Il Corpo della Polizia Muncipale è in coma farmacologico

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Cisl Fp: «servono cure e l’intervento del “primario”»

Messina – Come un paziente in sala di rianimazione ed i parenti in attesa delle determinazioni del Primario. È questa la metafora che il Coordinamento della Cisl Funzione Pubblica formato da Santi Prestipino, Pancrazio Puglia e Antonio Caputo utilizzano per definire la condizione del Corpo della Polizia Municipale che da tempo si trova in condizioni critiche.

Il Corpo della Polizia Municipale, cosi come quello umano, è un complesso sistema di relazioni e connessioni, un insieme armonioso di organi e funzioni differenti ma tutti indispensabili per il corretto funzionamento e per il raggiungimento del suo benessere.

«Come nel Corpo Umano anche in quello della Polizia Municipale è indispensabile che il Cervello sia nel pieno dell’efficienza perché è proprio da lì che partono i giusti input a tutti gli altri organi.  Senza le necessarie connessioni e senza i suoi impulsi, le gambe, le braccia, gli organi sensoriali ed anche quelli vitali, avrebbero reazioni spastiche con l’inevitabile conseguenza che l’intero corpo andrebbe in tilt ed è proprio questo ciò che sta accadendo».

«Occorre che il Primario assuma al più presto le corrette determinazioni, stabilendo le modalità di intervento, impiantando nuovi “neuroni” (nella speranza, però, che non mutui gli esperimenti del Dr. Frankestein) e, solo dopo aver recuperato le funzioni vitali del Corpo, ne stabilisca le terapie di mantenimento da tarare a seguito di periodiche  visite di controllo e verifica».

«Non ce ne voglia l’ottimo dott. De Francesco, dirigente dotato di acume, grande lavoratore dalle innumerevoli qualità, di grande spessore e di immensa umanità ma gli innumerevoli compiti che svolge con dedizione ed affanno non gli consentono di essere lui il giusto “donatore” perché non vi è dubbio che questa profusione di “cellule” debba avvenire in modo esclusivo».

Il Coordinamento della Polizia Municipale della Cisl Fp ritiene che questo sia il tempo di intervenire per evitare la sicura morte celebrale. 

«Per non sottrarci alle nostre responsabilità, se il Primario lo volesse, potrebbe avvalersi della nostra équipe di medici, infermieri e portantini ed ognuno opererebbe per eseguire la difficile operazione con spirito collaborativo, propositivo e finalizzato al pieno recupero del paziente per evitare che  “mentre il medico  studia  il  malato  muore”»