivo in questo campo è Daniel Landau, artista multimediale e ricercatore al Media Lab dell’Università di Aalto ad Helsinki.

Il suo campo di analisi è attualmente centrato sull’intervento della realtà virtuale sulla struttura sociale, che lo ha portato a realizzare l’installazione “Visitors” all’Israel Museum di Gerusalemme. Questa nuova frontiera della realtà virtuale intercetta anche ovvie questioni filosofiche, e riguarda la stessa scelta di futuro dell’uomo.

Ma a ben pensarci essa era stata già anticipata nel rapporto, ovviamente diverso, uomo-simulatore. La preparazione tecnologica per ruoli di alta responsabilità, come pilota d’aereo, ha sicuramente portato ad espansioni di percezione individuale. Questione fondamentale diviene allora quella della piena consapevolezza di ciò che si vuole e dei pericoli da evitare.

Paolo Massimiliano Paterna