La Santa e la città. Una mostra con cimeli rari per omaggiare la patrona di Palermo

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Santa Rosalia Museo Pitrè
da sx:Calandra,Prestigiacomo,Orlando,Darawsha

Museo Pitrè
Museo Pitrè
Parte dei dipendenti del Museo

Assessore Adham Darawsha:”tra qualche mese verrà riaperta la Biblioteca di Fondo Terrasi che ospiterà anche un centro per anziani”

Palermo – “Il Festino rappresenta il nostro modo di essere palermitani. In esso ci rispecchiamo con le nostre abitudini, i modi di fare ma anche pregi e difetti” Con queste parole il sindaco Leoluca Orlando ha presentato alla città la mostra dedicata alla Santa Rosalia allestita nella Cappella del Museo Etnoantropologico G.Pitrè che si trova di fronte la Palazzina Cinese alla Favorita. Alla presentazione hanno partecipato Eliana Calandra, Dirigente della Biblioteca di Casa Professa, del Museo Pitrè e dell’Archivio storico, l’assessore ai Lavori Pubblici Prestigiacomo e l’assessore alle Culture Adham Darawsha. La mostra è l’occasione per rilanciare l’attenzione su un prestigioso museo cittadino,unico in Italia, che tra qualche mese, appena ultimati i lavori di allestimento delle vetrine, verrà riconsegnato alla città in tutta la sua splendida bellezza, un patrimonio che l’Italia ma non solo essa ci invidia per l’enorme quantità di oggetti che contiene, alcuni rarissimi. L’Archivio Storico ha prestato alla mostra della Santa tre cimeli storici, si tratta dei registri del 1600 che riportano le annotazioni del Festino che vanta una tradizione secolare, infatti, è inimmaginabile la città di Palermo senza il suo Festino accompagnato dal significato simbolico, non solo religioso, che esprime. Il Museo Pitrè è in allestimento da diverso tempo:sono stati fatti interventi di carattere strutturale per rendere maggiormente fruibili al pubblico gli ampi saloni e di carattere espositivo. Per l’occasione sono state realizzate delle vetrine espositive molto grandi capaci di contenere le migliaia di oggetti del nostro passato, parte dei quali provenienti da donazioni private. Oggetti della vita quotidiana come pentole, padelle, attrezzi di ogni tipo che l’etnoantropologo e medico Giuseppe Pitrè ha raccolto quando era in vita. Ogni oggetto esprime un momento di vita, rappresenta la memoria della nostra cultura locale ma non solo, perchè il Museo appartiene anche ai non palermitani essendo anch’esso lo specchio della società che ci ha preceduto e di cui non possiamo perdere memoria. Riaprirlo è un nostro dovere – ha dichiarato l’assessore alle Culture Adham Darawsha – poiché una comunità senza il passato perde la propria memoria. L’Amministrazione comunale, per bocca del sindaco Orlando, ha ringraziato tutto il personale comunale del Museo Pitrè per il lavoro incessante svolto in questi anni e senza il quale il Comune non avrebbe potuto riaprire. Dipendenti che stanno lavorando dentro il Museo perchè spinti dalla passione per il proprio lavoro e non certo per gli “incentivi” comunali dell’Amministrazione. A queste persone, compreso il signor Pietro, il custode storico del Museo, che a settembre andrà in pensione, và tutto il nostro riconoscimento di cittadini. Dietro ogni oggetto che potremo ammirare c’è il sudore, l’impegno e l’abnegazione di persone che vi hanno dedicato più tempo oltre il dovuto e che spesso non ricevono il meritato riconoscimento. L’assessore ha anche assicurato che la Biblioteca di Fondo Terrasi, momentaneamente chiusa per lavori che interessano lo spazio verde, verrà riaperta al pubblico quanto prima. Nella stessa struttura troveranno ospitalità gli anziani della città che immersi nel verde di Fondo Terrasi, alias Villa Costè, e contigui al Roseto Balistreri, potranno svolgere le loro attività in un centro attrezzato. Biblioteca riaperta dunque, poiché Palermo, città della Cultura non può privarsi di un centro preposto alla trasmissione della conoscenza. Vedremo se la promessa verrà mantenuta oppure sarà solo un fuoco fatuo estivo. L’assessore, oltre alla sua parola, ci ha messo anche la faccia. Il tempo sarà galantuomo!

Tonino Pitarresi