Le inquietanti modifiche della criosfera

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Palermo – Iniziamo dalle definizioni.

La criosfera è quella parte della superficie terrestre ricoperta da acqua perennemente allo stato solido, cioè da neve e ghiaccio, a motivo di una temperatura perennemente bassa. Essa è geograficamente delimitata dal cosiddetto limite delle nevi persistenti, determinato principalmente da altitudine e latitudine. E tuttavia il concetto di “perenne” ha subito cambiamenti decisivi sul piano geologico.

Ed i limiti geografici sono variati di molto durante il periodo delle glaciazioni. Tutto quanto premesso, andiamo all’oggi, partendo da Artide ed Antartide.

Al Polo Nord, se il riscaldamento globale dovesse continuare con questo trend, gli esperti prevedono che prima della metà del secolo il Mare Artico sarà praticamente privo di ghiaccio nei mesi estivi. La penisola antartica si è riscaldata di circa 3°C negli ultimi 50 anni; in questo arco di tempo, sempre nella penisola antartica l’87% dei ghiacciai si sono ritirati e ben nove piattaforme di ghiaccio hanno subito un significativo collasso. Lo denuncia il WWF nel suo report “Ghiaccio bollente”, sugli effetti dei cambiamenti climatici sulla criosfera. Anche l’estensione della superficie ghiacciata marina nell’Artico continua a decrescere, come documentano le registrazioni satellitari.

Come segnalato in una nostra precedente nota, sono a forte rischio di estinzione gli orsi bianchi ed i pinguini di Adelia. Ma la questione riguarda anche altre aree tradizionalmente fredde.

In Alaska i trichechi, a causa dell’assottigliamento del ghiaccio marino artico, si ritrovano sempre più spesso sulle coste russe, visto che il loro habitat si riduce sempre più. La pernice bianca, abitante delle vette alpine, risente dell’aumento delle temperature che riduce e frammenta i ghiacciai alpini: la superficie dei ghiacciai italiani è passata dai 519 chilometri quadrati del 1962 a circa il 35% in meno. L’innalzamento della temperatura influisce sulle prede di cui si nutre il gatto delle Ande. Malattie e parassitosi sono altri effetti delle anomalie del clime su questi animali. Il calo delle precipitazioni influisce sui laghi andini d’acqua dolce: questo problema sta mettendo a rischio il fenicottero delle Ande e molte specie dell’avifauna andina migratrici legate all’acqua dolce. Sul Kilimangiaro, dove sono state censite oltre 180 specie di uccelli e 140 di mammiferi, i lepidotteri, come la bellissima e sempre più rara farfalla Papilio Sjoestedti, molto localizzati, e gli anfibi sono tra gli animali più sensibili ad ogni minimo cambiamento del loro habitat.

Tutto questo interpella la responsabilità diretta dell’uomo. Il crollo della natura può significare anche quello della nostra specie.

Paolo Massimiliano Paterna