La straordinaria storia di Anatoly Belov

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Palermo – Se cercate su internet questo nome, troverete il profilo di Anatoly Belov, artista, musicista e scrittore ucraino, nato a Kiev nel 1977, considerato tra i maggiori esponenti della cultura ucraina contemporanea. Ma il nostro Anatoliy Belov vive invece in mezzo alla selvaggia natura nella vastissima Regione Primorsky, nell’est profondo della Russia, e fa’ il ranger, rischiando la vita contro il bracconaggio. Di lui ha dato notizia in Italia Lucio Biancatelli, in occasione della premiazione conferita ad Anatoly con la maggiore onorificenza assegnata dal WWF: la WWF Duke of Edinburgh Conservation Medal. A motivo dei 22 anni dedicati (allora) alla lotta al bracconaggio, nella zona di frontiera tra Russia e Cina, dove vive la tigre dell’Amur. Belov è infatti il coordinatore di due vaste riserve naturali russe. In esse la popolazione della tigre siberiana (o tigre dell’Amur), a motivo specifico della sua attività di difesa e tutela, ha riscontrato un aumento, passando dai 430 individui del 2005 ai circa 550 esemplari odierni. In realtà i suoi ranger hanno generalmente preparazione militare, molti sono veterani con esperienza di combattimento, idonei quindi al confronto con bracconieri armati e senza scrupoli. Taluni inoltre in contatto con la criminalità organizzata, e con l’appoggio di funzionari corrotti. Belov ricorda: “Sono stato nominato per questo premio ma non sono solo. C’è una squadra di persone che lavorano con me: i miei colleghi ispettori, le guardie di frontiera, i poliziotti. Lavoriamo tutti insieme”.

Pesante questione è data dalla mancanza di denaro. Il sostegno economico ufficiale necessiterebbe di altro supporto da enti, e non solo da ong come il WWF, che fornisce attrezzature, uniformi ed altro materiale. Ulteriore problema è rappresentato dalle difficili condizioni della regione che spesso spingono le persone al crimine. Molti abitanti della zona tagliano alberi nelle riserve per scaldare le proprie case, o vanno a caccia per procurarsi il cibo. Ma distruggere questi ambienti e le specie rare che vi abitano equivale a segare l’albero stesso sul quale le popolazioni vivono in un delicato equilibrio. “Se riusciremo a preservare questo territorio e i suoi meravigliosi abitanti come le  tigri, per i nostri figli sarà un’ eredità senza prezzo -dice Belov – In quanto ai nostri risultati, sono sotto gli occhi di tutti”. Dopo 22 anni nella foresta, quei mille chilometri quadrati di paesaggi unici che protegge sono ormai la sua casa.

Forse questa, più che quella del pur bravo omonimo artista ucraino, è davvero una vita degna di essere vissuta.

Paolo Massimiliano Paterna